Note 2012
Le note di Ettore Bonalberti
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30 Dicembre 2012

Censure incomprensibili e saltimbanchi senza ritegno

E’ incomprensibile l’azione di censura pressoche’ totale che viene esercitata dai media sugli atti e i fatti della Democrazia Cristiana, partito mai sciolto, come da sentenza definitiva a sezioni civili riunite della Cassazione e rilanciato nella sua iniziativa politica dal XIX Congresso nazionale svoltosi a Roma il 10 e 11 Novembre scorsi. Non si tratta dell’ultimo dei partiti o dei movimenti politici della storia italiana, ma di quello che ha rappresentato per oltre quarant’anni l’architrave della democrazia italiana. La vicenda assume connotazioni tragicomiche dopo la “salita” alla politica del prof Monti.

Come ben evidenziato dal documento della direzione nazionale della DC approvato all’unanimita’ il 29 dicembre scorso: “Considerato che nell’ultima  riunione del PPE a BXL si era deciso di affidare a Monti il compito di federatore delle componenti politiche, sociali e culturali che si rifanno alla carta dei valori del  Partito Popolare Europeo, la direzione della DC sottolinea che si era  raccolto con favore questa indicazione, da soci fondatori del PPE e dell’Internazionale democristiana, nella speranza che con Monti si potesse avviare l’organizzazione della sezione italiana del PPE che resta l’obiettivo politico strategico della Democrazia Cristiana italiana.

Purtroppo dobbiamo costatare che sull’equivoca “Agenda Monti”, di un candidato alla guida di un esecutivo indisponibile a mettersi in gioco in prima persona, si stanno raggruppando persone e movimenti molto lontani dai valori fondanti del PPE.”

Nessun organo di stampa e dei media ha raccolto questa netta indicazione,  dopo che nella direzione del 19 dicembre la stessa DC confermava “la volonta’ della DC italiana rilanciata dal XIX Congresso di partecipare da socio fondatore del PPE alle prossime elezioni politiche e ai rinnovi dei consigli regionali del Lazio, Lombardia e Molise e nelle elezioni amministrative locali  con la lista della DC e con le altre formazioni politiche che intendono costruire la sezione italiana del PPE al Senato”, aggiungendo che : “l’iniziativa assunta dal presidente del Consiglio che ha riunito alcune formazioni politiche molto lontane culturalmente dal PPE per una sua eventuale discesa in campo dopo la partecipazione al direttivo del PPE non concorra positivamente al  processo di ricomposizione politica dell’area popolare e liberale, che resta al centro della missione che la  DC italiana, socio fondatore del PPE e dell’Internazionale Democratico Cristiana si e’ data nell’ultimo congresso, dando mandato al segretario nazionale di verificare la concreta agibilita’ di tale ricomposizione.”

Cosa era successo? Dopo la conferma di un incontro nella mattinata del 19 dicembre del presidente del consiglio  a Palazzo Chigi al segretario nazionale della DC, On Gianni Fontana, alle ore 9 giungeva una telefonata di rinvio ad altra data.

Considerato che dopo alcune ore si sarebbe tenuta la riunione per l’avvio della lista pro Monti, era ed e’ ragionevole pensare che sia scattato il veto del solito Fagiolino-Casini.

Ed e’ di questo stagionato furbastro della politica italiana che vorremmo ragionare.

Fu presidente del consiglio nazionale dei giovani DC con Follini, segretario nazionale, alla fine degli anni ’70, quando Toni Bisaglia li offri’ con un contratto di lavoro all’ente delta padano, presieduto dal doroteo Giordano Marchiori, la prima occupazione e, di lì a poco, la candidatura al Parlamento in cui fu eletto nel 1983. Insomma nel 2013, Casini celebrera’ i suoi trent’anni di presenza nel Parlamento italiano e dire che non si tratta di un Giolitti o De Gasperi e nemmeno di un De Mita, Marcora o Donat Cattin, ma di un astuto tattico doroteo sino al midollo.

Morto il povero Bisaglia entro’ a far parte della squadra di Arnaldo Forlani fino a saltare il fosso con Mastella, Sandro Fontana e altri nel CCD nel Gennaio 1994.

Non passarono molti mesi che si rifugio’ nell’alleanza con il Cavaliere, grazie al quale nel maggio del 2001 occupera’ lo scranno della Presidenza della Camera dei deputati.

Li’ ha inizio la sua metamorfosi caratterizzata da sempre piu’ alte ambizioni per le quali non esitera’ a utilizzare Follini come testa d’ariete contro Berlusconi e l’impalpabile Cesa, gia’ portaborse del ministro Prandini,  come uomo dello schermo, rafforzato dalle seconde nozze con la giovane Caltagirone erede del casato che fu gia’ al servizio del divo Giulio.

Piu’ volte l’ho paragonato con simpatia a quella maschera emiliana dell’astuto Fagiolino, sempre pronto a darle in testa al Sandrone di turno: Follini prima, Fini poi e adesso, forse, il professore della Bocconi con cui spera di assurgere a un ruolo istituzionale di rilievo, al di la’ del peso specifico elettorale conseguito e conseguibile.

Tutto sembrava procedere per il meglio con lo scudo crociato ereditato dal patto scellerato Buttiglione-Castagnetti di Cannes, quel pasticciaccio brutto e illegittimo di cui quanto prima chiederemo conto, quando il 23 dicembre del 2010, giunse inaspettata la sentenza a sezioni civili  riunite della Cassazione che ha stabilito senza altra possibilita’ di replica che la DC non e’ mai stata sciolta e che gli unici titolari del simbolo e del nome erano gli iscritti al partito del 1992 e che pertanto nessuno era ed e’ erede della Democrazia Cristiana e nessuno puo’ vantare o ritenere acquisiti diritti derivanti da uno scioglimento della DC mai avvenuto.

Di qui il terrore del Pierfurby della nostra ripresa di iniziativa e i tentativi maldestri di investire alcuni suoi inqualificabili  accoliti senza dignita’  nel ruolo di guastatori  in servizio permanente effettivo. Piaccia o no al Fagiolino bolognese se ne dovra’ fare una ragione:  lo scudo crociato appartiene a pieno titolo alla DC storica e noi lo difenderemo in tutte le sedi, tanto piu’ se, come sembra, Casini imbarchera’ nella sua lista il naufrago Fini, squallido erede di una destra missina da lui portata nel fango.

La DC e’ viva e vive in mezzo a noi a dispetto dei fogli e fogliastri e dei pennnivendoli a libro paga dei potenti che fan finta di non saperlo. Elezioni politiche o meno, noi DC saremo comunque in campo tra la gente che non ne puo’ piu’ di saltimbanchi  senza ritegno e pronti a ricoprire tutte le parti in commedia, per ricercare con essa le risposte piu’ adeguate alla crisi italiana .

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 30 Dicembre 2012



21 Dicembre 2012

Quei tre commedianti di Bologna

Sembrava ben tracciato lo spartito del professor Monti dopo la recente riunione del direttivo del Partito Popolare Europeo: tentare di costruire la sezione italiana del PPE in Italia dopo il fallimento dell’esperienza del Cavaliere.

Un progetto per il quale la DC italiana, partito mai sciolto e rilanciato dal XIX Congresso nazionale celebrato a Roma il 10 e 11 Novembre scorsi, era ed è fortemente interessata in qualità di socio fondatore del PPE e dell’Internazionale democristiana.

Mercoledì scorso a Palazzo Chigi è avvenuto, tuttavia, un incontro del Presidente Mario Monti con il trio bolognese che contiene non pochi elementi contraddittori e distonici rispetto all’obiettivo di cui sopra.

Lo spartito programmato sembra svolgersi, infatti, secondo i canoni della commedia dell’arte con libera interpretazione affidata ai tre commedianti bolognesi, due dei quali lontani mille miglia dalla storia e dall’esperienza dei popolari e dei democratici cristiani europei.

Al duo delle maschere di Fagiolino-Sandrone ( alias Casini-Fini) il ruolo del Sior Tentenna è affidato  all’eterno indeciso Luca Cordero di Montezemolo.

Il mio amico Sancho Panza mi ha chiesto, non senza malizia tolediana, quale lavoro avessero mai fatto quelli di quel trio a sostegno della riconferma a capo del governo di Mario Monti, prima del loro impegno politico.

Ho trovato qualche difficoltà a rispondere, non avendo notizia di impegni di lavoro o professionali concreti, almeno del duo Casini-Fini, prima dell’entrata in politica. Di loro è nota solo la lunga permanenza sugli scranni bassi e alti di Montecitorio, questi ultimi occupati per grazia dell’odiato Cavaliere di Arcore, ripagato dai fedifraghi con il tradimento e l’abbandono e da sempre impegnati alla personale sopravvivenza politica e a scenari futuri sempre più elevati, magari quelli del supremo Colle.

Quanto all’appassito virgulto coltivato in casa Agnelli, dall’ingloriosa esperienza dei mondiali di calcio italiani a quella più recente ferroviaria  di “Italo”, è assai nota la sola sua presidenza della Ferrari, l’unica “Rossa” cara a tutti gli italiani.

Insomma, se si eccettua Fagiolino-Casini, prodotto tra i più riusciti, almeno sul piano della furbizia e della tattica, della premiata forneria democristiana, nessuno degli altri due commedianti possiede un pedigree compatibile con il progetto costruttivo del PPE in Italia.

Patetica, poi, la figura del Sandrone bolognese che, da delfino designato dall’onesto e intelligente Almirante a zigzagante interprete di tutte le politiche, sino all’ultima assai poco credibile capriola in equivoca versione popolare, si è ridotto a elemosinare un posto sicuro per lui e  l’accolito  Bocchino, nella lista pout pourri del Fagiolino sempre in piedi.

Crediamo che con questa mal combinata compagnia di giro sarà dura per il professore superare l’asticella del 20% imposta dal porcellum.

Ecco perché ai miei amici democristiani, a questo punto, si impone, innanzi tutto,  di ingiungere all’equivoco Casini l’impedimento ad usare  illegittimamente lo storico simbolo scudocrociato, appartenente a pieno ed esclusivo titolo alla DC storica, partito mai sciolto come da sentenza della Cassazione.

Inoltre servirà una seria riflessione onde evitare che l’area dei popolari e liberali italiani non si trovi senza rappresentanza tra la  Scilla del Cavaliere, in drammatica distruttiva deriva, e la Cariddi del trio  dei commedianti bolognesi occhieggiante verso la sinistra di Bersani.

Un’azione coraggiosa da parte di Alfano, Formigoni, Mauro e altri del Pdl sarebbe oltremodo auspicabile.

Se ciò non accadesse, sarebbe meglio attendere sulla riva del fiume il cadavere di un Parlamento senza futuro, quello che uscirà dal voto di Febbraio, e tentare di ricostruire sul territorio a livello locale il partito della speranza e una proposta credibile per la nuova Italia che la prossima inevitabile Costituente dovrà progettare.

Don Chisciotte
dal suo buen retiro veneziano
21Dicembre 2012



8 Dicembre 2012

Un pensiero prevalente: nuova Costituente

Sta finendo come temevamo: il Cavaliere diventa temerario oltre il razionale e, come il mio amico Don Chisciotte, parte lancia in resta verso la catastrofe del centro destra. Si votera’ con il porcellum, lo strumento di acerbiana memoria che permise l’effimero trionfo di Prodi prima e  quello assai piu’ consistente di Berlusconi poi.

Vincera’ il centro-sinistra e sara’ una vittoria di Pirro. L’Italia rimarra’ in una crisi economica, finanziaria e istituzionale profonda e l’ingovernabilita’ sara’ garantita, mentre l’oggettiva alleanza tra il partito di Berlusconi e la Lega rendera’ ancor più probabile il rischio di una rottura verticale Nord –Sud del Paese.

Chi avesse ancora un po’ di raziocinio politico dovrebbe pensare alla nuova inevitabile fase costituente che si dovra’ avviare per riformare la Costituzione del 1948 ormai superata in molte sue parti.

La stessa nostra operazione politica di rilancio della DC, partito mai sciolto, scontando le difficolta’ riscontrate nelle ultime battute del Consiglio nazionale, se, da un lato, dovra’ puntare al pronto recupero di tutte le sue anime e alla ricomposizione di quanti si richiamano ai valori e alla storia democratico cristiani, dall’altro, dovra’ evitare la rischiosa deriva dell’agenzia di collocamento per aspiranti frustrati e puntare alla costruzione di un partito nuovo in grado di offrire il nuovo modello istituzionale, politico ed economico dell’Italia odierna.

