Le note di Ettore Bonalberti
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05 Febbraio 2012

Prove di ricomposizione al centro


Silvio Berlusconi ha rivelato la sua intenzione di voler uscire dalla politica in prima linea, non ricandidandosi alla presidenza del Consiglio, restando dietro le quinte. Lo ha affermato nella sua prima intervista dalle sue dimissioni, rilasciata al Financial Times.
Alfano è indicato come il suo successore, con la precisazione che, in ogni caso, il futuro leader del Pdl sarà scelto attraverso elezioni primarie.
Liberi tutti allora? Umberto Bossi ha già concluso che, stando così le cose, il problema è risolto e la Lega si accingerebbe a diventare il primo partito del Nord.
In realtà la faccenda appare assai più complessa e, non a caso, il fedele Calderoli, consapevole della funzione taumaturgica del "porcellum", si è immediatamente dichiarato a favore di quel sistema elettorale, grazie al quale la Lega ritiene di poter garantirsi una sicura rendita di posizione.
Meno di quindici mesi alla naturale scadenza elettorale della legislatura e con i partiti in progressiva decomposizione, se da un lato, fa balenare al prof Monti la speranza che la sua funzione possa continuare anche oltre il limite concordato, dall'altro impone a chi, come noi, auspica di uscire quanto prima da questa delicatissima fase di sospensione delle normali regole democratiche, di lavorare per una seria ricomposizione del quadro politico.
Riconfermando l'ipotesi di passare quanto prima dall'attuale precario equilibrio tecnico a un governo di ampia solidarietà nazionale, credo si debba prendere seriamente atto di quanto ha sostenuto Berlusconi nella sua intervista al quotidiano economico finanziario inglese.
Con la sua uscita dalla leadership nel Pdl, infatti, sono venute meno le sin qui dichiarate impossibilità a concorrere alla ricomposizione di quel grande centro della politica italiana di cui si sente una sempre più forte necessità.
Un governo di unità nazionale è indispensabile per affrontare l'emergenza e per concordare la scelta di un sistema elettorale funzionale a eleggere la prossima assemblea costituente, per realizzare quella discontinuità costituzionale di cui l'Italia ha assoluta necessità.
E non potrà che essere un sistema di tipo proporzionale alla tedesca o alla spagnola, con una significativa quota di sbarramento, e con elezioni primarie per la scelta dei candidati dei diversi partiti.
E, contemporaneamente, bisognerà lavorare per la ricostruzione di un ampio schieramento collegato e collegabile agli interessi e ai valori dei popolari europei, con l'obiettivo di realizzare finalmente e in maniera unitaria la sezione italiana del PPE, con dirigenti scelti sulla base di elezioni primarie in cui sia adottata e garantita l'aurea regola democratica: " una testa un voto". A queste condizioni anche noi "DC non pentiti" non ci tireremo indietro.
Ettore Bonalberti- Presidente ALEF (Associazione dei Liberi e Forti"- Venezia,5 febbraio 2012 1

 

 



