Note 2013
Le note di Ettore Bonalberti
Archivio


27 Dicembre 2013

Buon Anno!

E’ l’augurio che ci scambiamo da diversi giorni e che risuonerà alto e forte con il discorso di fine anno del presidente della Repubblica e la benedizione “urbi et orbi” di Papa Francesco a Capodanno.

Per noi “DC non pentiti” sarà l’anno della definitiva verifica, ossia se saremo stati capaci di offrire dosi adeguate di generosa umiltà per concorrere tutti insieme alla costruzione del patto federativo di tutti gli ex democristiani, popolari e laici cristianamente ispirati, interessati a costruire un nuovo soggetto politico popolare, laico, riformatore che trova nell’ispirazione cristiana la ragione della sua unità.

Ci rivolgiamo a tutti gli amici che con noi avevano contribuito al tentativo di dare pratica attuazione alla sentenza della Cassazione n. 25999 del 23.12.2010 ( La DC non è mai stata giuridicamente sciolta”)  celebrando il XIX Congresso nazionale della DC (Novembre 2012).

Anche a quelli che hanno deciso di seguire altre strade, ma sono accomunati dalla stessa volontà di riportare in campo la migliore tradizione e i valori democratico cristiani e popolari, rivolgiamo un pressante appello affinché partecipino con il loro entusiasmo alla costruzione del patto federativo.

Ci rivolgiamo: agli amici di “Rinascita Popolare” dell’On Publio Fiori, con il quale avviammo nel 2011 il lungo e faticoso percorso verso il XIX Congresso, insieme all’amico On Silvio Lega e a quanti concorsero generosamente in quel tentativo; agli amici del CDU di Mario Tassone che da tempo conducono con noi un generoso impegno per la ricostruzione del tessuto politico popolare; ai “ Popolari Italiani” come Mario Mauro, Lorenzo Dellai, Andrea Olivero e tutti gli altri che hanno compiuto una scelta coraggiosa cui va tutto il nostro consenso; agli amici dell’UDC che stanno vivendo un momento di seria riflessione da noi seguita con fraterna attenzione; agli amici del Nuovo Centro Destra (NCD) di Alfano, Giovanardi, Formigoni, Quagliariello, Cicchitto e Sacconi ai quali vorremmo sommessamente suggerire di non indugiare in illusorie scorciatoie solitarie ad altissimo rischio; agli amici de Centro Democratico di Tabacci e Pisicchio  e a quanti nel PD sono con noi accomunati dalla medesima tradizione politico culturale e ideale.

Ci rivolgiamo, infine, e, soprattutto, alla miriade di gruppi, movimenti, associazioni, cooperative e risorse del volontariato, che, come tutti noi, sono interessati a realizzare nella città dell’uomo gli insegnamenti della dottrina sociale cristiana e a riportare al centro della politica, la persona, la famiglia e il bene comune

Alla vigilia delle elezioni europee solo mettendo insieme le nostre piccole o più consistenti forze potremo tentare di costruire il nuovo centro popolare della politica,  in grado di offrire finalmente una speranza all’Italia. Un grazie all’On Gianni Fontana, presidente dell’associazione “ Democrazia Cristiana” per averci saputo condurre e portare sino a questo decisivo traguardo.Appuntamento, quindi, con tutti a Roma, all’ Università Lateranense, il 18 e 19 Gennaio, 95° anniversario dell’appello sturziano ai liberi e forti per l’assemblea generale per il patto federativo.

Ettore Bonalberti
www.lademocraziacristiana.it
www.insiemeweb.net
Venezia, 27 Dicembre 2013



23 Dicembre 2013

Non perdiamo la speranza


Siamo impegnati a favorire la ricomposizione dell’area popolare italiana dopo la lunga stagione della diaspora. Non è la nostalgia il sentimento che ci ha ispirati in tutti questi  anni, ma la consapevolezza del deserto politico in cui è caduta l’Italia.

Alla sinistra, lasciamo l’illusione del fattore salvifico del pischello fiorentino, con le sue ambigue frequentazioni di finanzieri anglo –americani e parvenus de noantri.

Ai berluscones, quella di aggrapparsi ancora una volta alla giacca del Cavaliere sperando di non affondare.

In realtà è l’Italia che rischia il default, privata come essa é di una classe politica dirigente degna di questo nome, inserita in un sistema europeo frutto di regolamenti comunitari illegittimi e alla mercé di una “falsa moneta” che, almeno sin qui, è servita soprattutto alle fortune tedesche.

Tra il comico urlante, il composito movimento dei forconi e una sempre più montante disaffezione politica degli elettori, ci sembra essenziale non perdere la speranza.

Ciò comporta la capacità di saper offrire una nuova offerta politica, accompagnata da una classe dirigente in grado di saperla rappresentare e gestire con autentico spirito di servizio e riconosciuta e forte passione civile.

Siamo partiti da una consapevolezza da tutti condivisa, secondo cui nell’epoca del turbo capitalismo finanziario che ha caratterizzato questa fase della globalizzazione e della rivoluzione informatica, la risposta più alta è ancora una volta giunta dalla dottrina sociale della Chiesa. Centesimus Annus, Caritas in veritate e Evangelii gaudium, sono le nuove pietre miliari da cui partire per un rinnovato impegno dei cattolici e laici cristianamente ispirati nella città dell’uomo.

Ecco perché abbiamo affidato al Prof Antonino Giannone la guida di un gruppo di esperti che hanno saputo redigere un codice etico della politica che proporremo a quanti, come noi, sono interessati a siglare un patto federativo; il patto che approveremo il 18 e 19 Gennaio p.v. a Roma, in un’assemblea generale che abbiamo voluto coincidesse con il 95° anniversario dell’”Appello ai liberi e forti” di don Luigi Sturzo da cui nacque il Partito Popolare Italiano.

Contemporaneamente un gruppo di lavoro guidato dal prof Alberto De Maio si è incaricato di redigere una bozza di programma per l’Italia, che approfondiremo insieme ai rappresentanti dei mondi vitali della società italiana, presso il convento di Sant’Anselmo dei benedettini a Roma, in una tre giorni full immersion (3-4-5 Gennaio), per assumerlo alla base dello stesso patto federativo.

Come ci ha autorevolmente indicato, in un recente incontro organizzato da Carta d’Intesa e dall’Istituto Luigi Sturo,  il prof Stefano Zamagni che, con Luigi Bruni e Flavio Felice, è tra i massimi esponenti delle teorie dell’economia civile, possiamo tentare di tradurre concretamente le indicazioni pastorali della dottrina sociale cristiana se partiamo da alcune premesse indispensabili e tentiamo di realizzare alcune politiche conseguenti.

La premessa è quella per cui  dobbiamo batterci affinché la politica torni ad essere titolare del regno dei fini e l’economia quello dei mezzi, entrambe non disgiunte dai temi dell’etica.

Non si tratta di eliminare l’economia di mercato ( un’assurdità che ci farebbe ricadere nella miseria), ma di mettere in chiaro le cose: va ristabilito il primato della politica e superare la teorie utilitaristiche ( separazione tra economia, politica e etica elaborate a suo tempo da Richard Whately e assunte alla base della teoria di Adam Smith) ), compito quest’ultimo di intellettuali cattolici disinteressati sulla scia degli insegnamenti di Toniolo, Sturzo e Rosmini.

E’ evidente, infatti,  che,  se l’economia è la titolare dei fini, il fine e l’obiettivo di essa non potrà che essere l’efficienza: vale e va perseguito tutto ciò che garantisce e genera efficienza e, dunque,  ottenere con il minor costo delle risorse impegnate il massimo dei risultati.

La mancanza di lavoro, nella società del nuovo utilitarismo alla base del turbocapitalismo finanziario,  con al vertice il primato assegnato all’economia, deriva proprio dall’aver deificato l’efficienza .

Si è deciso, in tal modo, che almeno il 25% della popolazione attiva deve restare fuori dal mercato del lavoro e che esso rappresenta uno “scarto calcolato”. Chi non è efficiente è scartato. Insomma il 25 %  finisce, come ormai in larga parte sta avvenendo, in mano alle Caritas dei diversi luoghi del mondo .

Giovanni Paolo II ( 29.11.2004) due mesi prima di morire nel suo ultimo discorso pubblico denunciò così la situazione: “ la discriminazione in base all’inefficienza non è meno disumana di tante altre forme di discriminazione”. Si è legittimato, di fatto,  il darwinismo sociale nella sua forma più spinta.

Che fare allora? Ecco alcune proposte concrete, suggerite dal prof Zamagni, per cui i sottoscrittori del patto federativo potrebbero/dovrebbero concretamente impegnarsi:

1) ABBASSARE LE TASSE SUL LAVORO
Trasferire l’imposizione fiscale dal lavoro alla rendita, alle rendite delle diverse nature e specie- il 100 di minor introito fiscale dal lavoro si raccolga dalle rendite, al fine di garantire al lavoro più disponibilità per i consumi. Va progressivamente combattuta e ridotta la cultura della rendita che si impone soprattutto agli inizi degli anni’80, avendo consapevolezza che la rendita non crea nuova ricchezza, ma semplicemente la distrugge e la trasferisce.

2) FAVORIRE L’AVVIO DI IMPRESE CIVILI, COOPERATIVE SOCIALI dando pratico avvio ai regolamenti attuativi della legge 2006 sulle imprese civili. Trattasi di imprese labour intensive e non delocalizzabili e, come tali, non debbono competere sul piano internazionale. Zamagni ricorda che propose al presidente Monti un piano per 400.000 nuovi posti di lavoro sbloccando la legge 2006 sull’impresa sociale, ma non se ne fece nulla; manca sempre il regolamento di attuazione della legge. Idem per il regolamento sul crowd funding approvato con legge dell’agosto 2012 bloccata poi dalla CONSOB.

3) DARE PRATICA ATTUAZIONE ALLA LEGGE SUL SERVIZIO CIVILE, in grado di dare occupazione seppur saltuaria e per un anno di positivo apprendistato ad almeno 300.000 giovani con indubbie ricadute per il Paese e una positiva esperienza di lavoro per gli stessi giovani.

4) Ridefinire il rapporto SCUOLO-LAVORO
Vittima dell’idealismo crociano e gentiliano continuiamo a tenere separato lo studio dal lavoro e formiamo giovani incapaci di inserirsi nel mondo del lavoro (“ se non studi ti mando a lavorare” è il leit motiv di molti genitori con i propri figli). Dovremo riformare integralmente l’impianto scolastico, introducendo l’obbligo degli stages per tutte le scuole di ogni ordine e grado dal 16° anno, come in Germania, con almeno un mese all’anno e non tre mesi di ferie.

5) FONDO DEL LAVORO su basi locali: vedi esperienze delle diocesi di Rimini, Prato,Carpi. Sono fondi creati da privati, fondazioni e da industriali del territorio sulla base di un criterio di sussidiarietà circolare- Positiva l’esperienza delle borse di lavoro e per il finanziamento degli start up di progetti  ( si stima un leverage da 1 a  10- 1euro del fondo può finanziare 10 euro di attività)-Vanno  verificate anche le concrete opportunità derivanti da regolamenti comunitari  e leggi regionali.

6) REDISTRIBUZIONE EQUA DEL REDDITO: è la questione politica più rilevante di fronte a un livello di iniquità non più tollerabile- l’enorme concentrazione di ricchezza nelle mani di pochi ( 1%) comporta un’oggettiva riduzione dei consumi, un vero e proprio ristagno mentre, viceversa, una più equa distribuzione del reddito garantirebbe un livello più elevato dei consumi, evitando fughe dei più ricchi in investimenti di pura speculazione finanziaria, capitali all’estero e continuazione di rendite parassitarie.

Sarebbero politiche economiche e sociali semplici, concrete e comprensibili, autentiche traduzioni sul piano politico dei principi ispiratori della dottrina sociale cristiana, validi per tutti gli uomini di buona volontà.

Ettore Bonalberti
Venezia, 23 dicembre 2013



7 Dicembre 2013

Il rischio di una deriva autoritaria

La Prima Repubblica (1945-1992) era caratterizzata dalla cosiddetta “conventio ad escludendum” che impediva, di fatto, l’alternanza, a causa della profonda frattura  della guerra fredda; ragione per cui si parlava di un “bipartitismo imperfetto”.

Era una frattura che, tuttavia, non impediva una sostanziale integrazione dei diversi blocchi sociali, culturali, economici e politici attorno alle culture prevalenti: quella cattolica nella sua traduzione politica democristiana, la  marxista comunista, quella laica socialista, liberale e repubblicana, con una persistente residua componente di destra ex fascista.

Una frattura che era ricomposta dal sostanziale equilibrio garantito, da un lato, dalla presenza di  aree politico amministrative territoriali sostanzialmente governate e organizzate attorno ai due grandi poli di attrazione democratico cristiano e comunista e, dall’altro, dal perdurante sistema  di  un’antica tradizione trasformistica a livello parlamentare dove, al di là della forte dialettica politica, si instaurò la pratica permanente del compromesso, garantito da leadership autorevoli tanto sul fronte della  DC che su quello del PCI.

La Seconda Repubblica (1994-2013) nasce in una situazione di squilibrio tra i poteri causato dall’annullamento dell’art 68 della Costituzione per opera di un voto plebiscitario di un Parlamento sotto schiaffo, che, votando il superamento dell’immunità parlamentare, ha garantito all’ordine giudiziario un potere incontrollato e incontrollabile in grado di dettare legge sui poteri legittimi e rappresentativi della volontà popolare, quali quelli del legislativo e dell’esecutivo.

Con il voto sulla decadenza di Berlusconi si è aperta una fase nuova e ancor più complessa della vicenda politica italiana. Con tre leader fuori del Parlamento, Berlusconi, Grillo e Renzi alla guida dei tre più importanti partiti in esso rappresentati, siamo alla dimostrazione palese di una situazione anomala e mai vista prima nella storia della Repubblica.

Ogni giorno che passa il Cavaliere assume toni sempre più forti contro il sistema e, tramite l’ambasciatore del comico genovese, l’ideologo Paolo Betti, allaccia un rapporto sempre più stretto con il movimento Cinque Stelle di Grillo sul piano strategico e tattico.

L’obiettivo politico che si propone è quello di impedire l’avvento al potere di una sinistra che Magistratura Democratica,  da sempre braccio giudiziario della gauche, continua a perseguire con ferrea volontà giacobina, propria di chi si sente espressione di una moralità superiore  e del ruolo sacerdotale di fedele custode di una Costituzione perfetta e immutabile.

Sul tempo breve, l’obiettivo  di Berlusconi è quello di  far cadere il governo Letta e, dopo la sentenza della Corte costituzionale sulla legge elettorale, andare quanto prima a elezioni anticipate. Persa ogni residua fiducia su un atto di clemenza di Napolitano, il leader di Forza Italia sembra ormai pronto a sostenere la messa in stato di accusa del Presidente richiesta da Grillo.

L’editoriale di Sallusti su Il Giornale di Lunedì 25 novembre, un vero e proprio j’accuse contro il presidente Napolitano era l’annuncio di una discesa in piazza contro la magistratura, la sinistra e il presidente, e quello di un duro scontro politico e sociale.

Come da qualche tempo temiamo, si rischia di collegare lo scontro politico con la rabbia sociale diffusa di un Paese sull’orlo del baratro economico e finanziario, in grado di rendere ancor più cruenta e irrimediabile quella frattura verticale del corpo sociale, privo di riferimenti politico culturali e di autentica rappresentanza politica,  sino al limite della rottura del patto su cui si fonda la stessa unità nazionale.

Servirebbero leadership politiche all’altezza della drammatica situazione, ma al tempo dei nominati, dei nani e delle ballerine, il convento  cosa passa ?  A sinistra, un rampante  giovane sindaco fiorentino  che propone rottamazioni senza progetto; a destra, il costituirsi  di un pericoloso fronte radical populista a rischio di collusione con un movimento senza storia e cultura come quello dei grillini, divisi tra le tricoteuses di periferia e i sans culottes de noantri, mentre al  centro si è in presenza di una  miscela ancora confusa in attesa di coagularsi su posizioni unitarie attorno a una leadership condivisa.

Il caos istituzionale che la sentenza della Corte costituzionale sulla legge elettorale ha reso esplicito con un Parlamento politicamente, anche se non ancora giuridicamente, delegittimato, aggiunge ulteriore benzina al fuoco che cova sotto le ceneri. Il rischio di una deriva autoritaria è molto forte sotto il cielo d’Italia.

Spetterà ancora una volta a ciò che resta delle culture politiche che hanno fatto grande l’Italia tentare di opporsi a questo tragico destino.

Ettore Bonalberti
www.lademocraziacristiana.it
www.insiemeweb.net



25 Novembre 2013

Cinque punti per il patto federativo- La speranza per l’Italia

Con oltre il 50% degli elettori che si astengono dal voto e il 25 % dei votanti che si affidano alle intemerate del comico genovese è evidente la rottura che si è creata tra il paese reale e le istituzioni.

La fine del ventennio della seconda repubblica sta assumendo toni esasperati, espressione della crisi che vivono le principali forze politiche che ne hanno caratterizzata la tormentata vicenda.

Spaccatura del Pdl, inesorabile trasformazione di ciò che fu la Lega, confronto surreale nel PD diviso tra il sostegno al premier di loro appartenenza e le aspirazione di un giovane rampante pronto a rottamare di quel partito la sua stessa natura e, al centro, un tentativo di ricomposizione dei frammenti di una diaspora, quella dei post DC, che fu alla base dello squilibrio creatosi nel 1993 per l’azione congiunta di una magistratura politicizzata, di un accanimento mediatico  senza pari e di un segretario nazionale DC che non seppe reggere l’urto feroce di quell’irresponsabile e violento attacco.

Senza la ricomposizione di un centro forte, che trovi la sua ragion d’essere nei fondamentali della dottrina sociale cristiana, la risposta più alta e convincente ai drammatici problemi posti dalla globalizzazione e dalla dominanza del turbo capitalismo finanziario, non c’è futuro per il nostro Paese e per l’Europa.

Ecco perché seguiamo da osservatori partecipanti non neutrali il faticoso processo avviatosi con la rottura del Pdl, la formazione del NCD (Nuovo Centro Destra)  e quella di Scelta civica con la nascita del gruppo di Mauro, Dellai, Olivero  e degli altri amici di ispirazione popolare.

Analogo interesse per i fermenti presenti nel PD tra molti ex popolari che non intendono morire ospiti inutili e sopportati nel PSE.

Purtroppo permangono alcuni “ultimi giapponesi “che, anche in questi giorni,  inseguono inutili chimere frutto, in alcuni casi, di comprensibili frustrazioni personali e, in altri, di velleitarie formule ricostitutive di ciò che fu e non può più essere risuscitato per via giuridica e in tempi compatibili con quelli richiesti dall’attuale complessa e  rischiosa congiuntura politico istituzionale.

Attendiamo di verificare il tipo di uscita politica che il Cavaliere intende sviluppare tra qualche giorno e dopo il voto sulla sua decadenza da senatore. Siamo molto preoccupati se il populismo senza speranza dei grillini si saldasse con quello dei forza italioti frustrati, finendo con l’offrire alla vasta area degli astenuti e arrabbiati una sponda politica dalle conseguenze imprevedibili sul piano della tenuta sociale, politica e istituzionale del Paese. A quel punto la crisi politica si trasformerebbe in una crisi di sistema, peraltro già in atto, che potrebbe sfociare in uno scontro sociale fuori controllo.

Ci troviamo sul ciglio di un baratro economico e finanziario se non cambieremo la nostra strategia in materia di politica euro-mediterranea.

A noi spetta il compito di raccogliere quanto indicato dal Prof Giuseppe Guarino nel suo magistrale saggio su “Euro ed Europa”. Dobbiamo farci promotori con tutte le altre componenti del centro politico di un patto federativo fondato su alcuni elementi irrinunciabili:

1) l’assunzione di una nuova politica euro-mediterranea in grado di far rispettare i patti sottoscritti a Maastricht e denunciare quel regolamento nullo del 1997 che ci ha consegnato la realtà di una “falsa moneta” e di criteri di gestione delle politiche economiche in netto contrasto con le finalità della crescita indicati dal trattato di Maastricht, sino ad annullare lo stesso concetto di democrazia, così come denunciato dal prof Guarino che ha connotato come un autentico “colpo di Stato” quanto accaduto dal regolamento 1466/97 in poi nelle politiche dell’UE e nelle loro derivate sulle politiche nazionali;

2) l’adozione di politiche economiche ispirate ai principi dell’economia civile, stadio più avanzato della stessa economia sociale di mercato che sta alla base della cultura prevalente tra i popolari europei cui vogliamo fare riferimento, anche se intendiamo batterci per riportare il PPE ai valori  essenziali dei padri fondatori, Adenauer, De Gasperi e Schuman.  Politiche economiche fondate sul primato della persona e dei corpi intermedi,  sui principi di sussidiarietà e solidarietà, sulla centralità del lavoro e sulla compartecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, secondo quei criteri già sperimentati nella stagione olivettiana di Comunità;

3) l’approvazione di una legge elettorale che sappia garantire con la governabilità una rappresentanza reale delle culture e dei mondi vitali della società italiana, contro i tentativi maldestri di leggi maggioritarie truffa, capaci di assegnare la guida del Paese a componenti politiche rappresentative di meno di un terzo dell’elettorato italiano. Una legge elettorale che sappia garantire ai cittadini il diritto-dovere di scelta dei candidati e degli eletti, finendola con la stagione dei nominati, dei cortigiani , dei nani e delle ballerine;

4) una riforma costituzionale da compiersi attraverso l’elezione di un’assemblea costituente in grado di riscrivere la parte seconda della Costituzione del 1947, riportando in equilibrio il sistema dei poteri oggi largamente vulnerato dallo strapotere di un potere giudiziario irresponsabile, incontrollato e incontrollabile nella sua pur auspicata e legittima autonomia;

5) la riscrittura del sistema rappresentativo e istituzionale locale, che passa attraverso l’abolizione delle province, la riduzione delle venti regioni attuali a non più di cinque-sei macroregioni da collegare su base federale; l’accorpamento dei comuni sino ad una soglia minima di almeno 30.000 abitanti e una sostanziale riduzione delle rappresentanze elettorali a tutti i livelli, con drastiche norme in materia di esercizio delle funzioni politiche e amministrative e sulla base di un rigido codice etico da rispettare.

Su queste basi ci auguriamo di poter raggiungere un accordo con tutte le componenti laiche e cattoliche che le condividono. Non un mero assemblaggio di fuoriusciti, ma la nascita di  un autentico blocco culturale, sociale, economico e politico interessato  a stringere un patto federativo che ci auguriamo possa essere siglato nell’assemblea  programmata per il 18 e 19 Gennaio 2014 alla Domus Pacis di Roma. Quella data corrisponderà al 95 ° anniversario dell’”Appello ai Liberi e Forti” di Don Luigi Sturzo (18 gennaio 1919)  e noi ci auguriamo possa essere quella dell’inizio di una primavera per il nuovo soggetto politico popolare, laico, democratico e riformatore che trova nell’ispirazione cristiana la ragione della sua unità e, soprattutto, una nuova speranza per l’Italia.

Ettore Bonalberti
www.lademocraziacristiana.it
www.insiemeweb.net
Roma, 25 Novembre 2013



8 Novembre 2013

Osservatori partecipanti

Siamo “osservatori partecipanti”, così come ci insegnavano alla fine degli  anni ‘60 nella nostra piccola e amata università di Sociologia di Trento, di ciò che accade nei partiti orami esausti della seconda Repubblica.

Osserviamo con stupore la trasformazione genetica del PD, partito che doveva raccogliere quanto era rimasto sul terreno del PCI,PDS,DS e dei sopravvissuti delle ultime correnti di sinistra DC,  che si ritrova a dover risolvere il dualismo schizoide tra una struttura di partito a tradizionale controllo dirigistico e una “ leadership popolare” lontana mille miglia dalle tradizioni culturali di quel difficile e mal riuscito amalgama di ex comunisti e ex democristiani pentiti.

Osserviamo con rispetto il travaglio del Pdl alla ricerca di un improbabile ritorno all’antico, che sembra più l’annuncio di un rito funebre che la rinascita di un fatto nuovo e impossibile.

La struttura di un movimento strettamente legato alla funzione carismatica di un leader, annientato più che dai suoi errori e dalle sue colpe oggettive, da una persecuzione giudiziaria propria di un sistema impazzito e degno della storia della Colonna Infame, non può che implodere nel momento della morte politica di un capo privo di successori credibili.

Non sappiamo se e cosa accadrà al prossimo consiglio nazionale, ma, in ogni caso, è la fine di una leadership, di un movimento mai diventato vero partito e di un’intera ventennale stagione politica.

Osserviamo con molto interesse anche  ciò che sta accadendo in Scelta Civica dove, emersa tutta l’inconsistente fragilità della leadership montiana, si consuma l’inevitabile scontro tra una componente di netta ispirazione  laica e cristiana e una componente liberal radicale azionista più disponibile a politiche da salotto che ai più complessi impegni di un’autentica forza popolare.

Osserviamo, infine, attoniti al drammatico spettacolo di un Paese che subisce gli effetti di una difficile eredità politico amministrativa, non certo ascrivibile alla sola cattiva storia della DC descritta dalle solite gazzette padronali ( si reclama uno studio serio sulle cause del debito pubblico e sulle responsabilità oggettive di esso, analizzando ciò che accadde dopo l’ultimo governo del CAF e quelli seguenti degli Amato, Ciampi, Prodi e compagnia cantando),ma sulle scelte di quei governi e sul combinato disposto, finalmente svelato, degli effetti originati dalla falsa moneta dell’euro, figlia di un regolamento che, il prof Guarino nel suo ultimo egregio saggio, non ha esitato a definire “falsa moneta” figlia di un autentico “colpo di Stato”.

Di ciò non parlano i giornali di lor signori, mentre al bipolarismo muscolare su cui si è sin qui retta malamente la così detta seconda Repubblica, sembra sostituirsi un’ambigua e malcelata sfida tra burattini della squadra filo americana e di quella filotedesca.

Se non nasce una nuova speranza  il destino dell’Italia è segnato e, a partire dalla prossima annunciata possibile crisi di governo e/o delle stesse elezioni europee, potrebbe crearsi una situazione incontrollata e incontrollabile di una  tempesta politico sociale perfetta,  frutto della combinazione delle pulsioni di una rivolta civile emergente e i populismi trionfanti di berlusconiani frustrati e di grillini incompetenti e  rampanti.

Ecco perché guardiamo e partecipiamo con attenzione a tutto ciò che si muove verso la ricomposizione di una vasta area di ispirazione popolare e democratico cristiana per la realizzazione della quale dedichiamo le ultime risorse personali che la Provvidenza ancora ci conserva.

Ettore Bonalberti
www.lademocraziacristiana.it
www.insiemeweb.net
8 Novembre 2013



4 Novembre 2013

Quel “falso euro “ del “colpo  di Stato” del 1997

Con il suo ultimo “ Un saggio di “Verità” sull’Europa e sull’euro-1.1.1999 il Colpo di Stato”, il prof Giuseppe Guarino, continua e completa la sua  rigorosa riflessione che da anni va sviluppando sul caso dell’euro e dell’ Unione europea.

Tranne lui, il prof Paolo Savona e il nostro responsabile del settore economia e finanza, Nino Galloni, sono rari gli studiosi e commentatori specializzati  che hanno affrontato questi temi con la necessaria autonomia, competenza e capacità di giudizio critico. Ancor meno lo sono stati i politici che si sono avventurati su tali temi, al di là di approcci meramente strumentali ed elettoralistici

Consegnato alla stampa il 21 ottobre scorso ho avuto il privilegio di riceverne copia dall’illustre professore quasi in tempo reale, anche per averne discusso a suo tempo con lui in un non dimenticato convegno a Treviso alcuni anni or sono.

La tesi sostenuta, risultato di un’analisi approfondita dei documenti e delle scelte operate in questi anni in sede europea, è che, con il regolamento n.1466/97 fatto adottare in maniera quasi di soppiatto e/o truffaldina ai rappresentanti dei Paesi dell’Unione, si è di fatto violato il TUE ( il Trattato sull’Unione Europea di Maastricht ) dando vita a un” falso euro” del tutto distinto e distante da quello indicato nell’unica decisione formale condivisa dagli Stati che approvarono il TUE.