Nostro traguardo non saranno le elezioni di Marzo 2013, salvo fatti eccezionali e nuovi che dovessero accadere nei prossimi giorni, ma la nuova assemblea Costituente che, dal dicembre 2010, continuiamo a invocare come la possibile strada in grado di garantire il nuovo assetto istituzionale dell’Italia nell’eta’ della globalizzazione e della malfunzionante Unione Europea.

Fedelta’ e impegno a tradurre nella citta’ dell’uomo i principi della dottrina sociale della Chiesa, difesa dei valori non negoziabili e apertura al dialogo e al confronto con quanti intendono concorrere con noi alla costruzione di una società fondata sui valori della liberta’, della solidarieta’ e sussidiarieta’.

Macroregioni come risposta alla crisi dello stato nazionale e alla nuova realta’ dell’Europa tutta da restaurare.

Ripartiremo dagli enti locali  dove presenteremo le liste della DC ovunque esisteranno le condizioni per farlo.

Organizzeremo in tutte le citta’ e comuni d’Italia centri permanenti di formazione e partecipazione politica, aperti ai giovani che intendono raccogliere il testimone politico dei democratici cristiani.

Ricostruiremo un partito in cui il tesseramento avra’ solo il valore del riconoscimento dell’appartenenza, al fine di evitare il rischio di ricadere negli antichi vizi del partito delle tessere, mentre tutti i candidati negli organismi elettivi istituzionali saranno scelti da elezioni primarie ai diversi livelli territoriali, sempre aperti ai cittadini elettori che intendono concorrere nella scelta degli stessi.

Nostro orientamento strategico e’ quello che indichiamo da tempo: concorrere da democratici cristiani alla costruzione della sezione italiana del Partito Popolare Europeo, di cui la DC italiana e’ socio fondatore, con l’ambizione di ricostruire l’unita’ di tutti i democratici cristiani dell’Italia.

Lavoro, giustizia e liberta’ saranno gli obiettivi delle politiche economiche che intendiamo realizzare, coerenti con quei principi di economia sociale e civile  alternativi a quelli del capitalismo finanziario trionfante e causa non secondaria della grave crisi italiana, europea e internazionale.

Siamo pronti a offrire la nostra disponibilita’ a quanti  di diversa ispirazione politico culturale intendono concorrere con noi a perseguire obiettivi condivisi.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 8 Dicembre 2012



3 Dicembre 2012

Non girare la testa all’indietro

Alla fine, come annunciato, ha vinto alla grande Bersani e il sogno di un new labour all’italiana si e’ spento con la commozione del giovane Renzi che, riconosciuta la sconfitta, conferma lealta’ al partito e il ritorno nella sua bella Firenze.

Difficile inquadrare il risultato nel solito schema del trionfo dell’apparato. Un apparato che, semmai, ha funzionato prima del voto, nella definizione di regole oggettivamente limitanti la forza d’urto dell’innovazione renziana.

In realta’ le primarie del PD hanno rappresentato un fatto assolutamente positivo e di forte valenza di partecipazione democratica, tanto piu’ rilevante poiche’ accaduto in una fase in cui stanno trionfando la disaffezione e il rifiuto dei partiti e della politica. Non sappiamo cosa accadra’ ora nella coalizione PD-SEL-socialisti, anche se il quasi 40% raggiunto da Renzi non potra’ essere liquidato come ininfluente nelle scelte future di Bersani e C.

La coalizione di sinistra esce obiettivamente rafforzata dalla lunga e inusuale battaglia delle primarie, mentre il centro-destra sta vivendo uno dei momenti di crisi piu’ profondi di tutta la sua storia.

Si attende a horas l’annuncio di una ridiscesa in campo del Cavaliere, ma stavolta non sara’ come le altre. Il re e’ nudo e non si puo’ pensare di interrompere il passaggio dalla seconda alla terza repubblica con la testa rivolta all’indietro. Ogni remake, per quanto riverniciato, avrebbe il sapore di vecchio e stantio e a poco servirebbe perpetuare il confronto con un altrettanto riconfermato usato sicuro.

Il tempo del partito a leadership personale carismatica e’ morto e sepolto e chi volesse tentare di ripristinarlo non potra’ che raccogliere poche fiches, buone  da giocarsi per la propria sopravvivenza, ma non aggiungera’ alcunche’ al processo inesorabile di trasformazione del sistema politico italiano in atto. Una storia e un processo cui il Cavaliere poteva e ancora dovrebbe saper offrire un apporto migliore.

Guai se Alfano e amici non dimostrassero di aver raggiunto quel minimo di autonomia che la situazione richiede. E’ tempo di assumere iniziative forti come quella di dar vita da subito ad un’ampia coalizione impegnata nella costruzione della sezione italiana del PPE, alternativa alla coalizione socialdemocratica a egemonia bersaniana e degli ex comunisti, secondo il classico schema prevalente in Europa.

A questo obiettivo non potremo che essere interessati anche noi democristiani che ci accingiamo ad eleggere i nostro organismi dirigenti nel consiglio nazionale convocato per il prossimo 6 dicembre. Al segretario politico Gianni Fontana il compito di annunciare la nostra piattaforma politico programmatica, sulla base della sua relazione congressuale approvata l’11 novembre scorso da oltre il 95,5 % dei delegati al XIX Congresso della DC e di avviare il confronto con quanti, a partire dalla nostra gente e dall’elettorato disorientato e tentato dal disimpegno, sono interessati a ritrovare nella proposta politica di ispirazione democratico-cristiana e popolare una nuova speranza per l’Italia.

Ettore Bonalberti
Consigliere nazionale DC
Venezia, 3 dicembre 2012



26 Novembre 2012

Ritorniamo alla casa madre’

La musica e’ finita e dovrebbe comprenderlo anche il Cavaliere. E, invece, continua a tenere col fiato sospeso i suoi irriducibili “berluscones” e a giorni starebbe per annunciare il lancio del suo nuovo partito. Sulle ceneri del defunto Pdl e in spregio alla volonta’ dei suoi colonnelli  e del suo  delfino Alfano, niente elezioni primarie, inutili e dannose e rilancio di un partito carismatico d’antan guidato sempre da lui e in stretta alleanza con la Lega di Bobo Maroni.

Una prospettiva anacronistica e illusoria, in grado solamente di garantire qualche fiches a Berlusconi da giocare sul tavolo del  Parlamento che verrà.

Noi che “berluscones “ non siamo mai stati e che abbiamo, tuttavia, sostenuto il centro-destra in alternativa alla gioiosa macchina da guerra  occhettiana e, giu’ per li rami, sino al Pdl della cavalcata trionfale del 2008, per la ragione che in esso continuavano ad essere  presenti alcuni amici espressione dell’antica cultura democristiana, ora lanciamo un appello a quanti ex DC sono rimasti nel partito decotto del Cavaliere: ritornate alla casa madre.

 A Formigoni, Giovanardi, Barbieri, Rotondi, Cutrufo, Osvaldo Napoli e amici di pari cultura politica, vorremmo far presente che  il tempo e’ scaduto ed e’ ora di ripensare globalmente l’esperienza vissuta.

Tranne in Lombardia, per il ruolo preminente e culturalmente, se non politicamente egemone di Formigoni  con la sua riconosciuta  capacita’ di governo, in Forza Italia prima e nel Pdl poi, la cultura democristiana e’ stata sempre ridotta ad un ruolo subalterno. In alcuni casi, come nel Veneto, dominata e derisa dal prevalere delle componenti radical liberiste alla Galan e socialiste anticlericali alla Sartori. Due culture assolutamente minoritarie nel Veneto, in grado, tuttavia, di assumere, col sistema del partito carismatico e populista, un ruolo di assoluto dominio a livello di rappresentanza politica e nell’esercizio del potere. L’arrivo delle componenti aennine, poi, ha completato lo scenario  di totale irrilevanza per i residui rappresentanti  veneti democratico cristiani.

Avevamo tentato di suggerire al Cavaliere  nel dicembre del 2010 l’idea della convocazione di un’assemblea costituente, quale ultima chance nella crisi istituzionale italiana. Non fummo degnati nemmeno di una risposta. Ora tutti ne parlano come della necessita’ di cui dovra’ farsi carico il Parlamento nella prossima legislatura.

Purtroppo, finita la lunga e improduttiva stagione del bipolarismo muscolare, non esiste alcuna certezza sui nuovi e faticosi equilibri che scaturiranno dalle prossime elezioni.

Solo la realta’ di un PD che esce rafforzato, seppur diviso strategicamente, dalla positiva esperienza democratica delle primarie e un centro-destra lacerato, immerso nelle macerie causate da Fini  e dagli errori di conduzione politica del Cavaliere, sino alle  incredibili capriole delle ultime settimane.  E tutto intorno, un Paese smarrito e sfiduciato che, col voto siciliano, sembra orientato tra l’astensione e il grillismo con la prospettiva di due  prossime camere parlamentari  alla greca, mentre sale e si rafforzano manifestazioni sempre piu’ frequenti di ribellismo sociale.

Gravissima la diversa posizione assunta da Berlusconi rispetto a Formigoni per la prossima candidatura alla guida di Regione Lombardia.

Vista l’infausta esperienza sicula, con la divisione nel Pdl che ha portato al governatorato di Crocetti, il Cavaliere punta sull’usato garantito dell’alleanza con la Lega, con la volonta’ di consegnare l’intero Nord, dal Piemonte al Veneto insieme alla Lombardia, al partito di Maroni.

Contento lui, noi pensiamo che, se cosi’ andassero le cose, la prospettiva catalana di una scissione del Nord, per anni paventata da Bossi, rischierebbe di diventare concreta possibilita’ con una rottura irreparabile per l’Italia.

Ecco perche’ sentiamo forte il dovere di fare appello a tutti gli amici DC non pentiti presenti non solo nel Pdl in decomposizione, ma nello stesso PD, insofferenti per l’inevitabile deriva a sinistra che la vittoria annunciata di Bersani determinera’, a convergere con quanti come noi hanno lavorato per ricostruire la  casa madre democristiana.

Ripartire da dove eravamo, non per assumere i vizi  di come eravamo, ma per  ricollegarci agli intatti  valori di riferimento di un’antica cultura democratico cristiana, da riconfermare declinati secondo i principi della dottrina sociale della Chiesa, ispirati dalla “Caritas in veritate”, impegnati nella costruzione della sezione italiana del Partito Popolare Europeo,  di cui la DC e’ stata e rimane socio fondatore. Un PPE, tuttavia, da far ritornare integro agli ideali e ai principi ispiratori dei padri fondatori.

A Formigoni in Lombardia e a tutta la sua Rete Italia  il compito di assumere con il nostro segretario nazionale, Gianni Fontana, questa iniziativa,  superando le incomprensioni e le difficolta’ che gli impedirono nel 2005 di percorrere la strada della sua lista civica, ricollegandosi agli amici DC lombardi che hanno rinnovato nei mesi scorsi l’adesione al partito dello scudo crociato.

A Giovanardi e Rotondi con Barbieri, Cutrufo, Osvaldo Napoli e quanti altri nutrono ancora forte il sentimento di appartenenza alla nostra comune storia, il coraggio di ritornare alla casa madre dove siamo pronti a riceverli con spirito fraterno. E anche dall’UDC, superata la fase del solipsismo narcisistico di Pierferdy,  ci aspettiamo segnali positivi.

Agli amici di Todi 2, anziche’ dividersi  attratti da ambigui collegamenti con personaggi di dubbia compatibilita’ con i nostri valori, l’offerta di una possibilita’ di ricostruire una presenza forte del centro democratico cristiano sostenuto dal vasto associazionismo  cattolico alla ricerca di uno sbocco politico positivo.

A quanti, infine, si sono battuti in questi anni per tenere alta la bandiera della DC con diverse motivazioni e interessi ( Sandri, Senaldi, Pizza e altri), l’appello a cessare ogni iniziativa bellicosa e fratricida per ripartire dalle conclusioni cui si e’ giunti con la sentenza della Cassazione e per ricostruire insieme la nuova forma partito di ispirazione democratico cristiana all’altezza dei bisogni e delle aspettative della societa’ italiana del  nuovo millennio.