01 Febbraio 2012

Non solo le province: è tempo di macroregioni


Il dibattito, dai toni talora sopra le righe, sui costi della politica e sulla frammentazione delle istituzioni create nel primo mezzo secolo della Repubblica, dopo il recente intervento del Presidente Napolitano sull'abolizione delle province, impone una riflessione a tutto campo.
E' dall'entrata in vigore della legge di riforma degli enti locali 142/90 che, da consigliere provinciale della DC a Venezia, mi sono battuto con altri colleghi, tra cui l'allora segretario provinciale della DC, Giorgio Zabeo, per il superamento della provincia di Venezia e la formazione della città metropolitana che poteva nascere automaticamente facendola coincidere esattamente con i confini della provincia stessa, assumendo le nuove competenze e funzioni che quella legge prevedeva e prevede.
Si oppose con forte determinazione l'On Luciano Falcier, aspirante alla formazione della provincia del Veneto orientale, un'area territoriale che mal subiva la concorrenza distorta del vicino Friuli V.Giulia, aiutato dalla cedevolezza dell'On Malvestio che con il suo voto e quello dei suoi amici ci mise sotto in una non dimenticata e combattuta riunione del comitato provinciale della DC.
Sono trascorsi quasi vent'anni da quelle battaglie e siamo ancora alle questioni di allora.
In realtà, come andiamo scrivendo da tempo, oltre alla riforma della legge elettorale, l'Italia necessita di una profonda revisione costituzionale, tanto da assegnare al prossimo Parlamento, da eleggere con voto proporzionale alla tedesca, la funzione di assemblea costituente per procedere a quella revisione senza la quale il permanente conflitto tra norma costituzionale vigente e prassi politico istituzionale rinnovata determinerà il blocco e/o l'implosione del sistema.
Un sistema già sottoposto alle dure prove di un conflitto sociale, economico, finanziario e da gravi episodi di ribellismo popolare sempre più diffusi e dai connotati propri dell'antipolitica.
Non si tratta di eliminare soltanto le province, per le quali basterebbe finalmente far partire le città metropolitane che, dalla Legge 142/90 in poi, sono state individuate e integrate dalle successive normative, ma di procedere a una profonda revisione della stessa struttura regionale se si vuole veramente perseguire quel federalismo fiscale che, dopo la Lega, è diventato l'obiettivo della stragrande maggioranza delle forze politiche italiane.
Pensare che si possa realizzarlo con le attuali venti regioni è semplicemente un sogno e un'illusione senza speranza.
Il compianto Prof. Miglio nel suo celebre ultimo saggio: " L'asino di Buridano", sintetizzando una sua lunga meditazione sui problemi istituzionali dell'Italia, riconfermò la scelta delle macroregioni, strumento indispensabile per costruire a un ' effettiva Italia federale.
Obiettivo tanto più realistico nella nuova situazione d'impasse politico istituzionale esistente a livello europeo e nei rapporti tra istituzioni politiche nazionali e comunitarie e grande finanza internazionale.
Cinque o sei macroregioni con piene competenze e forte rappresentanza territoriale e popolare, con sufficienti risorse da integrare sul piano della solidarietà nazionale, lasciando al potere centrale solo le ormai residue competenze della spada e della giustizia, posto che il potere di emettere moneta, è già stato perduto sull'altare di un equivoca realtà monetaria europea tutta da ridisegnare: questo il nuovo assetto tra Stato e regioni da perseguire.
Riunificazione dei comuni sulla soglia di almeno 15.000 abitanti, città metropolitane e macroregioni: questo un possibile nuovo disegno istituzionale dell'Italia in grado di garantire, con la netta riduzione dei costi e dei centri decisionali della politica, con il federalismo istituzionale e fiscale, migliori servizi e una più efficace ed efficiente capacità di partecipazione e controllo da parte dei cittadini elettori.

Ettore Bonalberti-
Presidente ALEF ( Associazione dei Liberi e Forti)
Venezia, 1 Febbraio 2012

Ettore Bonalberti-Presidente ALEF ( Associazione Liberi e Forti) coordinatore per il Nord Italia di FEDELIF verso il PPE
Venezia - 17 dicembre 2011

 

 



29 Gennaio 2012

Un ricordo senza false ipocrisie

 

Mi è stato chiesto di redigere il tradizionale "coccodrillo" in ricordo dell'On Oscar Luigi Scalfaro.
Egli è stato proprio uno di quelli " amici" ex democristiani per il quale, fermo restando il rispetto per i morti, non mi sento di partecipare alla liturgia delle ipocrisie.

Esponente della destra più conservatrice della DC, dopo la non effimera parentesi degasperiana, dal 1964, anno del congresso della DC in cui, con il sistema di voto interno proporzionale, si consolidò la struttura correntizia del partito, Scalfaro fu tra i fondatori del corrente di "centrismo popolare", che si collocò tra le più strenue oppositrici dell'apertura ai socialisti e alla formazione dei governi di centro-sinistra.

Era un oratore formidabile capace di intervenire sui diversi argomenti, con la sua inconfondibile erre arrotata, orgogliosamente legato a quel distintivo dell'Azione cattolica che esibiva in bella vista sui sui gessati o completi blu d'ordinanza.