Guarino afferma e dimostra, con dovizia di argomentazioni giuridiche ed economico- finanziarie che cito testualmente, quanto segue:

a) Il lancio dell’euro, moneta comune degli undici Paesi ammessi con il primo scrutinio, avrebbe dovuto avere luogo il 1.1.1999. A quella data si sarebbe applicata la disciplina “a regime”, quella degli artt. 102 A, 103 e 104 c) TUE.

b) Il 1.1.1999 il lancio dell’euro, la moneta disciplinata dal TUE, non avvenne. La moneta regolata dal TUE, per la quale il governo tedesco si era fortemente battuto ed alla cui adozione aveva condizionato la propria adesione, non è mai nata.

c) In data 1.1.1999, con il nome di euro, generando così la fallace impressione che si trattasse della moneta creata e disciplinata dal TUE, fu lanciata con immissione nei mercati quale moneta comune avente valore legale degli Stati senza deroga, una moneta soggetta ad una disciplina diversa.

d) La disciplina della moneta immessa nei mercati il 1.1.1999 era contenuta in un “regolamento” (n. 1466/97), adottato con il procedimento disciplinato dagli artt. 103, n. 5 e 189 c) del TUE. Il procedimento non conferiva alcuna autorità a modificare il Trattato ed aveva un oggetto del tutto diverso. Il reg. 1466/97 nello stesso momento in cui si avvaleva dell’art. 103 TUE, in realtà lo violava, utilizzandolo per un oggetto e finalità diverse.

e) La disciplina del regolamento 1466/97 è non tanto diversa, quanto opposta rispetto a quella degli artt. 102 A, 103, 104 c) TUE. Sostituisce un “obiettivo”, quello della “crescita” avente le caratteristiche e rispondente alle finalità di cui all’art. 2 TUE, con un “risultato”, il pareggio del bilancio da conseguirsi a medio termine con l’osservanza di uno specifico percorso.

f) La modifica introdotta dal reg. 1466/97 rispetto al TUE (Maastricht), sul piano formale, è consistita nella abrogazione di un diritto-potere, quello degli Stati di concorrere alla crescita con la propria “politica economica”, concorrendo così anche alla crescita dell’Unione, sostituendola con un obbligo/obbligo, gravante sugli Stati, avente come contenuto il pareggio del bilancio a medio termine, da conseguirsi nel rispetto di un programma predeterminato. Gli elaboratori delle norme non si sono resi conto delle conseguenze che sarebbero derivate dall’aver messo a base del sistema, un “obbligo” al posto di un “potere”.

g) Cancellando l’obiettivo della crescita, il reg. 1466/97 ha in realtà cancellato ogni attività politica nel sistema.

E, fatto ancor più grave, Gurino evidenzia come: “cancellando la capacità degli Stati membri senza deroga di compiere scelte autonome di politica economica finalizzata alla crescita, si è preclusa ai loro cittadini qualsiasi possibilità di influenzare le decisioni di politica economica, ai cui effetti vengono assoggettati. La democrazia è principio fondante dell’UE. Nessuno Stato può esservi ammesso se il suo ordinamento non sia conforme al principio democratico. La democrazia, presupposta la titolarità di un sistema completo di diritti di libertà e di una adeguata protezione sociale, consiste nel potere dei cittadini di influire con il voto, in modo diretto o indiretto, sulle decisioni di governo cui andranno soggetti. Alle materie economica e della moneta, nello stato attuale dei rapporti, va attribuito valore “prioritario”. Il reg. 1466/97, nell’intero ambito della politica economica e della gestione della moneta, ha soppresso il regime democratico.

E così prosegue:

a) I Trattati di Amsterdam (artt. 98, 99, 104) e di Lisbona (art. 120, 121 e 126) hanno riprodotto testualmente gli artt. 102 A, 103, 104 c) del TUE. Sono rimasti a loro volta inapplicati. Al loro posto hanno avuto applicazione i regolamenti n. 1055/2005 e n. 1175/2011 e da ultimo il Fiscal Compact, tutti concepiti nel solco disegnato dal reg. 1466/97, aggravandone nello stesso tempo le rigidità.

b) L’Unione è responsabile verso gli Stati dei danni ad essi provocati dalla applicazione del reg. 1466/97 e da qualsiasi atto attuativo dello stesso. I titolari degli organi dell’Unione ed i funzionari che hanno concorso ad adottarli e/o ad applicarli, o che, avendone il compito, non ne hanno impedito l’applicazione, sono responsabili verso l’Unione. La loro responsabilità può essere fatta valere direttamente anche dagli Stati e dai loro cittadini, singoli o associati.

c) Quanto affermato per gli organi ed i loro titolari o dipendenti dell’UE, vale ad autonomo titolo per i titolari di organi costituzionali e/o amministrativi dei singoli Stati, che abbiano concorso alla adozione del reg. 1466/97 e/o di atti successivi che parimenti hanno provocato l’abrogazione e/o la disapplicazione dei poteri degli Stati di cui agli artt. 102 A, 103, 104 c) ed altri del TUE e di quelli corrispondenti dei Trattati successivi, o che abbiano partecipato alla adozione di atti che del regolamento e degli atti ad esso conformi, costituiscono esecuzione ed applicazione.

d) Le magistrature costituzionali od ordinarie di ciascun Paese faranno valere le responsabilità di cui al punto antecedente, ricadenti nella loro giurisdizione.

e) Il reg. 1466/97 avendo modificato/violato il TUE in carenza di potere [la procedura degli artt. 103, n. 5 e 189 c) TUE] e lo stesso vale per le norme dei Trattati di Amsterdam e Lisbona, corrispondenti a quelli citati dal TUE, è da ritenersi affetto non da illegittimità, ma da radicale ed assoluta nullità/inesistenza giuridica. La conclusione si estende anche agli atti applicativi e/o derivati del regolamento. Tutti i titolari degli organi dell’Unione e/o degli Stati membri, che abbiano partecipato alla adozione e/o alla applicazione del regolamento e/o di atti applicativi, sono da ritenersi responsabili per i danni provocati dalla nullità.

f) Si giunge pertanto ad una medesima conclusione sia che si segua la pista della violazione dei principi democratici, sia che ci si basi sulla assoluta carenza di potere, per avere preteso di modificare il TUE (ed i Trattati successivi) senza aver fatto ricorso ad un Trattato, modificativo di quello antecedente.

Ce n’è abbastanza per riaprire a livello politico generale il dibattito, considerando le responsabilità che si assunsero coloro che per l’Italia parteciparono da protagonisti, più o meno consapevoli, a quelle disastrose scelte e avviare azioni di responsabilità inerenti e conseguenti anche verso l’Unione Europea, sino a definire quel piano di uscita che per Guarino, con serie motivazioni di natura strategica, politica, economica e finanziaria individua nel porsi i tre maggiori paesi mediterranei tra il novero degli  stati in deroga cui aggiungere la Francia, al fine di “creare una moneta comune e di creare anche un potere politico egualmente comune per gestirla. La moneta circolerebbe nel mercato unico alla stregua di quella degli Stati con deroga.”

Noi dell’associazione “Democrazia Cristiana” lo faremo, senza pregiudizi, nell’annunciata tre giorni di programma a Dicembre, con la quale intendiamo preparare la nostra piattaforma politica per la programmata  assemblea federativa del Gennaio 2014, convinti che ancora una volta serve anche all’Italia più Europa, ma diversa da quella sin qui costruita sulla base di atti giuridici illegittimi, anzi, nulli.

Ettore Bonalberti
Venezia, 4 Novembre 2013



26 Ottobre 2013

Fine di una forzata rappresentazione

Ieri sera l’ufficio di presidenza del Pdl, assenti il Segretario Alfano e i ministri del Pdl al governo, ha deciso “ la sospensione delle attività del Popolo della Libertà, per convergere verso il rilancio di “Forza Italia”, aprendo, di fatto, il superamento dell’esperienza di quel partito così come configurata al tempo del “predellino” e deliberata da un’assemblea congressuale.

L’assenza degli amici di Alfano e la dichiarazione puntuale di Carlo Giovanardi sul No a  Forza Italia, in attesa del Consiglio nazionale del Pdl dell’8 Dicembre, sono i segnali di una scomposizione di quello che fu per molti anni il polo sul quale, grazie anche ai sistemi elettorali adottati nel ventennio della seconda repubblica, si ritrovò larga parte del voto dei moderati italiani.

Con tale decisione l’assurda rappresentazione del voto di molti democratici cristiani, di fatto egemonizzati dal ruolo di vecchi arnesi socialisti, come la Lia Sartori, o liberal-radicali come Giancarlo Galan, nel Veneto, non potrà che essere conclusa se, nel frattempo, saremo in grado di offrire una nuova e credibile possibilità carica di speranza.

Oggi l’amico Publio Fiori riunisce a Roma i rappresentanti di diverse formazione politico culturali quali: Rinascita Popolare, Cristiani Riformisti, Associazione Nazionale Democratici Cristiani, Unione Europea Cristiano-sociale, per la ricomposizione dell’area cattolica e democratico cristiana.

Resiste qualche solitario ultimo giapponese, distributore giornaliero di incarichi e  alla ricerca di un’impossibile investitura di legittimo rappresentante storico della DC, mentre, vigente la definitiva sentenza della Corte di Cassazione sulla non avvenuta liquidazione giuridica del partito della DC, la magistratura ordinaria di Roma ha rinviato al 2015 la sentenza sul contenzioso relativo alla celebrazione da noi fatta del XIX Congresso DC nel 2012.

Non possiamo che dirci soddisfatti degli avvenimenti di questi ultimi giorni, convinti come siamo che altri sono annunciati nei prossimi. Noi stessi  componenti dell’associazione “ Democrazia Cristiana” da tempo stiamo operando per la ricomposizione della vasta galassia democratico cristiana dispersa nel ventennio berlusconiano, convinti di contribuire al superamento di una diaspora che ha nuociuto fortemente alla politica italiana.

Lo facciamo con animo aperto e generoso, consapevoli che sia nostro dovere “ avviare processi più che occupare spazi”.

Nessuna velleità di improbabile egemonia o, peggio, malcelate ambizioni personalistiche, oltre tutto anacronistiche per la nostra età di appartenenti alla quarta generazione democratico cristiana, quanto la volontà di consegnare ai più giovani il testimone della migliore tradizione DC.

Ettore Bonalberti
Venezia, 26 Ottobre 2013



17 Ottobre 2013

Un Patto federativo dei  DC italiani

Tutto ciò che va nella direzione di costruire una forza centrista credibile sul piano interno e internazionale e ispirata ai valori della dottrina sociale della Chiesa è vista con interesse da noi “DC non pentiti”. Essenziale, tuttavia, sarà evitare operazioni di puro trasformismo e di mero riciclaggio di merce ormai vecchia e stantia.

Non ci piace parlare di moderati, poiché la situazione italiana ed europea, di tutto ha bisogno fuorché di moderatismi senza sostanza.

Abbiamo consapevolezza che dobbiamo procedere a riforme strutturali profonde, tanto sul fronte interno che su quello europeo, considerato che il sistema così come è venuto configurandosi in Italia e in Europa non regge più.

Crediamo in un bipolarismo equilibrato tra due poli riformatori poggianti su diverse basi culturali, augurandoci che si trovi presto l’accordo per una legge elettorale in grado di favorire tale obiettivo. Compatibilmente con lo scenario europeo questi poli sono riconducibili alle esperienze  storico politiche del PPE e del PSE.

Pensiamo, altresì, che il PPE, com’è venuto configurandosi nella sua più che decennale maturazione, è assai lontano dagli ideali dei padri fondatori, tutti di ispirazione democratico cristiana.

Siamo impegnati a concorrere nella costruzione di un diverso assetto politico istituzionale dell’Europa che, se continuasse sulla strada intrapresa, non potrebbe che subire l’onta del fallimento e della disgregazione.

Pensiamo sia indispensabile puntare all’unificazione politica europea,  con un governo capace di  assumere politiche economiche ispirate ai valori dell’economia sociale di mercato, integrati da quelli dell’economia civile di più antica tradizione italiana.

Ben vengano, dunque, tutti gli appuntamenti di questi giorni, ma avendo  presente che, oltre agli attuali giocatori in campo, interpreti di ruoli ormai datati, c’è una vasta realtà di elettori non più rappresentata,  che vive la partecipazione politica al limite tra la stanchezza dell’astensione e la rabbia della rivolta.

Noi vogliamo concorrere con altri amici, gruppi, associazioni, spezzoni di partito, componenti della società civile, esponenti di rappresentanze sociali a ricreare il blocco sociale, culturale e politico ispirato ai valori della dottrina sociale cristiana, interessati a ritrovarsi in un patto federativo in grado superare i danni di una diaspora ventennale che ha impoverito l’intera politica italiana.

Per evitare ogni preoccupazione e/o velleità di primazia, indichiamo nell’Istituto Sturzo e nella Fondazione De Gasperi, i luoghi in cui ritrovarci tutti insieme, per definire una piattaforma politico-programmatica attorno cui costruire, se possibile, una lista unitaria dei democratici cristiani italiani, in grado di concorrere con altre componenti di ispirazione laica, liberale e riformista a creare la sezione italiana del PPE.

Siamo, altresì convinti, che sia tempo di mettere in campo nuovi attori e di far emergere le migliori personalità, espressioni dei mondi vitali della società italiana.

Ettore Bonalberti
www.lademocraziacristiana.it
www.insiemeweb.net
Venezia, 17 Ottobre 2013



12 Ottobre 2013

Piu’ Europa sì, ma diversa

Nel suo intervento sul recente voto di fiducia una delle questioni più importanti toccate dal presidente Enrico Letta è stata quella di un nuovo approccio ai temi di politica economica da parte dell’Unione europea.  Non più una strategia fondata sull’obiettivo esclusivo della stabilità di bilancio quanto, piuttosto, una nuova visione in termini di crescita e occupazione.

Il gap creatosi tra regioni del Nord e dell’area mediterranea se continuasse nei termini attuali determinerebbe inevitabilmente la rottura dell’area dell’euro e, con essa, probabilmente, se non la fine dell’Unione europea, sicuramente una diversa organizzazione del complesso e sin qui disfunzionale ircocervo politico istituzionale. Non a caso tendono a prevalere in molti degli stati europei le spinte antiunitarie e nazionalistiche, tanto che un eventuale referendum europeo oggi sulla conservazione dell’UE rischierebbe fortemente un esito avverso all’unità europea.

Eredi della migliore tradizione dei padri fondatori di ispirazione democratico cristiana non crediamo che la via da intraprendere sia l’uscita dall’Unione europea, quanto piuttosto quella di un di più di Europa, ma secondo regole e istituzioni diverse da quelle sin qui mal costruite da Maastricht in poi.

Con il prof. Giuseppe Guarino da tempo condividiamo la sua analisi sui mostriciattoli regolamentari seguiti al trattato di Maastricht, spesso in palese conflitto con lo stesso trattato, così come con il Prof Paolo Savona la tesi della necessità di predisporre un piano B di salvataggio estremo nel caso saltasse la fragile e disfunzionale costruzione dell’euro.

E’ ormai consapevolezza diffusa che le regole del turbocapitalismo finanziario dominanti a livello globale fanno aggio sull’incongruente sistema euro, sin qui a esclusivo vantaggio dell’economia tedesca e del nord Europa; un vantaggio che nel medio-lungo termine finirà con lo scontrarsi con le strategie americane orientate alla svalutazione del dollaro e a un controllo delle possibile derivate inflazionistiche e in netta concorrenzialità con le politiche della Kanzlerin tedesca.

Gli effetti di questa situazione li stanno subendo i cittadini di una vasta area mediterranea e, per quanto riguarda l’Italia, un ceto medio sempre più impoverito e a forte rischio di rappresentanza. Non si capirebbe, altrimenti, la disaffezione e l’abbandono del voto e i risultati del M5S che sono l’effetto di una crisi sistemica tra le più rilevanti della storia repubblicana. Da tempo meditiamo su questa situazione che, in più occasioni, abbiamo definito anomica e foriera di  una possibile rivolta sociale.

Con l’amico Nino Galloni,  responsabile del dipartimento economia e finanza dell’associazione “ Democrazia cristiana”, autore di un recente libro assai interessante: “ Chi ha tradito l’economia italiana? Euro,salvarsi senza svendersi- Roma Ed. Riuniti 2012), abbiamo condiviso il suo “pentalogo”: cinque punti per lo sviluppo e la piena occupazione che sono così riassumibili:

1. NETTA SEPARAZIONE TRA I SOGGETTI CHE OPERANO SUI MERCATI FINANZIARI SPECULATIVI E LE BANCHE CHE DEVONO ASSICURARE IL CREDITO ORDINARIO ALLE IMPRESE ED ALLE FAMIGLIE (questo è il primo punto che comporta tassi di interesse il più possibile bassi – le banche non guadagnano solo sulla differenza tra interessi attivi e passivi, ma soprattutto sull’acquisizione di somme dai mutuatari e dai prenditori – in quanto la principale garanzia per le banche stesse è la solidità e non la catastrofe del debitore)

2. RIPRISTINO DELLA SOVRANITA’ MONETARIA DEGLI STATI CHE LA POSSONO ANCHE DELEGARE, MA NON CANCELLARE (quindi, o l’euro completa il suo percorso attuale – che si è differenziato dopo il 2011 dal progetto originario – per favorire lo sviluppo, i grandi investimenti infrastrutturali e gli ammortizzatori sociali oppure è meno peggio ritornare alle valute nazionali.

3. POLITICA DEL DEBITO PUBBLICO FINALIZZATA A RIDURRE IL PESO DEGLI INTERESSI SULLA SPESA: OFFERTA DI TITOLI A BREVE TERMINE CON TASSI ENTRO IL 2% E ACQUISTABILI ANCHE CON TITOLI A PIU’ LUNGO TERMINE;  SPOSTAMENTO DEL DEBITO FUORI DAL PERIMETRO DELLO STATO CON LA FORMAZIONE DI UN FONDO DI GARANZIA ALIMENTATO CONFERENDO IL PATRIMONIO IN USO ALLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI; VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO PUBBLICO MEDIANTE AFFITTI DA UTILIZZARE PER RIDURRE IL DEBITO (a regime si libereranno oltre 80 miliardi di euro all’anno che sono la differenza tra il gettito fiscale e quanto lo Stato e gli enti locali restituiscono all’economia)

4. RIPOSIZIONAMENTO DELLO STATO TRA L’ILLEGALITA’ CHE DEVE VENIRE   COLPITA COL MASSIMO DELLA FORZA E L’IRREGOLARITA’ CHE DEV’ESSERE   AFFRONTATA E RISOLTA ATTRAVERSO LA COOPERAZIONE TRA CITTADINI E FUNZIONARI IN UN’OTTICA DI AMICIZIA CON LE ISTITUZIONI CHE, NEI POSSIBILI CONFLITTI TRA LETTERA DELLA LEGGE E SPIRITO DEL DIRITTO, VENGANO MESSE SEMPRE IN CONDIZIONIE DI POTER SCEGLIERE QUEST’ULTIMO (si tratta di un passaggio fondamentale per la democrazia anche ai fini della rapidità nelle autorizzazioni e nelle procedure in genere)

5. PROMOZIONE DI TUTTE QUELLE TECNOLOGIE PER L’ENERGIA, L’ALIMENTAZIONE DEI MEZZI DI TRASPORTO E LO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI CHE GARANTISCONO EMISSIONI NOCIVE NEI LIMITI DELLE NORMATIVE IN VIGORE, EMISSIONI GENOTOSSICHE (CANCEROGENE) ZERO, MINIMIZZAZIONE DEI COSTI (questo è l’aspetto più importante e difficile del programma perché, oltre ad avvicinare la piena occupazione, implicherebbe il rivoluzionamento degli attuali assetti geopolitici a livello internazionale e la negazione dell’intesa tra delinquenza e classe politica a livello locale/nazionale).

Nel prossimo convegno della nostra associazione approfondiremo queste proposte, che vorremmo potessero diventare elementi condivisi di una piattaforma programmatica di tutte le componenti  politico culturali che si rifanno al popolarismo europeo e che decideranno di presentarsi unite alle prossime elezioni europee.

Ettore Bonalberti
Venezia, 12 ottobre 2013



2 Ottobre 2013

Viva Letta e Benvenuti Popolari

Bravo l’ancor giovane Letta, che con il suo intervento oggi al Senato si è rivelato il miglior allievo del prof.Beniamino Andreatta; un politico di ottima razza democristiana morotea, assurto al ruolo di autentico leader e credibile capo di governo.

Nel suo intervento, non aveva tralasciato alcuni spiragli in materia fiscale e di riforma della giustizia. Per la verità, più per corrispondere alla fiducia degli amici Alfano, Quagliariello, Mauro, Giovanardi e di quanti, qualche minuto prima, Roberto Formigoni, sempre pronto a cogliere l’attimo mass-mediatico, aveva già definiti i 25 firmatari del nuovo gruppo dei Popolari.

Sandro Bondi era intervenuto con un discorso rabbioso e appassionato, proprio di un amico ferito dalla prova che si era consumato l’ennesimo “tradimento” del suo mentore e capo di cui, tuttavia, nemmeno il compagno fedele conosceva sino in fondo l’indubbia capacità manovriera. Dopo una serie di capriole politiche, infatti, costatata la lacerazione del suo partito e con il rischio di essere messo fuori gioco, il Cavaliere si è rassegnato a votare la fiducia al governo Letta-Alfano.

Il più stralunato era il povero Luigi Zanda, chiamato a ricoprire una parte in commedia probabilmente improba per un pur consumato attore, il quale, inadatto alla recita improvvisata, ha continuato a seguire un copione ormai usurato,  scritto per un atto che non prevedeva il mutamento di scena imposto da un Silvio Berlusconi ferito, ma ancora non domo, seppur politicamente sconfitto.

Il tormentone che sino a qualche minuto prima aveva agitato le acque in casa del centro-destra si è adesso trasferito in casa del PD, dove una febbre terzana sta salendo di temperatura, dopo la forzata unanimità esibita in obbedienza al supremo Colle e per una sperata posizione di vantaggio sull’odiato nemico di Arcore. Ora, però, siamo in presenza di una fase nuova della vicenda politica italiana. Se, come annunciato, è nato o nascerà il nuovo gruppo dei Popolari, non possiamo che esserne lieti.

Da sempre, da “DC non pentiti”, ci battiamo per la ricomposizione di quanti, ispirandosi ai valori e ai principi della dottrina sociale della Chiesa, intendono riunirsi per concorrere con altri amici di cultura laica, liberale e socialista riformista, alla costruzione della sezione italiana del PPE.

Alla formazione di questo nuovo blocco sociale, economico, culturale e politico-partitico, come andiamo ripetendo da tempo, noi intendiamo partecipare da eredi della migliore tradizione democratico-cristiana, che, oggi come ieri e nei momenti più difficili della storia italiana, è stata e sarà ancora indispensabile all’Italia.

Bene, dunque, e lunga vita al governo Letta-Alfano, e benvenuti ai Popolari, in attesa che fatti nuovi emergano, e, ne siamo certi, emergeranno, anche dentro e fuori il Partito Democratico e nelle altre più deboli espressioni della politica italiana.

Ettore Bonalberti
Venezia, 2 Ottobre 2013



29 Settembre 2013

Che il Signore ci assista!

Alla fine il Cavaliere ha seguito le sollecitazioni dei falchetti Verdini e Santanché, “il nano e la ballerina” della politica berlusconiana, imponendo lo strappo ai ministri ridotti al ruolo di ubbidienti scolaretti, come tutti quei nominati cortigiani di Camera e Senato personalmente scelti alle ultime elezioni politiche.

Avesse dato ascolto nel 1994 ai consigli di quel gigante di Cossiga e fatto votare immediatamente la separazione delle carriere dei magistrati, la storia del ventennio 1993-2013 sarebbe stata tutta diversa.

E, invece, si è conservata l’unicità delle carriere, residuo del vecchio codice Rocco e  in tal modo, annullata nel crepuscolo della Prima Repubblica l’immunità parlamentare, unica diga di separazione a garanzia dell’equilibrio dei poteri e rispetto della sovranità popolare insieme a quello della legalità, siamo giunti alla gravissima crisi istituzionale delle ultime ore.

Dimentico dell’insegnamento di Machiavelli secondo cui: “li uomini si debbono o vezzeggiare o spegnere; perché si vendicano delle leggiere offese, delle gravi non possono ; sì che l’offesa che si fa all’uomo debbe essere in modo che non la tema la vendetta” ( Cap III-De Principatibus mixtis) il Cavaliere scelse l’impervia strada delle leggi ad personam, con il bel risultato di dissanguarsi nel saldare i conti dei suoi avvocati, e nel rimanere invischiato in una lotta senza quartiere con una magistratura inquirente e giudicante che, alla fine, lo ha costretto al ridotto politico di questi giorni.

Anche il PD ci ha messo del suo, con la pervicace e improvvida volontà di un voto in commissione sulla decadenza di Berlusconi, prima dell’imminente pronunciamento della magistratura milanese e senza ascoltare le pur fondate ultime ragioni del capo del partito alleato di coalizione; un po’ per non consegnare ai grillini lo scalpo della vittima sacrificale, dall’altro per corrispondere agli ukase dei manettari giustizialisti di casa propria, a partire da quel Luigi Zanda assai vicino alle corde di Carlo De Benedetti e alle ispiratrici tricoteuses republicones.

Non ha facilitato una diversa soluzione nemmeno l’incauta cena in casa Scalfari del trio Napolitano-Letta-Draghi, per molti osservatori, epifania minore di una “Bilderberg de noantri “ con  inevitabili rimembranze del Britannia da cui partì l’affondamento della Prima Repubblica.

Aperta la crisi di governo con le dimissioni dei ministri del Pdl-Forza Italia, non siamo all’ennesima crisi politica italiana, ma a una gravissima crisi istituzionale che potrebbe registrare a breve, le possibili dimissioni, come a suo tempo minacciate, di Napolitano, o, peggio la ricerca di un governo di risulta tra naufraghi allo sbando, in piena destabilizzazione economica, finanziaria e di grave crisi sociale, morale e culturale.

Anche le elezioni anticipate, reclamate a gran voce da Forza Italia, dalla Lega e dai grillini, in assenza di una nuova legge elettorale non potrà che riprodurre una nuova situazione di precaria instabilità.

Vederci chiaro in questa situazione caotica mi sembra assai difficile, specie per noi, medici scalzi e profeti disarmati, che, privi del potere e di rappresentanza istituzionale da anni chiediamo, senza alcun ascolto, una Costituente per aggiornare la Carta, ricostruire l’equilibrio dei poteri, ristrutturare sul modello di Miglio l’intero assetto istituzionale dello Stato. Servirebbero non diciamo dei giganti, ma almeno dei politici normali dotati di grande senso di responsabilità nazionale e di autentica passione civile. L’attuale convento della politica non ci passa, invece, niente di diverso di ciò che è stato malamente seminato nel ventennio della seconda Repubblica.

Rischiamo il commissariamento da parte dell’Europa, peggio che in Grecia, e uno scontro civile di cui la nostra generazione, la prima della Repubblica, non aveva sin qui fatto esperienza, tranne quella tragica del terrorismo.

Noi, di fronte al triste spettacolo di queste ore,  continuiamo nella nostra azione di proselitismo alla ricerca di costruire la sezione italiana dei popolari con quanti condividono l’idea di riportare la politica alla capacità di fornire risposte ai bisogni della gente, a partire da quella che più soffre, ispirati dagli insegnamenti della dottrina sociale cristiana.

E che il Signore ci assista!

Ettore Bonalberti
Venezia, 29 Settembre 2013



17 Settembre 2013

Una prima risposta all'UDC

Abbiamo seguito con attenzione ciò che si è detto dagli UDC a Chianciano e riteniamo che il percorso che Casini e Cesa intendono avviare possa trovare positivo riscontro anche nella nostra associazione " Democrazia Cristiana". Molto dipenderà dalla disponibilità di  Casini ad abbandonare mai nascoste velleità egemoniche, quelle stesse che nel dicembre 2012, su sua pressione, impedirono a Mario Monti di raccogliere la nostra offerta per una lista unitaria alle ultime elezioni politiche. Si smetta con l'utilizzo di qualche guastatore  delle iniziative avviate da quanti  che, come noi, hanno cercato e stanno cercando di dare pratica attuazione della sentenza della Cassazione che ha dichiarato non essere mai stata chiusa giuridicamente la vicenda della DC, 

SI riparta da dove eravamo, ma non per continuare gli antichi vizi e le scarse virtù che furono alla base della nostra fine politica. 

Il nostro sguardo è rivolto al futuro, coscienti che una vecchia classe dirigente deve farsi da parte, impegnata esclusivamente ad offrire il meglio di sé nel consegnare il testimone della migliore tradizione democratico cristiana alle nuove generazioni. Da tempo sosteniamo che è l'ora di rimettere in campo i valori di una politica ispirata dalle dottrina sociale della Chiesa attorno alla quale va ricomposta su basi nuove e diverse la diaspora di questi vent'anni della seconda Repubblica. 

Guai, tuttavia, se qualcuno coltivasse ambizioni di primazia da pulpiti che hanno rivelato in questi anni tutta la loro drammatica fragilità.

Il tempo per la ricomposizione esiste, tutto dipende ora dalle nostre volontà e dal grado di generosità di cui ciascuno di noi saprà essere capace.

Ettore Bonalberti
Incaricato esteri e rapporti con il PPE dell’ass.ne “Democrazia Cristiana”
Venezia, 17 Settembre 2013



11 Settembre 2013

Insieme per ricominciare

La doccia scozzese cui è sottoposto il Cavaliere dalla commissione del Senato competente a decidere sulla proposta della sua decadenza continuerà per alcuni giorni, ma la fine della vita politica, intesa come rappresentanza istituzionale, è già segnata per l’uomo che ha incarnato il ventennio della seconda Repubblica.

Fine della rappresentanza istituzionale che non vuol dire fine dell’azione politica. Anche intervenisse un atto di clemenza dall’alto colle, considero assai improbabile la riduzione  al silenzio dell’uomo di Arcore. In ogni caso parlerebbero e interverranno per lui uomini e strutture di comunicazione ben note agli italiani. E Berlusconi non resterà uno spettatore passivo ma, per dirla sociologicamente, svolgerà quanto meno, il ruolo di un “osservatore partecipante”.