E, intanto, parta forte l’appello a tutti i consiglieri comunali, provinciali, regionali e ai deputati nazionali e al parlamento europeo che si riconoscono nei nostri stessi valori, affinche’ si uniscano a questi “medici scalzi”, umili e insufficienti agenti ricostruttori della DC quali noi siamo,  per il rilancio di un partito in grado di offrire una nuova speranza all’Italia.

Ettore Bonalberti
Consigliere nazionale DC
Venezia, 26 Novembre 2012



20 Novembre 2012

L’incomprensibile amnesia di “Avvenire”

Abbiamo inviato nei giorni scorsi al direttore di “Avvenire”, Marco Tarquinio, una mail con cui evidenziavamo il nostro stupore per l’assordante silenzio del quotidiano dei cattolici sul caso della DC e del suo XIX Congresso tenutosi a Roma il 10 e 11 Novembre scorsi.

Scrivevamo, tra l’altro,: “C’e’ una sentenza della Cassazione che dichiara senza alcun’altra possibilita’ di replica che il partito piu’  importante della storia repubblicana italiana, la Democrazia Cristiana, non e’ mai stato sciolto giuridicamente e che gli unici eredi legittimi sono gli iscritti DC del 1992 ai quali fu impedito di pronunciarsi sul futuro dello stesso, ma questa notizia sembra non interessare ad alcuno. Passi per i quotidiani ideologicamente contrari a qualsiasi movimento, gruppo, partito riconducibile ai valori del cattolicesimo democratico e cristiano sociale, ma che il giornale dei cattolici italiani non abbia sentito il dovere di inviare un giornalista a seguire il congresso e non abbia dedicato un trafiletto, almeno la notizia che si celebrava il XIX Congresso e nemmeno che all’unanimita’ gli unici legittimi eredi della DC hanno deciso di continuare a far vivere la Democrazia cristiana con  Gianni Fontana  confermato segretario nazionale con oltre il 95,5 % dei voti, sembra incredibile. “

Nessuna risposta sino a oggi, mentre quotidianamente il giornale dei vescovi italiani sforna paginate intere dedicate al duo Montezemolo-Riccardi, “il duo Fasano” della politica italiana, impegnato a interpretare in falsetto la nuova canzone laico-cattolica con il soccorso dello spaesato Olivero e di quel gran furbacchione di Bonanni.

E’ ben nota, reciprocamente condivisa, la mia idiosincrasia per la pasionaria di Sinalunga, fattore decisivo della triste fine politica della DC veneta e italiana, ma stavolta non posso che essere d’accordo con Rosy Bindi con la sua affermazione circa l’impossibilita’ di ricostruire in vitro una nuova DC.

Non solo perche’ “il duo Fasano” catto-liberista non e’ lontanamente paragonabile ai padri fondatori del partito scudocrociato, ma, soprattutto, per la circostanza che, piaccia oppure no a lor signori, preti e cardinali compresi, la DC non e’ mai stata sciolta, esiste e vive in  mezzo a noi. Alla faccia di quei catto - liberisti di “ Avvenire” al servizio di  incomprensibili strategie ispirate dai soliti ambienti massonici e dalla compagnia dei Bilderberg.

Povero Riccardi catapultato dalla sua Sant’Egidio, via  Todi, allo scranno ministeriale e autoproclamatosi interprete ufficiale del cattolicesimo politico italiano al servizio del professor Monti. Una strana parabola quella del barbuto professore: dalla difesa degli ultimi  a reggicoda degli pseudo potenti del capitalismo italiano.

Grande e’ la confusione all’interno della CEI di cui “Avvenire” e’ o dovrebbe essere interprete fedele. Non sembra ancora chiara la strategia da assumere, dopo la lunga stagione ruiniana della Chiesa schierata a tutto campo, senza mediazioni partitiche, nella difesa privilegiata dei “valori non negoziabili”.

Quei valori non negoziabili che non stanno nel manifesto di Italia Futura, volutamente canta il duo Montezemolo-Riccardi, perche’ cosi’  lo stesso e’ più condiviso e inclusivo.

Una sorta di Patto Gentiloni del XXI secolo, stavolta con diritto di rappresentanza a sovranita’ limitata.

No, non e’ e non puo’ essere la nostra collocazione, quella di noi DC eredi di Sturzo, De Gasperi, Fanfani, Moro e Donat Cattin.

Siamo poveri e senza potere, come “medici scalzi” che hanno chiesto scusa agli italiani per gli errori commessi al tramonto della Prima Repubblica, ma restiamo saldamente ancorati ai nostri valori e ai principi ispiratori democratico cristiani.

Il nostro orizzonte resta quello di concorrere alla costruzione da democratici cristiani della sezione italiana del Partito Popolare europeo.

Ci auguriamo che molti dei cattolici italiani possano ritrovare, nel programma che intendiamo costruire insieme a tutti i cittadini e nei nostri comportamenti,  le ragioni di un consenso che, anche se non potesse esprimersi nelle imminenti  elezioni politiche, non manchera’, allorche’, come andiamo sostenendo da tempo, si dovra’ eleggere la prossima assemblea costituente, nella quale ci saremo sicuramente con la nostra cultura, i nostri valori e una rinnovata classe dirigente,  sotto le insegne dello scudo crociato.

Ettore Bonalberti
Consigliere nazionale DC
Venezia, 20 Novembre 2012



4 Novembre 2012

Quando il sogno diventa realta’

E’ stata la realizzazione di un sogno : far rinascere la DC dalle sue ceneri come l’Araba Fenice.

Il partito non era mai stato giuridicamente sciolto e contro questa sentenza irrevocabile della Cassazione nulla puo’ essere piu’ eccepito. Certo il partito era politicamente morto, anche se i democristiani, dispersi e divisi nella diaspora, sono ancora presenti in quasi tutti i borghi e le contrade d’Italia.

A Roma, con la celebrazione del XIX Congresso, si e’ ricostituita la piena legittimita’ degli organi del partito: segretario nazionale e Consiglio nazionale. Tutte le fasi che hanno preceduto la convocazione del congresso sono state svolte nel pieno rispetto delle norme statutarie e con il congresso l’azione avviata dal sottoscritto, con Silvio Lega, Gianni Fontana e altri, abbiamo potuto riconsegnare ai legittimi eredi della DC, gli iscritti del 1992,  il patrimonio ideale, storico politico, materiale e immateriale della Democrazia Cristiana.

All’unanimita’ il congresso, con i delegati tutti in piedi entusiasti,  ha espresso la volonta’ di continuare a far vivere il partito. Era la decisione piu’ importante che il congresso doveva assumere.

Una relazione straordinaria per rigore intellettuale, profondita’ culturale, competenza professionale e politica quella di Gianni Fontana, che  ha saputo affrontare tutti i principali temi che caratterizzano la politica italiana: dall’analisi del tempo che viviamo, la situazione della  crisi e le condizioni della ripresa;  le ragioni per cui e’ ancora essenziale la presenza della DC nella politica italiana ; dall’indicazione di un progetto politico fondato sui valori al riconoscimento del lavoro come elemento fondativo del patto costituzionale, con la dignita’ dell’impresa e la solidarieta’ dell’economia; dalla riaffermazione della scelta democristiana per l’economia sociale di mercato e della sua versione italiana dell’economia civile alle istituzioni da ricostruire in uno stato snello per la partecipazione sociale.

E’ seguita un’analisi attenta e appassionata del popolarismo che vive tra passato, presente e futuro per finire con l’impegno di rilanciare il partito a livello nazionale ed europeo ricollegato a pieno titolo, da socio fondatore, nell’Internazionale democristiana e nella grande famiglia del popolarismo europeo.

Un dibattito di alto profilo vissuto con grande partecipazione dai numerosi delegati che hanno espresso, con l’entusiasmo della rinascita del partito, la volonta’ di impegnarsi nelle sedi territoriali per far tornare grande la Democrazia Cristiana.

Non sono mancati, come nella peggiore tradizione democratico cristiana e coda residua di antiche abitudini da dimenticare, momenti di tensione e di aspro confronto nella formazione della lista, alla fine unitaria con un voto plebiscitario per la riconferma di Gianni Fontana alla guida del partito.

Numerose le mozioni approvate dal congresso, molte delle quali impegneranno il prossimo consiglio nazionale ad attuare le indicazioni cogenti espressione della volonta’ dei delegati congressuali sempre espressa all’unanimita’ o con maggioranze bulgare.

Ora si apre la stagione della grande semina che si concretizzera’ con “ l’avvio della campagna di raccolta delle firme necessarie per la presentazione della lista della Democrazia Cristiana in tutte le realta’ territoriali, locali, provinciali, regionali, nazionali e internazionali in cui si svolgeranno elezioni” .

Il Congresso ha, inoltre, “affidato al Consiglio nazionale e alla direzione il compito di indire convegni a carattere nazionale sui seguenti temi e da svolgersi entro la primavera 2013:

1) lavoro e occupazione e nuove relazioni sindacali

2) economia e finanza e riforma dell’eurosistema

3) assetto istituzionale e riforma della Costituzione

4) nuovo forma del partito

5) ruolo dell’Italia in Europa, nel mediterraneo e nell’eta’ della glocalizzazione”

Particolarmente dibattuto e alla fine votato con amplissima maggioranza la mozione con cui il congresso: ” affida  al consiglio nazionale il compito di procedere immediatamente contro tutti coloro che da anni utilizzano abusivamente il nome della Democrazia Cristiana, il simbolo dello scudocrociato e ogni altro riferimento ai beni immateriali del partito comunque utilizzati e diffusi, sia in forma cartacea che informatica ed elettronica,  e di richiedere i relativi danni morali e materiali subiti dalla Democrazia Cristiana storica, partito mai sciolto sulla base della sentenza definitiva della Cassazione n. 25999 del 23 dicembre 2010 e che contemporaneamente venga affidato ad un gruppo di esperti giuridici, economici e finanziari il compito di analizzare il contenzioso tuttora esistente in relazione ai beni materiali e immateriali appartenenti al partito con richiesta dei relativi danni morali e materiali, compresi quelli relativi alle testate storiche della DC “ Il Popolo” e “ La Discussione” . Nessuna volonta’ di rivincita o di vendetta ma il riconoscimento di fatti e misfatti perpetrati e giustizia per i legittimi eredi.

Decisivo per lo sviluppo dell’attivita’ del partito la mozione approvata all’unanimita’ secondo cui “il congresso affida al Consiglio e alla direzione nazionale di promuovere forme dirette di partecipazione degli iscritti, simpatizzanti ed elettori della DC attraverso la costituzione di Circoli Culturali di Partecipazione Politica in tutti comuni e le città d’Italia  e con strumenti di consultazione anche elettronica ed informatica con regole d’utilizzo del voto elettronico compatibili con le norme di legge”.

Infine, seppur come raccomandazione cogente, la costituzione di una consulta nazionale del partito aperta alle personalita’ di gruppi, movimenti, associazioni che si rifanno ai comuni valori.

Alla fine, anche il mio vecchio amico “Don Chisciotte”, anche lui “DC non pentito”, esce dal congresso di Roma particolarmente felice per il suo esito, sapendo che alla caccia della Balena Bianca ci hanno provato in  molti capitani di ventura e di sventura che credevano di avercela fatta. Ora, pero’, dopo il congresso  non ci sara’  più alcun capitano Achab in grado di sconfiggere il nostro partito che, come l’Araba Fenice, e’ risorto e  ha deciso di rinavigare forte e possente in mare aperto per ridare a tutti gli italiani una nuova speranza. Nonostante il silenzio assordante dei media……

Ettore Bonalberti
Venezia, 13 novembre 2012



4 Novembre 2012

Per non dimenticare: ripartiamo dall’identità

Abbiamo scelto di proposito il basso profilo alla vigilia del XIX Congresso nazionale della Democrazia Cristiana che si terra’ a Roma Sabato 10 e Domenica 11 novembre prossimi.

Troppi i gufi e i corvacci pronti a tutto pur di vedere rinviato sino all’annullamento uno dei passaggi storici del movimento politico dei democratici cristiani italiani.

La lunga stagione della diaspora DC inizio’  alla fine della segreteria Martinazzoli, con la decisione di cambiare il nome al partito. Una  decisione che fu alla base della prima scissione operata da Casini, Mastella, Sandro Fontana e amici che costituirono il CCD. A essa seguirono poi le numerose altre scomposizioni che determinarono la frantumazione del grande partito e il suo sostanziale dissolvimento politico.