Famoso per aver ripreso in pubblico agli inizi degli anni '50 una signora in provocante decolté era probabilmente molto più incline all'osservanza del sesto comandamento che di altri più inerenti all'utilizzo disinvolto dei valori, diciamo così, in filigrana...monetari.

Solo a metà degli anni '70 si avvicinò alla corrente fanfaniana e grazie al vecchio e potente Amintore potè scalare ai vertici ministeriali e sù sù sino alla presidenza della Camera dei deputati con vista sul Quirinale.

Fu abilissimo nell'opporsi in un non dimenticato consiglio nazionale della DC alle dimissioni di Forlani dalla segreteria politica del partito, gesto da molti di noi in quel consiglio fortemente auspicato, poiché  considerato indispensabile per la salita al supremo Colle da parte dell'amico pesarese.

Con la consueta melliflua ipocrisia che, come diceva Aldo Moro del compianto Flaminio Piccoli ( " un misto di cinismo e di abnegazione"),  ben si accompagnava  al  carattere del più anziano deputato novarese, seppe perseguire con geometrica precisione l'obiettivo della presidenza della Repubblica, favorito dall'assurda lotta fratricida a Forlani condotta da Pomicino e dagli andreottiani e dalla fulminante proposta di Pannella sostenuta con estrema abilità tattica da un giovane senatur padano di nome Bossi.

Con quella scelta si diede un contributo decisivo alla svolta terribile che, con "mani pulite", determinò la fine del pentapartito e con esso dei partiti che fecero la storia della Prima Repubblica.

Salvatore di De Mita e dei suoi più fidati amici al tempo in cui presiedette la commissione bicamerale sugli strani affari connessi agli interventi post terremoto dell'Irpinia (chiedere a Settimo Gottardo che di quella commissione fu componente attento e vigile), seppe guadagnarsi il sostegno di una parte rilevante della sinistra demitiana da sempre ferocemente avversa a Forlani e agli uomini del preambolo e ben lieta di sbarrare la strada del Quirinale ad uno degli epigoni dell'alleanza preferenziale tra DC e PSI ( il famoso CAF).

Dei suoi comportamenti da presidente della Repubblica e degli scempi comportamentali suoi e dei suoi accoliti quirinalizi è storia troppo recente e da approfondire. Certo resta un mistero la metamorfosi di un uomo, esponente storico della destra DC, finito tra i più strenui sostenitori dell'alleanza con gli ex PCI e determinato con furore a sbarrare la strada all'odiato Cavaliere, contro il quale non ebbe alcuno scrupolo di assecondare ogni iniziativa, la più estrema dei magistrati inquirenti milanesi, contro il quale, d'altra parte, seppe gridare a schermo pieno il suo incomprensibile: " Io non ci sto!", nel momento in cui certe indagini finirono per arrestarsi sulle soglie delle proprie funzioni ex ministeriali e dentro l'uscio della sua stessa famiglia....

Insomma un senatore a vita che continuò la sua luciferina battaglia contro Berlusconi anche dopo il ritorno alla normale vita parlamentare che lo vide protagonista ininterrotto dalla costituente sino alla sua morte.

Come politico non abbiamo di lui un gradevole ricordo, come uomo e come cristiano rivolgiamo al Signore una preghiera di suffragio della sua anima a misericordia di lui e di noi stessi.

Ettore Bonalberti
Venezia,29 Febbraio 2012

 

 



28 Gennaio 2012

Una babele corporativa

 