Resta la questione di cosa fare e come ricostruire la rappresentanza politica dell’area moderata e alternativa al Partito Democratico e, soprattutto, dello stesso sistema di rappresentanza politica sulle macerie della seconda repubblica, in un quadro caratterizzato dallo squilibrio dei e tra i poteri che, con la fine dell’immunità parlamentare, ha segnato con l’egemonia della magistratura militante, la fine stessa dello stato di diritto.

Ricostruire il fragilissimo equilibrio tra sistema della legalità e rappresentanza della sovranità popolare, che i padri costituenti seppero risolvere attraverso l’istituto giuridico dell’immunità, comporterà la necessità-dovere di affrontare senz’altri indugi, una profonda riforma della magistratura e della stessa Costituzione formale e materiale della Repubblica.

Un vecchio e saggio amico “eretico” e disincantato, mi ha scritto quanto segue: “ Non mi soffermo su considerazioni anti o pro Berlusconi, ma guardo a quanto succede e rifletto su quanto mi sembrerebbe oggi necessario. E concludo che serve una “scossa politica energica e sconvolgente”, basata su un “programma economico radicale” (né Montiano né Lettiano). Dev’essere traumatico e quindi alternativo ad una rivoluzione, ma parimenti efficace: distruggere per costruire; il nostro è un sistema immondo, residuale e liberticida. Servirebbe dunque una presa di posizione socialmente allargata e ben determinata. Referendum, plebiscito; tutto quello che possa servire ad una sollevazione della “parte buona” della società civile (compresa quindi quella cui ti rivolgi). Serve una specie di “grillismo” non comico, bensì deciso e consapevole. Sarà possibile? Da noi il “caos” è già da tempo cominciato. Perché non puntare su una “gioventù vera” ispirata al “volontariato”? Il sogno è finito.”

Aleggiava tra di noi martedì scorso tale stato d’animo, nella riunione del consiglio di presidenza della costituita associazione politica “ Democrazia Cristiana”, che rappresenta, probabilmente, l’ultimo tentativo di ricostruzione di una presenza organizzata di cattolici e laici cristianamente ispirati, alternativi tanto al Partito Democratico che al berlusconismo, il quale, non a  caso, ha già annunciato il suo ritorno alla fase dello “statu nascenti” di Forza Italia.

Presenti tra gli altri, alcuni dei soci fondatori, Pino Nisticò e Publio Fiori, il presidente Gianni Fontana, ha ricordato l’esperienza gronchiana, di un grande democratico cristiano, già figlio dell’esperienza murriana, da sempre anticomunista, ma concorrente sul piano della giustizia sociale con il comunismo, da popolare riformista, che è la cifra espressiva della nostra cultura politica.

Tre parole essenziali declinano la nostra volontà programmatica: Persona e Famiglia, Lavoro e Pace.

Persona e famiglia, con il ruolo insostituibile dei corpi intermedi, come richiamo essenziale al popolarismo sturziano e alla dottrina sociale della Chiesa, con riferimento ai principi di sussidiarietà e di solidarietà, con lo Stato che non attribuisce, ma riconosce i diritti naturali della persona, della famiglia e dei corpi intermedi e li pone al centro della sua costruzione istituzionale.

Il lavoro, quale fondamento di una nuova politica economica ispirata ai valori dell’economia civile e sociale di mercato, in grado di contrastare e superare i limiti di un turbo capitalismo finanziario distruttore dell’economia reale e della stessa costruzione democratica degli e fra gli Stati. Un obiettivo straordinario che comporterà una più forte presa di coscienza anche a livello europeo, a partire dal Partito Popolare, cui intendiamo riferire la nostra azione politica con l’impegno di riportare quel partito ai valori fondanti del popolarismo di De Gasperi, Adenauer e Schuman.

La Pace, come tema centrale della nostra politica estera, con riferimento specifico alla nostra realtà geo politica al centro del Mediterraneo, terra di relazioni e di conflitti pericolosissimi in grado di sconvolgere gli stessi assetti dell’equilibrio internazionale, e assunta quale premessa indispensabile di fratellanza operosa interna ed  euro mediterranea, pur nella fedeltà alla Nato e ai trattati internazionali liberamente sottoscritti.

E vorremmo farlo con quanti saranno interessati a concorrere con noi alle prossime elezioni europee, alle quali potrebbero essere abbinate le stesse elezioni politiche, e, in ogni caso, come nostre bandiere di riferimento ideali alle prossime elezioni amministrative.

E’ avviata la campagna del tesseramento in tutte le città e i paesi dell’Italia attraverso la costruzione di Centri di Cultura e Partecipazione Politica, dai quali far emergere la nuova classe dirigente di ispirazione democratico cristiana. Centri che intitoleremo ai personaggi noti e meno noti della cultura cattolica e democratico cristiana che hanno largamente contribuito allo sviluppo e alla testimonianza di fattiva solidarietà sociale nei diversi villaggi del nostro Paese.

Una campagna declinata sul tema : “ Insieme per ricominciare” e per offrire ai giovani la possibilità di riprendersi la speranza di un futuro migliore per loro e per i loro figli.

E lo faremo, come andiamo dicendo da tempo, da “medici scalzi”, senza risorse e senza potere, forti solo della nostra determinata volontà e  dal consenso di quanti vorranno mettersi insieme a noi alla stanga  in questa nuova complessa avventura.

Ettore Bonalberti
Venezia, 11 Settembre 2013



3 Settembre 2013

Chiarezza sia fatta nell’unità DC

L’amico Angelo Sandri da tempo sta conducendo una battaglia da “ ultimo dei giapponesi” continuando a firmarsi come “il segretario nazionale della DC”, a investire di incarichi di responsabilità amici in varie contrade italiane, nel tentativo condivisibile di mantenere viva la presenza della Democrazia Cristiana, salvo fomentare in molti casi confusione, divisioni e tutto ciò di cui non ha bisogno l’attuale situazione politica italiana.

Lo ha fatto in diverse occasioni e non ultima anche a Gioia Tauro e a Cittanova in Calabria, a Martina Franca in Puglia, investendo nuovi responsabili della sua personale Democrazia Cristiana.

Sandri fa parte di quella schiera di amici che, dopo la sentenza del tribunale di Roma n.1305/2009 con cui si era dichiarato non essere mai stata sciolta giuridicamente la Democrazia Cristiana, sono ricorsi alla suprema corte di Cassazione la quale, a sezioni civili riunite con sentenza n.25999 del 23.12.2010 ha definitivamente riconfermata la decisione del tribunale, respingendo tutti i ricorsi presentati tra i diversi “sedicenti rappresentanti della DC”, tra cui lo stesso Angelo Sandri.

Una prima verità è, dunque, definitivamente acquisita: Angelo Sandri e la sua DC non rappresentano affatto la DC storica, partito mai sciolto giuridicamente, così come stabilito dalla sentenza della Cassazione e a nessun titolo possono chiamarsi partito della Democrazia Cristiana.

Sandri, continuando a dichiararsi e a firmarsi segretario nazionale D.C. è palesemente fuori di quanto stabilito dalla suprema Corte e portatore di una falsa verità su cui sono state e continuano a essere confuse molte persone in più o meno buona fede.

Non vi è dubbio che, sulla base della sentenza della Cassazione, solo i soci iscritti regolarmente alla DC nel 1992 sono i legittimi eredi della DC storica. I soci, cioè, che erano tali alla data del tesseramento ultimo precedente alla riunione del consiglio nazionale DC, che nel 1993, decise la trasformazione della DC nel PPI, senza convocare il congresso, come doverosamente Martinazzoli avrebbe dovuto fare. Non competeva al Consiglio nazionale la decisione della trasformazione della natura del Partito, ma solo ed esclusivamente a tutti i soci tramite il Congresso.

Personalmente non so se Angelo Sandri nel 1992 era iscritto alla DC e se ne può comprovare l’iscrizione; so, invece, e sono in grado di dimostrarlo che io lo ero dal 1962 ininterrottamente per trent’anni e facevo parte del Consiglio nazionale eletto all’ultimo congresso del partito, il XVIII del 1989, quello in cui fu eletto segretario nazionale l’On Arnaldo Forlani.

Solo in quanto iscritto alla DC del 1992 e uno fra gli ultimi consiglieri nazionali della DC storica mi permetto di utilizzare, a mero titolo personale l’amato scudo crociato, così come da tempo ho assegnato ad alcuni amici cui auguro di vivere più di me, l’impegno di portare al mio funerale, quando sarà il mio turno, la bandiera storica della DC che conservo gelosamente nel mio studio.

Da vecchio “ DC non pentito” con Fiorella De Septis e l’On Silvio Lega, su sollecitazione dell’amico On Publio Fiori, ho avviato le procedure di riconvocazione, tramite autoconvocazione, dell’ultimo Consiglio nazionale eletto dal Congresso del 1989, per tentare di dare partica esecuzione alla sentenza della Cassazione.

Sulla base di quell’autoconvocazione del Consiglio nazionale, nel Marzo del 2012  abbiamo eletto segretario nazionale della DC, Gianni Fontana; riaperta la riconferma di adesione alla DC dei soci DC 1992 ( erano oltre 1.200.000 iscritti) e con i soci che hanno aderito ( quasi 2000) al nostro appello abbiamo celebrato il XIX Congresso del Partito nel Novembre 2012 che ha riconfermato pressoché all’unanimità l’On Gianni Fontana alla segreteria politica nazionale.

Ricorsi presentati da alcuni “amici”, alcuni dei quali abbiamo ragione di ritenere, siano interessati non tanto alla riconferma della DC storica, quanto piuttosto ad alcuni contenziosi di natura patrimoniale che sono legati alla nebulosa vicenda che ha caratterizzato l’avvio della deflagrazione del partito nella diaspora, hanno di fatto bloccato la nostra iniziativa tanto faticosamente iniziata. Comprendo che un patrimonio di oltre 550 beni immobili, che un’agenzia specializzata ha stimato in circa 1.200.000 € la cui alienazione, oltre al pagamento dei debiti del partito, avrà probabilmente alimentato percorsi assai poco commendevoli, possa essere al centro di qualche interessato affarista. Sicuramente, per quanto ci riguarda, non ci ha mai sfiorato alcun pensiero su tali vicende, essendo partita la nostra iniziativa al solo fine di riportare in campo la tradizione migliore della DC. Per dirla con un caro amico: partendo da dove era e non per rifarla come alla fine era stata ridotta.

Quei ricorsi sono tuttora oggetti di un contenzioso presso il tribunale di Roma e li seguiremo con estrema attenzione, avendo però di mira innanzi tutto l’obiettivo che ci siamo proposti, convinti come siamo che sia giunto il tempo di una riconfermata e aggiornata presenza di cattolici e laici impegnati, nella condivisione dei comuni valori costituzionali e, per quanto ci riguarda, derivanti dalla dottrina sociale della Chiesa. Valori che mettono al centro la persona e le comunità intermedie, i rapporti tra i quali e quelli con lo Stato devono essere basati sul principio della solidarietà e della sussidiarietà seguendo politiche economiche ispirate ai canoni dell’economia civile e sociale di mercato.

Ecco perché anche in un recente scambio epistolare con Sandri ho evidenziato che “è tempo di lasciar perdere ogni motivo di dissenso e di superare le passate divisioni per tentare di ricomporre le forze sparse e riportare in campo la cultura politica della migliore democrazia cristiana, fedele ai suoi valori con programmi aggiornati e una nuova classe dirigente”.

Da parte nostra, in attesa che si risolva il contenzioso apertosi a causa dei ricorsi presso il tribunale di Roma e per evitare di ricadere negli errori del passato, con diversi amici di varie parti d'Italia abbiamo deciso di costituire l'associazione politico culturale "Democrazia Cristiana", che ha aperto le iscrizioni a quanti vorranno associarsi per concorrere insieme alla celebrazione di una grande convention a Dicembre per dar vita al partito dei democratici cristiani italiani i quali intendono costruire con amici di altre culture politiche la sezione italiana del PPE. Le notizie sulla nostra attività si trovano nel sito ufficiale: www.lademocraziacristiana.it

Il nostro è forse l'ultimo appello possibile nell'attuale gravissima situazione politica, economica, finanziaria, sociale, culturale  e morale dell'Italia. Guai se perdessimo l'opportunità di ricostruire adesso l'unità dei democratici cristiani la cui cultura è ancora essenziale per il Paese.  Il mio augurio è ancora quello che espressi qualche mese fa allo stesso Sandri e ad altri amici della diaspora: concorriamo  tutti insieme  a questa ultima straordinaria avventura, nella quale, non ci sono interessi personali in gioco ( lavoriamo tutti con spirito di assoluta gratuità come "medici scalzi"), ma solo guidati dalla volontà dei traghettatori che intendono passare il testimone a una nuova generazione di democratici cristiani.

Ettore Bonalberti
Responsabile rapporti con il PPE e partiti DC europei e mediterranei dell’associazione politica “Democrazia Cristiana”



10 Agosto 2013

Burrasca di fine estate

Non sappiamo se e quando ci sarà il passaggio del testimone da Silvio a Marina Berlusconi.

Né intendiamo arruolarci a quella compagnia di giro entusiasta quando la legge dinastica funziona, e come funziona, tra i democratici americani dai Kennedy, Clinton sino a Obama; meno se tocca ai repubblicani della dinastia dei Bush, mentre si straccia le vesti se e quando accadrà con la famiglia Berlusconi.

Personalmente siamo eredi di una cultura politica che non prevede successioni dinastiche, ma la partecipazione personale e collettiva a organismi, i partiti, nei quali funzioni la regola aurea della democrazia: una testa un voto.

Nostra ambizione e dichiarato orgoglio è di poter consegnare il testimone dei cattolici democratici e cristiano sociali a una nuova generazione di giovani, che intendano concorrere alla costruzione della sezione italiana del Partito Popolare Europeo, recando ad essa la migliore tradizione dei democratico cristiani.

Nel tempo della personalizzazione della politica, delle leadership carismatiche a forte sostegno dei mezzi di comunicazione di massa, specie  se controllati dagli stessi attori politici, l’operazione annunciata  dal Cavaliere del ritorno a Forza Italia, con la consegna dello scettro di comando alla figlia Marina, attraverso una delle solite affollate convention di ratifica formale delle decisioni del capo, potrà anche riuscire.

Il combinato disposto di un Cavaliere dimezzato e forse ridotto alle patrie galere come “martire”, se non giungerà in soccorso una soluzione presidenziale dell’alto colle, con la diffusa volontà degli elettori di ridare un altro colpo alla già infima credibilità di una giustizia resa impresentabile dopo le vicende dei vari Di Pietro, Ingroia, De Magistris, Emiliano sino all’ultimo Esposito, potrebbe riservare non poche sorprese sul piano elettorale.

Non va lontano dalla realtà l’analisi dell’amico Gianfranco Rotondi secondo cui, ancora una volta, la sinistra italiana, si troverà di fronte a un’altra imprevista sorpresa, grazie al combinato disposto di cui sopra. Spiace, soltanto, che Rotondi, continui nel suo ruolo di turiferario acritico del Cavaliere al quale, certo, deve non poco delle sue fortune politiche.

Noi continuiamo a sperare che lui, come tutti i “DC non pentiti” presenti nelle diverse formazioni politiche  ormai allo sbando e in fase di ristrutturazione, si impegnino nella ricostruzione su basi nuove e aggiornate di una nuova Democrazia Cristiana, in grado di portare la sua migliore tradizione al confronto con le altre culture politiche di ispirazione liberale e socialista che hanno fatto grande l’Italia.

Molto dipenderà dalla capacità di tenuta del governo Letta e dalle prossime decisioni di fine agosto: pratica IMU e segnale sulla giustizia.

Se proprio il governo non dovesse tenere, meglio andare a votare con un sistema proporzionale con sbarramento al 4%, lo stesso che useremo nelle prossime elezioni europee del 2014, alle quali, in quel caso, le politiche potrebbero essere abbinate.

Spes contra Spem, continuiamo a sperare che prevalga il buon senso da parte di tutti e che il governo Letta-Alfano possa superare anche quest’ennesima burrasca di fine estate.

Ettore Bonalberti
Venezia, 10 Agosto 2013



5 Agosto 2013

Appello ai Democratici cristiani d’Italia

La nuova situazione politica creatasi con la definitiva sentenza di condanna di Silvio Berlusconi e l’annunciato ritorno all’originario nucleo di Forza Italia, impone una seria riflessione a quanti hanno concorso, a diverso titolo e con differenziate scelte politiche, alla costruzione dell’area alternativa sia alla sinistra elitaria ed estremista sia alla destra antidemocratica.

I soci fondatori dell’associazione politico culturale “ Democrazia Cristiana”, considerata la difficile situazione economica, sociale e politico istituzionale in cui versa l’Italia, valuta positivamente la dichiarata volontà espressa ieri dal leader di Forza Italia a sostegno del governo Letta-Alfano, a condizione che esso si impegni con più coraggio e visione strategica nel ripristino di sovranità del Paese.

Si apre pertanto una settimana decisiva nella quale Governo e Parlamento saranno chiamati a fornire alcune risposte urgenti sul piano economico e delle riforme istituzionali. La DC fa appello al senso di responsabilità di tutte le parti della maggioranza affinché ricerchino il miglior compromesso possibile per dare alcune positive risposte alle attese delle famiglie e delle imprese italiane.

Sul piano dei partiti, si apre una stagione di profonda ristrutturazione e ricomposizione nella quale l’associazione politico culturale della Democrazia Cristiana, invita tutti i democratici cristiani italiani a ritrovare le ragioni della loro unità, premessa indispensabile per ricostruire un grande centro che si ponga quale nucleo fondatore della sezione italiana del Partito Popolare Europeo.

Siamo consapevoli che ancora una volta spetterà ai democratici cristiani il compito di ricostruzione dell’area moderata aperta alla collaborazione con le componenti riformiste laiche, liberali e socialiste, superando i limiti del ventennio della cosiddetta seconda Repubblica, caratterizzati da un bipolarismo muscolare che ha prodotto la disaffezione degli elettori e la sostanziale paralisi emersa nell’ultima tornata elettorale.

La Democrazia Cristiana lancerà in questi giorni una grande campagna di iscrizione di quanti sono interessati a concorrere alla costruzione del nuovo centro, al fine di tradurre nella città dell’uomo gli orientamenti pastorali della dottrina sociale della Chiesa, per riportare la persona e le comunità intermedie a fondamento delle scelte politiche orientate all’esclusivo interesse del bene comune.

Incontri politici saranno organizzati in tutte le regioni italiane e centri di cultura e partecipazione politica saranno aperti ovunque possibile. Convegni di studio ad hoc sui temi dell’economia e del lavoro, delle riforme istituzionali e sulla nuova forma partito, predisporranno la piattaforma politico-programmatica con cui la DC nuova si presenterà  con nuovi attori protagonisti alle prossime scadenze politiche, a partire dalle elezioni europee del 2014.

Roma, 5 Agosto 2013 – Associazione politico culturale “Democrazia Cristiana”
Via Santa Chiara, 61- Roma



24 Luglio 2013

Il richiamo della foresta

Ad un convegno organizzato nella giornata di ieri da Daniela Santanché e Giancarlo Galan, Silvio Berlusconi ha confermato che a Settembre ritorna Forza Italia.

E’ il richiamo della foresta per liberisti radicali, socialisti d’antan e vecchi dirigenti Publitalia; quel nucleo che, come  ha ben descritto l’amico Ezio Cartotto nel suo pamphlet “ Operazione  Botticelli” , fu  alla base della discesa in campo del Cavaliere.

Stavolta, però, non siamo più nella situazione del 1994, con un PPI allo sbando dopo l’infelice esperienza del mattarellum e, soprattutto, oggi siamo convinti che la spinta propulsiva di Berlusconi nel raccordare le forze moderate del Paese si sia  inevitabilmente esaurita.

E stavolta, in più, l’area dei democratici cristiani che, per convinzione, per opportunismo o, semplicemente, per assenza di alternative credibili, decise di partecipare al “folle volo” del ventennio berlusconiano, non è più disponibile.

Siamo, infatti, convinti che il tempo delle promesse e degli annunci miracolosi sia finito, così come sia giunta al punto morto inferiore la parabola politica del Cavaliere.

Da tempo ragioniamo sulla difficile situazione interna italiana e internazionale, caratterizzate dal predominio di un turbocapitalismo finanziario che mette in crisi, con la sovranità degli Stati, le stesse regole basilari della democrazia.

Da tempo pensiamo che i problemi immensi collegati alle trasformazioni tecnologiche e alle mutate condizioni di scambio tra i diversi Paesi a livello planetario nell’età della globalizzazione, possano e debbano essere affrontati sulla base di politiche ispirate ai principi del solidarismo cristiano sociale, così come declinate dalle ultime encicliche pontificie : “Centesimus Annus “di Papa Giovanni Paolo II e “Caritas in veritate” di Papa Benedetto XVI.

Ecco perché, in una fase di grave crisi politico istituzionale dell’Europa, resa ancor più problematica dalle chiusure opportunistiche della Germania merkeliana, siamo impegnati a sostenere lo sforzo meritorio che, anche grazie a Berlusconi, sta tentando, seppur faticosamente, di realizzare il governo a guida Letta-Alfano.

Nel contempo, siamo convinti che nel deserto della politica emerso dopo il ventennio del bipartitismo muscolare (1994-2013) e gli inevitabili sconvolgimenti politici espressi, da un  lato, dal voto di protesta e dall’astensionismo costante e progressivo degli elettori, e, dall’altro, dalle implosioni interne ai diversi partiti, oramai ectoplasmi residuali di inesistenti culture, sia giunto il tempo di riproporre su basi rinnovate l’azione politica di laici e cattolici ispirati dalla migliore tradizione democratico cristiana.

La tradizione che con De Gasperi, Fanfani, La Pira, Dossetti e Moro, seppe assicurare all’Italia con Enrico Mattei, Ezio Vanoni e Pasquale Saraceno, la posizione invidiabile raggiunta nel consesso europeo e mondiale. Una posizione oggi in netto declino.

Certo nessuna nostalgia o velleitaria volontà di primazia,  ma forte determinazione a costruire un partito nuovo, a base largamente popolare, partecipato e vissuto con le regole proprie della democrazia, capace di concorrere alla costruzione della sezione italiana del Partito Popolare Europeo, con quanti, cattolici e laici intendono condividere con noi i principi ispiratori dei padri DC fondatori dell’Europa.

Ettore Bonalberti
Venezia, 24 Luglio 2013



13 Luglio 2013

Medici scalzi

Come un manipolo di “medici scalzi”, Giovedì 18 Luglio si riunirà a Roma, in Via Santa Chiara,61, l’assemblea dei soci fondatori dell’associazione “Democrazia Cristiana” , sotto la presidenza di Gianni Fontana, per eleggere il gruppo dirigente che lo affiancherà in preparazione della convention congressuale di Dicembre.

Come ha scritto Fontana nella lettera di convocazione: “la data del 26 Giugno 2013”, in cui è stata notarilmente costituita l’associazione,” “resterà luminosa nei nostri  cuori, come le altre date importanti che hanno segnato il cammino iniziato  con il 19° Congresso della Democrazia Cristiana, lo scorso novembre.  Di tale cammino, in effetti, questa data è assolutamente parte integrante: essa conferma, con una modalità nuova, ma con il medesimo spirito di sempre, la irriducibile volontà nostra di cattolici democratici, di  continuare a concorrere con tutta la forza dei nostri valori, con tutta la sagacia della nostra esperienza, e con  tutta l’umiltà insegnataci dai padri e dalla storia, a costruire un  presente e un  futuro del nostro Paese, di cui tornare ad andare orgogliosi.”

Con l’assemblea del 18 Luglio segneremo il passaggio all’ operatività, per dirla con le parole di Fontana: “ chiamati a realizzare anche una sorta di “corsa in velocità”, tesa a non far perdere ai cattolici democratici italiani il dominio culturale e morale sui cambiamenti che tanto velocemente, ed anche drammaticamente,  stanno attraversando il Paese. Abbiamo quasi un ventennio da recuperare.  Sarà una velocità, o meglio una quotidiana sollecitudine attiva e realizzatrice,  che manterrà gli occhi fissi in ogni momento alla sua direzione di lungo periodo: l’antico sogno di una società cristianamente ispirata e giusta per tutti. “

Il 18 Luglio non saremo più di una sessantina di soci fondatori che, come medici scalzi, senza potere e senza risorse, hanno stretto un patto di amicizia e di fedeltà agli ideali democratico  cristiani, attorno ai quali intendiamo chiamare a raccolta quanti sono interessati a inverare nella città dell’uomo gli orientamenti pastorali della “Caritas in veritate”.

Siamo, infatti, convinti che, ancora una volta, è nella dottrina sociale della Chiesa la possibilità di dare risposta alle attese degli uomini e delle donne nell’età della globalizzazione.

La stessa convinzione che ebbero i nostri padri, Murri e Sturzo, al tempo della questione operaia di fine secolo XIX, i quali trovarono nella “Rerum Novarum”, il fondamento delle loro proposte e concrete azioni politiche, e come lo fu per De Gasperi, Gonella, Spataro e Gronchi al momento della nascita della DC in casa Falck a Milano (1942) stimolati dalla “ Quadragesimo Anno” di Pio XII. Un incontro di ex popolari sturziani ai quali si unirono a Camaldoli (1943) gli universitari della FUCI di mons. Montini ( Andreotti, La Pira,  Moro, Gonella, Saraceno, Vanoni) con il club dei professorini ( Fanfani, Lazzati, Dossetti). Da quell’incontro derivarono le linee guida della politica economica della DC.

Chi può dare oggi una credibile speranza ai tanti giovani preoccupati del loro avvenire, vittime di un turbo capitalismo finanziario elevato a nuova religione dominante del mondo, se non il ritorno a quella concezione dell’economia di mercato civile che è stata alla base delle migliori conquiste sociali dell’Occidente europeo?

Raccogliamo con entusiasmo l’appello di Mons Crociata, segretario generale della CEI,  lanciato ad Assisi nel recente incontro di Retinopera, a ritrovare ideali e percorsi comuni capaci di offrire una nuova speranza all’Italia “delusa, smarrita e divisa”, “sia all’interno dei confini nazionali che negli orizzonti più ampi dell’Europa e del mondo”.

Nessuna nostalgia regressiva e teste rivolte all’indietro, ma forte volontà di guardare avanti e di costruire insieme una rinnovata speranza.

Ettore Bonalberti
Associazione Democrazia Cristiana
Venezia, 13 Luglio 2013



7 Luglio 2013

Fermenti democristiani

Grande fermento nel mondo cattolico e tra i politici di matrice  democratico cristiana.

Carlo Costalli, presidente del MCL ( Movimento Cristiano Lavoratori)  su l’”Avvenire” di Giovedì 4 Luglio indica due strade per vincere il declino: il rinnovamento della politica e l’avvio delle riforme istituzionali, evidenziando l’urgenza di una nuova Camaldoli a settanta anni dal famoso Codice con cui  nel 1943 si riavviò l’esperienza politica dei cattolici, ad avvenuta fondazione della Democrazia Cristiana (1942).

Il 24 Luglio è la data indicata  da Gerardo Bianco per un invito alla Nuova Camaldoli “ non per fare una commemorazione, ma per identificare un punto di partenza della nostra riemergenza”.

E’ di  Venerdì 5 Luglio la lettera di Gianni Fontana ai costituenti dell’Associazione “ Democrazia Cristiana”, nata  da un  atto notarile di cinquanta soci fondatori il 26 Giugno scorso a Roma, dopo l’esperienza tuttora sub judice del XIX Congresso nazionale della DC del Novembre 2012, con cui si tentò di dare pratica attuazione alla sentenza della Cassazione che ha dichiarato, senz’altra possibilità di appello, che la DC  non è mai stata giuridicamente sciolta.

La lettera di Fontana è, infine, rivolta a tutti gli amici del popolarismo e del pensiero democratico cristiano che intendono concorrere alla ricostruzione della presenza dei democratici cristiani nella politica italiana.

Fermenti sono presenti pure nell’UDC, per iniziativa dell’On Mario Tassone, e diffusa è la sensazione della sostanziale debolezza e capacità di tenuta degli assetti politico-partitici sopravvissuti all’agonia della seconda repubblica.

Non a caso nelle settimane scorse, di fronte alle tesi franche di Cofferati di un ritorno del PD nell’area naturale della socialdemocrazia europea, e di Berlusconi per un ritorno del PdL a Forza Italia, con possibili esiti di natura dinastica, abbiamo gridato alto e forte: “Liberi Tutti “ con la volontà  di  riaggregare  un nuovo centro ispirato ai valori cristiano sociali e alla migliore esperienza storico politica dei cattolici democratici.

Con il solito acume politico Ciriaco De Mita, in un’intervista passata inosservata nei giorni scorsi,  sosteneva una tesi, da noi fortemente condivisa, secondo cui la costruzione del nuovo centro passa inevitabilmente dal consolidamento del governo Letta-Alfano.

 Ecco perché seguiamo con apprensione le continue intemerate di Brunetta e Santanché da destra e del pischello fiorentino, Renzi, sul fronte del PD. Sciabolate senza costrutto in una fase difficilissima della politica italiana che non producono altro che l’ indebolimento dei già complessi e fragili equilibri di governo, puntando a elezioni anticipate senza alcuna prospettiva.