Una diaspora che porto’ molti democristiani su diverse sponde, mentre l’elettorato DC  si oriento’ in  prevalenza su posizioni di centro-destra, anche se non furono pochi coloro che si impegnarono con il PPI prima, la Margherita poi, sino a confluire nella grande e ancora incerta miscela del Partito Democratico.

Non mancarono quelli che, come il sottoscritto, “DC non pentiti”, o si ritirarono in buon ordine nella professione e nel disimpegno partitico, o si limitarono ad appoggiare, a destra, come al centro o a sinistra, vecchi amici, o spezzoni di gruppi comunque ascrivibili all’esperienza democratico cristiana.

Ovunque avvenne il collocamento, tuttavia, ne derivarono ruoli e funzioni  gregarie al limite dell’irrilevanza politica e culturale, al di la’ delle garantite posizioni di rendita di qualche piu’ scaltro  manovratore sempre  pronto ai più opportuni compromessi.

La diaspora democristiana comporto’, da un lato, il permanere di un’ampia rappresentanza parlamentare di ex, post e neo democristiani, sempre, tuttavia, in funzione subalterna di chi, a destra, come a sinistra e al centro continuava a menare la danza.

A destra, sopportati piu’ per le riconosciute competenze politico amministrative, in ogni caso al servizio di un movimento in continua rapida trasformazione, ma dalle permanenti connotazioni leaderistiche e aziendali, a prevalente conio liberal- socialista radicale;  a sinistra in permanente subalternita’ e vittime dell’aurea regola donat-cattiniana, secondo cui, nel PC, PDS, DS sino nel Partito Democratico e  come in natura: “ e’ sempre il cane che muove la coda”.

Al centro la scelta era multiforme e per alcuni versi tragicomica. A parte le operazioni di composizione-scomposizione tra CCD, CDU, e a loro interno ( casi Follini, Tabacci) sino alla ricomposizione a egemonia casiniana nell’UDC, per quasi vent’anni la lotta tra le componenti minori delle DC di Sandri, Pizza, Senaldi e gruppuscoli vari, si trascinerà stancamente sino alla sentenza in appello del tribunale di Roma del 2010 (sentenza n.1305/09 dell’11.03.2009), contro cui tutti gli attori e convenuti decisero di appellarsi in via definitiva alla suprema corte.

E la sentenza formulata dalla Cassazione n.25999 il 23 dicembre 2010, riconfermando la decisione della Corte di appello di Roma, sancì che il de cuius, democrazia cristiana, non era mai stato sciolto giuridicamente.  In sostanza la DC, liquidata politicamente, era a tutti gli effetti giuridici  un’associazione non riconosciuta tuttora viva e vegeta e doveva spettare, e solo a loro, ai vecchi soci DC del 1992, deciderne il destino. Spettava ai soci della DC, iscritti e presenti nel momento in cui Martinazzoli senza ricorrere al congresso nazionale, sanci’ con un Consiglio nazionale la chiusura del partito nelle forme e modalita’ non contemplate dallo statuto e dalle stesse norme del codice civile.

Fu da questa informativa trasmessami dall’On Publio Fiori, in occasione della  costituzione della Federazione Dei Liberi e Forti (FE.DE.LI.F.) nel marzo del 2011, che assunsi l’iniziativa di raccolta delle firme di autoconvocazione del Consiglio nazionale della DC, ai sensi dello statuto del partito, per la ricostituzione dei suoi organi legittimi. E sono stati proprio i consiglieri nazionali DC eletti nel XVIII Congresso nazionale e tuttora in carica, a procedere nel rispetto delle norme statutarie, il 30 marzo scorso, alla convocazione del XIX Congresso nazionale del 10 e 11 novembre prossimi.

Operazione difficilissima, lunga e complessa che, senza l’aiuto determinante dell’amico Silvio Lega e della sua fondazione Comunita’, non si sarebbe potuta realizzare.

Un ringraziamento a tutti loro e agli amici, Fiorella De Septis, Giorgio Zabeo, Antonino Giannone che con i circoli di “Insieme” si impegnarono da subito per far rinascere anche politicamente la DC.

Un grazie, poi, a tutti gli ex Consiglieri nazionali della DC che hanno permesso l’autoconvocazione del Consiglio nazionale, dopo la manifesta latitanza della presidente, On Rosa Russo Jervolino, ormai accasata definitivamente e senza rimpianti tra i Democratici.

Un grazie, infine, all’On Clelio Darida e ai suoi amici, all’On Ombretta Fumagalli Carulli, sempre prodiga di intelligenti proposte e consigli,  a Gianni Fontana che si e’ assunto il compito di traghettare il partito verso e dopo il congresso, e ai colleghi della direzione e della commissione per il regolamento congressuale, Faraguti, Grassi, Grippo, Pizzi e Duce con i quali abbiamo condiviso il percorso che ci portera’ al congresso unitario di Novembre.

Non sono mancati e non mancheranno tentativi di interrompere, rinviare e tentare di impedire la continuita’ del processo avviato, mentre continuano a girare, soprattutto nel web, solitari ultimi combattenti giapponesi che sfornano a ciclo continuo segretari regionali, provinciali e locali come una giostra in permanente rotazione. Speriamo rinsaviscano per confluire nella grande casa comune che li accogliera’ come figli e fratelli prediletti.

Ringraziando tutti gli amici che in tutte le regioni italiane hanno raccolto l’invito del partito a rinnovare l’adesione alla DC e con i quali ci ritroveremo a Roma a fine settimana, vogliamo dire a quanti ci leggono che l’unico nostro interesse che ci ha spinto e ci spinge con forte determinazione a continuare e’ la volontà di riconsegnare un patrimonio ideale, culturale, politico e morale alle nuove generazioni.

Ripartiremo da dove eravamo rimasti per ricostruire un nuovo soggetto politico diverso da come eravamo alla fine dell’esperienza della DC di Martinazzoli. Non ci interessano le coalizioni e le prossime scadenze elettorali, per le quali chiederemo ai nostri amici e simpatizzanti di decidere. Siamo interessati, invece, a ricostruire in ogni borgo, comune e citta’ dell’Italia, dei centri permanenti di formazione e partecipazione politica nei quali riportare la cultura democratico cristiana del partito di De Gasperi,Fanfani, La Pira e Moro, fondata sulla centralita’ della persona , della famiglia e dei corpi intermedi. Sul primato della sussidiarieta’ e solidarieta’ con le quali sostenere politiche a favore della povera gente, per perseguire una rinnovata giustizia sociale nel tempo di un turbocapitalismo finanziario che sta distruggendo le basi stesse della democrazia.

Rilanciare un partito di cattolici e laici i quali, condividendo la carta dei valori del popolarismo europeo e all’insegnamento dei padri fondatori, intendono concorrere alla costruzione della sezione italiana del PPE: questo l’obiettivo politico di fondo.

Ci rifaremo ai canoni fondamentali dell’economia sociale e di mercato e a quelli autoctoni dell’economia civile, per tradurre nella citta’ dell’uomo gli orientamenti pastorali della dottrina sociale della Chiesa. In particolare quelli definiti dall’ultima enciclica sociale di Papa Benedetto XVI “ Caritas in veritate”.

Sono questi i sentimenti che ci animano alla vigilia del XIX Congresso nazionale della DC, fortemente intenzionati a ripartire dalla nostra cultura identitaria: per non dimenticare e per consegnare ai giovani un testimone politico di cui la societa’ italiana ed europea hanno assoluta necessita’, nel deserto della politica e di seri riferimenti morali e culturali sui quali governare la citta’ dell’uomo.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 4 Novembre 2012 



30 Ottobre 2012

Chiaroscuri siciliani

Una vittoria storica per Bersani, un trionfo per Grillo, una débacle per il Pdl.

Ci sono in tutte e tre le affermazioni un po’ di verità mista a qualche mistificazione.

Il governatore della piu’ autonomista regione italiana e’ da ieri sera un esponente cattocomunista che a Gela ha saputo porsi quale coraggioso combattente della mafia.

E’ la prima volta che accade nella terra di Trinacria, da sempre feudo incontrastato della DC negli anni della Prima Repubblica e del centro-destra nella lunga stagione berlusconiana.

Se esaminiamo più da vicino i  numeri riscontriamo un calo  notevole di voti sia in termini assoluti che percentuali del PD. In definitiva la strana alleanza PD-UDC vince con un sorpasso in retromarcia per la rottura annunciata da tempo tra Micciche’ e Alfano.

Dividendo le forze del centro-destra il centro-sinistra prevale, ma domenica in Sicilia si e’ verificato un fatto unico nella storia politica dell’Italia: il 53 % degli elettori non e’ andato a votare e il governatore eletto raccoglie uno striminzito 15 % dell’elettorato siciliano.

Anche il fenomeno Grillo, mentre si afferma come il primo partito dell’isola, non riesce a porsi quale catalizzatore del voto siciliano. Gli elettori stanchi di una politica e di una dirigenza impresentabile scelgono l’astensione come espressione del malessere sociale, morale, culturale e politico della Sicilia.

Ho condiviso i primi commenti a caldo del segretario  del Pdl Alfano nella conferenza stampa di ieri a Roma. Il centro-destra sommando i voti di Musumeci con quelli di Micciche’ sarebbe ancora la coalizione prevalente, con oltre il 41 % degli elettori, potendo contare su un serbatoio di astenuti i quali si attendono solo segnali sicuri e una forte discontinuita’ di uomini, metodi e programmi.

Crocetta per governare dovra’ ricostruire la stessa coalizione trasformista che era stata alla base del lombardismo perpetuando l’antico adagio del Gattopardo: “ cambiare tutto perche’ tutto resti come prima”.

E governera’ sulle macerie di un bilancio disastrato al limite della bancarotta per il quale sara’ arduo chiedere alle regioni del nord, prima ancora che al governo, le risorse indispensabili per una ripresa ragionevole. E, infatti,  non a caso “ La Padania” in prima pagina nell’edizione odierna non parla del voto siciliano, ma della confusione IMU che fa tremare i polsi a molti italiani alla vigilia del versamento della seconda rata di Dicembre.

Scenari siciliani trasferibili oltre lo stretto? Pierferdinando Casini ha gia’ annunciato che l’alleanza dei riformisti e’ nell’ordine politico delle cose. Beato lui che, nonostante l’insorgere di forti contestazioni di metodo e di merito sulla sua strategia politica emergenti all’interno dell’UDC (vedi il documento degli UDC toscani), si sente garantito dall’alleanza con Bersani, rafforzata dal fallimento di SEL di Vendola e dell’Idv di Di Pietro nel voto siciliano.

Se il quadro politico uscito in Sicilia dovesse riprodursi alle prossime elezioni politiche il Parlamento finirebbe in un tragico e ingovernabile tunnel greco.

In Sicilia come in Italia, con una sinistra che dovra’ impegnarsi in una seria riflessione a partire dalle prossime primarie circa la sua natura e strategia, e’ evidente il vuoto politico creatosi al centro dopo quanto sta accadendo nel Pdl sul viale del tramonto.

E’ indispensabile riportare in campo le grandi culture politiche dell’Italia e dell’Europa essenziali per ricostruire un comun sentire e una speranza nella difficile situazione economica, finanziaria e sociale nell’eta’ della glocalizzazione.

Soci fondatori dell’internazionale democristiana e dello stesso Partito popolare europeo il prossimo 10 e 11 Novembre celebreremo a Roma il XIX Congresso nazionale della DC, con gli unici legittimi eredi del grande partito: i soci DC 1992 che, come ha sancito la sentenza della Cassazione, non furono chiamati a decidere il destino della Balena Bianca e hanno riconfermato la propria adesione al partito.

Riconsegneremo ai legittimi eredi il patrimonio ideale e valoriale del partito di De Gasperi, Fanfani e Moro, ripartendo da dove eravamo, consapevoli, tuttavia, di dover faticosamente ricostruire qualcosa di profondamente nuovo e diverso.

Una possibilità che offriremo agli amici siciliani, nella terra di Sturzo e dei grandi DC che fecero la storia dell’autonomismo isolano, e a tutti gli italiani di buona volonta’. E insieme a quanti condividono la carta dei valori del PPE concorreremo alla costruzione della sua sezione in Italia.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 30 Ottobre 2012



28 Ottobre 2012

L’ultima capriola  del Cavaliere

Comunicato di Mercoledì 24 ottobre e videomessaggio ai suoi elettori Giovedì 25: Berlusconi non si ricandida alla premiership e apre ufficialmente la successione alla guida del Pdl attraverso le primarie.