Doveva arrivare il governo dei tecnici e l'urgenza della crisi economico- finanziaria per sperimentare i vantaggi e l'efficienza di un esecutivo che governa a colpi di decreti.
D'incanto, quello che sino a qualche mese fa sembrava un ignobile attacco al regolare funzionamento della democrazia parlamentare sta diventando la prassi settimanale del governo Monti.
Decreto "salva Italia", decreto" cresci Italia" e decreto "semplifica Italia": sono i tre provvedimenti con cui il professore della Bocconi sta dimostrando agli italiani l'inefficacia dei tradizionali riti parlamentari, finendo con acquisire consensi generalizzati, persino dalla stragrande maggioranza dei lettori de " La Padania" leghista.
E' sufficiente qualche incontro semi clandestino con alcuni esponenti del tripartito che sostiene il governo e, soprattutto, l'entente cordiale con il supervisore presidente Napolitano, unico vero dominus di una Repubblica in transizione e dalle regole mutanti, e nel giro di qualche giorno di scontate dichiarazioni in Parlamento, i decreti si trasformano magicamente in leggi dello Stato con votazioni a colpi di maggioranze bulgare.
Ci fosse in giro, non dico un gen.De Gaulle, ma qualcuno che assomigliasse al miglior Fanfani d'antan, l'Italia sarebbe già sulla strada di una matura repubblica presidenziale.
Quello che sta accadendo, nella sostanziale accettazione dei più, con la sola eccezione dell'ormai bicefala Lega e dello sparuto e sempre più mutevole gruppo dipietrista, esprime sino in fondo il profondo degrado istituzionale che si accompagna alla crisi economica, finanziaria e sociale dell'Italia.
Realizzata un'inedita prassi nel rapporto governo –parlamento, i fenomeni diffusi di ribellismo sociale provocati dai provvedimenti dei decreti del governo senza mediazioni, fanno emergere in maniera evidentissima la realtà di un'Italia corporativa, sfilacciata e senza più coesione sociale.
Sciolto il collante che, nella prima repubblica, era stato garantito dai partiti e dai sindacati, dopo la lunga stagione della permanente contrapposizione del bipolarismo malato, con la messa in mora dei partiti e del parlamento ridotto a semplice ratificatore accelerato delle decisioni dei tecnici etero guidati dal capitale finanziario, vigilante in via permanente a colpi di rating, si dà libero sfogo alle proteste dei taxisti, autotrasportatori, medici, farmacisti, notai, avvocati, pescatori e all' interminabile sequela della vasta e disaggregata realtà della società italiana. Un ribellismo corporativo ampio e diffuso al quale sarà difficile por freno con le sole annunciate e poco credibili risposte di tipo repressivo.
I partiti scendono all'ultimo posto del gradimento degli elettori e gli stessi sindacati, chiusi nella rigida difesa dei loro iscritti, sempre meno rappresentativi di interessi generali, vivono una condizione di crisi tra le più rilevanti nella lunga storia della repubblica.
Mancano riferimenti di alto profilo in grado di ricostruire sintesi e proposte di strategie all'altezza della situazione interna e internazionale e a soli pochi mesi dalla scadenza naturale della legislatura, tutto ciò che accade sembra anomalo e provvisorio, senza certezze di prospettiva.
Una ricetta ci sarebbe: passare dal tripartito ombra a un governo esplicito di unità nazionale che dovrebbe preparare, con legge proporzionale e sbarramento alla tedesca, la prossima assemblea parlamentare con il compito di riformulare la nuova Costituzione a misura della nuova realtà interna e internazionale dell'Italia.
Un'inevitabile discontinuità costituzionale da costruire sulla base delle possibili convergenze politico culturali maggioritarie del Paese. Un compito per il quale il contributo dei cattolici sarà ancora una volta essenziale, insieme a quanti di diversa ispirazione ideale si impegneranno nella costruzione dei nuovi equilibri istituzionali e politico-amministrativi italiani.
Ettore Bonalberti- Presidente ALEF (Associazione dei Liberi e Forti)
Venezia, 28 Gennaio 2012

 

 



18 Gennaio 2012

Politica in fibrillazione: ritrovare la speranza

 