Caduta dei consumi del 2,8% ai livelli degli anni’70 e una tassazione, quarta in Europa, al 44% hanno prodotto una qualità di vita degli italiani delle classi medie e popolari, sempre più  precaria con una disaffezione verso la politica espressa nei ricorrenti voti politici e amministrativi caratterizzati da un astensionismo del tutto sconosciuto nella tradizione democratica dell’Italia

Da parte nostra coltiviamo la speranza che ciò che sta avvenendo nel mondo cattolico, rafforzato nell’unità della Fede, dopo la pubblicazione dell’ultima enciclica “ Lumen Fidei” dei due Papi, e con la quale si chiude il trittico di Benedetto XVI sulle tre virtù teologali, possa ricostruire ancora una volta la cultura politica in grado  di offrire una nuova speranza all’Italia.

Ettore Bonalberti
Associazione “Democrazia Cristiana”
Venezia, 7 Luglio 2013



1 Luglio 2013

Liberi tutti!

Silvio Berlusconi è deciso a ricostruire Forza Italia e gli ex AN  la vecchia Destra nazionale della fiamma tricolore, con l’ostracismo all’odiato  “traditore” Gianfranco Fini.

E, allora, finalmente: liberi tutti!

Noi che, da anni predichiamo la necessità di ricostruire in Italia il partito dei democratici cristiani, non possiamo che applaudire alla nuova situazione destinata a riaprire un forte movimento di scomposizione e ricomposizione tra tutte le forze politiche .

E, se il PD, come sostiene Sergio Cofferati, con molta coerenza, sente il desiderio di collocarsi stabilmente nell’area del PSE e il Cavaliere a ricostruire il “sogno” di Galan e amici del 1994, a tutti i “DC non pentiti” non resta che ricomporre le fila con quanti nel centro, a destra, a sinistra e  nella vasta area degli scontenti e disillusi,  sono interessati a riportare in campo i valori dei democratici cristiani.

Senza lo sguardo rivolto all’indietro, ma convinti che la più avanzata e intelligente lettura dei fenomeni collegati alla globalizzazione, è ancora una volta quella offerta dalla dottrina sociale della Chiesa con l’enciclica “Caritas in veritate”, intendiamo ricostruire una cultura politica che sappia collegarsi con quanti, di altra identità, sono interessati a condividere con noi  la proposta di costruzione della sezione italiana del Partito Popolare Europeo.

Il tempo della contrapposizione tra berlusconiani e antiberlusconiani, che ha caratterizzato i vent’anni perduti della seconda repubblica, è inevitabilmente scaduto. Pensare di farlo sopravvivere con cosmesi ridicole o, peggio, con anacronistiche eredità dinastiche  di corto respiro, è definitivamente morto e sepolto.

Abbiamo nei giorni scorsi data vita all’associazione politico culturale “ Democrazia Cristiana”; apriremo immediatamente il tesseramento e, ovunque possibile, i circoli culturali di partecipazione politica, per celebrare con tutti gli iscritti, secondo la regola aurea della democrazia : “ una testa un voto”, il congresso di rifondazione della DC, nella giornata per noi cattolici ricca di significato religioso e culturale, dell’8 Dicembre prossimo.

Attraverso incontri regionali prepareremo la nuova Camaldoli dei cattolici italiani, da cui scaturirà il nostro programma politico per le elezioni europee 2014 e per offrire risposte adeguate alla grave crisi politica, economica, sociale, culturale e morale in cui è caduta l’Italia.

Ai “Liberi e Forti” che sentono come noi l’urgenza di questo impegno, chiediamo di sostenere con entusiasmo il nostro sforzo, per dare una nuova prospettiva, soprattutto alle nuove generazioni alle quali non è lecito rubare le loro speranze.

Ettore Bonalberti
Venezia, 1 Luglio 2013



28 Giugno 2013

Se il PD va nel PSE i democristiani rifondino il PPE

Se Cofferati, da vecchio socialista craxiano, immemore del bel “regalo” che Occhetto fece al leader milanese, dopo che il PSI appoggiò la richiesta del PCI-PDS,  di entrata nell’Internazionale socialista, torna sull’argomento, invitando il PD a superare le residue titubanze.

Basta con l’ambigua adesione al gruppo parlamentare europeo “ S&D” e immediato ingresso nel PSE.

Con netta determinazione Cofferati afferma:  “il Pd non puo’ ulteriormente eludere la questione: deve far parte come membro di diritto del Pse, magari insieme a Sel, anche perche’ nel 2014 c’e’ la straordinaria opportunita’ della guida della Commissione europea con un autorevole candidato, come Martin Schulz”.

Saranno felici le due “pasionarie” Bindi e Puppato, forse un po’ meno i vecchi amici DC popolari, come Marini, Castagnetti, Fiori e  Merlo, anch’essi, come molti di noi, “ DC non pentiti”.

Almeno il vecchio sindacalista socialista oggi alla guida del PD non ha peli sulla lingua e, sarà forse per la necessità di chiarezza nello scontro precongressuale del PD, non le manda a dire.

Così tra un Cavaliere dimezzato, che punta alla successione familiare con Marina, facendo la gioia di un vecchio liberal-libertino come Galan, contento di ritrovarsi come all’inizio della  sua carriera tra Publitalia e la Fininvest, e un PD in corsa verso l’adesione al PSE, a noi vecchi e nuovi “DC non pentiti” non ci resta che ricomporre tutte le nostre forze sparse e concorrere da democratici cristiani alla costruzione della sezione italiana del PPE, da ricondurre ai valori fondanti dei padri Adenauer, De Gasperi, Schuman.

A Gianni Fontana, con la ricostituita associazione politico culturale “ Democrazia Cristiana”, dopo lo scandalo delle contraddittorie sentenze giudiziarie seguite a quella incontestabile e definitiva della Cassazione n.25999 del 23.,12.2010 ( “la DC non è mai stata giuridicamente sciolta”), il compito di rimettere in campo il partito dei ”Liberi e Forti” per ridare speranza all’Italia.

E con lui quanti come noi che, senza velleità personali, sono interessati a consegnare i valori e la bandiera del glorioso scudo crociato alle nuove generazioni laiche e cattoliche per l’affermazione del bene comune.

Ettore Bonalberti
Venezia, 28 Giugno 2013



23 Giugno 2013

Lunga vita al governo Letta-Alfano

Si apre una settimana decisiva per le sorti del governo Letta-Alfano. Blocco dell’aumento dell’IVA e annullamento dell’IMU sulla prima casa sono i provvedimenti richiesti in via ultimativa dal Pdl, preoccupato, da un lato, dal rispetto delle promesse elettorali e degli accordi di governo, e, dall’altro, dalla situazione giudiziaria del Cavaliere.

La ripresa dopo alcuni anni dell’unità sindacale, con la manifestazione di ieri a Piazza San Giovanni, è il segnale di un grave momento economico e sociale che non può non riverberarsi su quello politico e istituzionale.

La decisione della Corte costituzionale, al di là della strumentalità o meno del legittimo impedimento assunto a suo tempo dal Presidente del consiglio, di fatto altera quell’equilibrio di poteri su cui regge l’intero sistema istituzionale della Repubblica, consegnando  un inaccettabile potere di veto alla magistratura  sull’esecutivo, ben al di là di quell’autonomia e irresponsabilità di cui il terzo potere già largamente gode.

L’alto livello di disoccupazione, specie di quella giovanile, e l’anomia diffusa, dopo il versamento delle rate IMU per le seconde case e IRPEF di Giugno, in concomitanza con l’altra tegola patrimoniale della TARES, creano una pericolosa saldatura tra le difficoltà del ceto medio e delle classi più disagiate, premessa di possibili fenomeni di ribellismo sociale, peraltro, largamente diffusi in Europa (Grecia)  e nel mondo (Brasile) a forte capacità mediatica attrattiva.

La nascita del “governo di necessità”, “della responsabilità “o “delle larghe intese” segna inevitabilmente la fine della ventennale stagione caratterizzata dalla contrapposizione tra il berlusconismo e l’antiberlusconismo. Una stagione dalla quale l’unico vincente sin qui, sul piano finanziario, è quel “ gentiluomo in guanti bianchi” padrone del gruppo Repubblica-Espresso, tessera n.1 del PD, ispiratore delle politiche e delle trame  che hanno caratterizzato e continuano a caratterizzare tuttora la vita interna del partito democratico.

Qui si conduce una battaglia solo apparentemente fondata sul ruolo potenzialmente antagonista tra Matteo Renzi ed Enrico Letta, in realtà, molto più specificatamente, tra l’anima riformista, ubbidiente all’intelligente strategia di Napolitano e quella massimalista, disponibile all’avventura di quel governo del cambiamento con i transfughi dell’esercito grillino in lento rapido sfaldamento.

Sullo sfondo, ma non troppo sfuocato, la situazione giuridica personale del Cavaliere tra prossima sentenza dell’incredibile processo Rubi, della Cassazione sul processo Mediaset, e altri, code della persecuzione giudiziaria cui è stato sopposto il leader del Pdl in questi vent’anni.

Agitare lo spauracchio di elezioni anticipate con l’aggiunta di neonate squadre di difesa azzurre, a tardiva imitazione delle tragicomiche ronde padane, con alcuni falchi dediti alla quotidiana azione di richiamo del governo, fornisce materiale combustibile a una situazione già di per sé carica di rischi esplosivi.

Auguriamoci che anche nel Pdl possano e  debbano prevalere le posizioni di maggiore equilibrio e si cominci a ragionare come se Silvio non fosse più della partita.

Meglio sarebbe, e da tempo l’auspichiamo, un’uscita condivisa civile e di equilibrio per Berlusconi, anche perché l’idea di un movimento-partito eteroguidato da una sorta di ayatollah esterno alla Khomeini, o, peggio sotto la leadership ereditaria di una pur brava figliola, non ci sembra possa essere la prospettiva per il blocco sociale, economico e politico culturale dei moderati italiani.

La stagione della contrapposizione feroce deve finire e il governo Letta-Alfano, tra gli altri obiettivi, ha questo nel suo programma. Operiamo tutti affinché si persegua questo risultato al fine di evitare pericolose esperienze al nostro Paese.

Ettore Bonalberti
Venezia, 23 Giugno 2013



10 Giugno 2013

Un primo tassello

Su iniziativa dell’amico Franco Banchi e del suo gruppo dei “Popolari Toscani Europei” ci siamo ritrovati in tanti a Vallombrosa, Domenica 9 Giugno, per discutere del tema: “ Costruire insieme l’area del futuro prossimo: Popolare, d’ispirazione cristiana, riformatrice, europea, alternativa alla sinistra”.

Molte le associazioni, i gruppi e movimenti rappresentati di matrice cattolica e laica interessati a concorrere alla costruzione degli obiettivi del convegno.

Sentiti gli interventi di Carlo Giovanardi, Carlo Casini del Movimento per la vita, di Stefania Fuscagni e di Alessandro Corsinovi e molti altri, torno dall’eremo benedettino con un di più di speranza per l’esito del cammino che da tempo abbiamo avviato.

A nome degli amici della Democrazia Cristiana, soci DC 1992 che hanno rinnovato la loro adesione al partito mai sciolto giuridicamente e che hanno celebrato nel Novembre scorso il XIX Congresso, ho ricordato quanto con grande lucidità l’amico Gianni Fontana ha posto alla base dell’annunciata  fondazione ispirata ai padri popolari dell’Europa: Adenauer, De Gasperi e Schuman. Ho ricordato che il mondo contemporaneo e l’Italia vivono, nella transizione dal ventesimo secolo alla pienezza del ventunesimo, fenomeni di portata nuova e strutturale rispetto alla storia trascorsa dell’umanità; fra essi:

•       L’allungamento straordinario dell’aspettativa di vita e delle prospettive connesse;

•       L’alfabetizzazione tendenzialmente totale della popolazione;

•       L’accesso virtualmente universale alle conoscenze attraverso la Rete;

•       La riduzione a quasi-zero dello spazio-tempo relazionale attraverso le nuove tecnologie;

•       La globalizzazione oggettiva dell’economia e delle sue opportunità-minacce;

•       L’intreccio delle culture e la contaminazione dei modelli di vita;

•       L’esigenza di segmenti di governo mondiale per specifici problemi altrimenti inaffrontabili (risorse scarse, ambiente, armi, etc.);

•       La dilatazione senza confini del mercato del lavoro e il superamento progressivo del paradigma tradizionale Nord-Sud.

Tali fenomeni propongono alla politica e a tutte le coscienze sensibili un’esigenza imperiosa di risposte innovative in altrettanti grandi campi-dilemmi per il governo della società e per i comportamenti civili; ad esempio:

•       Economia tra profitto privato e bene comune;

•       Ecologia tra consumo del territorio e cura del creato;

•       Società tra autorealizzazione individuale e solidarietà comunitaria;

•       Coscienza ed etica tra libertà e responsabilità;

•       Politica tra istanze di autonomia – sussidiarietà ed esigenze di uguaglianza;

•       Cultura tra istanze valoriali e spinte al relativismo;

•       Lavoro tra produttività crescente e ineguaglianze distributive. 

Nel deserto delle culture politiche in cui vive adesso la politica italiana, né il PD, né il Pdl e la Lega, e, tanto meno il movimento 5 stelle, rappresentano risposte adeguate alle sfide che la nuova situazione interna  e internazionale richiedono.

Come a metà del XIX secolo, con l’avvento della questione operaia nella prima fase di sviluppo del capitalismo, tra liberalismo e marxismo, toccò alla Chiesa, con la “Rerum Novarum”, indicare la strada di una  dottrina sociale grazie alla quale, dall’Opera dei congressi, all’esperienza murriana della prima Democrazia Cristiana e al Partito Popolare di Sturzo, molta parte dei cattolici italiani seppero superare il “non expedit” e impegnarsi come forza organizzata nelle vicende politiche del Paese, analogamente l’impegno si ripeté, con il Codice di Camaldoli del 1943, con la  nascita della Democrazia Cristiana di De Gasperi, interpreti delle cose nuove dopo la lunga stagione del fascismo, e sulle indicazioni della “ Quadragesimo Anno”.

Si aprì così la lunga stagione del governo della DC sino alla sua fine politica nel 1993. Quasi cinquant’anni di ininterrotta gestione del potere, con fasi alterne lucidamente descritte in un recente saggio di Romanello Cantini sulla rivista di Gianni Conti  “ Il governo delle idee” (v. “Testimonianza etica e politica della DC anni Novanta”- n.119 –aprile 2013), cui seguì il triste ventennio della cosiddetta seconda Repubblica la cui fine è segnata dalla nascita del “governo di pacificazione” Letta-Alfano .

Il combinato disposto della sentenza della Cassazione n.25999 del 23.12.2010 che ha definitivamente stabilito che la DC non è mai stata sciolta giuridicamente, e le numerose iniziative in atto per la ricomposizione di un’area democratico cristiana, anche dalle conclusioni cui siamo pervenuti a Vallombrosa offrono qualche motivo di speranza.

E’ ampiamente condivisa l’opinione che non si tratta di dar vita a una nostalgica operazione di restyling e/o di tragicomica sopravvivenza di vecchie cariatidi furbastre, consapevoli che proprio il perseguimento di ciambelle di salvataggio per alcuni è stata una delle cause della frantumazione della lunga diaspora democristiana 1993-2013, tuttora in atto.

La nostra iniziativa nasce da alcune convinzioni profonde:

a) l’idea che ai problemi evidenziati nella lucida analisi dell’attuale complessa condizione interna e internazionale, l’unica e più alta risposta possa e debba venire dalle indicazioni pastorali della dottrina sociale della Chiesa, declinate dalle ultime encicliche papali ( “Octogesima adveniens”, “Centesimus Annus”  e “Caritas in veritate”) da cui i cattolici possono trarre le linee guida per una loro diretta testimonianza nella politica italiana, europea e internazionale;

b) la consapevolezza che nel deserto delle culture politiche attuali la ricomposizione di un’area di ispirazione democratico cristiana aperta alla collaborazione con altre componenti laiche interessate alla costruzione della sezione italiana del PPE da ricondurre ai principi ispiratori dei padri fondatori, sia elemento utile per la ricostruzione di un corretto confronto politico nel Paese;

c) la volontà di offrire ai giovani che non hanno conosciuto l’esperienza DC e/o non conoscono la storia della Democrazia Cristiana, l’opportunità di partecipare a un nuovo inizio, donando loro una speranza derivante da una politica fondata sulla centralità della persona e sul valore dell’autonomia dei corpi intermedi, sui valori della sussidiarietà e solidarietà e con politiche economiche ispirate ai valori dell’economia sociale  di mercato che nella cultura italiana sappiano ritrovare le fondamenta dell’economia civile che pone al centro del valore dell’economia, accanto al giusto profitto quello della relazionalità e del mutuo scambio solidale, unico rimedio alle disfunzioni drammatiche di un turbo capitalismo finanziario che ha prodotto e alimenta le grandi storture e ingiustizie del nostro tempo.

Senza recriminazioni e inutili “j’accuse” sui diversi percorsi che molti di noi hanno sperimentato negli anni della diaspora, ma accomunati dalla volontà di ricostruire una Democrazia Cristiana Nuova, né portatori di velleitarie e anacronistiche ambizioni personali, nei prossimi giorni ci apprestiamo a gettare le basi di un primo tassello  di un mosaico al quale saranno chiamati tutti i “DC non pentiti” a offrire il proprio contributo.

Ettore Bonalberti
Venezia, 10 Giugno 2013



1 Giugno 2013

Lo slalom speciale del governo

I dati della disoccupazione nell’eurozona e in Italia sono drammatici. Eurostat rende noto quelli relativi all’eurozona, dove la  disoccupazione ha toccato ad aprile il livello più alto mai raggiunto dal 1995: il 12,2% contro l'11,2 dell'aprile 2012. Stessa cosa per quella giovanile, arrivata a quota 24,4%. L'Italia, con il suo 41,9 % di giovani disoccupati, è al quarto posto dopo Grecia, Spagna e Portogallo.

Musica dello stesso lugubre suono, infatti,  in Italia dove, secondo l’ISTAT, Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni è pari al 41,9% nel primo trimestre del 2012 (dati non destagionalizzati) raggiungendo, in base a confronti tendenziali, il massimo storico assoluto, ovvero il livello più alto dal primo trimestre del 1977. Cosa ancor più inquietante: l’11 % dei giovani non cerca nemmeno più di trovare un posto di lavoro. Un’intera fascia generazionale abbandonata alla sfiducia e allo sconforto. Nel primo trimestre del 2013 il tasso di disoccupazione è balzato al 12,8%. Considerando i confronti tendenziali é il livello più alto dal primo trimestre del 1977.

Sono questi i dati con cui il governo Letta-Alfano si trova a dover fare i conti, dopo che mercoledì 29 Maggio l’Unione Europea ha deciso che l’Italia ha superato l’esame chiudendo così la procedura per deficit eccessivo durata quattro anni. A tale assoluzione si sono, tuttavia, aggiunte alcune “raccomandazioni”, autentici gravosi “paletti “ che hanno costretto il presidente del Consiglio, Enrico Letta, a confermare che “ non faremo debito” dedicando tutte le risorse sul lavoro. E’ questa la prova alla quale il governo si appresta a porre soluzione.

Primo dato positivo: il raggiunto storico accordo di ieri tra le tre centrali confederali e Confindustria sul riconoscimento dei sistemi di rappresentanza sindacali e la democrazia nelle fabbriche, premessa per un ristabilimento di relazioni sindacali unitarie dopo anni di rottura pericolosa tra CGIL.CISL e UIL

Sono, tuttavia, “ i sei paletti comunitari” che vanno tenuti sotto attenta osservazione e controllo e costringono il governo a un complicato slalom speciale:

1) i conti pubblici, che devono essere tali da garantire il rapporto deficit/PIL sotto il 3%, considerato che l’Italia soffre di un debito pubblico complessivo enorme e che sta veleggiando verso il 130% sul PIL;

2) le riforme , necessarie per superare le debolezze della Pubblica amministrazione e le lentezze della giustizia civile con le sue pesanti ripercussione sui cittadini e sulle imprese;

3) le azioni delle banche, sottoposte a una cura di riordino, dopo che la recessione ne ha indebolite le capacità di sostegno alle attività economiche, al fine di migliorare il flusso di credito verso le attività produttive;

4) il lavoro che reclama una seria riorganizzazione dei meccanismi di flessibilità, resi ancor più rigidi dalla riforma Fornero, e un rafforzamento dell’istruzione, della formazione professionale, dei servizi pubblici all’impiego. Essenziale sarà anche dare immediata operatività alla proposta di controlli ex post sulle nuove aperture di attività in luogo delle farraginose e costose attuali procedure ex ante;

5) il fisco, che, da un lato, deve essere in grado di perseguire con efficacia ed efficienza lo scandalo di un’evasione ed elusione fiscale vergognose, senza giungere alle forme di vessazioni intollerabili messe in atto dall’attuale sistema di funzionamento dell’agenzia delle entrate. Un fisco che dovrà gravare sempre meno su lavoro e capitale e colpire di più sui consumi, immobili e ambiente. Revisione delle esenzioni IVA e riforma catastale per rendere i dati corrispondenti ai valori di mercato;

6) concorrenza, che deve diventare concorrenza vera, da perseguire attraverso una riforma autentica e politiche di liberalizzazioni tali da aprire al mercato tutti i settori, dai servizi pubblici locali, al comparto del gas, delle telecomunicazioni e dei trasporti. Positiva la prima scelta di Telecom di scorporo della rete dagli altri servizi, premessa per investimenti strutturali in grado di offrire al Paese. con la migliore diffusione delle nuove tecnologie non solo nelle aree urbane ad alta domanda, ma in tutto il Paese, un’autentica concorrenza tra diversi attori.

Concentrare le poche risorse disponibili sul tema del lavoro e porre attenzione ai criteri da seguire nella corsa ad ostacoli attraverso i sei paletti comunitari, in attesa che nel prossimo vertice UE di Giugno, si possano creare le condizioni per una revisione degli “stupidi criteri” su cui si è sin qui costruita l’unione monetaria europea: sono questi gli impegni che ci attendiamo da un governo giovane al quale auguriamo lunga vita. E non saranno le incontrollate ansie da prestazione renziane o le sparate di “Matamoro Grillo”, entrambe sin qui, apparse velleitarie e senza costrutto, a creare problemi al duo emergente Letta-Alfano.

Ettore Bonalberti
Venezia, 1 Giugno 2013



12 Maggio 2013

Fino a quando?

Guglielmo Epifani eletto a larga maggioranza (oltre 85% dei votanti) a segretario traghettatore del PD, con l’impegno di celebrare il congresso del Partito entro Ottobre; manifestazione del Pdl a Brescia con la contestata partecipazione dei ministri Alfano, Lupi e Quagliariello e la violenza di qualche cerebroleso appartenente ai gruppi dell’estrema sinistra; reiterata polemica tra il comico genovese, capo del M5S  e il Presidente del consiglio Letta : questi i fatti politici più rilevanti della trascorsa settimana.

Da essi traiamo qualche interrogativo: sino a quando reggerà il governo all’urto contrapposto delle anime inquiete interne delle due maggiori formazioni politiche? Sino a quando resisterà lo stagionato Epifani al desiderio di rottura dell’alleanza delle varie Bindi, Puppato con il sostegno dei Civati e quello dei rancorosi prodiani alla ricerca permanente di rivincita ?

Sino a quando durerà la contraddittoria condizione personale del Cavaliere, imputato permanente di una giustizia che lo perseguita da vent’anni, da Milano giù per diverse procure dell’Italia, sino a farne l’uomo più indagato di tutta la storia del nostro Paese?

Sino a quando potrà continuare la qualunquistica contestazione di un capataz populista esterno ed estraneo alle istituzioni, anche se leader di un movimento largamente sostenuto dall’elettorato e fortemente presente nel Parlamento italiano?

In definitiva, sino a quando potrà resistere un Paese al collasso politico, culturale, istituzionale, economico e sociale nel quale, dalle prime isolate manifestazioni romane di violenza verbale contro Franceschini e la Polverini a quelle più rischiose di piazza a Brescia di ieri, sembra avvicinarsi pericolosamente a uno scontro che sembra riportarlo agli anni più oscuri della contestazione anni ’70?

Il difficilissimo e precario equilibrio raggiunto con la formazione del governo Letta-Alfano, sconta inevitabilmente la condizione di imputato –condannato in attesa della sentenza finale di Berlusconi. Nonostante l’assicurazione da lui fornita ieri nel suo comizio di Brescia circa il mantenimento del sostegno al governo, è evidente che un’inopportuna partecipazione come quella del ministro degli interni a una manifestazione di replica alla sentenza annunciata del tribunale di Milano, non aiuta il governo.

Anche ieri il Cavaliere è ritornato sui suoi cavalli di battaglia contro la magistratura militante: responsabilità civile dei giudici, già sancita da un referendum a larghissimo sostegno popolare poi disattesa; la separazione delle carriere tra PM e giudici per garantire l’assoluta terzietà nei giudizi. Tesi largamente condivise dalla maggioranza degli italiani che, solo una fortissima corporazione come quella dei magistrati  capace di influenzare trasversalmente molti partiti, ha sin qui impedito di realizzarsi.

In attesa delle sentenze definitive e, mentre, continuano, come nel caso degli inquirenti napoletani, ad aumentare i casi giudiziari del Cavaliere, è evidente che la situazione politica italiana non può continuare a dover fare i conti con tale permanente condizione del leader del centro-destra.

Più la magistratura si accanisce contro Berlusconi e più si consolida il consenso elettorale di un leader che, ogni giorno di più, finisce con l’assumere toni e atteggiamenti populistici di stampo peronista contro i quali sta scattando una reazione violenta di alcuni esagitati di sinistra che non annuncia nulla di buono.

Una soluzione politica e istituzionale dovrebbe essere trovata dal Presidente della Repubblica, facilitata dalla presenza di un governo di larghe intese, sorto proprio con il compito di superare il ventennio della contrapposizione priva del riconoscimento della reciproca legittimità.

Non ci spaventa lo scontro tra un governo di emergenza e una minoranza di grillini e di ondivaghi sinistri vendoliani, quanto lo scenario sperato da chi, come qualcuno nel PD sta evocando, di un equilibrio fondato su un nuovo asse PD-Grillo- Sel e il suggello di un Rodotà (tà-tà) Presidente al supremo colle, che creerebbe, quello sì, una frattura e uno scontro nel Paese dagli esiti difficilmente ipotizzabili, ma, sicuramente gravissimi e letali per la democrazia.

Ecco perché ci auguriamo che Epifani sappia guidare con saggezza e lungimiranza il suo partito ; che si trovi una soluzione politica a breve per Berlusconi; che  il governo Letta-Alfano  possa attuare le riforme promesse e creare le condizioni per poter svolgere le prossime elezioni in condizioni di assoluta normalità democratica.

Ed ecco perché ci auguriamo che, al più presto, i tentativi messi in campo da Gianni Fontana e altri amici dell’area democristiana sappiano ricomporre l’area dei “liberi e forti “ in grado di concorrere con quanti disponibili alla costruzione della sezione italiana del PPE.

Ettore Bonalberti
Venezia, 12 Maggio 2013



5 Maggio 2013

Convenzione costituente: Presenti !

In attesa delle elezioni tedesche d’autunno l’Europa sconta una disoccupazione di quasi 20 milioni di persone, con un tasso stabile al 12 %. Tradotto in persone: In Italia a febbraio il numero di disoccupati è pari a 2 milioni 971mila unità, in diminuzione dello 0,9% rispetto a gennaio (ovvero 28 mila unità disoccupati in meno). Mentre risulta ancora in aumento su base annua, registrando una crescita del 15,6%, corrispondente a 401mila persone in cerca di lavoro.

Nell'Europa a 27 i disoccupati sono 19.071.000. Rispetto a gennaio 2013, le persone in cerca di lavoro crescono di 76mila unità nell'Eu a 27 e di 33mila unità nell'area euro. Il livello più basso di disoccupati si ha in Austria (4,8%), Germania (5,4%), Lussemburgo (5,5%) e Olanda (6,2%). I risultati peggiori si hanno invece in Grecia (26,4% - ma il dato è di dicembre 2012), in Spagna (26,3%) e Portogallo (17,5%). A febbraio il numero di disoccupati sotto i 25 anni nell'Europa a 27 è pari a 5.694.000, di cui 3.581.000 nell'area euro. Il tasso di disoccupazione giovanile più basso si osserva in Germania (7,7%), Austria (8,9%) e Olanda (10,4%). Il più alto in Grecia (58,4% - ma il dato è di dicembre 2012), Spagna (55,7%), Portogallo (38,2%) e Italia (38,4%).

In Francia la disoccupazione ha toccato livelli record con oltre 3 milioni di persone (10,6%) e si prevede un aumento sino all’11,3 % ( tra i giovani, tra i 15 e i 24 anni,  uno su quattro è disoccupato) e in Spagna  oltre 6  milioni di disoccupati. La rabbia in Spagna, dove la disoccupazione ha raggiunto il livello record del 27,16%, é esplosa la sera del  25 aprile  a Madrid con una manifestazione in cui circa mille dimostranti hanno assediato il Parlamento.

Raffaele Bonanni, segretario CISL,  reclama la disponibilità immediata di 1,7 miliardi di € indispensabili per affrontare la cassa integrazione di oltre 700.000 lavoratori che nelle prossime settimane e mesi saranno senza lavoro, con il rischio che la rabbia sociale possa finire con l’esplodere senza controllo. E’ in questa situazione che il neonato governo delle larghe intese si trova a dover operare.