Sentenza del tribunale di Milano di Venerdì 26 Ottobre: quattro anni di carcere e interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. La Giustizia milanese ha fatto il suo corso e il Cavaliere e’ nella polvere. In varie piazze d’Italia si alzano i brindisi di esultanza del popolo viola e il solito trattorista di Montenero di  Bisaccia, giustiziere della Prima Repubblica, eleva il peana del corvo alla raggiunta verita’. Cantato da lui risulta stonato e  fa molta pena.

E cosìi’, dopo Prodi e  Veltroni  con decisioni volontarie, azzoppato e liquidato Bossi dai malaffari di Belsito e le follie del giovane Trota, sulla via del tramonto-rottamazione D’Alema e la Bindi, anche il Cavaliere, sondaggi alla mano e messo al tappeto dai giudici di Milano, lascia il campo ai nuovi fantaccini disponibili alla pugna.

Sembrava cosa fatta e, invece, dopo quella sentenza di Milano, Berlusconi ci ripensa e, convocata d’urgenza  Sabato 27 ottobre una conferenza stampa a Villa Gernetto di Lesmo, lancia un nuovo manifesto-appello: minaccia di togliere la fiducia al governo Monti, causa di continua recessione, lancia strali contro la Germania della Merkel dominante in Europa, promette di continuare a battersi contro la giustizia ammalata di un’Italia “magistrocratica “e per la riforma della Costituzione.

E’ difficile seguire l’ultima capriola del Cavaliere destinata a scompaginare ancora una volta il processo di ricomposizione del centro-destra. Con questa sortita, a parte le solite contumelie di Di Pietro, il giudizio sarcastico del fedifrago Fini, le alte grida della Pasionaria Santanche’ pronta a chiedere le dimissioni del povero Alfano, l’immediato applauso di Maroni lesto a fregarsi le mani all’annuncio che Monti potrebbe non mangiare il panettone a Natale, e’ al centro che si apre un’area di forte turbolenza e di indubbio interesse politico. E, infatti, proprio al centro si sta verificando un intenso movimento del quale anche noi “ DC non pentiti” siamo e vogliamo essere partecipi interessati.

In attesa dei risultati di domenica in Sicilia, dove le feroci contrapposizioni tra Micciche’ e Alfano rischiano di fare il gioco di Crocetta e dell’incomprensibile alleanza PD-UDC di Casini, sempre che non esca dal cilindro delle urne la sorpresa del coniglio Grillo, si e’ alla vigilia di un processo di ristrutturazione delle forze politiche destinato a segnare il carattere nuovo e diverso della Terza Repubblica.

Dal fronte degli amici cattolici impegnati nel Todi 2 sono emersi  solo alcuni confusi segnali di fumo.  Se con Todi 1 si raggiunse l’obiettivo di inserire alcuni tecnici-politici d’area nel governo Monti, dopo questa seconda sessione si e’ raggiunta un’intesa su un appello manifesto sottoscritto da Olivero (ACLI), Costalli (MCL), Bonanni (CISL) insieme a Luca Cordero di Montezemelo in funzione di un Monti bis.

Quel Monti bis e’ stato, invece,   negato a Parigi da Bersani, impegnato a consolidare l’asse con il SEL di Vendola  in attesa della sentenza del tribunale di Bari e  con Di Pietro sull’uscio di casa.  Tutti e tre, con diverse motivazioni, pronti a rifare la foto del trio di Vasto in funzione anti montiana.  Progetto a grave rischio della stessa unita’ del PD, a seconda dell’esito di primarie incarognite dal ricorso alle carte bollate di Renzi e dei suoi supporter.

Dal manifesto Monte-Bona ( Montezemolo – Bonanni) ha preso immediatamente le distanze il gruppo che si e’ formato attorno all’iniziativa di Oscar Giannino che sembrava doversi collegare con quella del presidente della Ferrari, mentre Casini si e’ dimostrato subito pronto ad offrire la sua leadership al blocco dei moderati italiani.

Peccato che Pierferdy non possa garantire ne’ la competenza dei professori, ne’ un curriculum professionale  e di pratica di governo da lui mai sperimentata nemmeno a livello territoriale locale. Al di fuori di una vita tutta  spesa nella e per la politica non ha molto altro da offrire, oltre al suo 5-6% elettorale:  abbastanza per esercitare il ruolo di capo partito e condizionatore di  eventuali alleanze, assai poco, quasi nulla per quella di capo di governo.

In Lombardia, intanto, e’ calato il sipario sulla lunga e proficua stagione di governo formigoniana e si prepara la battaglia d’inverno per la guida di una Regione Stato decisiva per gli stessi equilibri politici nazionali.

E’ in questo quadro di macerie che si colloca il XIX Congresso nazionale della Democrazia Cristiana, partito mai sciolto, e di cui decideremo le sorti, con i soci DC 1992, gli unici legittimi eredi, che hanno riconfermato l’adesione al partito, il prossimo 10 e 11 Novembre a Roma,

Abbiamo la convinta presunzione e l’orgoglio di riportare nel Paese una storia e una cultura politica che ha fatto grande l’Italia e di concorrere alla costruzione di un centro capace di ridare equilibrio al sistema politico italiano.

Sappiamo di essere tra le poche formazioni politiche che possono vantare la presenza in ogni citta’, paese e borgo d’Italia di almeno uno o piu’  convinti DC non pentiti. Partiremo da questa orgogliosa consapevolezza per lanciare l’idea di un soggetto politico forte della sua storia e apertissimo alle novita’ che sul piano interno e internazionale sta vivendo l’Italia.

Scelte nette sul piano delle alleanze in politica estera nella fedeltà ai valori dell’alleanza atlantica, consapevoli del ruolo strategico dell’Italia nel mediterraneo, in tempi drammatici per la pace che proprio in quest’area rischia in via permanente una deflagrazione dagli esiti spettrali di un confronto atomico.

Fedeli e convinti assertori del progetto dei padri fondatori dell’unita’ europea, nel consolidamento della  quale intendiamo  essere portatori dei principi dell’economia civile che hanno fatto grande la scuola economica italiana contro quella dell’utilitarismo illuministico sfociato nel turbo capitalismo finanziario;  dominus ormai incontrastato dell’economia e della politica, con rischi gravissimi per la sopravvivenza della stessa democrazia, intendiamo stringere forti alleanze e convinte convergenze con gli amici della CDU tedesca e con gli altri partiti di ispirazione democratico cristiana in Europa e nel mondo, quali soci fondatori dell’Internazionale DC e dello stesso PPE.

Con questi intendimenti siamo aperti al confronto e alla collaborazione con quanti, riconoscendosi nella carta dei valori del PPE, intendono concorrere con noi alla costruzione della sua sezione in Italia.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 28 Ottobre 2012



21 Ottobre 2012

Contraddizioni

In Gran Bretagna, nel Febbraio scorso, Il ministro dell'Energia britannico, il liberaldemocratico Chris Huhne,  che e’ finito nei guai per aver cercato di evitare di perdere punti sulla patente per eccesso di velocita’, ha annunciato le sue dimissioni.

La sua colpa: aver addossato alla moglie una multa per un’infrazione al codice della strada da lui compiuta. «Sono innocente ma lascio per evitare interferenze», ha detto Huhne rassegnando le dimissioni.

E’ notizia di ieri : Il ministro britannico per i rapporti con il Parlamento, Andrew Mitchell, ha da poco rassegnato le dimissioni. Mitchell, circa un mese fa, insulto’ un agente di guardia a Downing Street perche’ gli avrebbe negato l’accesso alla sua residenza – ufficio del Ministro. C'era grande attesa in Inghilterra sugli sviluppi del caso Mitchell, e alla fine e’ andata come si aspettavano in molti. Prassi inimitabile per molti politici  italiani quella  degli  inglesi.

L’Italia e’ veramente il Paese delle contraddizioni.

Gianfranco Fini, il moralista senza vergogna, sbugiardato alcuni giorni fa dalle ultime rivelazioni de “ L’Espresso” sulla vicenda della casa di Montecarlo, con la solita faccia di bronzo, spergiuro dopo quanto aveva promesso diversi mesi or sono, non gli passa per la testa di lasciare la presidenza di Montecitorio, schermandosi dietro le responsabilità dei famigli Tulliani.

Falsi moralisti alla Fini e alla Di Pietro, si ergono sul pulpito a predicare contro le colpe degli altri e non osano guardare in casa propria dove non mancano episodi di malcostume morale, politico e giudiziario.

E’ andata così anche in Lombardia dove Bobo Maroni, “la scopa leghista” che ha guidato l’assalto alla giunta Formigoni nella quale il caso Zambetti ha rappresentato l’episodio culminante di una vicenda politica giunta al limite di sopravvivenza, pretende ora l’unita’ dei moderati sulla candidatura di un esponente leghista, magari proprio la sua, alla guida della Regione Lombardia.

E cosi’, dopo il Piemonte e il Veneto, generosamente consegnate alla leadership leghista nel 2010, anche la Regione-Stato lombarda dovrebbe passare a realizzare il trittico verde della Padania leghista. Insomma i voti dei moderati non leghisti offerti come dono obbligato al partito  che fu gia’ quello “del Trota”. Pretesa assurda e impossibile, alla quale giustamente Formigoni si oppone tentando di sparigliare il gioco a vincitore unico preassegnato.

Nel PD, Bersani, con il pesante fardello del caso Penati, la vecchia storia di Fassino con quella sua telefonata : “ abbiamo una banca” e quanto sta emergendo di nauseante dalla vicenda del Monte dei Paschi di Siena, se la prende con Renzi e i suoi amici supporter, qualcuno con base finanziaria alle Cayman, forte di regole per le primarie che il giovane sindaco di Firenze ha gia’ bollato come una “porcata” degna di Calderoli, richiama  alla doverosa  lotta contro gli evasori fiscali, ispirando Vendola ad antichi richiami terzinternazionalisti contro banche, banchieri e capitalisti.

Nel Pdl esplode una polemica feroce tra la pasionaria di destra Santanche’ e tutta la vecchia dirigenza forzaitaliota e aennina, alla ricerca di una rifondazione attorno al Cavaliere di una nuova destra destinata a una sicura sconfitta.

Molto piu’ seriamente il presidente Schifani si fa portavoce di una costituente dei moderati nel segno del popolarismo europeo.

Una prospettiva alla quale anche noi “ DC non pentiti” siamo interessati, non solo in qualita’ di soci fondatori dell’Internazionale democratico cristiana, nucleo costitutivo essenziale del Partito Popolare Europeo, ma anche perche’ determinati a concorrere alla costruzione di una nuova formazione unitaria di centro, nella quale la cultura democratico cristiana riprenda a pieno titolo il suo ruolo.

Ecco perche’, superati tutti gli ostacoli che si sono sin qui frapposti, comprese le quotidiane esternazioni di qualche amico, che sembra l’ultimo dei soldati giapponesi impegnato in una guerra gia’ conclusa, celebreremo nei prossimi 10 e 11 novembre a Roma, il XIX Congresso nazionale della Democrazia Cristiana, con cui riprendera’ ufficialmente l’azione politica del partito mai sciolto giuridicamente, sulla base della volonta’ dei suoi unici legittimi eredi: gli iscritti DC del 1992, quelli che furono ingiustamente privati dal loro diritto di decidere con un congresso i destini della Democrazia cristiana di De Gasperi, Fanfani, Moro e dei loro successori.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 21 Ottobre 2012



13 Ottobre 2012

Lo tsunami della politica italiana

Scoppiati i casi Belsito, Lusi, Fiorito,  le regioni italiane  sono quasi tutte oggetto quotidianamente delle visite  della Guardia di Finanza in cerca di ipotesi di reato.

Lo stesso Di Pietro, Torquemada  di “Mani pulite “ e affossatore dei partiti della Prima Repubblica ad esclusione del PCI,  e’ costretto a fare i conti con quel tal consigliere regionale Idv, Maruccio, aficionados dell’Italia dei valori…… bollati in quel verminaio in cui si era ridotta la Regione Lazio.

Si aggiunga la n’drangheta che assicura di manovrare un  inetto assessore lombardo finito in carcere,  capace di pagarsi 4000 voti a 50 € l’uno e, notizia delle ultime ore, anche  la giunta comunale di Torino, retta da Fassino,  risulta costretta a mostrare al Procuratore Capo Caselli tutta la documentazione relativa alle numerose consulenze affidate ad amici e professionisti esterni.