Dopo il voto di maggioranza sul decreto salva Italia è passato ieri alla Camera quello sulla riforma della giustizia, mentre si sta preparando il prossimo sull'Europa.
Continuare a parlare di "governo tecnico" più che un eufemismo rischia di diventare un insulto alla realtà dei fatti.
L'impotenza dei partiti che sta alla base della formazione del governo Monti sta causando una situazione foriera di sviluppi imprevedibili negli assetti politici del Paese.
Non a caso, da tempo, scriviamo della necessità di una forte discontinuità costituzionale per ricostruite un nuovo patto all'altezza della situazione attuale creatasi in Italia e in Europa nell'età della globalizzazione e all'interno di una crisi sistemica economica finanziaria tra le più gravi con quella del 1929.
Sono in atto fibrillazioni fortissime in tutti i partiti, al Nord come al centro e al Sud dell'Italia. Se il Pdl piange, il PD non ride e la Lega sta attraversando uno dei periodi più turbolenti della sua ormai lunga storia, alla ricerca di una nuova leadership, più dolorosa di un parto distocico.
E, intanto, la credibilità dei partiti è in caduta libera, con un'incertezza negli orientamenti di voto che sfiora il 50 % e mentre stanno scoppiando qua e là focolai di ribellismo sociale di estrema pericolosità, in un'Italia che appare sempre più sfiduciata e senza speranza.
Gli assetti risultanti dal mattarellum e dal porcellum della seconda repubblica sono saltati e la gravità della situazione finanziaria dell'Italia e dell'Europa impone, responsabilmente, di pensare al rafforzamento di una vasta coalizione riformatrice, senza la quale l'Italia non avrà futuro.
In questo senso" il governo tecnico" del prof. Monti costituisce il necessario veicolo traghettatore verso nuove soluzioni politico partitiche che la scelta della legge elettorale finirà inevitabilmente con il favorire.
A questo processo, non privo del doloroso travaglio, noi intendiamo concorrere, forti dei nostri valori di riferimento democratico cristiani, per la costruzione di un grande movimento di centro di ispirazione popolare, aperto alla collaborazione con altri movimenti riformatori collegati alle tradizioni più nobili della storia nazionale.
E' aperto, almeno a livello giuridico, un capitolo della storia democratico cristiana italiana, che nei prossimi giorni e settimane intendiamo completare, dopo aver svolto un certosino lavoro di ricerca del consenso tra gli unici eredi aventi titolo per por fine giuridica alla storia democratico cristiana, già sancita sul piano politico parlamentare.
Alla luce della sentenza della Cassazione 25999 del 23 dicembre 2010, infatti, saranno i consiglieri nazionali tuttora in carica della DC a dover compiere gli atti che statuto e codice civile richiedono per rimediare ai troppi errori commessi dalla fretta, leggerezza, negligenza e , in taluni casi, anche da pesanti illegittimità, dai presunti eredi della diaspora democristiana.
Nessuna velleità di nostalgiche resurrezioni, anche se il de cuius su cui si sono accaniti molti , troppi illegittimi eredi della DC, con accanto smaliziati corvi e corvacci senza scrupoli, non era e non è ancora giuridicamente defunto.
Toccherà a noi legittimi consiglieri nazionali superstiti della DC compiere uno degli atti indispensabili per rimettere al giusto posto le questioni rimaste insolute.
E lo faremo senza spirito di rivalsa o peggio di vendetta contro alcuno, ma solo con la volontà di dire finalmente una parola di verità dopo la damnatio memoriae che ha caratterizzato la vulgata prevalente massmediatica e politica della seconda repubblica contro la DC.
Ridare dignità storica e politica alla vicenda dei democratici cristiani italiani, riconfermare la validità dei motivi ispiratori e degli ideali su cui è nata e si è sviluppata la testimonianza politica di diverse generazioni di popolari e democratici cristiani italiani, per consegnare alle nuove generazioni dei "millennians" il testimone della dottrina sociale cristiana cui ispirare l'impegno politica nella terza repubblica che si annuncia. Sono questi gli obiettivi che ci proponiamo con la nostra azione.
Noi con questi giovani intendiamo rialzare con orgoglio il simbolo dello scudo crociato per partecipare, con altri portatori di valori riformisti democratici, popolari e liberali, alla costruzione di una maggioranza politica e di governo in grado di affrontare le grandi sfide che la nuova difficile situazione interna e internazionale impone all'Italia.
E' nata per questo obiettivo ALEF, la nostra Associazione dei Liberi e Forti e con essa abbiamo deciso di partecipare al grande movimento che dal prossimo legittimo Consiglio nazionale della DC si avvierà, con la più fraterna disponibilità e apertura verso tutti gli amici che vorranno vivere insieme a noi la nuova fase della storia politica dei cattolici italiani.
Un congresso convocato dal Consiglio nazionale e gestito dai vecchi e nuovi iscritti disponibili dovrà confermare la volontà dei democratici cristiani di concorrere alla nuova fase costituente, assolutamente necessaria per rimettere in aggiornata carreggiata istituzionale l'Italia in un'Europa che non è più quella dei padri fondatori.