Accordo, seppur faticosamente, raggiunto sulla sua composizione e chiarezza nell’analisi dei problemi aperti nell’intervento del presidente del consiglio alle due camere. Più debole la scaletta delle priorità e la definizione di un cronoprogramma operativo, così come, sino ad ora, sono indefinite le proposte di recupero delle risorse finanziarie indispensabili per le riforme.

Questioni economiche e questioni istituzionali si tengono connesse e richiedono soluzioni condivise e urgenti. Quanto alle prime, molto dipenderà dai margini operativi che l’Unione Europea sarà disposta a concedere all’Italia, così come già fatto con Spagna e Francia, ferma restando l’esigenza del controllo del bilancio.

Per i temi della riforma delle istituzioni diventa strategica la questione dell’annunciata Convenzione costituente che dovrà ridefinire la stessa nostra organizzazione statuale.

Riduzione del numero dei parlamentari, superamento del bicameralismo perfetto e creazione della Camera delle autonomie, eliminazione delle province e riorganizzazione delle stesse regioni, elezione diretta del presidente della repubblica e nuova legge elettorale sono le questioni non più rinviabili cui dare soluzione.

Noi DC non pentiti da qualche tempo chiediamo un’assemblea costituente, eletta direttamente dai cittadini italiani con metodo proporzionale con sbarramento al 4/5 %, ritenendola la strada migliore per una riforma partecipata e condivisa dai cittadini elettori.

Se, tuttavia, si intende optare per una convenzione costituente con potere redigente, lasciando intatte le prerogative dell’attuale parlamento,  che costituisce una distorta rappresentazione delle reali componenti politico culturali presenti in Italia, chiediamo che la stessa sia formata da esterni non parlamentari e reclamiamo sin d’ora una nostra diretta partecipazione in grado di offrire il contributo del pensiero democratico cristiano, scarsamente rappresentato se non totalmente escluso, almeno in termini ufficiali, nell’attuale parlamento italiano.

E’ una richiesta che rivolgiamo al presidente del consiglio Letta e agli amici Alfano, Lupi e Mauro, questi ultimi sicuramente interessati, come tutti noi, a favorire il passaggio dalla seconda alla terza fase repubblicana e alla costruzione della sezione italiana del Partito Popolare Europeo.

E a tutti i  veri democratico cristiani oggi dispersi in mille rivoli e alle diverse espressioni del mondo cattolico, dopo i fallimenti delle varie Todi, rivolgiamo un forte appello ad impegnarsi nel superamento della diaspora in cui siamo caduti da oltre vent’anni, per ridare finalmente voce e ed espressione politica ai cattolici italiani in una fase cruciale della nostra storia nazionale.

Ettore Bonalberti
Venezia, 5 Maggio 2013



29 Aprile 2013

Il ruolo dei democristiani nella terza fase

Nel giorno del giuramento del governo Letta-Alfano accade ciò che sembrava impossibile: il ferimento di due carabinieri per opera di un disoccupato senza speranza.

Più volte abbiamo fatto riferimento all’anomia, quella specifica condizione sociale teorizzata da uno dei più importanti sociologi dell’Ottocento, Émile Durkheim, che collegava il suicidio ( “ Le suicide”) proprio a questa particolare situazione sociale.

L’assenza di regole e di norme di riferimento, il venir meno della capacità di aggregazione e di integrazione dei corpi sociali intermedi, la discrepanza tra mezzi e fini, la frustrazione intesa come mancato raggiungimento dei propri obiettivi, o, peggio, la perdita delle condizioni di status e di ruolo di ciascuno noi, in una parola, appunto, l’anomia, crea la condizione psicologica che porta in alcuni casi al suicidio e, in altri, all’aggressività sino alle azioni omicide di ieri a Piazza Colonna a Roma.

L’anomia è alla base dei molti suicidi di imprenditori che accadono negli ultimi tempi, così come è la condizione che ha portato con molta probabilità Luigi Preiti, il muratore disoccupato di Rosarno calabro, al grave gesto di ieri, giustificato come attacco indifferenziato ai politici e alla politica considerata come la rappresentazione del male.

Se poi si aggiunge la campagna di odio e di faziosità che ha caratterizzato il ventennio del bipolarismo forzato e furioso, sintetizzata nel voto di protesta trasversale preparato con lucida determinazione da Grillo e Casaleggio dalla rete informatica con il supplemento della piazza, è evidente che il terreno di cultura era ed è  predisposto allo svilupparsi di fenomeni di ribellismo sociale e di violenza individuale e, auguriamoci non avvenga mai, di tipo collettivo.

Ci ha fatto piacere l’immediata dissociazione annunciata sul suo sito da Beppe Grillo, anche se i commenti dei suoi seguaci sulla rete suonano assai sinistri con quella frase: “ aggiustate il tiro” scritta  da qualche sconsiderato grillino senza identità.

Auguriamoci che la parlamentarizzazione intervenuta della protesta di molti italiani, grazie al M5S, possa servire a riportare nell’ambito del civile confronto politico il dibattito e la soluzione dei gravi problemi che stanno alla base dell’anomia su descritta.

Nei primi sessanta giorni, per la verità, il Movimento cinque stelle non ha dato segnali di disponibilità, con un atteggiamento di chiusura che è stata la ragione essenziale del fallimento dell’assurda strategia post elettorale di Bersani, che, con la sua perdita di leadership, ha portato alla riconferma di Napolitano alla presidenza della Repubblica e alla formazione del governo Alfano-Letta che si presenta oggi al voto di fiducia del Parlamento.

Ciò che è avvenuto con il discorso del giuramento del Presidente di Napolitano, un discorso da conservare in biblioteca a futura memoria, e con la formazione del nuovo governo rappresenta anche esteticamente la fine della seconda repubblica, e il passaggio a una nuova fase: la terza della storia repubblicana italiana.

Un passaggio che costringerà tutti a ripensare la propria collocazione politico-partitica e foriero di interessanti nuove prospettive per la politica italiana.

Solo domani sapremo se e in che misura sarà stato recuperato il dissenso che nel PD è scattato, dopo i due clamorosi tonfi nelle votazioni presidenziali, sulle candidature di Marini e di Prodi. Un primo effetto immediato si è  già consumato con la rottura dell’alleanza elettorale PD-SEL che sembrava a forza di bomba nelle dichiarazioni dei due leader Bersani e Vendola.

Non c’è dubbio che il governo Letta-Alfano segna il punto di convergenza delle forze centrali presenti nei due schieramenti sin qui alternativi del PD e del Pdl.  Non a caso nei nostri flashes elettorali sul blog dei circoli Insieme: www.insiemeweb.net,  abbiamo inneggiato al ruolo determinante  assunto dagli ex giovani  DC della Camilluccia, gli esponenti della quinta generazione Democratico cristiana, che, come per quelli della prima e seconda, tocca oggi la pesante responsabilità di portare l’Italia fuori dalla grave crisi in cui è caduta.

Da parte nostra siamo molto attenti e interessati a valutare ciò che accadrà nei prossimi mesi, convinti come siamo, oggi ancor più di prima, del contributo insostituibile che, ancora una volta, spetta ai politici ispirati a valori della dottrina sociale della Chiesa: concorrere con gli altri uomini e donne di buona volontà alla difesa e allo sviluppo della democrazia italiana.

Ettore Bonalberti
Venezia, 29 aprile 2013



22 Aprile 2013

Lettera aperta ai “ DC non pentiti”

Lo tsunami che ha investito il PD è l’ultima e più grave espressione della crisi politica italiana.

E’ tempo di concorrere alla riorganizzazione dei partiti che, al di là delle infantili e  farneticanti manifestazioni verbali dei grillini, restano i cardini della nostra democrazia. Per tale obiettivo da molto  tempo siamo impegnati a parteciparvi da democratici cristiani non pentiti.

Una serie di ragioni non tutte riconducibili a elementi esterni, hanno sin qui impedito la rimessa in gioco della DC storica, partito giuridicamente mai sciolto, così come sancito dalla sentenza n.25999 del 23 dicembre 2010 delle sezioni civili riunite della Corte di Cassazione.  Anche l'ultimo tentativo da me individuato con l'amico Fiori e sostenuto con grande impegno da Silvio Lega, dell'autoconvocazione dei consiglieri nazionali eletti dal XVIII e ultimo congresso della DC (1989) è stato dichiarato illegittimo dall'ordinanza del tribunale di Roma del 10 Gennaio, così come gli atti conseguenti della convocazione e celebrazione del XIX Congresso ( 20-21 Novembre 2012) e successivo CN di dicembre 2012.

Gravi responsabilità competono a molti di noi per gli errori e gli ostacoli che, con motivazioni diverse e  non sempre commendevoli,  abbiamo introdotti nello svolgersi di tale ambizioso progetto. Errori e responsabilità che dovremmo tutti insieme cercare adesso di superare per offrire, come sempre è avvenuto nella storia della repubblica, il contributo indispensabile dei democratici cristiani.

Resta sempre aperta, come abbiamo previsto nel documento votato all'unanimità sabato 6 aprile scorso a Roma, in una riunione di quadri e dirigenti della DC, la possibilità di riconvocare il vecchio Consiglio nazionale della DC, quello del 1989, nei modi indicati dallo statuto. Siamo tutti consapevoli, tuttavia, che trattasi di una strada lunga e non funzionale rispetto ai tempi dettati dalla politica in una fase di forte scollamento delle residue componenti politiche della seconda repubblica: PD,Pdl,Lega, squassate dal fenomeno M5S.

Prendiamo atto, come peraltro lo stesso autore ha fatto alcuni giorni fa sul Corsera, del fallimento del tentativo maldestro dell’On Casini di ricostruire il centro con lui e Monti. Unico risultato? La scomparsa quasi definitiva di una rappresentanza politica di parlamentari ispirati ai valori del cattolicesimo democratico o cristiano sociale e l’aver favorito il risultato elettorale del PD, partito che “è giunto primo senza aver vinto”.

E' acclarato, dopo i tentativi fallimentari di Martinazzoli nel 1993 e di Casini nel 2013, che, senza la proporzionale, un partito di centro in grado di dettare la linea non esiste più nella realtà, resa orfana dalla scomparsa delle culture politiche che hanno caratterizzato la storia democratica dell'Italia.

Non sappiamo al momento in cui scrivo, se e quale governo il confermato presidente Napolitano riuscirà a nominare, nella lacerante crisi emersa dopo il voto del Febbraio scorso e con lo sfascio del PD, uno dei pilastri su cui si era sin qui retta la lunga stagione della cosiddetta “seconda repubblica”.

Tuttavia, qualunque sarà il governo e la sua durata, se non sopravvivrà “il porcellum” credo che, con l'attuale rappresentanza parlamentare, è più facile che si vada verso il sistema francese a doppio turno con elezione diretta del presidente ( semipresidenzialismo alla francese) che a quello da molti di noi sempre desiderato, ossia il sistema proporzionale alla tedesca. In tale contesto gli schieramenti non potranno che ridursi al sistema duale in atto in tutti i Paesi a prevalente sistema maggioritario.

Lo scenario europeo ( gruppo socialdemocratico/gruppo popolare) è quello che verosimilmente finirà con  il rappresentarsi anche in Italia.

Ecco perchè, convinti della necessità di riportare in auge la cultura politica dei democratici cristiani, fondata sui valori del solidarismo e sussidiarietà propri della dottrina sociale cristiana, prima operazione da compiere è la ricomposizione dell'area dei democratici cristiani italiani, i quali concorreranno senza mediazioni di tipo liberal- socialista ( che è la matrice alla base del berlusconismo) alla costruzione della sezione italiana del PPE. Un PPE che tanto più forte sarà la presenza al suo interno della componente democratico cristiana, tanto più ritornerà ai valori originari dei padri fondatori, oggi largamente dimenticati.

Dopo le ordinanze del tribunale di Roma del 10 gennaio e 28 marzo, mentre abbiamo il dovere di perseguire tutte le vie giurisdizionali ancora aperte e dai tempi incontrollati/bili per ricollegarci alla DC storica, partito giuridicamente mai sciolto, è urgente dotarci di uno strumento che ci permetta almeno di favorire la ricomposizione dell'area democratico cristiana italiana. E' quanto abbiamo pensato nel documento votato all'unanimità sabato scorso a Roma.

Ora si tratta di evitare la nascita di molte e diverse associazioni, gruppi e movimenti; semmai di riportare a unità quanto esiste ( UDC, reduci del XIX Congresso nazionale di Novembre 2012,  DC di Sandri e Senaldi,  Rinascita Popolare di Fiori, DC di Pizza, Popolari italiani per l’Europa di Gargani, Mastella e altri,  ecc,, compresi gli amici del Pdl e del PD che sentono forte la nostra stessa esigenza) aperti all'adesione di quanti sono interessati al progetto della costruzione della sezione italiana del PPE.

Ciò che sta avvenendo nella Lega al Nord, e, in particolare, il tentativo di Maroni e Tosi di puntare a un partito vicino alle posizioni della CSU bavarese ( antico sogno di molti DC veneti alla fine degli '80 con Toni Bisaglia tra i più convinti assertori) andrebbe, altresì, favorito.

Ecco perché condividendo la proposta lanciata dall’On Gianni Fontana, segretario della DC eletto dal XIX Congresso nazionale dagli iscritti  DC del 1992 che hanno riconfermato l’adesione al partito,  troverei molto opportuno che il nuovo strumento ( associazione politico culturale che si richiama alla storia e ai valori fondativi della DC italiana) da costruire con atto notarile, potesse vedere insieme sin dalla sua costituzione i principali attori del processo di ricomposizione di cui sopra.

Spero che questo appello alla ricerca di un ubi consistam di tutti i democratici cristiani italiani non pentiti venga raccolto da tutti gli amici che sentono, come molti di noi, la responsabilità di tale impegno , tanto più urgente in una fase drammatica di anomia politico culturale e economico sociale sfociata in una crisi istituzionale tra le più gravi della storia repubblicana.

Ettore Bonalberti
Venezia, 22 aprile 2013



22 Aprile 2013

Ricostruzione della politica

Dopo lo tsunami che ha travolto il PD, ultimo esempio di un partito che ha tentato di sopravvivere alla fine della Prima Repubblica passando dalla metamorfosi PCI,PDS.DS alla convergenza sofferta  della Margherita nell’Ulivo nell’attuale PD, e al naufragio vissuto drammaticamente dallo stesso PD in questi giorni, una seria riflessione si impone nella politica italiana.

Resistono solo i partiti a dominanza personale come il M5S, il Pdl e, con grandi tensioni interne, la Lega, mentre sono scomparsi i partiti di Casini, Fini, Di Pietro, quello dei radicali.  La residuale truppa della scelta civica di Monti è già squassata dai rapporti tesi tra ex UDC e montezemoliani, con Olivero e Riccardi, esponenti senza truppa di un cattolicesimo sociale e di testimonianza culturale sparso su diversi e multiformi rivoli.

Nel PD le dimissioni annunciate di Bersani e di Rosy Bindi, dopo la bocciatura a opera di contrapposti oppositori alle candidature di Marini e di Prodi, sono la definitiva dimostrazione di una miscela politico culturale impossibile tra diverse componenti di origine cattolica e quella di derivazione marxista-comunista.

La pattuglia dei dossettiani, democristiani di risulta, e quella di quanti seppero utilizzare l’ultima stagione della DC per interesse politico personale alla Bindi, sostanzialmente schierati nell’Ulivo da “cattolici adulti” a fianco di Romano Prodi, già incompatibili nella DC con gli esponenti dei cristiano sociali alla Marini e dei residui popolari martinazzoliani, difficilmente avrebbero potuto convivere non solo tra di loro, ma, ancor di più, con quanti nel PD rappresentavano le diverse anime del PCI-PDS-DS, divise tra amici di D’Alema, Veltroni e Bersani.

Situazione resa ancor più complicata dalle scelte che con le primarie hanno portato a selezionare tra i candidati per le elezioni del febbraio scorso, persone “espressione dei territori”, molte delle quali non ascrivibili rigidamente e strutturalmente alle componenti suddette.

Scomparso il centralismo democratico, che era stato il collante tradizionale dell’unità comunista, tutte le contraddizioni derivanti da un’ambigua e non sintetizzata unitaria cultura politica, non potevano che emergere nelle forme che drammaticamente si sono evidenziate nelle votazioni per l’elezione del presidente della Repubblica.

E’ successo così, per la prima volta nella storia repubblicana, che un partito, con meno del 30% del consenso elettorale, rafforzato nella rappresentanza parlamentare dal moltiplicatore dell’odiato, ma funzionalissimo “porcellum”, pur disponendo di quasi il 50% dei voti utili per eleggere un presidente della Repubblica a maggioranza assoluta, non sia riuscito a far vincere, per i veti incrociati interni, un proprio candidato, dovendo alla fine  supplicare il presidente Napolitano ad accettare la riconferma nel suo incarico.

E’ la dimostrazione sperimentale, come vado sostenendo da tempo, del vecchio adagio donat –cattiniano per cui nel PCI, come nei suoi legittimi eredi, PDS, DS, PD : “ è sempre il cane che muove la coda”. Salvo che, nella vicenda dell’elezione del presidente della Repubblica, anche il cane si è dovuto rimettere alla disponibilità di un suo vecchio dominus senza il quale lo sfascio del partito si sarebbe riversato nello sfascio stesso della Repubblica.

Il trauma vissuto in queste ore del PD non deve, tuttavia, far gioire quelli che, come noi, da sempre si sono schierati in alternativa a questo partito. La crisi del PD fa venir meno una delle componenti essenziali del confronto democratico nella politica italiana.

Personalmente, lettore e studioso appassionato delle teorie di Vilfredo Pareto e Gaetano Mosca sul ruolo decisivo delle minoranze organizzate nella politica, sono molto perplesso nella possibilità, peraltro sin qui artificiosamente dimostrata, di una minoranza informaticamente organizzata quale quella dei cliccanti del web, in grado di guidare un processo di crescita e di sviluppo della politica in un sistema democratico.

Sono troppo forti le possibilità di manipolazione e di scarso controllo della rete web. Ed é ancora troppo grande il digital divide in una realtà come quella italiana, per credere che attraverso il computer si possa garantire la regola aurea della democrazia: una testa un voto.

Credo, invece, che sia ancora essenziale la democrazia rappresentativa, garantita dai partiti al cui interno siano presenti regole di assoluta trasparenza e partecipazione democratica.

Così come sono convinto che, dopo il naufragio del PD, sia necessario ricostruire le culture politiche italiane, riaggregando le componenti fondamentali attorno alle due polarità esistenti nello scenario europeo e che hanno costituito larga parte della vicenda storica italiana: il polo che fa riferimento alla sinistra socialista e comunista europea e quello che fa riferimento alla cultura dei popolari, liberali e democratico cristiani.

E’ tempo che nel PD, o come si chiamerà il futuro partito, trovino casa quanti nell’attuale barca alla deriva si sentono legati all’area politica socialista di riferimento europea e che nella sezione italiana del partito popolare europeo trovino casa quanti, provenendo dalle tradizioni democristiana, socialiste anticomuniste, liberale e della destra nazionale, intendono condividere tale prospettiva.  Anche la Lega dovrà compiere la sua scelta, magari attraverso la formazione di partiti di ispirazione cristiano sociale sul modello della CSU bavarese, federabili con il PPE . Lo stesso movimento di Grillo, superata la fase di statu nascenti e del dominio carismatico del capo esterno,  finirà con il dislocarsi nelle polarità nelle quali le diverse componenti troveranno la più coerente collocazione.

Ciò comporterà nell’immediato un presidente di garanzia, come Napolitano e un cambiamento del sistema attraverso una Costituente in grado di assicurare insieme una legge elettorale maggioritaria a doppio turno e un sistema semi-presidenziale alla francese di cui l’Italia ha necessità.

Dopo la repubblica dei partiti, che non era né quella parlamentare indicata dalla Costituzione, né quella presidenziale verso cui ha sempre più teso l’esperienza vissuta da Scalfaro a Napolitano, con la crisi degli stessi, per superare quella sorta di monarchia costituzionale in cui siamo caduti, è indispensabile assicurare la scelta del presidente della Repubblica ai cittadini elettori. Sarà questa la strada per evitare che siano le urlanti tricoteuses delle diverse fazioni schierate attorno a Montecitorio, con l’aiuto degli anonimi cliccanti della rete, a decidere gli orientamenti di improvvisati grandi elettori, che ci hanno dimostrato l’impotenza politica di questi drammatici giorni della Repubblica italiana.

Ettore Bonalberti
Venezia 22 aprile 2013



18 Aprile 2013

18 Aprile

Oggi è il 18 aprile: una data storica per noi “ DC non pentiti” e per l’Italia. Se quel 18 aprile del 1948 non avesse vinto la DC di De Gasperi la storia dell’Italia sarebbe stata un’altra e sicuramente assai peggiore.

Lo ricordiamo oggi quel 18 aprile non per un vago e regressivo sentimento nostalgico, ma per evidenziare come siano cambiati i tempi ! Scomparsa politicamente la DC, anche se mai sciolta giuridicamente, ieri sera al Capranica si è vissuta una della pagine più drammatiche  nella breve storia del PD.

Giunto primo senza aver vinto le elezioni di Febbraio, Bersani ha indicato a un’assemblea dei parlamentari privata di oltre 150 componenti il nome di Franco Marini quale candidato del PD su cui il partito chiederà di votare oggi per la presidenza della Repubblica.

Tifosi sin dal primo momento del caro “lupo marsicano”, non dimenticato nostro leader nella corrente della sinistra sociale DC di Forze Nuove, abbiamo applaudito alla scelta di Bersani per una personalità che rappresenta in questo momento il punto di equilibrio più avanzato tra le due forze politiche che esprimono insieme quasi il 60 % dell’elettorato italiano.

Come nel 1999, però, è scattato immediatamente l’anatema contro Marini da vecchi e nuovi esponenti di un partito che non è mai riuscito a diventare un’autentica casa comune delle diverse culture che si pensava di amalgamare.

Passi per il giovane e ambizioso Renzi che, a furia di assumere il ruolo di Gianburrasca della politica italiana, con le inconsistenti e  offensive affermazioni antimariniane di ieri alla TV nella trasmissione di Daria Bignardi, rischia di trasformarsi in una brutta copia dell’ex comico genovese, una sorta di guitto politicante più adatto all’avanspettacolo che ad assumere funzioni dirigenti a livello istituzionale.

Più scontate le reazioni come quella della solita pasionaria di Sinalunga, eterna scontenta e rancorosa difenditrice del suo Romano da Bologna, così come quelle dei vari  gruppi e sottogruppi  più vicini al SEL di Vendola  pronti a subire masochisticamente le contumelie quotidiane di Grillo e dei suoi Cinque Stelle.

Silente in maniera preoccupante D’Alema e assenti molti parlamentari,  un manipolo di fans di Rodotà esterni al Capranica urlavano slogan contro Bersani al grido  di : “ traditori” e “ non vi voteremo più”. I due terzi dell’assemblea ha votato a favore della proposta del segretario, la situazione, tuttavia,  si presenta alquanto difficile nelle prime due votazioni odierne alla Camera.

Sulla carta, valesse ancora la regola della disciplina di partito, ci sarebbero i numeri per eleggere Marini nelle prime tre votazioni a maggioranza dei due terzi degli aventi diritto.

Se, viceversa, si aprisse il cecchinaggio dei palesi e franchi tiratori, il rischio sarebbe non solo e non tanto l’ennesima bocciatura di Marini, ma la fine della stessa leadership di  Bersani e la quasi certa implosione del PD.

Non ci spingiamo oltre in attesa del voto. Stringiamo le dita per il nostro Franco e che la Fortuna ci assista. E se non sarà un nuovo 18 aprile, fatti nuovi dovranno accadere e accadranno dentro e fuori del Parlamento nazionale.

Ettore Bonalberti
Venezia, 18 aprile 2013



14 Aprile 2013

Surplace irresponsabile

L’Italia sta affondando in una delle crisi economiche, finanziarie, occupazionali e sociali tra le più gravi della sua storia e i partiti rappresentati in Parlamento, a pochi giorni dall’elezione del nuovo Presidente della Repubblica sono fermi al palo. Siamo a un incomprensibile e, per molti versi, irresponsabile surplace.

Bersani continua a intestardirsi nella sua illogica volontà di guidare un governo di minoranza che, con l’appoggio gratuito degli altri partiti, dovrebbe garantire, con l’avvio della legislatura, il cambiamento. E, intanto, lancia strali fulminanti contro i grillini che non lo vogliono votare, contro il governissimo o delle larghe intese richiesto da Berlusconi, e, soprattutto, contro il suo antagonista rivale interno Matteo Renzi, su cui non affonda l’anatema, “solo per carità di patria”.

Nelle stesse ore, con una velocità più forte di quella della luce, l’On  Fabrizio Barca si iscrive al PD, presenta il suo manifesto della rifondazione di sinistra del PD da Lilli Gruber e, immediatamente, assurge al ruolo di nuovo segretario in pectore di quel partito, con il massimo godimento per gli ex popolari DC.

Nella Lega si consuma con tratti tragicomici il divorzio nel Veneto tra amici e avversari del bravo Flavio Tosi, mentre in Lombardia si gioca una strana partita tra atti notarili di incerta paternità politica.

Nello stesso movimento cinque stelle accadono fenomeni incontrollati e incontrollabili a livello informatico e sempre più ardua risulta la tenuta di un gruppo, troppo vasto per essere guidato da due guru esterni, con il solo potere carismatico e con le correzioni replicanti ex post.

Scelta civica perde il suo leader, convinto che il mestiere del politico e del capo partito non fa per lui. Meglio sedere con il laticlavio a vita tra i senatori della Repubblica e continuare nella ben nota propensione a svolgere il ruolo ben retribuito di  consulente  dei più importanti consessi finanziari del mondo.

Solo il Cavaliere, dopo le manifestazioni plebiscitarie di Roma e di Bari sembra avere le idee chiare: o subito un governo forte o elezioni a Giugno. Pecca solo nel non fare i conti con un Bersani che, se non interverranno fatti nuovi all’interno del suo partito, sembra perseguire una strategia ben precisa: alla quarta votazione, nella quale dispone dei voti necessari,  far passare un presidente della Repubblica disposto a riconfermargli l’incarico per guidare lui un governo, anche se di minoranza, sino alle prossime imminenti elezioni.

Non importa se ciò provocherà la spaccatura verticale del Paese con conseguenze imprevedibili per la stessa tenuta unitaria nazionale. Non importa se, proprio ieri nella riunione degli industriali delle piccole e medie imprese a Torino, il presidente Squinzi lancia un allarme e il definitivo time out ritrovando con i tre sindacati la comune condivisione sul progetto di un patto dei produttori. Il filosofo di Bettola imperterrito continua nella sua strada e non è improbabile che possa riuscire nel suo intento. Attento, però, ché sta scherzando con il fuoco che cova sotto la cenere.

Distrutte le culture politiche che hanno caratterizzato i primi 45 anni della Repubblica ci ritroviamo per la prima volta con un Parlamento nel quale non c’è più la voce di un partito che faccia riferimento ai valori e alla cultura popolare dei democratici cristiani.

Da molti anni ragioniamo attorno a tale tema e da alcune settimane assistiamo a una forte ripresa di molte iniziative, forse sin troppe, tese a ricomporre i diversi frammenti sparsi della diaspora democristiana.

Credo che dovremo ripartire da qui per offrire una nuova speranza all’Italia.

Ettore Bonalberti
Venezia, 14 aprile 2013



7 Aprile 2013

Se non ora quando?

Il fallimento del velleitario tentativo di Casini di costruire attorno alla candidatura di Mario Monti il nuovo centro politico italiano, ripropone in maniera non più rinviabile la questione della partecipazione di un movimento di ispirazione democratico cristiana alla vita politica dell’Italia. Una presenza che, con le ultime elezioni politiche, si è ridotta al lumicino.

Sono oltre due anni che, con oltre un terzo degli amici membri dell’ultimo consiglio nazionale della DC eletti dal XVIII Congresso nazionale del partito ( 1989), stiamo tentando di dare pratica esecuzione alla sentenza della Cassazione n.25999 del 23.12.2010. Una sentenza a  sezioni civile riunite, che ha definitivamente sancito non essere mai stato sciolto giuridicamente il partito dei democratici cristiani italiani. Essa avrebbe dovuto troncare ogni residua velleità dei diversi gruppi e gruppuscoli che hanno caratterizzato il ventennio della diaspora democristiana dal 1993 ad oggi.

Anacronistici “ultimi combattenti giapponesi”, qualcuno, forse,  motivato da egoistiche ragioni di natura patrimoniale alla ricerca dei beni perduti e di alcune rivincite sulle responsabilità anche di natura penale assunte da amici di antica data, altri sollecitati da miserevoli funzioni servili in chiave pre elettorale, hanno sollecitato con i loro ricorsi, due  ambigue ordinanze del tribunale di Roma avverse al percorso difficilissimo da noi avviato per  la ricostruzione su basi legittime della DC storica. Pensavano di averci battuti e, invece, siamo ancora qui convinti, ora più che mai, della necessità di por fine alla diaspora democristiana e di offrire al Paese una nuova speranza.

Se non ora quando?

Un primo fatto è intervenuto nella giornata di sabato 6 aprile in una riunione di amici della DC a Roma, nella quale una seria e appassionata relazione dell’On Gianni Fontana è stata accolta con forte e unanime consenso da tutti i presenti. Una relazione che ha confermato la volontà di far riprendere il cammino della DC rincuorati dai nuovi segni dei tempi rappresentati, da un lato, dall’elezione del nuovo Papa con la dirompente carica di novità e, dall’altro, dalla consapevolezza dell’insufficienza ed estrema variabilità del quadro politico emerso dopo il voto di Febbraio.