E stavolta, a differenza di “ Mani pulite”, accanto ai PM si muove con forte determinazione la Corte dei Conti che rischia di ridurre in miseria tutti quegli amministratori pubblici  che risultassero disonesti e disonore dell’Italia.

Cosa sta accadendo nel nostro Paese?

In Lombardia sta per finire malamente una delle stagioni politiche piu’ longeve e proficue di tutta la storia regionale repubblicana.

Avevamo sconsigliato all’amico Formigoni il quarto mandato, considerando il leader lombardo, da sempre, una risorsa straordinaria per il governo dell’Italia, convinti come eravamo e come siamo, che quindici anni alla guida di una Regione- Stato come la Lombardia, esempio ineguagliabile di amministrazione efficace ed efficiente a livello europeo, erano piu’ che sufficienti e che al “Celeste” sarebbe dovuto  passare il testimone della leadership del centro-destra italiano, dopo l’inevitabile e annunciato declino del Cavaliere.

Ora quell’ “urlante Rodomonte”  di Matteo Salvini, per far dimenticare le porcate di casa leghista, annuncia strali e detta condizioni e ultimatum  a colpi di  1500 gazebo nelle piazze lombarde, tenendo bordone e tirando la volata al garrulo e cinico  Pisapia  nella richiesta di dimissioni immediate del governatore lombardo.

E, cosi’, l’ultima roccaforte del Pdl  sembra destinata a cadere e con essa non avranno migliore sorte quelle rimanenti del Piemonte e del Veneto che si reggono su equilibri precari e concordati sulla base di reciproci scambi tra Pdl e Lega nelle elezioni regionali del  2010.

Se il Pdl avesse ancora gli attributi non potrebbe non scattare il: “simul stabunt simul cadent” minacciato  da Formigoni alla vigilia dell’inconcludente incontro romano con Alfano e Maroni. E se cio’ avverra’  sara’ la fine della ventennale avventura di un centro destra senza piu’ leadership e potere.

E, mentre, accadono queste vicende assai poco commendevoli, sotto traccia sta covando un’indagine destinata a deflagrare con effetti drammatici;  quella sul Monte dei Paschi di Siena, di cui poco si parla, meno si scrive, ma che contiene elementi contabili, finanziari e di governance politico amministrativa, collegati all’operazione dell’acquisizione dell’Anton veneta, da far tremare i polsi a tutto un establishment finanziario e politico degli ex PCI,PDS,DS e su su a  sfiorare nomi altisonanti dello stesso partito nazionale e del governo.

Insomma e’ la fine violenta della seconda repubblica a vent’anni esatti da” Mani pulite”

Allora un Cavaliere interessato e dal fiuto politico fine seppe fermare la “ gioiosa macchina da guerra” occhettiana e indicare agli italiani un sogno liberale rivelatosi alla fine impossibile.

Adesso, invece,  siamo alla frutta, in piena emergenza democratica e alle prese con un governo tecnico senza alternative credibili.  Un centro-destra tutto da ricostruire e un centro-sinistra espresso dall’intesa in itinere tra SEL di Vendola, PD di Bersani e PSI di Nencini sul manifesto del centro-sinistra,  in chiave alternativa per contenuti politico economico sociali e di riferimento valoriale non solo alle illusioni dell’UDC di Casini, ma alle stesse rigide impostazioni governative montiane dettate dai padroni europei.

E’ in atto una guerra che, al di la’ della legge elettorale e di come si concluderanno le prossime elezioni politiche, ha  come unica vera posta concreta in gioco: la presidenza della Repubblica.

Non sono inverosimili le ipotesi ventilate  da piu’ parti  di rinuncia anticipata del presidente Napolitano dal suo incarico per evitare una lotta furibonda incontrollata e incontrollabile dopo il prevedibile “parlamento alla greca” che potrebbe uscire dalle  elezioni del 2013.

In questo autentico tsunami politico, economico, finanziario e istituzionale l’unico atteggiamento ragionevole e’ quello di tentare, come stiamo facendo noi vecchi “DC non pentiti”, di ricostruire una cultura politica non effimera, capace di trovare udienza tra le nuove generazioni alle quali intendiamo consegnare un testimone politico che offra ad essi la possibilita’ di concorrere da democratici cristiani alla ricostruzione morale, culturale e politica dell’Italia.

E lo faremo cominciando dal prossimo XIX Congresso nazionale della DC convocato per il 10 e 11 novembre prossimi.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 13 ottobre 2012



1 Ottobre 2012

Il trio bolognese

Per anni avevamo celebrato il duo Fini-Casini che nei loro atteggiamenti e comportamenti politici ci ricordavano i burattini emiliani, Sandrone e Fagiolino.

Scomparso, anche se si muove sornione sempre dietro le quinte il Dr Balanzone, Romano Prodi, ai due parlamentari di lungo corso con oltre trent’anni ininterrotti alla Camera, dopo l’intervista conferma-smentita di ieri al Corriere, si aggiunge l’amletico Luca Cordero di Montezemolo.

Difficile trovargli una maschera adatta della commedia dell’arte, anche se quella immaginifica del “Sior Tentenna “ sembrerebbe calzargli a pennello.

Dopo varie capriole politiche il trio bolognese sembra essere oggi accomunato dalla volonta’ di costruire una specie di “lista civica nazionale” per la riconferma a capo del governo del prof Monti.

Una nuova avventura per LCDM, dopo i mondiali di calcio e la Ferrari, un giubbotto di salvataggio per il naufrago Fini, l’ennesima partita da giocare per il più astuto Casini.

E’ noto a tutti che la vera posta in gioco nei prossimi mesi, piu’ che Palazzo Chigi, e’ la poltrona del Quirinale quella piu’ ambita.  Una posizione raggiungibile solo dopo aver messo al sicuro un primo tassello sul governo dai perigliosi e incerti destini post elettorali.

Con i  due della prima e seconda repubblica in servizio permanente effettivo, “Fagiolino Casini”, più furbo che santo, e “Sandrone Fini”, che anche nel suo comizietto di domenica ai suoi “ Mille” ha mostrato ancora una volta la sua faccia di bronzo erigendosi a paladino della coerenza e della moralita’ pubblica,  a questa ipotetica lista civica sembrerebbe aggiungersi anche “quel giovin signore che fu” il quale, solo pochi giorni fa aveva etichettato il recente convegno dell’UDC in questi termini: «Il fritto misto che esce dalle cucine di Chianciano rischia di essere una pietanza indigesta per gli elettori e per il Paese».

Una sola cosa appare evidente da parte del trio, assecondare i poteri forti internazionali, dopo l’ukase di Obama negli USA: se lascia Monti conseguenze nefande per l’Italia e l’Europa. E al direttore d’orchestra americano si sono subito accodati diversi suonatori europei, dalla Kanzerlein tedesca ad altri esponenti dell’Unione europea.

In questo caso abbiamo apprezzato le prese di posizione espresse domenica da Bersani e da Alfano. Il primo, preoccupato di uscire dalla condizione di sospensione della democrazia intervenuta con l’inconsueta modalita’ di formazione del governo tecnico, e il secondo correttamente sostenitore della tesi: se proprio Monti dovrebbe guidare un secondo governo, che si candidasse a premier alle prossime elezioni, acquisendo il necessario consenso democratico.

Insomma dal “teatrino della politica” vissuto nelle ultime scene della prima repubblica, la seconda, ormai in necrosi, sta trasformandosi nella farsa della commedia dell’arte.

Se non si ricompongono le culture politiche che sono alla base della storia italiana ed europea, tutte queste improvvisate comparsate di vecchi, stanchi  e consumati attori non piu’ credibili sono destinate al fallimento.

Da parte nostra continuiamo a coltivare un progetto: prima ricostituiamo l’unita’ di quanti si riconoscono negli interessi e nei valori del Partito Popolare europeo e, per quanto ci riguarda, intendiamo farlo partecipando con la nostra intatta identita’ di democratici cristiani.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 1 Ottobre 2012



22 Settembre 2012

Vent'anni dopo

1992-2012: sono passati vent’anni e, come direbbe Bartali, ora: “gli e’ tutto sbagliato gli e’ tutto da rifare”.

Con “Mani pulite” si distrusse un’intera classe dirigente, quella che aveva guidato l’Italia della Prima Repubblica; con gli scandali Penati, Belsito, Lusi, Fiorito, e quelli che hanno colpito molte regioni italiane, dalla Lombardia all’Emilia, dalla Puglia alla Sicilia, appare in tutta evidenza il fallimento dei partiti della Seconda Repubblica.

Non e’, dunque, un caso se viviamo nelle condizioni di una democrazia sospesa, di un finto presidenzialismo che, se non e’ incostituzionale, e’ sicuramente al di la’ dei limiti dei poteri e delle prerogative indicate dalla Costituzione. E non e’, dunque, un caso che si sia giunti al governo tecnico del prof Monti, incaricato con  laticlavio preassegnato a porre rimedio  in una situazione di assoluta emergenza e non solo di natura economico-finanziaria.

La realtà e’ drammaticamente sotto gli occhi di tutti. Con una classe dirigente fatta di uomini indegni come quelli sunnominati e un sistema organizzativo istituzionale, come quello degenerato delle regioni e nei e dei partiti, non e’ un caso che un comico come Grillo e un giovane rampante come Matteo Renzi, finiscano col rappresentare l’antipolitica l’uno, malattia latente e persistente del costume italiano, e il nuovismo populista di un “enfant dalle belle speranze” il secondo.

In realtà e’ la fine di ogni cultura politica che sta alla base del fallimento della seconda repubblica, soprattutto di quelle culture che, nate alla fine del XIX secolo hanno attraversato con maggiori o minori fortune tutto il XX, non hanno avuto la capacita’ di aggiornarsi nella nuova situazione glocale in cui e’ inserita l’Italia e l’Europa nel mondo.

Con la crisi di quelle culture politiche e l’avanzata di una classe dirigente di basso profilo, non solo politico e culturale, ma anche morale ed esistenziale, con l’arricchimento personale quale fine pressoche’ esclusivo dei nuovi addetti, in prevalenza accoliti e turiferai senza passione civile, i casi come quelli accaduti nella Lega, nel PD, nella Margherita e nel Pdl non potevano che succedere. E sono successi e chissa’ quanti altri non si sono scoperti e rimarranno impuniti.

Ora si tratta, pero’, di cambiare pagina prima che la democrazia sia travolta dalla rivolta popolare che potrebbe non limitarsi a tradursi nel solo voto.

Una miscela esplosiva determinata da una crisi economico finanziaria e nella stessa condizione di vita di molte famiglie italiane, accompagnata da una crisi politica, culturale e morale come quella evidenziata dagli abissi  in cui sono cadute regioni come quelle del Lazio e della Sicilia, puo’ provocare una ribellione sociale prima ancora che politica ed elettorale di  ardua se non impossibile governabilita’.

E non saranno ne’ i Grillo o i Montezemolo, ne’ il giovane Renzi, anomalia indigesta nel suo partito o il trattorista di Montenero di Bisaccia,  le soluzioni del triste caso italiano.

Senza una forte discontinuita’ politica e istituzionale l’Italia non si salvera’ e senza una ricostruzione delle culture politiche all’altezza dei fenomeni nuovi della globalizzazione la stessa democrazia, sintesi equilibrata dei rapporti di forza tra politica, economia e finanza, fondata sul consenso popolare, rischia di diventare una parola vuota e priva di ogni significato reale.

Ecco perche’, forti di una speranza senza limiti, volonterosi di interpretare nella citta’ dell’uomo le indicazioni pastorali della dottrina sociale cristiana declinate dalla Caritas in veritate (2009) , stella polare per laici e cattolici di buona volonta’ nel tempo della globalizzazione, appena intravisto da Paolo VI con la Populorum Progressio (1967)  e lucidamente analizzato a distanza di quarantadue anni da Papa Benedetto XVI , ci siamo impegnati per rilanciare l’idea di un partito di cattolici  e laici di ispirazione democratico cristiana e far riprendere il cammino con nuove forme organizzative ad una nuova generazione dirigente all’altezza dei compiti immani che la situazione reclama.

Tra poche settimane celebreremo a Roma il XIX Congresso della Democrazia Cristiana italiana e decideremo se  e come riprendere l’iniziativa politica, con l’offerta di una proposta politico programmatica in grado di offrire una nuova speranza all’Italia.