Ettore Bonalberti
Presidente ALEF ( Associazione dei Liberi e Forti)
Venezia, 18 Gennaio 2012

 

 



01 Gennaio 2012

"Pela la gaza senza farla zigar " ( spenna la gazza senza farla piangere)

 

Recita così un proverbio della mia cara vecchia Ferrara. Un detto contadino che ricalca il più celebre motto del grande Jean Baptiste Colbert, ministro delle finanze di Re Luigi XIV, secondo cui: " L'arte della tassazione consiste nello spennare l'oca in modo da ottenere il massimo delle penne con il minimo di proteste".

Altra conoscenza sapienziale e altro gigante rispetto agli illustri accademici bocconiani del governo Monti, più vicini al modello dello sceriffo di Sherwood che a quello dell'eroico Robin Hood.

Si toglie ai poveri e non si toccano veramente i ricchi e con i rincari che scattano da oggi, cambia e di molto la qualità di vita della maggioranza degli italiani, spennati, salvo i soliti evasori, sino al limite del pianto.

Rituale il discorso di fine anno del presidente Napolitano, con l'adesione pressoché unanime di tutti gli impotenti partiti che ne hanno permessa l'innovativa discutibile soluzione di governo, mentre appare sempre più confusa e contraddittoria la situazione creatasi nell' Ottobre scorso dopo un non smentito colloquio con la BundesKanzlerin Angela Merkel.

Se fosse vero ciò che il Wall Stret Journal ha scritto, prontamente smentito dal Quirinale, ciò che è accaduto e accade in Europa sarebbe non solo al di fuori di ciò che gli Stati europei si sono reciprocamente impegnati a rispettare tra di loro, dal Trattato di Roma in poi, ma aprirebbe uno scenario inquietante sotto il profilo costituzionale e negli stessi rapporti internazionali dell'Italia.

Mario Monti, autore del trilemma: rigore, crescita, equità, dopo il decreto "salva Italia" di lacrime e sangue, ha solo annunciato i capitoli del prossimo decreto"cresci Italia".

Dopo un consiglio dei ministri durato oltre tre ore, rinviata la comunicazione nella lunga conferenza stampa di fine anno nella quale, oltre ai professorali riferimenti in inglese e all'esposizione di un grafico per dimostrare che lo spread oltre la soglia dei 500 punti, mostro nel periodo del governo del Cavaliere, non è poi così cattivo come sin qui è stato rappresentato, il presidente Monti nulla ha saputo o voluto dire nel merito di quegli annunciati provvedimenti.

Nonostante tutto l'impegno che il duo Napolitano-Monti ci sta mettendo, stavolta, davvero, la situazione, comunque la si voglia giudicare, è grave e molto seria e , scontati gli auguri per l'anno nuovo, pochi italiani sono propensi a pensieri positivi per il prossimo futuro. Più di tutti i giovani, con sempre meno speranze per il lavoro incerto e precario, e con prospettive di una vecchiaia quanto mai insicura.

Eppure è tempo di esercitare al massimo, gramscianamente, con il pessimismo della ragione, l'ottimismo della volontà.
E lo dovranno esercitare soprattutto le due più importanti forze politiche, Pdl e PD, con il terzo Polo ancora alla ricerca di una propria identità, e una Lega portata all'esasperazione polemica e minacciosa, per imboccare l'unica strada capace di portarci a una discontinuità costituzionale di cui andiamo scrivendo da molti mesi: l'accordo per indire con metodo proporzionale un'assemblea costituente attraverso la quale definire un nuovo patto costituzionale, assumendosi al più presto l'onore e l'onere di guidare il Paese non con un sostituto d'imposta, come il governo Monti, ma con piena responsabilità nell'interesse nazionale, ciascuno portatore dei propri interessi e dei rispettivi valori.

Ettore Bonalberti, Presidente ALEF (Associazione Liberi e Forti) coordinatore per il Nord Italia di FEDELEF verso il PPE
Venezia, 1 Gennaio 2012