Mai come in questo momento urge la necessità di riportare in campo una cultura politica e un partito di ispirazione democratico cristiana, ispirato dai valori fondamentali della solidarietà e sussidiarietà.  Quelli propri della dottrina sociale della Chiesa,  assunti da una rinnovata DC in grado di stipulare un credibile patto di fedeltà con il popolo italiano.

In assenza di una legge elettorale di tipo proporzionale alla tedesca, sarebbe vano  ogni tentativo di dar vita a un centro, viste le esperienze di Martinazzoli nel 1993 e di Monti-Casini nel 2013. L’unica concreta possibilità, se non si intendono percorrere velleitarie strade senza sbocco,  è quella di concorrere da democratici cristiani alla costruzione della sezione italiana del PPE. Un PPE che, proprio rafforzato dalla presenza di forti componenti democratico cristiane, deve essere ricondotto ai principi ispiratori dei padri fondatori dai quali da tempo lo stesso PPE si è fortemente allontanato.

Premessa indispensabile per tutto ciò: il definitivo superamento della diaspora democristiana italiana attraverso l’unificazione in un unico soggetto di quanti condividono tale progetto politico.

Un primo tassello è stato posto proprio Sabato 6 aprile,  con l’annunciato impegno a riunire tutti gli amici che hanno partecipato al tentativo di rifondazione della DC storica con il XIX Congresso nazionale del Novembre 2012 a Roma con gli amici che da anni si battono per lo stesso obiettivo guidati dall’amico Angelo Sandri. L’appello del documento finale votato all’unanimità dagli oltre cento DC intervenuti a Roma è rivolto a tutti gli amici, gruppi, associazioni e partiti che hanno caratterizzato la diaspora democratico cristiana degli ultimi vent’anni e alle molteplici realtà del mondo cattolico affinché si superino le divisioni e si concorra tutti insieme alla costruzione della sezione italiana del Partito Popolare.

A Gianni Fontana è stato affidato il compito di  incontrare tutte le altre componenti che a diverso titolo si rifanno alla democrazia cristiana per ricomporre l’unità dei democratici cristiani italiani.

Ettore Bonalberti
Venezia, 7 aprile 2013



2 Aprile 2013

Informateurs o badanti della democrazia ?

In attesa delle indicazioni che saranno fornite dalla commissione dei dieci saggi nominati da Napolitano registriamo le reazioni stizzite dei tre dei quattro gruppi attualmente presenti in Parlamento.

Se si eccettua il giudizio positivo della componente montiana che, con la soluzione tampone del Presidente, vede concesso al presidente del consiglio uscente, l’ennesimo giro obbligato alla guida di un governo, che pure “ non vedeva l’ora che finisse il suo tempo, tanto il Pdl che il PD e il Movimento cinque stelle, con toni e atteggiamenti diversi, hanno prese le distanze dalla decisione di Napolitano.

Il Pdl, preoccupato dalla sopravvivenza  di un governo tecnico prevedibilmente a  trazione di sinistra e, soprattutto, dalla prospettiva di una terza caduta nella scelta del nuovo presidente della repubblica, dopo il KO subito nelle elezioni dei presidenti di Camera e del Senato. Un autentico “golpe blanco” se accadesse, magari con l’elezione dell’odiato Prodi.  Una soluzione che, il porcellum per primo,  e  quel 10 % risicato alle elezioni della lista di Monti, hanno sin qui permesso  e potrebbero ancora permettere al partito di Bersani. Un partito che, primo nella storia della Repubblica, con meno del 30% dei voti acquisiti, finirebbe col  fare l’en-plein delle cariche istituzionali.

Il PD, “partito che è arrivato primo, ma non ha vinto”, diviso al suo interno tra coloro che avevano sperato nel tentativo di Bersani contro il Cavaliere, e quelli che, come i renziani e i vecchi leader alla D’Alema e Veltroni, con lo stesso Enrico Letta, erano più favorevoli ad assecondare l’idea del Presidente  Napolitano per un governo di larghe intese.

Diversa come sempre, la posizione dei grillini, per i quali, pur apprezzando la decisione di Napolitano, quelli che in gergo nordico di derivazione olandese vengono definiti gli “informateurs”, sono sbrigativamente connotati come le “badanti” di cui non avrebbe alcun bisogno la democrazia italiana, peraltro, considerata alla Chomsky “ una scatola vuota” dal leader di quel movimento sul suo blog.

Quanto stiamo vivendo è stato necessitato, da un lato, dalla precaria situazione economico-finanziaria italiana ed europea, confermata dalla telefonata tra Napolitano e Draghi per impedire sfracelli sul piano della credibilità internazionale dell’Italia; e dall’altra dalla situazione di drammatico surplace della politica europea ferma in attesa delle elezioni in Germania. E non è un caso che Mrs Le Pen annunci la disponibilità a incontrare Grillo per dare vita a un rassemblement di tutti gli euroscettici, con la speranza di favorire un referendum in Italia contro l’Europa, anticamera del  certo fallimento della mal realizzata costruzione europea.

Quanto sta accadendo, con tutta l’intrinseca fortissima pericolosità, è in larga parte dovuto alla ventennale guerra di trincea tra due poli non comunicanti e dalla perdurante volontà espressa e sostenuta dai peggiori ambienti manettari antiberlusconiani, con in testa i pensatori della solida corazzata debenedettiana de “La Repubblica”, i quali da tempo auspicano la fine politica del Cavaliere.

Ad essa va aggiunta la decisione improvvida, sostenuta da vasti ambienti ecclesiastici italiani dopo il fallimento delle diverse riunioni di Todi, di una lista neocentrista con a capo Mario Monti, il cui unico risultato è stata la fine del partito di Fini e di Casini, e la consegna del pallino per tutte le scelte istituzionali al partito di Bersani.

Pensavano, come Martinazzoli nel 1994, di risultare determinanti negli equilibri di governo post elettorali, mentre si ritrovano con il solo fedifrago Mario Mauro nella schiera degli “informateurs”, con un Monti ridotto alla mera funzione supplente, e una piccola ciurma di fedelissimi sopravvissuti UDC, che solo la ben nota astuzia dorotea di Casini ha salvato dal naufragio totale.

Spiace che l’ultima paradossale ordinanza del tribunale di Roma impedisca agli organi usciti dal XIX Congresso della DC di sviluppare compiutamente la propria azione, specie in un momento delicato e grave come quello che stiamo vivendo e  che reclamerebbe una forza di forte ispirazione ideale come quella che fu la DC.

Ce ne faremo una ragione e perseguiremo gli stessi obiettivi, con nuove modalità organizzative e la stessa ferma determinazione con cui abbiamo sin qui cercato di dare pratica esecuzione alla sentenza della Cassazione che ha stabilito non essere mai stata chiusa giuridicamente la vicenda della Democrazia Cristiana.

A quanti, con i loro egoistici ricorsi, hanno sin qui impedito la ripresa di una nostra forte iniziativa politica vorremmo sommessamente ricordare la lezione di Carlo Cipolla sulla stupidità. La loro azione ha finito per determinare semplicemente un danno per gli altri senza creare alcun vantaggio per se stessi.

Passi per chi, da cameriere servente si è reso disponibile a questo servizio per l’On Casini, opportuno, forse,  nella fase pre elettorale, assolutamente ininfluente, se non inutile e dannoso in quella odierna. Assai meno commendevole l’azione di coloro che semplicemente speravano e sperano di ottenere qualcosa in termini di speculativa rivalsa su coloro che dell’eredità patrimoniale della DC avevano fatto scempio, rendendosi responsabili di gravi reati e comportamenti illegittimi, tanto più infamanti, in quanto compiuti in spregio a una storia di  uomini, di comunità territoriali  e di un partito che hanno reso grande l’Italia.

Ettore Bonalberti
Venezia, 2 Aprile 2013



24 Marzo 2013

Dopo “ Piazza del Popolo della Libertà”

Duecento o trecentomila in Piazza del Popolo, per l’occasione diventata “Piazza del Popolo della Libertà”, poco importa. Resta il fatto che l’appello del Cavaliere alla mobilitazione è stato raccolto  e ancora una volta i fedelissimi sono scesi in piazza, pronti a combattere una nuova battaglia a fianco del loro leader.

Lotta all’oppressione burocratica, tributaria e giudiziaria le parole d’ordine di Berlusconi e l’occasione per levarsi alcuni macigni dalle tasche: Fini, Casini, Di Pietro e Ingroia; gli avversari delle ultime come delle prime ore, finiti miseramente dopo il voto di Febbraio, con l’aggravante per il duo bolognese di aver favorito, con il loro distinguo, quello 0,3 % grazie al quale Bersani e il PD si stanno prendendo tutto.

Rimotivare la base allo scontro, nel momento in cui la nuova quasi maggioranza parlamentare sta tentando di porre in essere la fuoriuscita del leader dell’opposizione,se non con il trucco dell’ineleggibilità o del conflitto di interessi, con l’aiutino mai venuto meno di certa magistratura compiacente. Era questo l’obiettivo nemmeno troppo nascosto della manifestazione romana del PdL.

Il Cavaliere non ci sta e, come deve aver chiaramente detto a Napolitano, non solo non si tira indietro, ma nemmeno starà fermo se l’occupazione già effettuata delle due massime cariche parlamentari, dovesse essere completata, con la presidenza del consiglio e quella della Repubblica, al partito che non ha raggiunto il 30 % dei consensi elettorali nel Paese.

Un nome per tutti fuori gioco: quello di Romano Prodi, all’elezione eventuale del quale potrebbe saltare la Santa Barbara nei rapporti politici e sociali in Italia. E se Bersani o altro PD dovesse guidare il governo, stavolta la Presidenza della Repubblica dovrà passare a un esponente del centro-destra, in attesa di un cambiamento del sistema con un presidente della Repubblica eletto direttamente dal popolo. Ottima materia di scambio per una legge elettorale a doppio turno, così cara ai vecchi del PCI, PDS, DS e sino alla maggioranza attuale del PD.

Netta anche l’alternativa all’altro tipo di populismo di Grillo, espressione, come ha sostenuto  Berlusconi, dei malumori diffusi e che ha portato in Parlamento una schiera di improvvisati deputati e senatori, molti dei quali  provenienti dai centri sociali, dai gruppi anarchici e di sinistra. Un movimento che, secondo il Cavaliere, irresponsabilmente Bersani tenta di blandire tentando di scambiare per il più elegante metodo denominato  “ scouting”  con la misera compravendita propria del trasformismo parlamentare, di cui, viceversa, Berlusconi e il centro-destra è chiamato a rispondere persino dal solito PM napoletano in cerca di pubblico consenso.

No, stavolta non siamo nel 1994 e sarà dura con la risposta venuta da Piazza del Popolo, far passare a Berlusconi la Via Crucis sperimentata tragicamente da Bettino Craxi alla fine della Prima Repubblica.

E se ne facciano una ragione i Santoro, le Annunziata e le Lilli Gruber di turno nei talk show televisivi alla moda: gli “impresentabili” sono tanti e nel Paese permane una grande componente di centro-destra, con cui se si vuole seriamente affrontare la grave situazione in cui versa l’Italia e l’Europa si dovrà necessariamente tenere rispettosamente conto.

Scorciatoie furbesche e trasformiste nel difficile equilibrio espresso dal voto non ce ne sono. O Bersani e il PD rivedono, come lo stesso Presidente Napolitano sembra aver suggerito, la loro strategia o la strada del ritorno alle urne sarà inevitabile.

Anche l’occupazione totale di tutte le casematte istituzionali se si dovesse verificare, con il clima che si respirava ieri a Piazza del Popolo, temo che si tradurrebbe in uno scontro che non si limiterebbe alle sole aule parlamentari.

La via di un diverso rapporto tra le due maggiori forze politiche e parlamentari, PD e PdL, sembra la più realisticamente perseguibile, se non si vogliono correre rischi di tipo greco o cipriota, e una campagna elettorale che finirebbe con l’imperniarsi tra due populismi di diversa natura, ma concorrente pericolosità: quello berlusconiano annunciato e quello programmatico del Movimento Cinque Stelle di Grillo.

Rete telematica e piazza, le armi comunicative del comico genovese; media televisivi e ritorno alla piazza, la risposta di Berlusconi pronto ad esercitare la sua egemonia sul fronte di centro-destra in un nuovo modi di organizzazione della politica: tanto sul piano della democrazia delegata nelle istituzioni, quanto su quello della democrazia diretta nelle piazze e nelle strade dell’Italia.

A sinistra, con la confusione ideologica che nel PD si ritrova, da Vendola a Renzi, e la crisi della stessa storica cinghia di trasmissione della CGIL, credo che sarebbe molto difficile una partecipazione alla pari con il confronto suddetto. Tutto ciò con gravi rischi per le stesse sorti democratiche dell’Italia.

Uno scenario inquietante, rispetto al quale la dirigenza del PD dovrà seriamente meditare. Farsi solleticare da certa magistratura militante o dai cecchini della sinistra interna, oltre al naufragio di Bersani, farebbe correre seri rischi al Paese che di tutto avrebbe necessità, fuorché di drammatiche avventure.

Un motivo in più anche per noi “DC non pentiti” per accelerare il difficile cammino che ci siamo proposti, al di là delle contraddittorie decisioni che, anche su di noi, un’incomprensibile magistratura con estrema fatica sta per assumere.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 24 Marzo 2013



17 Marzo 2013

Controllo totale dello Stato manca solo il Governo

Presidente della Repubblica Giorgio  Napolitano (PD), Presidente del Senato Piero  Grasso (PD), Presidente della Camera Laura Boldrini (SEL) : con meno del 30% dei voti il PD, con l’appendice di Vendola (SEL), fa il pieno delle cariche istituzionali.

Peggio che con la Legge Acerbo che, almeno prevedeva le preferenze, gli eredi di Togliatti, Longo e Berlinguer hanno raggiunto il massimo degli obiettivi possibili: la conquista delle ultime casematte istituzionali disponibili della Repubblica italiana. Manca solo il governo.

Grillini o montiani che siano i voti confluiti su Grasso al Senato, poco importa, almeno per adesso.  Restiamo in attesa di vedere cosa accadrà nei prossimi giorni, con l’incarico per la formazione del nuovo governo e, qualche mese  più in là, con l’elezione del successore di Napolitano. Montiani silenti e grillini spaccati. Cominciano i dolori del non più giovane Grillo.

L’Italia oggi è rappresentata a tutti i livelli da un partito che non rappresenta se non un quarto dell’intero elettorato, alla mercè del movimento-setta di un comico e/o di un professore ambizioso che sembra non avere più freni inibitori alla sua libidine di potere.

E tutto ciò con metà del Paese, i non votanti con le schede bianche e nulle e il centro-destra fuori da qualsiasi rappresentanza istituzionale.

Bersani dopo il voto aveva detto: “ Siamo arrivati primi ma non abbiamo vinto”. Ora potrebbe aggiungere: “ ci  siamo presi e ci stiamo prendendo tutto” tranne, forse, il governo reale del Paese.

Intanto, nel pieno di una crisi economica, finanziaria e occupazionale drammatica,  i centri sociali milanesi, ispirati alle tecniche di guerriglia dei black blocks tristemente noti nei drammatici fatti di Genova, hanno avviato la battaglia di primavera con l’assalto alle banche di Milano. Sono le prime concrete avvisaglie di ciò che potrà accadere in Italia dopo il voto di protesta riversatosi sul movimento cinque stelle: la rivolta sociale.

Il folle disegno bersaniano di un’alleanza palese con il movimento di Grillo cui ha offerto un cervellotico programma di otto punti, ha partorito l’en plein sulle istituzioni. Ora, per completare l’opera,  manca solo la testa dell’odiato Cavaliere e un nuovo presidente della Repubblica più duttile di quanto non sia stato sin qui, almeno a parole, Napolitano,

E ne vedremo delle belle, nel senso di una situazione sempre più grave e seria che, prima di sfociare in elezioni politiche anticipate, potrebbe riservarci momenti di tensione sociale assai più violenti di quelli che la nostra generazione ha sperimentato negli anni 60-70 al tempo delle BR.

Solo nei prossimi giorni potremo comprendere ciò che il voto alla Camera e al Senato comporterà sul piano delle scelte politiche e delle alleanze parlamentari.

Noi da “DC non pentiti” non staremo a guardare come osservatori impotenti, ma da attori partecipanti cercheremo di sviluppare il progetto da tempo annunciato: concorrere da democristiani a riunire quanti intendono costruire la sezione italiana del PPE.

Una riflessione seria si imporrà a quanti nel Pdl e nel PD, così come nella residua pattuglia centrista montiana, non possono condividere la deriva dominante perseguita da un partito minoritario nel Paese che sta creando i presupposti di una gestione antidemocratica e autoreferenziale  dell’Italia, supportato da una parte della magistratura militante che, come la “vecchia talpa” gramsciana, ha saputo scavare e sta facendo sino in fondo e bene il suo mestiere.

Con un Cavaliere dimezzato e braccato dalle procure, essendo l’uomo più perseguitato di tutta la storia repubblicana cui andrebbe assicurato almeno l’onore delle armi, è anche  tempo che i moderati dell’intero arco politico italiano comincino a pensare di costruire un nuovo soggetto politico autonomo e a muoversi con le loro gambe ritrovando le ragioni più profonde del loro stare insieme.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 17 Marzo 2013



2 Marzo 2013

Assemblea costituente e Costituente Popolare

La complessa situazione politica creatasi a seguito dello tsunami elettorale di Febbraio impone una seria riflessione nei quattro partiti rappresentati nel Parlamento nazionale.

Il Movimento 5 Stelle costituisce l’ultimo baluardo per la rappresentanza democratica del disagio sociale diffuso nel Paese, prima che possa sfociare nell’aggressivita’ di uno scontro di piazza derivante dalla frustrazione e rabbia non più latente tra la gente.

Astensione dal voto e consenso al movimento di Beppe Grillo costituiscono una miscela di quasi il 50% dell’elettorato (13 milioni tra astensione e schede bianche e nulle, e 8,7 milioni di voti a Grillo, sommati insieme fanno 21,7 milioni di elettori su 47), assolutamente distinto e distante dall’attuale organizzazione sistemica dell’Italia. Un’analisi del blocco sociale e culturale di questi due gruppi sarebbe oltremodo utile e opportuna al fine di formulare una piuì rigorosa valutazione di prospettiva.

Sara’ arduo, in ogni caso, per Grillo continuare a guidare dall’esterno i suoi deputati e senatori con gli ukase a colpi di tweet e di intimidatorie parole d’ordine. Prima o dopo, anche per loro, si porra’ il momento della partecipazione secondo le regole del parlamentarismo. In caso contrario saremmo di fronte a una sperimentazione di un nuovo autoritarismo giacobino con possibili esiti di tipo termidoriano.

Una seria riflessione si porra’ pure per il PD, “partito che non ha vinto pur essendo arrivato primo” e che, con la repentina apertura di Bersani al Movimento 5 stelle, si e’ infilato in un cul de sac senza prospettive. Renzi o non Renzi, se fallisse il tentativo di Bersani di formare il nuovo governo, una diversa sistemazione degli assetti interni e di strategia si imporra’ inevitabilmente in quel partito.

Del centrino di Monti e delle residue flebili appendici casiniane (perdita di voti UDC di oltre il 70%: dai 2 milioni del 2008 ai 608.000 del 2013!)  credo sia inutile discettare;  troppi sono stati gli errori e le inadempienze compiute prima e durante la campagna elettorale. Si tratta solo di capire se quel che resta di tale improvvisata compagine politica sia ancora interessato alla costruzione del PPE in Italia.

Materia di piu’ diretto nostro interesse e’ rappresentata da quanto e’ emerso ed emergera’ nello schieramento di centro-destra, Pdl–Lega, miracolosamente sopravvissuto alla devastante emorragia di consensi ( oltre 7 milioni di voti, - 6,3 milioni del Pdl (-46%) e 1,6 milioni della Lega (-54 %)) grazie alla riconfermata capacita’ di guida elettorale del Cavaliere e alla vittoria di Maroni in Lombardia.

Da tempo ragioniamo sui destini dell’area moderata, auspicando per l’Italia una rappresentazione dello scenario politico a misura delle culture prevalenti nella nostra storia nazionale e in quella dell’Europa.

Cosi’ come da quasi tre anni andiamo chiedendo una nuova non piu’ rinviabile assemblea costituente, con l’obiettivo di procedere all’aggiornamento della seconda parte della Costituzione del 1948 assolutamente obsoleta e superata nell’età della globalizzazione e di una crisi della governance europea da rifondare, allo stesso tempo sentiamo la necessità di concorrere a costruire in Italia la sezione del Partito Popolare Europeo quale riferimento politico organizzativo del voto dei moderati italiani.

E a tale prospettiva intendiamo partecipare  partendo dalla riunificazione di quanti sono ancora ispirati ai valori democratico cristiani, e ai cattolici e ai laici che, in coerenza con le indicazioni della Caritas in veritate, intendono inverare nella citta’ dell’uomo i principi della centralita’ della persona, della famiglia e dei corpi intermedi, grazie a politiche ispirate ai principi della  sussidiarieta’ e solidarieta’.

Avevamo offerto questa disponibilita’ al presidente Monti prima del voto di Febbraio, da democristiani che, con il XIX Congresso nazionale, hanno deciso di continuare l’esperienza politica del partito di De Gasperi e di Moro, partito mai sciolto secondo la sentenza della Suprema Corte.

Velleitari egoismi rivelatisi suicidi hanno impedito che tale obiettivo si avverasse. Siamo pronti a reiterare l’invito a Monti e agli amici dell’UDC e con loro a quanti nel Pdl, a partire da Alfano, Giovanardi, Rotondi e Formigoni, sono interessati a questa prospettiva. Per Silvio Berlusconi, fossimo in un Paese normale, una soluzione pacifica andrebbe trovata, senza continuare quella storia della colonna infame che lo perseguita dal momento della sua discesa in campo.

Siamo anche attenti all’evoluzione che Maroni e Tosi hanno, seppur ancora timidamente, indicato per la Lega. L’idea delle macroregioni quale progetto di ricostruzione del sistema Italia nella nuova governance dell’Europa e’ tema che, dal tempo del suo teorico Miglio, ci intriga e sul quale vorremmo insieme approfondire ragioni e funzionalità, così come siamo interessati a un’evoluzione di quel movimento a base territoriale verso il popolarismo nelle forme e modalita’ che autonomamente intenderanno sviluppare.

Costituente popolare italiana e richiesta dell’Assemblea costituente per l’aggiornamento della carta costituzionale, sono due tasselli essenziali del nostro progetto politico, unitamente a politiche economiche fondate sui principi dell’economia civile senza la quale l’attuale fase di sviluppo del capitalismo non ha prospettive.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Roma 2 Marzo 2013



28 Febbraio 2013

Io triumphe

Io triumphe, come scriveva il mitico Gianni Brera, per la splendida vittoria di Maroni e del Pdl in Lombardia. Il buon governo del ventennio formigoniano potrà continuare con rinnovato impegno e, ci auguriamo, una più attenta scelta degli uomini in Giunta e nel Consiglio.

Una lista civica di Maroni ha ottenuto tra i lumbard oltre il 10 %, più di quanto non abbia incassato la civica di Monti. E' la nuova strada da battere, quella che con Tosi abbiamo cercato di intravedere anche noi per il Veneto.Non ho nascosto le mie preferenze elettorali prima del voto e a maggior ragione le ripropongo dopo lo tsunami di Febbraio.

In Lombardia si giocava la partita più importante, non solo per accertare se i cittadini lombardi (dopo le inchieste giudiziarie che hanno colpito trasversalmente tutti i partiti, dal maestro Penati, già capo della segreteria di Bersani, allo stesso governatore Formigoni le cui responsabilità penali sono tutte da verificare)  avessero intenzione di abbandonare il buon governo che da quasi vent’anni è stato garantito dal neo senatore pidiellino.

Un governo che aveva fatto dell’autonomia e della sussidiarietà i criteri ispiratori delle politiche proprie di una regione-stato come la Lombardia, uno dei quattro motori regionali dell’Europa con Rhone-Alpes-Baden Wuttenberg e Catalogna.

Qui si giocava anche la partita più importante per l’assegnazione della maggioranza dei seggi al Senato, insieme alla regione Lazio, Sicilia e Campania. Non ci fossero state le liste di Monti e Giannino, il centro-destra avrebbe vinto a livello nazionale. Si aggiunga la variabile Albertini nella contesa regionale lombarda che ha reso ancor più complicata la corsa di Maroni.

Alla fine, però, l’alleanza Pdl-Lega ha tenuto con il fatto politico rilevante di una lista civica intestata a Maroni che ha raccolto consensi oltre e al di là di quelli propri della Lega. Un esperimento non difforme da quello fatto da Tosi per il rinnovo del consiglio comunale di Verona.

Nonostante l’enorme emorragia di voti di Lega e Pdl verso il M5S di Grillo e l’astensione, sul voto regionale, Ambrosoli guadagna oltre il 5 % sui risultati che aveva ottenuto il precedente candidato del centro-sinistra nel 2010, ma resta sotto del 5% da Maroni  che diventa così il nuovo governatore lombardo.

Luca Zaia , alla luce del crollo del consenso leghista veneto, se la prende con Flavio Tosi imputandogli l’incontro con i DC del Veneto a tre giorni dal voto politico. Forse Zaia ritiene che senza quell’incontro la Lega avrebbe avuto un risultato diverso? Davvero pensa che sia bastato evocare un timido approccio, un confronto serio e interessato oltre l’annunciata fine della seconda repubblica, per provocare il crollo dei consensi alla Lega e al Pdl?

Considero Zaia un intelligente politico e una delle migliori risorse espresse dalla Lega veneta in questi trent’anni della sua esistenza e oso sperare non cada in quella sufficienza presuntuosa con cui spesso interviene nel dibattito politico.

Se crede di poter replicare nel 2015 la felice corsa del 2010, alla quale anche noi dc veneti abbiamo assicurato il sostegno, credo commetta un grave errore di miopia politica.

Quanto è accaduto con il voto di Febbraio impone a tutti i partiti una seria riflessione sul loro modo di essere, di comunicare e di rapportarsi con i cittadini elettori.

Noi DC, rigenerati dopo vent’anni di assenza dal potere, constatiamo l’insufficienza delle culture che si sono confrontate nella recente contesa elettorale e siamo seriamente preoccupati per l’ingovernabilità in cui è caduta l’Italia.

Condividiamo con Zaia l’idea che non si possa e debba partire dal contenitore ma da un serio confronto di strategie e contenuti politici. Quelli che in un breve incontro con Tosi abbiamo solo abbozzato riservandoci di approfondirli in un convegno ad hoc post elettorale.

Abbiamo troppo forte in noi il valore dell’autonomia locale al centro del sistema unitario dell’Italia di cui costatiamo l’insufficienza di un sistema istituzionale così come configurato dalla Costituzione del 1948 e che la veloce e improvvisata modifica del Titolo V ha reso ancor più complesso e irrazionale.

Ecco perché da anni siamo interessati al progetto di macroregione così come a suo tempo  fu teorizzato da Gianfranco Miglio. Ed è su questo tema, caro Zaia, che vorremmo confrontarci con la Lega per ricercare possibili convergenze in ordine al nuovo assetto istituzionale di un’Italia federale con 5 o 6 macroregioni in grado di rapportarsi più correttamente e funzionalmente con una governance europea tutta da reinventare.

Come si potrà notare trattasi di un progetto e di una prospettiva che va ben al di là di calcoli miopi  di mera ricostruzione a tavolino di nuovi contenitori politici a sommatoria non sempre positiva. Certo non siamo contrari all’idea della nascita di un partito del Nord a somiglianza della CSU bavarese, antico sogno di Bisaglia, Bernini e  di altri autorevoli democristiani veneti, inserito a pieno titolo nel popolarismo europeo.

Un’ eventuale federazione, come in Germania, di questo partito con la sezione italiana del PPE che è il progetto fondamentale della DC, sarebbe da noi fortemente auspicata.

 A questa prospettiva noi DC veneti prestiamo seria attenzione e ci auguriamo che con Tosi e Zaia si possa concretamente approfondire in un serio confronto scevro da egoistici particolarismi. La nostra attuale condizione di “medici scalzi”, senza potere e senza risorse, ci rende da questo punto di vista assolutamente credibili. E non lo facciamo per noi, ormai sul viale del tramonto della vita, ma, soprattutto, per quei tanti giovani senza speranza ai quali sentiamo il dovere di consegnare il testimone di una cultura e di una tradizione politica che hanno fatto grandi l’Italia e il nostro amato Veneto.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 28 Febbraio 2013



26 Febbraio 2013

Lo tsunami del voto

E’ la fine della Seconda Repubblica. Un autentico tsunami della politica italiana che, come nelle peggiori fasi di transizione, determina un primo risultato: l’ingovernabilita’.

Si sono scontrate inesistenti culture politiche in una battaglia incentrata sul pregiudizio e sotto l’azione di una crisi morale, sociale, economica, politica e culturale rappresentata dalle seguenti cifre: il 25 % degli elettori non hanno partecipato al voto; oltre un milione di schede bianche e nulle e il trionfo previsto, ma non nei termini attuali, di un movimento, quello di Grillo, che diventa la prima forza politica alla Camera e la terza al Senato.