Prima rilegittimeremo gli organi dirigenti, dando concreta attuazione alle conclusioni irrevocabili della sentenza della Cassazione che ha dichiarato non essere mai stata sciolta giuridicamente la DC e poi apriremo una grande campagna di informazione e di partecipazione politica nel Paese, con porte spalancate alle nuove generazioni con le quali intendiamo costruire insieme il programma per la nuova Italia che vogliamo concorrere a rilanciare nel segno della migliore tradizione del Partito Popolare Europeo.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 22 Settembre 2012



14 Settembre 2012

Discutiamone assieme

Si stanno concludendo (22 settembre)  le operazioni di rinnovo delle adesioni alla DC dei soci  1992, gli unici eredi legittimi della Democrazia Cristiana, i quali potranno partecipare con l’elettorato attivo e passivo al XIX Congresso nazionale del partito.

Nella nota precedente avevo cercato di esporre le ragioni per le quali, “quelli che come noi…..” hanno aderito all’appello del Consiglio nazionale autoconvocatosi il 30 Marzo scorso  confermando la propria adesione alla DC.

Alla vigilia del congresso (12-13 e 14 Ottobre) che legittimera’ pienamente i nuovi organi del partito bisognera’ approfondire alcune questioni in una fase convulsa della vita politica italiana.Credo siano sostanzialmente tre le domande alle quali tutti insieme in congresso cercheremo di dare risposta:

1) chiudere l’esperienza  della DC  o rilanciarne l’iniziativa politica?

2) Partecipare oppure no alle prossime elezioni politiche ?

3) Quale proposta politica per il Paese?

Ovvio che molto dipendera’ dalla risposta alla prima domanda, dato che, nel caso la maggioranza dei delegati al congresso scegliesse la strada del funerale del partito, magari funerali di prima classe dopo la lunga stagione della demonizzazione antidemocristiana, ogni altro discorso sarebbe quanto meno fuori luogo e, in ogni caso,  trasferito in altri ambiti di confronto e di organizzazione politica.

Da parte mia e di molti amici incontrati in questi mesi di forte impegno   prevale la tesi di sostenere il rilancio dell’iniziativa politica di un partito di cattolici e di laici che trae ispirazione dalla dottrina sociale della Chiesa, aggiornata alla luce della Caritas in veritate, e che intende concorrere con altri movimenti e partiti alla costruzione della sezione italiana del Partito Popolare Europeo. La piu’ ampia apertura con tutti gli amici impegnati a Todi 2 nella ricerca di uno sbocco politico delle loro variegate esperienze sociali e culturali e attenzione verso quei partiti e movimenti impegnati nell’area del popolarismo europeo.

Un rilancio che non intende ripresentare regole statutarie e modelli organizzativi obsoleti come quelli della DC che fu, ma un movimento aperto alla piu’ ampia partecipazione politica e culturale dal basso, preoccupato di dare nuova voce alle componenti vitali della societa’ civile.

Al riguardo un ampio confronto pre congressuale o immediatamente successivo al congresso del prossimo Ottobre, si dovra’ organizzare per delineare concretamente il nuovo modello  del partito.

Rilanciare l’iniziativa politica dei democratici cristiani con una forte discontinuita’ con il passato riteniamo, come gia’ descritto nella mia nota precedente, possa trovare un ampio spazio in un elettorato confuso e nettamente ostile e  conflittuale con le attuali realta’ organizzate dei partiti dell’ ormai defunta seconda repubblica.

Resta da sviluppare un’adeguata proposta politica. Credo che i contributi forniti dall’amico Silvio Lega all’avvio di questa nostra difficile e per molti versi straordinaria avventura e quelli del segretario nazionale Gianni Fontana, nei ripetuti interventi in Consiglio nazionale e nelle direzioni succedutesi in questi mesi, ci abbiano fornito motivi di seria riflessione. Indicazioni e proposte  che ho cercato di sintetizzare nel saggio intervista dell’amico Giuliano  Ramazzina editato da Mazzanti in occasione del XIX Congresso, intitolato: “ Liberi, Forti e Moderni-L’attualita’ del messaggio della DC dai padri fondatori a Internet”.

Seminari di studio sui temi della politica estera, economica e sociale, e sulle riforme istituzionali andranno organizzati prima e dopo il XIX Congresso nazionale per disegnare piu’ compiutamente la nostra piattaforma politico-programmatica. Resta  aperta la questione della partecipazione o meno alle prossime elezioni politiche nel 2013.

Di la’ dal compromesso inevitabilmente al ribasso, visto come stanno andando le cose, che le attuali forze parlamentari sigleranno sulla legge elettorale, qualunque sia la maggioranza uscente dal voto  2013 avra’ una vita breve senza por mano alla non piu’ rinviabile riforma costituzionale, sono tre le opzioni su cui meditare: partecipare da soli come semplice testimonianza oppure in coalizione con forze politiche affini al progetto politico; non partecipare al voto e prepararsi invece per quello per l’elezione della prossima inevitabile assemblea costituente.

Sono questi i nodi da sciogliere consapevoli che, in ogni caso, il Paese attende una proposta politica in grado di restituirgli la speranza, dopo una lunga stagione di contrapposizioni feroci e improduttive sino all’accertata rassegnata impotenza. Una speranza che puo’ derivare soltanto da una profonda discontinuita’ di metodi e un forte rinnovamento di classe dirigente.

Da parte nostra l’impegno di offrire una proposta politica fondata su valori largamente condivisi e una lettura della glocalizzazione che non ha eguali da parte di altre culture politiche, unito alla volonta’ di trasmettere a una nuova classe dirigente il testimone di una grande storia.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 14 settembre 2012



4 Settembre 2012

Quelli che come noi.....

Quelli che come noi sono nati tra il 1940 e il 1950 hanno costituito e costituiscono a tutti gli effetti la prima generazione della Repubblica.  Figli legittimi e destinatari privilegiati dei principi della Costituzione del 1947, eredi delle grandi culture politiche che hanno attraversato tutto il secolo scorso.

Quelli che come noi decisero di aderire alla Democrazia cristiana, tra la fine degli anni ’50 e la prima meta’ dei sessanta, hanno costituito e sono a tutti gli effetti la quarta generazione della DC, quella che conobbe e convisse con molti dei rappresentanti della Prima ( De Gasperi, Gonella, Scelba), della seconda ( Fanfani, Moro, Andreotti, Rumor, Donat Cattin, Piccoli, Marcora, Zaccagnini) della terza generazione dei democratici cristiani ( Forlani, De Mita, Bisaglia, Malfatti, Galloni, Granelli, Bodrato).

La quarta e ultima, una parte significativa della quale giunse, seppur in affanno, a condividere l’ultimo potere gestito dalla balena bianca, insieme alla maggior parte di noi che non fummo mai partecipi reali di quel potere, ma che, tutti insieme, finimmo miseramente nel crollo della prima repubblica agli inizi degli anni ’90.

Segui’ la lunga stagione della diaspora (1993-2010) nella quale molti  finirono con il collocarsi, piu’ o meno comodamente, tra e nei nuovi partiti a direzione piu’ o meno cesaristica e monocratica della seconda repubblica. Qualcuno a sinistra, nelle mutevoli forme che in quell’area si costituirono i partiti dopo la fine del PCI, dal PDS, DS, Ulivo, Margherita sino all’attuale PD; qualcuno a destra, partendo dagli ultimi respiri di AN sino a Forza Italia e al partito del predellino, il  Pdl del Cavaliere.  Chi, infine, in formazioni centriste, quasi tutte con forti connotazioni personalistiche e di diretta ispirazione democratico cristiana: CCD, CDU, UDC e altre formazioni  minori sedicenti democristiane.

Non mancarono nemmeno coloro che si rifugiarono nel disimpegno solipsistico, espressione di una frustrazione regressiva e impotente.

Al diverso posizionamento di quei rappresentanti della quarta generazione democratico cristiana anche l’elettorato gia’ DC finì con lo sbriciolarsi, concentrandosi prevalentemente al Nord nel centro-destra, fra Forza Italia e Lega e al Sud tra Forza Italia, movimenti centristi, con diverse fughe a sinistra, in netta avanzata in regioni tradizionalmente piu’ bianche come la Puglia, la Campania e la stessa Basilicata.

Caso particolare la Sicilia, terra permanente di ardite sperimentazioni con forti connotazioni trasformistiche di cui non sono immuni le restanti parti d’Italia. Gli e’ che, ovunque si siano collocati quelli della quarta generazione DC, tranne qualche rarissima eccezione, la condizione prevalente vissuta e’ stata quella dell’irrilevanza sino a casi ben noti di acritica sudditanza ai voleri dei capataz di turno.

Questi quasi vent’anni della diaspora democristiana sono stati conclusi con una sentenza della Cassazione, che ha messo la parola fine ai dissensi e alle lotte fratricide dei contendenti, stabilendo inequivocabilmente e senz’altra possibilita’ di replica che la DC non e’ mai morta, non e’ mai stata sciolta, non ha lasciato eredi se non quelli cui spettava il diritto dovere di sancirne l’eventuale fine: gli iscritti del 1992,  oltre 1 milione duecento mila.

Quelli che, legittimamente, un Consiglio nazionale regolarmente autoconvocatosi secondo quanto previsto dallo statuto tuttora vigente del partito ( lo statuto del 1992 !”) ha chiamato ad autocertificarsi quali iscritti alla DC del 1992 e che, riconfermando l’adesione al partito, intendono esercitare il diritto all’elettorato attivo e passivo al prossimo legittimo XIX° Congresso, convocato a Roma  nei prossimi giorni 12,13 e 14 Ottobre.

Tutto questo accade, mentre in questi vent’anni, sono nate almeno altre due generazioni di giovani e di elettori, che non hanno mai conosciuto la DC o della quale  hanno sentito solo le interpretazioni  fuorvianti e interessate dei laudatores del nuovo regime. Un regime che, nel frattempo, è andato miseramente in default con la fine della seconda repubblica, evidenziato dal passaggio, senza alternativa disponibile, dal legittimo governo eletto di  Berlusconi a quello dei tecnici di Monti, sostenuto dal trio Alfano-Bersani-Casini.

In una situazione internazionale caratterizzata dalla glocalizzazione, con la finanza che ha messo in crisi e dominato l’economia e quest’ultima la politica, nell’ambito di un’Europa mal costruita e imbrigliata dal sistema di Maastricht e da una moneta senza banca prestatrice di ultima istanza che sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua storia, in un quadro nazionale caratterizzato da una crisi culturale, morale,  economica, sociale e politica tra le piu’ rilevanti, ci siamo assunti l’enorme responsabilita’ di chiamare i soci DC del 1992 a decidere le sorti future del partito.

La domanda che legittimamente ci poniamo e ci pongono gli amici che incontriamo in  questi giorni di preparazione del congresso e’ la seguente: ha ancora un senso la presenza di un partito di cattolici organizzati in Italia e in Europa?

E’ la domanda che si pongono anche altri amici, espressione dei diversi mondi del cattolicesimo sociale e culturale che si sono ritrovati al primo incontro di  Todi e si stanno preparando alla seconda assise di fine Ottobre. Una domanda che non e’ estranea nemmeno alle persone piu’ sensibili, inserite attualmente e piu’ o meno stabilmente nei consunti partiti della seconda repubblica nella quale e’ scomparsa ogni cultura politica di riferimento.

Compito enormemente difficile  quello che ci siamo assunti, in una fase di crisi come quella sopra descritta, nella quale non e’ immune nemmeno la Chiesa universale e quella stessa italiana in particolare, dove tra annunci frequenti e richieste di un nuovo impegno dei cattolici nella citta’ dell’uomo assistiamo alle vischiosita’, sino a palesi e assurde chiusure, di molte istituzioni ecclesiastiche e religiose locali, vittime del disorientamento che, anche tra vescovi e preti, e’ andato diffondendosi, dopo la lunga stagione ruiniana della discesa in campo in prima persona della CEI, e i nuovi richiami del sommo pontefice e del card Bagnasco per una nuova stagione di responsabilita’.

Credo si debba partire da una costatazione elementare: nessuno, nemmeno Sturzo con il Partito Popolare nel 1919, ne’ De Gasperi e i padri fondatori della DC nel 1942, ebbero mai la velleita’ di rappresentare tutti i cattolici nella politica italiana. A maggior ragione dopo il Concilio Vaticano II e il riconoscimento della liberta’ d’opzione politico partitica dei cattolici, fatto salvo l’impegno alla salvaguardia dei “valori non negoziabili”.