Trattasi di un fenomeno nuovo e diverso nella storia politica italiana che andra’ analizzato con molta attenzione a partire dall’esame del blocco sociale e culturale che lo alimenta, con consensi distribuiti su tutto l’arco dell’elettorato, a partire da quel 35 % di disoccupazione giovanile che, al Nord come al Sud, e’ stato probabilmente uno dei fattori decisivi del suo successo. “Homines novis” e sconosciuti sono attesi alla prova dell’esperienza parlamentare;  sono stati portati in Parlamento da un guru che ha introdotto un nuovo sistema di comunicazione nella politica, restando esterno al luogo delle scelte legislative,.

Scompaiono forze storiche come quella dei radicali e quella di piu’ recente conio dell’Italia dei valori di Di Pietro, la cui alleanza con Ingroia e il partito dei giudici, presentatasi al giudizio degli elettori, e’ stata sonoramente bocciata. E ora, mentre Ingroia annuncia, senza alcun pudore, che restera’ a svolgere il doppio ruolo di politico e di magistrato, al trattorista di Montenero di Bisaccia si apre il difficile mestiere dell’avvocato, sperando che non sia quello delle “cause perse”.

Pdl, PD e UDC in un colpo solo perdono oltre 11 milioni di voti quasi tutti riversati, nell’astensione e/o nel voto al movimento cinque stelle. Per l’UDC e’ evidente pure la trasfusione a favore del più attraente Monti.

Blocco al Senato e ingovernabilita’ sono accompagnati da due grandi anomalie, mai presenti prima nella storia della Repubblica. Da una parte, il primo partito alla Camera, e’ guidato da un leader extra parlamentare, Beppe Grillo, che si definisce portavoce o megafono degli eletti e degli elettori che hanno riversato su di lui la rabbia e la frustrazione di un Paese che non ce la fa piu’. Dall’altra, quella di un Presidente del Consiglio uscente, senatore a vita a capo di un partito “civico” che ha perduto per strada i suoi alleati piu’ forti, gli stagionati Fini e Casini.

Avevano sperato in un tram chiamato desiderio. Il loro sogno si e’ trasformato in un incubo e quel tram in un lugubre carro funebre. Per Gianfranco Fini e’  la morte politica e la  scomparsa dallo scranno parlamentare: dalle stelle alle stalle.  Per Casini,  il funerale del suo partito sceso sotto il 2 % e con una lunga fila di cadaveri lasciati sul campo: dal segretario facente funzione Lorenzo Cesa a Rocco Buttiglione e alla povera transfuga Binetti.  Casini e’ riuscito a perdere quasi 1.500.000 voti, dai 2.050.229 del 2008 ai 608.292 del 2013. Un disastro di guida politica, espresso dall’ex allievo in servizio permanente effettivo, prima di Bisaglia e poi di Forlani.

Esecutore testamentario? Il professore della Bocconi, senatore a vita Mario Monti che, solo per il rotto della cuffia, alla Camera e al Senato riesce a superare le soglie di sbarramento e a portare un manipolo di fedelissimi (?!) in Parlamento.

Unico risultato raggiunto: contribuire in maniera decisiva alla sconfitta del centro-destra che, ancora una volta, ha dimostrato di essere vivo e vegeto nonostante la profonda emorragia di voti (- 20% rispetto al 2008). Senza Monti e lo smemorato Giannino i moderati sarebbero ancora maggioranza.

A Mario Monti, Berlusconi aveva offerto di guidare l’area dei moderati sotto le insegne del popolarismo europeo. Noi stessi eravamo pronti a sostenere questo progetto. Il bocconiano gradito ai poteri forti europei ha preferito correre in proprio, subendo il veto di Casini sulla DC e ora rischia la perdita del credito su di lui riversato da Napolitano e Bersani rimasti drammaticamente senza stampella, o, per lo meno, con un supporto insufficiente alla bisogna.

La presunzione del Professore gli ha fatto perdere la presidenza del Consiglio e, probabilmente, anche quella al supremo Colle. Romano Prodi e’ pronto in lista di attesa.

Il Cavaliere ha combattuto forse la sua ultima battaglia riuscendo in un’impresa memorabile alla sua eta’: un recupero di consensi in meno di due mesi di campagna elettorale che ha dell’incredibile. E, cosi’, dopo  la sesta volta,  egli  rappresenta ancora un terzo dell’elettorato italiano che la sinistra continua  a disprezzare dall’alto di una presunzione intellettuale incomprensibile, ridicola e distruttiva.

Doveva essere una passeggiata per Bersani e compagni e invece, solo per una manciata di  voti alla Camera (+0,4 % pari a + 124.000 voti) riesce a lucrare la rappresentanza bulgara di una legge, il porcellum, degna della vituperata legge Acerbo di mussoliniana memoria; al Senato a essere sconfitto in tutte le regioni chiave: Lombardia, Veneto, Sicilia e persino nelle Puglie del garrulo governatore Nichi Vendola, annunciato futuro ministro. Alla fine, 3.700.000 voti in meno di quelli avuti da Veltroni alle elezioni del 2008 e la montante rabbia dei militanti per il mancato utilizzo del giovane Renzi.

La Lega subisce un tracollo enorme nel Veneto e, complessivamente, a livello nazionale (1.600.000 voti in meno rispetto agli oltre tre milioni del 2008) anche se la vittoria ( all’ora in cui scrivo sembra confermata) di Maroni in regione  Lombardia rinsalda l’alleanza con il Pdl e tiene in vita il sogno della macroregione padana. Si aprira’, in ogni caso, al suo interno un confronto chiarificatore che seguiremo con molta attenzione.

Aspettiamo le prime mosse che competono a chi formalmente ha il compito di compierle. Se Bersani, forte di numeri falsati rispetto alla rappresentanza reale nel Paese, pensasse di chiudere la partita istituzionale ( Presidenza delle due Camere e presidenza della Repubblica) alla stessa maniera in cui Romano Prodi fece nel 2006 ( il pienone a favore della sinistra) e, magari, strizzando l’occhio ai grillini, credo che stavolta dal voto di protesta l’Italia rischiera’ molto di più della simbolica discesa in campo delle massaie con le pentole di sudamericana memoria, essendo a rischio la stessa tenuta unitaria del sistema Paese.

Da democristiani, impegnati oggi piu’ di prima alla costruzione della sezione italiana del PPE, con quanti sono interessati  a riportare il confronto politico sul piano delle culture reali esistenti nella nostra storia e in Europa, seguiremo con molta attenzione e da osservatori partecipanti  cio’ che accadra’ nel Parlamento e nel Paese nei prossimi giorni.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 26 Febbraio 2013



17 Febbraio 2013

Avviato il confronto tra  DC e Lega nel Veneto

Si sono riuniti ieri oltre cinquanta rappresentanti della DC delle diverse province venete a Grisignano di Zocco ( Vicenza) con il segretario nazionale, On Gianni Fontana, per fare il punto della situazione dopo la direzione nazionale del partito del 14 febbraio scorso e per incontrare il segretario regionale della Lega e Sindaco di Verona, Flavio Tosi.

Un  incontro per molti versi straordinario perche’ era la prima volta che avveniva un franco scambio di opinioni  tra gli eredi della balena bianca veneta e il rappresentante del movimento che di quella tradizione, almeno sul piano elettorale, in molte province venete aveva ereditato parte non indifferente di quel consenso.

Qualche amico ci aveva rimproverato la tempistica di programmazione dell’incontro immediatamente alla vigilia del voto di Febbraio. Gianni Fontana con estrema chiarezza ha ricordato che non si era deciso di incontrare Tosi con l’obiettivo di “offrire vasi a Samo”.

Ricordando cosa scrisse Dossetti in ricordo di Lazzati nel giugno del 1994, citando il salmo 21 di Isaia: “ sentinella quanto resta della notte?”, Fontana ha evidenziato che la DC, impedita di partecipare alle prossime elezioni da chi illegittimamente da anni utilizza il simbolo del partito che fu e appartiene alla DC storica,  partito mai sciolto, sta assistendo con preoccupazione e vigilante attenzione  alla terribile notte in cui sembra caduta la politica, la società italiana e la stessa Chiesa, dopo il gesto di straordinaria carita’ e speranza della rinuncia di Papa Benedetto XVI.

La notte della politica, ha ricordato Fontana, al tramonto avanzato della seconda repubblica  porta con se’ i segni  degli ultimi fuochi di traballanti leadership:  quella di Bersani, sopravvissuto grazie alla persistente egemonia dell’apparato sulla novita’ di Renzi, e dello stesso Berlusconi costretto all’ultimo giro di valzer per assenza di un’alternativa forte e credibile nel suo schieramento.

Siamo percio’ interessati, ha aggiunto Fontana,  a scrutare cio’ che annuncia l’aurora. “ Scrutiamo il cielo e rivolgiamo lo sguardo a Oriente per intravedere i bagliori dell’alba e per ritrovare la speranza. Qualche segnale di novita’ lo abbiamo colto proprio nell’esperienza nuova e diversa che  nella Lega ha rappresentato e rappresenta Flavio Tosi. Si tratta di prefigurare qualcosa di nuovo sotto il cielo dopo che, il voto di febbraio, avra’ reso definitivamente morta e sepolta l’esperienza della seconda repubblica”.

Certo, ha continuato il segretario nazionale della DC, permangono molti e forti distinguo  tra la DC e la Lega, ma siamo interessati al confronto e ad aprire un dialogo serio gia’ a partire dalle prossime elezioni amministrative e in prospettiva regionale ed europea.

Flavio Tosi e’ intervenuto evidenziando come siano molti i principi e i valori di fondo che la Lega condivide con la storia e la tradizione migliore della Democrazia cristiana, anch’ egli convinto della necessita’, gia’ da lui sperimentata con non poche difficolta’ all’interno della Lega, di una fase nuova della politica italiana che sta vivendo forse il momento piu’ difficile di tutta la storia del dopoguerra.

“Temo che più che un vincitore le prossime elezioni si concluderanno con molti perdenti” ha ricordato il leader leghista, che ha poi affermato : “e’ viva e sentita l’esigenza, a partire dal Veneto, di un contenitore in grado di raccogliere le nostre diverse esperienze per ricostruire il modo di fare politica credendo in qualche cosa che riconosciamo come il “bene comune” e motivati dalla passione civile”

Tosi era giunto all’incontro con la DC dopo che era stato firmato  proprio ieri, 16 febbraio,  a Sirmione il “patto” per la macroregione del nord. A sottoscriverlo, al Grand Hotel Terme in una sala affollata di militanti leghisti, il candidato alla presidenza della Regione Lombardia, Roberto Maroni e i governatori del Piemonte, Roberto Cota, del Veneto, Luca Zaia e del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo.

Si tratta di un patto per il "coordinamento del territorio in tutti i suoi aspetti e l'agricoltura e' uno dei primi punti". Inoltre, "poiche' le politiche agricole sono in gran parte di competenza europea, il ruolo della macroregione in questo settore e' fondamentale". La scelta di Sirmione, poi, e' presto spiegata: "La macroregione va da Torino a Trieste e Sirmione e' a meta' a strada". "Sono un po' emozionato, il problema è che adesso mi tocca vincere in Lombardia" ha scherzato il segretario federale delle Lega subito dopo la firma. L'ex ministro dell'Interno ha fatto di questo progetto un punto centrale del proprio programma per la corsa alla presidenza della Lombardia.

Un fatto e un patto di forte significato politico e istituzionale come ho avuto modo di rilevare nell’incontro con Tosi, giunto da Sirmione qualche ora dopo la firma di quel patto, ricordando che il tema della macroregione e delle macroregioni italiane, e’ da tempo nell’agenda dei democratici cristiani, da sempre fautori della centralita’ delle autonomie locali e non insensibili a quanto il compianto prof. Miglio alla fine degli anni’80 teorizzo’ con lucida analisi politico istituzionale sul tema.

Un tema tanto piu’ attuale e rilevante nel momento in cui e’ venuto meno il ruolo dello stato nazionale ( perdita della funzione della moneta e, sostanzialmente, della stessa difesa e con una giustizia, spesso utilizzata come strumento di invasione impropria sul terreno della politica e  sempre piu’ tributaria e subalterna a quella europea,) e con una governance europea di difficilissima funzionalita’ operativa e di scarsa o nulla rappresentativita’ democratica.

Insomma, mentre a Febbraio, la DC orientera’ il suo voto sui partiti che si riconoscono nella volonta’ di costruire la sezione italiana del PPE, da ricondurre agli ideali dei padri fondatori, a partire dal Veneto e dalle prossime elezioni amministrative, in cui saranno interessati 45 comuni della nostra regione, il confronto e il dialogo con la Lega di Tosi e' gia' nell’agenda del partito.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 17 Febbraio 2013



12 Febbraio 2013

Il mio commento

Nulla o poco da aggiungere all’intelligente e totalmente condivisa analisi redatta dall’amico Giannone sulla “renuntiatio” di Papa Benedetto XVI.

Stavo completando la lettura del primo libro di Papa Ratzinger sulla vita di Gesù quando, ieri mattina dalla TV mi e’ giunta verso mezzogiorno la notizia delle dimissioni del Papa annunciate nel Concistoro riunito nella solennita’ della Madonna di Lourdes.

Un sentimento di incredulita’ e di sgomento mi ha assalito, come credo abbiano provato molti cattolici in tutto il mondo, subito mitigato dalla certezza nella Fede che il Signore e’ con noi e lo sara’ sempre e fino alla fine dei secoli.

Dolore per la perdita di una guida spirituale tra le piu’ alte avute nella mia vita unito alla Speranza che lo Spirito Santo ancora una volta assistera’ il collegio cardinalizio riunito nel prossimo  Conclave nella scelta del successore.

Papa Ratzinger e’ il sesto Pontefice conosciuto dalla mia generazione, dopo Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, e Giovanni Paolo II. Ognuno di loro ha lasciato tracce indelebili nella nostra formazione cattolica e nel senso di appartenenza al Popolo di Dio.

Papa Ratzinger e’ il Papa della nostra ultima eta’, quello che piu’ di tutti ci ha fatto riflettere sui pericoli del Maligno presente in noi, tra di noi e nella stessa Chiesa. E’, soprattutto, il Papa della sua prima grande enciclica “Deus caritas est” che ci ha ricordato essere l’Amore la cifra in cui si concentra la stessa sostanza del Supremo e la condizione indispensabile per la nostra Fede.

Infine e’ il Papa della “Caritas in veritate”, autentico faro per il nostro navigare nella citta’ dell’uomo. La bussola che, attualizzando la dottrina sociale della Chiesa dalla Rerum Novarum di Leone XIII  e dopo le encicliche giovannee  (Mater et Magistra e Pacem in Terris),  paoline ( Populorum progressio e Octogesima Aveniens) e wojtylane (Laborem exercens, Sollicitudo rei socialis, Centesimus Annus), sta alla base delle nostre stesse scelte che, con tanti limiti ed errori, tentiamo di realizzare, sul piano della nostra personale e autonoma responsabilita’ in  politica.

Le tremende questioni analizzate dal prof Giannone nel suo lucidissimo articolo, sulle quali ha dovuto confrontarsi Papa Ratzinger, dal discorso di Ratisbona, agli ultimi interventi al collegio dei Bernardins a Parigi e al Bundestag di Berlino,  sono la pesante eredita’ che, accanto ai problemi aperti all’interno della stessa Chiesa, il nuovo Pontefice dovra’ affrontare.

Il gesto per certi versi rivoluzionario, dopo sette secoli, delle dimissioni del Papa, deve farci riflettere tutti noi che ci sentiamo parte del Popolo di Dio: cardinali, vescovi, preti, suore e laici. E’ tempo di superare assurdi contrasti e tiepidi accomodamenti con le derive relativistiche imperanti e riunirci attorno al primato di Pietro, nella riconferma della difesa assoluta dei valori non negoziabili  con la fede nel Signore che non ci abbandona se solo seguiamo fedelmente la sua volonta’.

Ettore Bonalberti
Vice Presidente ALEF (Associazione Liberi e Forti)
Venezia, 12 Febbraio 2013



12 Febbraio 2013

Le dimissioni del Papa Benedetto XVI: una grande responsabilità del Popolo di Dio.

Dopo Paolo VI e Giovanni Paolo II anche Benedetto XVI ha continuato il Magistero della Chiesa sulla centralità e dignità della persona e sulla dottrina sociale, integrata dall'Enciclica "Caritas in Veritate". Benedetto XVI ha continuato con frequenza a manifestare appelli pubblici ai cristiani per un impegno nella società e nella politica per ricercare le scelte per il miglioramento del bene comune; ha richiamato sempre i cattolici ad essere coerenti con i principi del Vangelo di Gesù Cristo; ha richiamato l'uomo a non farsi attrarre da alcuni mali della società globale: il relativismo, il nichilismo, l'edonismo sfrenato, la ricerca del solo benessere economico, della eliminazione di DIO dalla vita pubblica, dello sfruttamento dei minori e della sopraffazione da parte dei Paesi più ricchi sui Paesi più poveri, che in molti casi vengono depredati delle loro risorse naturali.

Benedetto XVI ha continuato a rivolgere l'invito a tutti di "aprire le porte a Gesù Cristo" e di proseguire l'appello ai giovani di "...di avere il coraggio di spendere la propria vita per seguire Gesù...". Tra i richiami più forti del Magistero di Benedetto XVI va ricordato quello frequente alla tutela dei "valori non negoziabili" che sono "l'architrave della dottrina sociale della Chiesa": la difesa della vita (dall'inizio alla fine: no all'aborto, no all'eutanasia), la tutela della famiglia naturale, antropologica, formata da un uomo e una donna, la procreazione responsabile, la libertà di educazione, la tutela della dignità della persona. Avere ribadito con fermezza e senza compromessi questi valori della Chiesa cattolica ha causato forti critiche e dissensi non solo in coloro che fanno riferimento a culture diverse e sono ostili ai cristiani, ma anche in molti stessi cattolici (chierici e laici senza distinzioni). Benedetto XVI ha più volte spiegato i grandi mali che affliggono la Chiesa sia prima di essere nominato Papa (..."bisogna eliminare la sporcizia che c'e' nella Chiesa...." -ultima via Crucis di Giovanni Paolo II-), sia durante il Suo Pontificato, quando ha affermato che "...i mali e nemici peggiori sono all'interno della Chiesa e non all'esterno...".

Questi nemici, proviamo a riepilogarli, sono da sempre già noti a tutti e semmai si sono rafforzati nel terzo millennio, nell'era della globalizzazione (la massoneria, il comunismo, il relativismo, il nichilismo e la tecnocrazia senza DIO, le sette religiose anti cristiane, i fondamentalisti e terroristi islamici, specie dopo il discorso del Papa, il massimo teologo Ratzinger, tenuto in Germania all'Università di Ratisbona. Purtroppo "il popolo di DIO" e' rimasto sordo agli appelli e al Magistero di Benedetto XVI e questa sordità e spesso ostilità ha pesato enormemente sulle responsabilità del Papa dei tempi di Internet, di Twitter dell'era digitale. Hanno poi contribuito alcuni enormi scandali di membri della Chiesa su temi sensibili, quali: la pedofilia, la grande finanza internazionale, le correnti di pensiero a favore del matrimonio dei sacerdoti e del sacerdozio delle donne, della liberalizzazione indiscriminata dell'uso dei contraccettivi e dei metodi contro la creazione di nuove nascite.

Questi "scandali" e forti contrasti hanno forse pesato, sulle naturali fragilità di un uomo, di un anziano di 85 anni come l'uomo Ratzinger, ma a nostro avviso, in modo assai minore sul Papa Benedetto XVI. Hanno invece pesato enormemente: la sordità l'incoerenza, l'ostilità di molta parte del Popolo di DIO, unite a tanta arroganza intellettuale di tipo laicista. Queste a nostro avviso, sono alcuni motivi che, forse, hanno convinto Benedetto XVI, con la spinta della luce dello Spirito Santo, a dare un segnale forte all'umanità e in primis ai Cristiani: vorranno alimentare i valori della propria Fede e tutelare e affermare la propria identità oltre all'impegno di evangelizzare e portare il messaggio di Gesù a tutti gli esseri umani? "....La Chiesa e' formata dal Popolo di DIO, in tutti i suoi componenti, nella circolarità di tutti i ruoli: cardinali, vescovi, preti, suore, laici di qualunque livello sociale; tutti insieme con lo spirito di DIO, attraverso l'Eucarestia, aiutano e sostengono il Papa nella missione che Gesù affido' a San Pietro, primo Papa della Chiesa. (Questi principi, qui sintetizzati certamente in modo approssimato e incompleto, sono i riferimenti di una lezione magistrale ovvero di una riflessione fatta dal Cardinale S.E. Angelo Scola, Arcivescovo di Milano (nella chiesa di San Giovanni in Laterano a Milano la sera del 15 Gennaio di quest'anno).

Le dimissioni di Benedetto XVI segneranno una svolta storica se il popolo di DIO si rinnoverà profondamente nelle coscienze, se ritroverà l'impegno e l'entusiasmo di vivere e appartenere al Corpo mistico di Cristo e di aiutare e seguire in obbedienza il Magistero del Papa che avrà l'onore, il privilegio e la grande responsabilità di guidare la Chiesa dopo il grande Papa Benedetto XVI.

A nostro avviso, tutti coloro che ritengono che un Papa non deve e non può scendere dalla Croce ovvero che deve arrivare fino alla fine della sua vita con il suo martirio, si dovranno ricredere e fare atto di contrizione, chiedendo in coscienza scusa a Benedetto XVI perché e' già da oggi che comincia il Suo vero martirio, ancora di più dal 1 Marzo quando non potrà più replicare ad alcuno ne in privato e ne' in pubblico.

Rivolgiamo la nostra preghiera alla Madonna di Lourdes nel 155^ anniversario della Sua prima apparizione a Bernadette, preghiamola per la salute fisica e spirituale del Papa Benedetto XVI e per il bene e l'unita' della Chiesa cattolica

In Jesu et Maria
Antonino Giannone
Vice Presidente ALEF (Associazione Liberi e Forti)



9 Febbraio 2013

Incontro dei DC veneti con Flavio Tosi. Ripartiamo dagli enti locali

Non saremo presenti con il nostro glorioso scudocrociato alle prossime elezioni politiche. Il narcisismo impenitente di Pierferdinando Casini con la complicita’ di qualche ascaro e una legge elettorale tragicomica, hanno determinato la nostra esclusione.

A queste scorribande guidate dal “Fagiolino bolognese” si aggiungono quelle piu’ coperte dei disperati epigoni del famigerato compromesso di Cannes, terrorizzati dall’idea che la DC, partito mai sciolto per decisione definitiva e irrevocabile della suprema corte di cassazione, possa tornare sulla scena politica italiana e  europea.

Noi continuiamo a crederci e a batterci per questo.  Lo faremo in tutte le sedi giurisdizionali e amministrative italiane ed europee, per far valere i nostri buoni diritti di eredi legittimi della DC storica,  con tutti i soci DC del 1992 che hanno rinnovato l’adesione al partito.

Ormai la partita si gioca tra chi, come noi e molti altri amici impegnati  su versanti esterni, ma non contrastanti, intendono rilanciare la DC, con una proposta politica e programmatica, organizzazione, regole e uomini all’altezza dei bisogni dell’Italia di oggi e chi, invece, ha tutto l’interesse a  che cio’ non accada.

Alle elezioni del 23 e 24 Febbraio la nostra scelta non potra’ che cadere su quei partiti e candidati che condividendo i nostri stessi valori sono interessati a concorrere con noi “DC non pentiti” alla costruzione della sezione italiana del PPE, da ricondurre all’ispirazione originaria dei padri fondatori.

Nel Veneto e in altre parti dell’Italia i nostri riferimenti restano essenzialmente alcuni candidati del PdL e della Lega, mentre non possiamo sostenere chi, come Mario Monti e i suoi supporters Casini e Fini hanno impedito che si realizzasse quella ricomposizione dell’area moderata verso il PPE, con la partecipazione diretta della Democrazia Cristiana uscita dal XIX Congresso nazionale.

Ci dispiace per qualche nostro amico folgorato sulla via del montismo, che tutto promette fuorche’ la  condivisione dei nostri obiettivi e la salvaguardia dei nostri valori.

Ci resta la speranza che, dopo il voto, si possa riprendere il cammino comune verso il PPE.

Non essendo direttamente in campo alle elezioni politiche di Febbraio il nostro prossimo obiettivo e’ rappresentato dalle elezioni amministrative di primavera.

Elezioni regionali del Friuli V.Giulia e rinnovi di molti consigli comunali nel triveneto e nel resto d’Italia, saranno il banco di prova delle liste democristiane e/o  dei democristiani in liste civiche, impegnati a far nascere nei consigli comunali i gruppi della DC.

Ecco perche’ abbiamo deciso con il segretario politico nazionale, Gianni Fontana, di incontrare Flavio Tosi, il prossimo 15 Febbraio con gli amici DC del Veneto. Tosi e’ il sindaco piu’ amato dai suoi concittadini, secondo un recente sondaggio nazionale. Un esempio di buon governo che continua la grande tradizione democratico cristiana della nobile citta’ scaligera.

Ripartire dagli enti locali, come nella migliore tradizione sturziana e degasperiana, e incontrare uno dei modelli esemplari presenti nel nostro Veneto con la capacita’ di rappresentare un punto di riferimento sempre piu’ interessante anche a livello nazionale, ci sembra il modo migliore per ricominciare.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 9 Febbraio 2013



2 Febbraio 2013

Il nostro impegno dopo le scandalose sentenze

La DC, partito mai sciolto, che ha ricostituito i suoi organi con il XIX Congresso nazionale del 10 e 11 Novembre 2012, grazie alla partecipazione dei soci DC 1992 i quali, rinnovando l’adesione al partito, hanno eletto all’unanimita’ Gianni Fontana alla segreteria nazionale, non  potra’ partecipare alle prossime elezioni politiche del 23 e 24 Febbraio.

I soci DC del 1992, unici eredi legittimi della Democrazia Cristiana, cosi’ come definitivamente sancito dalla sentenza n. 25999 del 23 dicembre 2010 delle sezioni civili riunite della Cassazione, hanno deciso di continuare su basi rinnovate l’attivita’ politica della Democrazia Cristiana. Le recenti sentenze del tribunale di Roma e della sezione della Cassazione per la materia elettorale favorevoli alla decisione del Ministero degli interni  sulla “confondibilita’” dei simboli dello scudocrociato della DC con quello di Casini, privilegiando quest’ultimo, hanno determinato l’assurda situazione per cui un simbolo di proprieta’ della DC storica, illegittimamente usato da Buttiglione prima con il CDU e da Casini poi con l’UDC, puo’ essere  ancora usato da Casini, togliendo ai legittimi eredi la possibilitàa’di concorrere alle prossime elezioni.

La nostra battaglia dopo il TAR del Lazio, dichiaratosi incompetente per materia, continuera’ al Consiglio di Stato e in tutte le sedi giurisdizionali e  amministrative italiane e europee, sino a che non venga riconosciuta la piena ed esclusiva legittimita’ della proprieta’ e dell’uso del simbolo dello scudocrociato agli unici eredi della Democrazia Cristiana, così come indicato dalla sentenza della suprema corte.

Siamo di fronte a due emergenze: quella della difesa del simbolo e della stessa nostra capacita’ di rappresentanza della continuita’ della DC storica e quella della scadenza elettorale di Febbraio, rispetto alla quale la vicenda del simbolo e la conseguente impossibilita’ di presentazione della nostra lista va valutata come un’opportunita’ più che una criticita’.

Abbiamo la necessita’ di tenere separati, ma non in opposizione le due fasi: quella elettorale di Febbraio e quella strategica generale. Va tenuto presente che obiettivo strategico e’ quello definito nella relazione congressuale del segretario nazionale Gianni Fontana: concorrere da democristiani alla costruzione della sezione italiana del PPE. Cio’ comporta, come ha detto Fontana, l’esigenza di valutare programmi, partiti e candidati coerenti con i nostri valori e scegliere tra i partiti che si ispirano al PPE.

Da parte mia, rispetto alle elezioni di Febbraio, quell’indicazione la traduco cosi’: non possiamo che appoggiare quei partiti, movimenti, candidati che si pongono su un progetto politico programmatico coerente con i nostri valori e secondo la prospettiva di cui sopra.

Escludo che cio’ possa essere ritrovato nel PD, con cui possiamo anche partecipare a governi di emergenza e di larghe intese ( lo fece De Gasperi, dopo la tragedia fascista per rompere non appena la situazione internazionale e interna lo richiese);  lo tento’ Aldo Moro ( governo delle larghe intese e politica dell'attenzione e del confronto) rimettendoci la vita. Il nostro elettorato non credo sia finito a sinistra. Analisi sociologico -politiche e dei flussi elettorali ci dicono che i nostri voti sono finiti in larga parte nel PDL, al Nord nella Lega, e  solo in misura modesta ( la vecchia sinistra basista e in parte morotea) a sinistra dove, volenti o nolenti, vale la ben nota regola aurea donat cattiniana per la quale: "e’ sempre il cane che muove la coda", ossia la vecchia e  nuova dirigenza di estrazione PCI con gli ex popolari ridotti a ruoli subalterni e/o resi inutilizzabili come nel caso Renzi.

Aggiungo che non bisogna dimenticare il ruolo svolto dall’UDC e da Casini in particolare contro di noi. Per ragioni di piccolo cabotaggio ha sprecato una grande occasione per la riunificazione della DC, puntando alla divisione e a costringere Monti al rinvio/annullamento dell’incontro fissato con Fontana e alla guerra del simbolo che continua e continuera’.

Sono convinto che non sara’ il “centrino” a frenare l’arrembante egemonia della sinistra. Il 25 Febbraio si verifichera’ nel nostro Paese cio’ che noi DC di antica militanza mai avremmo pensato di vedere: un presidente della Repubblica comunista che affida l’incarico di governo a un presidente del consiglio comunista. L’antica strategia gramsciana si attuera’ all’inizio della seconda decade del XXI secolo, dopo l’avvenuta conquista di tutte le case matte sovrastrutturali ( scuola, cultura, media, arte e spettacolo, magistratura) fatta come efficiente ed efficace talpa dal PCI,PDS,DS, nei primi sessant’anni della Repubblica. 

In questa situazione disperata, chi come noi cerca di agire moralmente  sulla base dei nostri valori e di perseguire oltre ai propri interessi un bene comune, la scelta da fare e’ quella di selezionare il male minore. Oggi esso e’ rappresentato da quello che frena la tendenza disgregatrice principale e prepara una fase in cui si possa costruire il nuovo.

Da un lato, va riconosciuto che nel PD con le primarie si e’ tentato di fornire una base popolare alla sua politica. Un modo intelligente, seppur viziato dagli antichi metodi di controllo centralistici, per frenare le diverse forze esterne che condizionano quel partito: dalla CGIL ai PM sponsor, a Carlo De Benedetti e la sua Repubblica sino ai poteri delle reti prodiane e bazoliane.

Dall’altro lato, puo’ anche dispiacere alle anime candide anche di casa cattolica e forse anche fra di noi, ma il centro destra del Cavaliere con tutte le sue contraddizioni resta ancora l’unico baluardo di un’Italia che non vuol cedere a un’incontrastata egemonia della sinistra. Un’egemonia che se non moderata da un’alternativa, finirebbe d’intesa con il chiuso sistema di potere italiano e le influenze internazionali per svuotare la nostra democrazia.

Avevamo offerto una grande occasione a Casini con la richiesta di cittadinanza nella lista Monti con l’obiettivo di costruire la sezione italiana del PPE. La risposta e’ stata il rifiuto e la continuazione di una battaglia iniziata dal fedele servitore Sanza sin dal consiglio nazionale del 30 Marzo e proseguita in quella per il simbolo e le varie citazioni in tribunale.

Casini e’ l’uomo delle occasioni politiche perdute sul piano strategico avendo di mira in via esclusiva e tattica il suo “particulare”. Poteva essere l’erede di Berlusconi nella casa della liberta’ quando Berlusconi si dimise dalla guida del Pdl; poteva esserlo a Dicembre per raccogliere con noi la bandiera del popolarismo europeo. Ha preferito una flebile personale golden share nella compagine montiana e sara’ la sua fine. Non avevano torto i vecchi amici DC bolognesi quando lo definivano: “ Una Bottiglia di Old Napoleon piena di acqua gassata”. Di Fini meglio non parlarne per decenza. Tutte le occasioni sono state perdute e per di più per velleitari disegnini personali.

Ecco perche’ da parte mia credo che al Nord non ci resta che scegliere tra i candidati del Pdl piu’ vicini alle nostre posizioni o di quelli prossimi della Lega. E anche al Sud obiettivo principale sara’ quello di togliere il potere di ricatto al “centrino” montiano supportando partiti e movimenti del centro-destra e, nel frattempo, preparaci al turno delle amministrative di Maggio in tutti i comuni d’Italia.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 2 Febbraio 2013



1 Febbraio 2013

Pino Pizza perde il pelo (dei capelli) ma non il vizio.

Lo conosciamo dai tempi del Movimento giovanile della DC, quando, per il volere del segretario dell’epoca Fanfani, fu imposto alla guida di quel  Movimento contro la stragrande maggioranza degli iscritti riuniti al congresso di Palermo.

Dopo la fine della DC di Martinazzoli sguazzò nella diaspora fino a farsi riconoscere un posto sicuro al governo dal Cavaliere. Non abbiamo mai compreso sulla base di quali meriti politici, culturali e/o professionali abbia ricevuto tale riconoscimento.

Fu tra coloro che si sfidarono per vedere riconosciuto il proprio diritto a fregiarsi del nome di Democrazia Cristiana e del  simbolo dello scudocrociato, ricevendo il definitivo NO dalla sentenza n.25999 del 23 dicembre 2010 delle sezioni civile riunite della Cassazione.

Nonostante questo Pino Pizza non demorde e nel suo sito, di cui chiederemo la chiusura e i danni per l’indebito utilizzo del simbolo e del nome della DC, alla vigilia delle prossime elezioni politiche si legge ancora: “La  Democrazia Cristiana e’ presente anche in questa importante e decisiva tornata elettorale: CON LE SUE IDEE E I SUOI UOMINI.Il Presidente On. Silvio BERLUSCONI  ed il Segretario Politico del Popolo della Liberta’  On. ANGELINO ALFANO hanno voluto dare il giusto riconoscimento alla Democrazia Cristiana, per il prezioso contributo politico ed istituzionale offerto dal nostro Partito nel corso della trascorsa Legislatura”.

Trattasi dell’ennesimo falso quel suo riferimento alla rappresentanza della DC, partito mai sciolto, i cui unici eredi sono e rimangono i soci DC 1992. Quelli che, rinnovata l’adesione al partito, hanno celebrato il XIX Congresso nazionale il 10 e 11 Novembre 2012 eleggendo all’unanimita’ Gianni Fontana a segretario nazionale. Il Cavaliere e Alfano, per ragioni a noi incomprensibili, possono anche inserire al quarto posto nelle liste della Camera di Lazio 2 l’amico Pizza, ma ne’ loro, ne’ quest’ultimo possono dichiarare di avere in lista il rappresentante della Democrazia Cristiana.. Pino Pizza, come sempre, al  massimo rappresenta se stesso e qualche sparuto amico di dubbia provenienza politica.

Speravamo e confidiamo ancora in un sussulto di dignita’ e di generosita’ in molti degli amici che, in buona fede, in questi vent’anni hanno tentato di tenere alta la bandiera della DC, al di la’ delle equivoche ultime  sentenze del tribunale di Roma e del TAR del Lazio sempre a favore del solito Casini. Ad essi vorremmo ricordare che la DC e’ tornata in campo con il XIX Congresso nazionale del 2012 e si appresta ad aprire il tesseramento su base popolare per l’anno in corso con l’impegno di presentare liste DC con il simbolo dello scudocrociato in tutti gli enti locali impegnati nelle prossime elezioni amministrative.

E’ tempo di superare i velleitari egoistici personalismi dei Casini, Pizza, Buttiglione e C. che, dopo la sentenza della Cassazione, stanno usando illegittimamente il glorioso simbolo dello scudocrociato, e di riunirci tutti  insieme per ricostruire con metodi e regole aggiornate la partecipazione politica della DC in Italia.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Roma, 1 Febbraio 2013



27 Gennaio 2013

La DC è di nuovo in campo e riparte dalle comunità locali

Si e’ tenuto  a Roma, Sabato 26 Gennaio,  il Consiglio nazionale della Democrazia Cristiana.

Obiettivi principali all’o.d.g.: ricomporre l’unita’ interna dopo la rottura intervenuta il 6 dicembre 2012 e valutare la situazione politica creatasi dopo la ricusazione del simbolo dello scudocrociato e la mancata partecipazione del partito alle prossime elezioni politiche del 24 e 25 Febbraio.

Dopo l’apertura dei lavori da parte dell’On Ombretta Fumagalli Carulli, Presidente del Consiglio nazionale la quale ha invitato i consiglieri a costituire gli organi previsti dallo statuto e a rilanciare un nuovo patto costituente di cui la DC dovra’ assumere il ruolo di avanguardia, sulla base di una proposta politica popolare e l’organizzazione di un partito aperto ai giovani, l’On  Gianni Fontana, segretario nazionale della DC, ha svolto un’ampia relazione politica approvata all’unanimita’.

Rifatta la storia degli accadimenti intervenuti con l’avvenuta ricusazione del simbolo dello scudocrociato e le azioni giurisdizionali e amministrative tuttora aperte, rivendicata la rappresentanza della DC storica da parte del partito uscito dal  XIX Congresso nazionale celebrato il 10 e 11 novembre scorso dagli iscritti DC 1992, unici legittimi eredi, secondo la sentenza della Cassazione, del  partito mai sciolto, Fontana ha ricordato la frase di Don Luigi Sturzo:” “ La sconfitta non e’ di chi perde, ma di chi desiste

E con questa volonta’ di continuare a combattere per la difesa dello storico scudocrociato a tutti i livelli  e in tutte le sedi giurisdizionali e amministrative, Fontana ha tracciato le linee su cui si muovera’ la DC da subito con la premessa che per compiere la lunga attraversata e’ indispensabile ricomporre l’unita’ interna.

Obiettivo largamente raggiunto con il voto unanime all’ingresso dei dodici amici nella direzione del partito e nella successiva votazione di riconferma unanime della direzione composta dai trenta membri previsti dallo statuto.

Unanime pure la votazione per la commissione per il controllo del tesseramento e per il collegio dei probiviri di prima e seconda istanza con i quali e’ stata completata la composizione degli organi statutari del partito.

Gianni Fontana nel suo intervento ha rilevato come la partecipazione alle elezioni fosse e rimanga l’obiettivo naturale indispensabile per un partito come la DC. La forzata rinuncia, tuttavia, non costituisce di per se’ un evento negativo in assoluto, avendo presente che, se il partito cresce solidalmente aumenta anche la nostra capacita’ di partecipazione elettorale.

Saltata la scadenza del voto di Febbraio, che lascera’ più macerie che autentica governabilita’, nostro obiettivo sara’ la presentazione di  liste  alle  prossime elezioni amministrative  di Maggio, ripartendo, come nella storia migliore della DC, dalle comunita’ locali.

Sarebbe, tuttavia, un’ impresa effimera se la DC si riducesse alla funzione di una  semplice lobby elettorale.  Due sono i  motori  indicati dal segretario con cui camminare: quello sociale e quello istituzionale. Per il primo ci si organizza nel cuore della societa’ con una rete importante  di relazioni con i mondi vitali della societa’ civile;  per quello istituzionale presentando nostri candidati ovunque si votera’ per i rinnovi dei consigli comunali, provinciali e regionali.

Nulla e’ tolto allo scadenziario operativo: organizzazione del partito fra la gente e partecipazione alle elezioni di Maggio. Queste le condizioni indicate da Fontana  per dare affidabilita’ a questo programma:

1) partire subito sin da questo Consiglio nazionale e dalla prossima direzione nazionale con un’agenda operativa concreta;

2) avviare il tesseramento e costituire ovunque possibile  i circoli di cultura e partecipazione politica;

3) convocare il prossimo XX congresso nazionale su ampia base popolare  per la nuova stagione storica della DC con quanti intendono concorrere con noi a rilanciare l’azione politica dei democratici cristiani e insieme partecipare con le altre componenti alla costruzione della sezione italiana del Partito Popolare Europeo, da riportare alla coerenza con i principi e i valori dei padri fondatori: Adenauer, De Gasperi e Schuman.

Nei prossimi giorni il segretario si e’ impegnato a indicare alcune prime responsabilita’ operative sia sul piano verticale della nostra organizzazione che su quello orizzontale: per funzioni e sul territorio-

I dipartimenti, ha affermato,  oggi non siamo in grado di realizzarli, ma attiveremo unita’ elementari di responsabilita’ per singoli obiettivi, attorno cui costruire i possibili dipartimenti futuri : tesseramento- sviluppo circoli- programma e rapporti con i mass media.

Sul piano territoriale dobbiamo individuare figure di responsabili o delegati nei comuni, province e regioni. Nelle nomine dei coordinatori regionali andranno coinvolti i consiglieri nazionali per garantire una collegialita’ condivisa.

La proposta organizzativa immediata e quale base per la  partecipazione alle prossime elezioni di Maggio si sviluppera’  attraverso tre incontri nazionali per lanciare il programma della DC sui temi:

1) del lavoro e dell’ economia

2) dello stato sociale, della solidarieta’ e sussidiarieta’

3) delle  istituzioni e delle loro proiezioni internazionali

Alla fine, una vera e propria conferenza programmatica riassumera’ le conclusioni di questi tre convegni e formulera’ la proposta della DC per l’Italia.  Tutto cio’ entro il mese di Maggio.

Al congresso si dovra’ arrivare con una proposta di nuovo statuto, con nuova struttura fondata sulla scelta strategica di un partito con personalita’ giuridica e senza finanziamento pubblico,  studiando  organi e nuove modalita’ di funzionamento. Ad esso andra’ collegata una carta dei valori, mentre si operera’ per costituire una fondazione vicina al partito cui affidare (v.CDU) il compito di una costante elaborazione culturale e formativa.

Si e’ avviato in tal modo dal Consiglio nazionale del 26 Gennaio un periodo di straordinario impegno, con l’annuncio al Paese che le nostre ragioni ideali di lungo periodo sono intatte e le vogliamo attuare insieme agli italiani che condividono i nostri valori e concorreranno alla formazione del nostro programma .

Infine, Fontana ha concluso con queste parole, rimarcate da un tono fermo e sicuro:

“ho cercato l’unita’ e il dialogo con tutti e ho visto maturare la chiarezza del cammino che sta davanti a noi.  Noi non stiamo lavorando per un piccolo o grande successo elettorale a breve, ma per un  viaggio arduo, complesso e  dalle tappe e dai tempi lunghi. Non siamo qui per  disegnare simboli personali, ma intendiamo rilanciare  intatti i nostri ideali.

La DC per la sua storia luminosa e la sua cultura in prospettiva lunga e’ l’unica che potra’ tornare a ridare credibilita’ alla politica, oggi ridotta a macerie,  restando soggetto sempre in competizione dialettica con il PD.

Dipende solo da noi, a cominciare da oggi. Sono qui con la responsabilita’ di segretario politico della DC e intendo sviluppare con voi il nostro impegno. Non sono piu’ disponibile a farmi distruggere dalle vecchie diatribe e vecchi giochi che hanno gia’ distrutto la DC.

La DC nella sua lunga storia migliore aveva una guida morale cui fare riferimento: i principi delle sue origini sturziane e rosminiane come autentica carta dei valori. Guido Gonella scrivendo il codice etico di comportamento diede luce allo statuto del partito. Si potrebbe riprendere  quelle idee per realizzare la ricongiunzione tra il lungo passato e il lungo futuro che ci attende.”

Ritrovata l’ unita’, ripresa l’indispensabile dialettica democratica interna, attenti alle questioni giuridiche aperte con la volonta’ di tutti di non mollare, ora possiamo dire che la DC e’ finalmente di nuovo in campo, pronta a confrontarsi con tutti a partire dalle nostre comunità locali.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Roma, 27 Gennaio 2013



20 Gennaio 2013

Quelle denunce senza risposta

Tutto e’ iniziato da una mail dell’amico Mauro Biolcati, padovano di Casale Scodosia, che in una nota, “Dialogo e risoluzione”, denunciava la triste situazione dell’Italia e, continuando la sua lunga battaglia per la riforma fiscale, concludeva con: “un appello rivolto a tutte le persone di buona volonta’: abbattiamo le barriere che ci dividono, tutti i falsi preconcetti di diversita’, facciamo in modo che l’universalita’ dei diritti dell’uomo e della vita siano elemento prioritario, eliminiamo i personalismi innalzando ‘IO condiviso, apriamo le menti e i cuori verso una societa’ intelligente e civile, dove il soggetto primario sia tutelato e gratificato, dove il lavoro sia una condizione di soddisfazione, dove creare una famiglia sia il punto di partenza, dove l’amore sia un elemento di vita.”

L’invito e’ stato raccolto dal dr Raffaele Cavaliere di Ladispoli, uno psicoterapeuta difensore dello stato di diritto,  che, senza ulteriori indugi, si e’ presentato alla caserma dei carabinieri della sua citta’ per sporgere denuncia nei confronti del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano e del Presidente del Consiglio dei ministri Mario Monti dichiarandosi vittima di cospirazione politica mediante associazione.

Incuriosito da questo scambio di note on line ho approfondito il tema e ho scoperto che, in realta’, sono orami numerose le denunce allo stesso titolo presentate in varie citta’ italiane.

Aveva iniziato l’avvocatessa cagliaritana,  Paola Musu,  con la prima denuncia il 2 Aprile 2012 contro: presidente della Repubblica, presidente del consiglio, tutti  i ministri e tutti  i membri del Parlamento accusati di aver violato la Costituzione a cominciare dall’art.1.

Otto i reati contestati nel documento depositato alla procura di Cagliari: attentato contro l’integrita’, l’indipendenza e l’unita’ dello Stato, associazioni sovversive, attentato contro la Costituzione dello Stato, usurpazione di potere politico, attentato contro gli organi costituzionali, attentato contro i diritti politici del cittadino, cospirazione politica mediante accordo, cospirazione politica mediante associazione.

L'avv. Musu mette sotto accusa la controversa creazione del governo tecnico, eletto senza alcuna consultazione popolare. Ella parla apertamente di «sovvertimento dell'impianto repubblicano e democratico dello Stato» riferendosi alla caduta del Governo Berlusconi, «avvenuta in modo del tutto anomalo e totalmente al di fuori dai principi e dalle norme previste nel nostro ordinamento». Nel documento si legge che Monti e Napolitano «hanno consegnato la sovranita’ del popolo italiano in materia di politica monetaria, economica e fiscale nelle mani di organismi esterni alla Repubblica (Banca centrale europea, Sistema europeo di banche centrali, Commissione europea), di struttura e composizione prettamente oligarchica». Secondo l'avvocato cagliaritano, l'attuale governo e’ espressione di tale oligarchia, in particolare nella persona del Presidente del Consiglio.

A questa denuncia segui’ l’immediata solidarietà di Paolo Bernard, cofondatore della trasmissione televisiva Report, il quale  ha scritto :” ho più volte scritto e detto che Giorgio Napolitano, Mario Monti e Mario Draghi sono golpisti da arrestare e processare - Ora sembra che esista anche una base giuridica per pretendere cio’. Non conosco la Musu, il mio sostegno non implica approvazione della sua persona, solo dell’iniziativa».

Paolo Bernard e’ autore di alcuni saggi critici tra i quali molto scalpore ha suscitato il suo “ Il Piu’ grande crimine” dell’Ottobre 2011 sulle catastrofiche conseguenze derivate dal Trattato di Maastricht e dall’entrata dell’Italia nell’euro.

E così,  subito dopo l’avv. Musu,  anche Paolo Barnard, l’8 Aprile 2012, presso la caserma dei carabinieri di Via Paolo Poggi 70 a San Lazzaro di Savena sporge denuncia contro “ il Golpe Finanziario e i suoi golpisti italiani”. Una denuncia che oltre a Napolitano e Monti coinvolge i governi tecnici degli anni’90 e quelli di  Prodi e D’Alema .

Non possiedo una cultura giuridica tale da entrare nel merito di queste denunce alle quali sono seguite numerose altre iniziative da parte di altri cittadini in varie parti d’Italia. Cio’ che mi chiedo e’:  perche’ l’assordante silenzio dei media (organi di stampa nazionali, radio e TV) su tali fatti? Perche’ non si e’ aperto un dibattito politico culturale sulle questioni sollevate dagli autori di tali denunce? E che fine hanno fatto quelle denunce nei tortuosi meandri della giustizia italiana?

Siamo un Paese ormai al limite della tenuta istituzionale, squassato dal contrasto irrimediabile tra l’obsoleta costruzione indicata nella seconda parte della Costituzione e un’assurda, disfunzionale e antidemocratica governance comunitaria, all’interno di un processo di globalizzazione in cui la finanza e il potere delle banche,  queste ultime indebitate sino all’osso, la fanno da padrone  sulla pelle della povera gente.

Saltato ogni equilibrio tra i tre poteri, con una magistratura autoreferenziale e senza piu’ freni e contrappesi; con magistrati che passano tranquillamente e senza pudore dalle aule dei tribunali a quelle parlamentari, siamo nel pieno di una campagna elettorale che le decisioni contraddittorie della stessa Suprema Corte sull’ammissibilita’ dei simboli rendono ancor piu’ fuorviante, compito di un partito mai sciolto e da rilanciare, come la Democrazia Cristiana, rimane  quello di avviare una seria riflessione sulla nuova organizzazione istituzionale dell’Italia da costruire sulla base di un’ampia convergenza politica e culturale da perseguire in una nuova assemblea costituente.

Lo andiamo predicando da alcuni anni. Ora e’ tempo di por mano senza indugi a tale assoluta priorita’. O lo faremo con un grande accordo politico nazionale o ce lo imporra’ la dura realta’. In fondo le denunce, sin qui senza risposta di Musu, Barnard, Cavaliere e altri, sono la spia di un malessere morale, sociale, politico e istituzionale che deve farci riflettere.

Attenti perche’ dall’antipolitica e dall’astensionismo alla rivolta sociale e politica il passo e’ breve. Spetta alle forze piu’ responsabili saper fornire risposte adeguate e puntuali, assumendosene piena responsabilita’. Noi cercheremo di farlo.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 20 Gennaio 2013



14 Gennaio 2013

Non posti ma idee ricostruttive della DC per l’Italia

Dopo vent’anni dalla fine dell’esperienza politica della DC di Martinazzoli e  la lunga diaspora consumatasi nella dispersione di energie in tanti frammenti identitari, non tutti caratterizzati dai tratti della nobilta’, una sentenza della Cassazione nel dicembre del 2010 ha stabilito che la DC non e’ mai stata giuridicamente sciolta.

Con Silvio Lega abbiamo avviato l’arduo percorso che ci ha portati all’autoconvocazione del Consiglio nazionale del 30 Marzo scorso e, poi, alla convocazione del XIX Congresso nazionale celebrato a Roma il 10 e 11 Novembre 2012.

Abbiamo chiamato a pronunciarsi, rinnovando l’adesione al partito, tutti i soci DC 1992, ai quali abbiamo offerto l’opportunita’ di riprendere in mano la  bandiera democratica cristiana. Simbolo dello scudo crociato, beni materiali e immateriali del partito, in virtu’ di quella sentenza della suprema corte, era e sono oggi nella disponibilita’ dei legittimi eredi della DC.

Dopo vent’anni, ricostruire una rete di relazioni e la stessa capacita’ di tornare a ragionare insieme e’ risultato assai arduo e non sono mancati momenti di alta tensione, sfociati nella decisione di alcuni amici  di abbandonare i lavori del consiglio nazionale del 6 dicembre, allorche’, in una votazione democratica, la prima, dopo molti anni, che non avveniva in un partito, ci si era divisi sulla scelta del Presidente del Consiglio nazionale.

Il XIX Congresso nazionale ha eletto il segretario, On Gianni Fontana e il Consiglio nazionale e quest’ultimo ha proceduto alla nomina del suo presidente, nella persona dell’On Ombretta Fumagalli Carulli, il segretario amministrativo, nella persona dell’On Vittorio Adolfo, e 18 componenti della direzione nazionale, riservando i rimanenti 12 posti alla rappresentanza degli amici che il 6 dicembre decisero di abbandonare i lavori del Consiglio nazionale di cui sopra.

Nel frattempo sono precipitati i tempi, con la chiusura anticipata della legislatura e l’annuncio delle elezioni politiche generali del 24 e 25 febbraio 2013: troppo poco tempo per un partito appena ricostituito e troppi ancora i problemi da affrontare e risolvere sia da un punto di vista giuridico che politico organizzativo.

Tralasciamo quelli connessi ai ricorsi che alcuni  amici hanno deciso di aprire, qualcuno in buona fede e qualcun altro su preciso incarico di mandanti non troppo occulti, dei quali si interesseranno i nostri legali, superando anche alcune sconcertanti vicende accadute al limite dell’etica professionale.

I problemi politici erano e sono quelli che ci interessano piu’ da vicino che si traducono nel dilemma: partecipare o non partecipare come partito alle prossime elezioni politiche?

Si e’ aperta un’approfondita discussione ai vertici del partito e nelle sedi periferiche e non sono mancati gli scambi di informazione con gli amici “aventiniani” con i quali, lungi dall’aver mai voluto configurare ipotetiche distinzioni di maggioranza/minoranza, abbiamo sempre puntato a ricostruire l’unita’ del partito.

Uno sforzo quest’ultimo che ci ha impedito di dare pratica definizione degli assetti direzionali ed esecutivi previsti dal vigente statuto che dovra’ inevitabilmente essere modificato e aggiornato dal prossimo imminente XX Congresso.

Poveri come “medici scalzi” quali noi siamo, sprovvisti di risorse se non quelle esigue derivanti dai rinnovi di adesione dei 1800 soci DC 1992 che hanno raccolto il nostro appello partecipando tutti al XIX Congresso, abbiamo ben presenti le difficolta’ soggettive e oggettive esistenti per una possibile e valida partecipazione a una competizione elettorale che sta assumendo caratteri del tutto particolari, espressione di una situazione politica e istituzionale di assoluta precarieta’ e gravida di enormi rischi.

In una riunione della dirigenza convocata dal segretario e dalla presidente nazionale in data 13 gennaio a Roma per valutare i risultati delle loro verifiche compiute a 360 gradi su unanime mandato della direzione nazionale del 4 Gennaio, si e’ deciso quanto segue:

1) difesa sino al limite e a tutti i livelli, giurisdizionali e politico istituzionali del simbolo dello scudo crociato che non puo’ che appartenere alla DC storica, partito mai sciolto, e che illegittimamente e’ stato sin qui utilizzato da vari gruppi e gruppetti, a partire dall’UDC di Casini.  Da quest’ultimo utilizzato sulla base del patto nullo di Cannes siglato dal PPI di Castagnetti e dal CDU di Buttiglione. Patto nullo per assenza dei titoli dei contraenti, seppur in buona fede, grazie al quale fu determinata anche la spartizione dei beni e delle testate giornalistiche della DC, “ Il Popolo” e “ La Discussione”, di cui chiederemo sia fatta giustizia quanto prima nelle sedi competenti;

2) attesa delle decisioni che entro il 17 gennaio la commissione elettorale centrale assumera’ riservandoci ogni altra ulteriore azione politica, istituzionale e giurisdizionale nelle sedi opportune.

Certo il panorama che si presenta ai nostri occhi e’ alquanto negativo con tratti di assoluta gravita’ che annuncia precari se non impossibili equilibri di governo post elettorale.

Si e’ passati da partiti di tipo padronale e proprietario a partiti che in alcuni casi tolgono il nome e puntano sul simbolo. Gli e’ che, a parte i copiosi simboli scudocrociati, tra gli oltre 200 elementi grafici depositati al ministero degli Interni, difficile se non impossibile rintracciarne alcuni che si rifacciano alle grandi tradizioni e culture politiche dell’Europa o a quelle della storia politica nazionale.

Tira una brutta aria con forze consistenti interne ed esterne che puntano a mettere in discussione non solo in Italia, ma in Europa, il concetto stesso di democrazia. L’Italia di oggi rappresenta l’anello debole di un assetto democratico europeo su cui la finanza internazionale sta sperimentando l’assunzione di un improprio ruolo politico e di governo, esterno ed estraneo agli interessi reali del popolo, in particolare di quelli della povera gente.

Va evidenziata la miopia politica assunta dal presidente del Consiglio Monti il quale, lungi dallo svolgere quella doverosa azione di guida notarile del governo in una fase delicatissima come quella elettorale, ha deciso di guidare un rassemblement politicamente contraddittorio il quale, nel permanere dell’equivoca legge elettorale, non impedira’ l’inevitabile bipolarizzazione dello scontro politico, subendo, altresi’ i condizionamenti  opportunistici di due vecchi esponenti della casta politica italiana, i quali stanno portando avanti da sempre gli angusti  limiti di politiche  rivolte all’esclusivo interesse personale con deplorevoli servitu’ familistiche imposte anche  nella composizione delle annunciate candidature elettorali.

Gravissimo in particolare il comportamento dell’On Casini che si e’ assunta la responsabilita’ di aver impedito la costruzione di una forte alleanza di centro ispirata ai valori del popolarismo in cui la presenza dei democratici cristiani risultasse influente, privilegiando invece l’alleanza con il gruppo facente capo all’On Fini, triste figura di un’ambigua e contraddittoria  storia politica e personale e in antitesi con i valori cui si ispira la DC a livello nazionale e internazionale.

In tale scenario nel quale l’annunciato nuovo “vento del Nord” potra’ costituire, con la forza della rappresentanza del grillismo nel prossimo Parlamento, la causa che imporra’ la scelta inevitabile di una nuova Assemblea Costituente, la DC ha il dovere  di prepararsi per essere presente con una sua originale proposta politico istituzionale che insieme alla gente sin dai prossimi giorni intendiamo sviluppare: le nuove idee ricostruttive della DC per l’Italia.

Crediamo che in questa fase difficile della politica italiana e europea, piu’ che rincorrere posti in Parlamento sia essenziale ripartire dal basso con la nostra gente, nelle diverse realtà locali, per ricostruire una proposta culturale, politica, economica e  sociale sostenuta dai principi della dottrina sociale cristiana, unica vera alta risposta ai grandi problemi che la globalizzazione impone alle genti del XXI secolo.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
14 Gennaio 2013