Un partito non dei cattolici, ma di cattolici, che in Europa non puo’ che ricollegarsi alla migliore tradizione del popolarismo di De  Gasperi, Adenauer e Schuman, che, con non pochi distinguo, e’ ancor oggi rappresentata dal PPE, tanto in sede partitica che nel Parlamento europeo.

Ecco perche’ riteniamo che nostro compito storico sia quello di concorrere alla costruzione della sezione italiana del PPE da democratici cristiani, non mediati ne’ mediabili da equivoci interpreti, per evitare le tragicomiche rappresentazioni devianti, come la statua di Moro a Maglie con in tasca l’Unita’, e la commemorazione dell’ex missino Gianfranco Fini, sedicente, ridicolo e impossibile erede di De Gasperi. Ne’ vogliamo essere interpretati da dame e Cavalieri a tutt’altre pur onorevoli culture  politiche ispirati, ma che hanno ben poco,  se non nulla, da spartire con quella di ispirazione democratico cristiana.

Il nostro impegno non e’ frutto della nostalgia, ma della consapevolezza che nella crisi universale della glocalizzazione,  sarebbe grave se ci lasciassimo prendere dallo sconforto.

In "tempi perigliosi " come questi che ci e’ dato di vivere e’ necessario ricorrere alle virtu’ teologali della Fede, Speranza e Carità.

Unica lettura rigorosa, sincera e approfondita di cio’ che accade nell'eta’ della glocalizzazione e’ la Caritas in veritate. Fortunatamente  essa fa parte del nostro bagaglio culturale come pietra miliare della dottrina sociale della Chiesa. Ad essa dobbiamo ispirare la nostra azione ricollegandoci a quanto di positivo e per certi versi straordinario seppero compiere i nostri padri politici: Sturzo traduttore sul piano politico dei dettami della Rerum Novarum, De Gasperi e successori, con tutti i limiti e gli errori compiuti, della Quadragesimo anno, Mater et magistra, Populorum progressio e successive.

Ce la faremo noi a concorrere nella traduzione sul piano politico, nella citta’ dell’uomo, degli orientamenti pastorali indicati dalla Caritas in veritate? Questa e’ la sfida che abbiamo davanti. Certo una sfida che non possiamo e non vogliamo affrontare da soli. Come diceva Aldo Moro: “meglio sbagliare tutti insieme che avere ragione da soli”. Ecco perche’, esaurita la fase della diaspora e della scomposizione, e’ tempo della ricerca dell’unita’ e della ricomposizione di tutti i democratici cristiani “non pentiti”.

Noi che stiamo per compiere gli ultimi passi anche della vita, sentiamo forte il dovere della testimonianza. Tanto piu’ pressante per  chi dalla nostra storia e dalla DC piu’ ha ricevuto. Sento molti dire con aria di giustificazione: " ho gia’ dato”, spesso dimenticandosi di rammentare anche quanto abbiano, in taluni casi, molto ricevuto.....Per qualcuno, talora,  anche al di sopra dei propri meriti!

Guai se venisse meno la nostra Fede e ancor piu’ grave se difettassimo della Speranza. Il peccato maggiore, tuttavia, sarebbe non usare la Carita’ verso noi stessi e verso gli altri. Penso soprattutto verso i piu’ giovani che nulla sanno, e quel poco magari deformato, di che cosa sia stata la straordinaria esperienza politica della Democrazia Cristiana, PARTITO MAI SCIOLTO!

Vogliamo rinunciare a concorrere da  traghettatori del testimone al prossimo XIX Congresso? Sarebbe piu’ che un ammutinamento, una diserzione. No, Non saremo dei vigliacchi.

Pur  consapevoli delle enormi difficolta’ cui andremo incontro nel dialogare con i rappresentanti delle nuove generazioni della seconda e terza repubblica che verra’, quelle generazioni che stanno usando e useranno forme di comunicazione e  codici culturali distanti anni luce da quelli normalmente utilizzati da noi, nostro obiettivo e’ e rimarrà quello di consegnare ad esse il testimone della migliore tradizione politica della Democrazia Cristiana : un partito aperto in grado di ridare una speranza ad un Paese al limite della tenuta istituzionale, sociale, economica e politico territoriale.

Percorso lungo e difficile che si dovra’ concretare in incontri specifici di approfondimento programmatico in preparazione del Congresso e dopo la celebrazione dello stesso.

Unica, ahime’ sconfortante, sicura certezza: se non avverranno cambiamenti sostanziali, impossibili  per i tempi brevi che ci separano dal confronto elettorale, qualunque soluzione venisse adottata dopo quel voto, non potra’ che essere drammaticamente transitoria. Senza una riforma costituzionale non piu’ rinviabile e una profonda trasformazione dell’assetto istituzionale del Paese e della stessa costruzione europea, nessun nuovo stabile equilibrio politico e sociale potra’ realizzarsi nel nostro Paese. Un equilibrio al quale il contributo di un partito di cattolici organizzati sara’ ancora una volta, come nei momenti piu’ difficili della nostra storia, decisivo.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale della DC
Venezia, 4 Settembre 2012



19 Agosto 2012

Monete buone e monete false

Quanto e’ avvenuto oggi  tra Rimini e Trento ha il triste suono delle monete. Alcune buone altre irrimediabilmente false spacciate con disinvoltura nel mercato della politica italiana.

Non bastava la falsificazione storica della statua di Moro con in tasca l’Unita’ in quel di Maglie. Un falso che grida vendetta a quanti che, come noi, hanno conosciuto il leader democristiano pugliese e  che dovra’ essere, prima o poi, rimosso.

Non bastava l’incomprensibile assurdo passaggio della presidenza della fondazione De Gasperi dall’On Giulio Andreotti al socialista Frattini.

Al meeting di Rimini il presidente Monti ha concluso il suo intervento con  un diretto e apprezzato riferimento al Presidente della ricostruzione dell’Italia, citando quanto De Gasperi ebbe a pronunciare in Parlamento nel 1950 a proposito dell’Europa, come speranza e ideale da affidare ai giovani.

A Pieve Tesino di Trento si e’ assistito, invece, al piu’ squallido trasformismo dell’ex missino Gianfranco Fini con la sua dichiarazione  a  coerede degasperiano.

Fa piacere costatare questi riconoscimenti postumi alla figura e all’azione politica di uno dei padri fondatori della Democrazia Cristiana. Spiace, al contempo, questo confuso andirivieni di improbabili eredi sino a pochi anni orsono distinti e distanti, quando non addirittura, fortemente oppositori delle idee e della storia politica degasperiana e democristiana.

E’ tempo che, anche l’On Casini, si renda conto e porti rispetto alla sentenza pronunciata senza altra possibilita’ di  replica dalla Cassazione circa la sopravvivenza giuridica della Democrazia Cristiana. E che ripensi seriamente alle sue confuse strategie centropoliste ispirate da una nemmeno troppo simulata esclusiva ambizione personale.

Ed e’ tempo che lo facciano anche tutti coloro che a diverso e senza  titolo avevano tentato di considerarsi eredi legittimi dello scudocrociato.

E’ tempo di ricomposizione di quanti “DC non pentiti” sentono il dovere di concorrere alla formazione della sezione italiana del Partito Popolare Europeo, secondo gli orientamenti ideali dei padri fondatori, De Gasperi, Adenauer e Schuman.

Aperti innanzi tutto all’unita’ dei democratici cristiani che, “ solo se saranno uniti saranno forti e se saranno forti saranno liberi” e al confronto con quanti, di diversa ispirazione ideale, intendono concorrere al perseguimento di comuni obiettivi politici, ma senza confusione di identita’ e di ruoli che gia’ troppi danni ha causato all’Italia e agli italiani nella lunga stagione ormai consunta della Seconda Repubblica.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 19 Agosto 2012



15 Agosto 2012

Ricordo di Alcide De Gasperi alla vigilia del XIX Congresso della DC

Il 19 Agosto del 1954 a Borgo Valsugana di Trento moriva Alcide De Gasperi, il padre della ricostruzione italiana del dopoguerra, fondatore della Democrazia Cristiana, il più grande statista italiano dopo il conte di Cavour.

La mia generazione, la prima della Repubblica italiana e la quarta della DC, è nata e si è formata nel mito del leader dello scudocrociato.

Abbiamo conosciuto uomini e donne che avevano lavorato a fianco di De Gasperi o lo avevano appena potuto ascoltare nei suoi comizi e incontri politici che, dal 1946 in poi, egli aveva tenuto nelle principali piazze italiane.

Siamo entrati sedicenni nel partito della Democrazia cristiana agli inizi degli anni’60, quando era ancora intatto il ricordo e la figura dell’uomo che fu l’artefice delle più importanti scelte politiche dell’Italia del dopoguerra.

Dal patto atlantico alla riforma agraria, dalla scelta dell’integrazione europea con gli altri padri costituenti di ispirazione cristiano sociale, Adenauer e Schuman, egli ci insegnò il valore della politica dell’equilibrio e del coraggio;  dell’apertura alle alleanze compatibili sempre tenendo diritta la schiena nella difesa dei valori non negoziabili, insieme a quello della laicità e dell’autonomia dell’azione politica dei cattolici nella città dell’uomo.

Addolorato dopo l’esito confuso e contestatissimo delle elezioni del 1953, con l’assurda accusa orchestrata da Togliatti e dal fronte popolare della cosiddetta “legge truffa”, che, altro non era che un’intelligente proposta tesa  a garantire la governabilità di un Paese, squassato da contrapposizioni ideologiche e di schieramento incompatibili persino sul piano internazionale, e messo in minoranza all’interno del partito dagli uomini della seconda generazione DC, morì nel suo Trentino nell’estate di 58 anni fa.

La tanto contestata “legge truffa” altro non era che un premio di maggioranza alla coalizione che avesse ottenuto la maggioranza assoluta dei voti.  Niente a che vedere con le invenzioni improvvisate della seconda repubblica, dal mattarellum al porcellum, più vicine alla legge Acerbo di mussoliniana memoria che all’onestissima proposta degasperiana, battuta la quale, si consegnò l’Italia alle ricorrenti crisi di governo che hanno caratterizzato tutta la lunga vicenda della prima Repubblica.

Nell’attuale momento più basso della politica italiana, con la crisi dichiarata della seconda repubblica e l’assetto tecnocratico imposto dai condizionamenti politico finanziari esterni e dall’impotenza degli esangui partiti della seconda Repubblica, è quanto mai significativo celebrare il 58° anniversario della scomparsa di Alcide De Gasperi, soprattutto per tutti noi “DC non pentiti” che ci accingiamo a svolgere il XIX Congresso nazionale del partito in conseguenza della sentenza 25999 del 23 dicembre 2010 delle sezioni civili riunite della Cassazione. La sentenza che ha dichiarato la sopravvivenza giuridica della Democrazia Cristiana.

Noi lo faremo con la ferma volontà di riprendere l’insegnamento morale, prima ancora che politico e culturale del grande statista trentino, con la determinata volontà di perseguire il suo permanente monito a tutti i democratici cristiani: «Solo se saremo uniti saremo forti. Solo se saremo forti saremo liberi».

Così come, avendo sperimentato sulla nostra pelle la verità delle sue parole, vogliamo restare fedeli al suo insegnamento, quando ammoniva sui pericoli della frammentazione politica dei cattolici che «li avrebbe indotti ad essere tra di loro più ostili di quanto non lo possano essere verso formazioni politiche diversamente ispirate».

E’ con  questi sentimenti, sostenuti dalla volontà di concorrere a riunire tutti i democristiani italiani non pentiti nella costruzione della sezione italiana del PPE, da ricondurre alla sua ispirazione originaria cristiano sociale e liberale, che parteciperemo alle cerimonie trentine in ricordo del nostro padre politico, il cui testimone vorremmo poterlo consegnare con fierezza alle nuove generazioni.

Di quell’insegnamento e di quei valori ne ha ancora tanto bisogno l’Italia.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 15 Agosto 2012



10 Agosto 2012

La macroregione del Nord: una sfida da raccogliere

La proposta di Roberto Formigoni sulla macroregione del Nord, dalla Liguria al Nord Est e all’Emilia e Romagna, rappresenta una sfida da raccogliere senza indugi e che mi trova totalmente d’accordo.

Essa corrisponde a quanto da tempo vado scrivendo, in coerenza con l’insegnamento del compianto prof Miglio, nella seria convinzione  di due costatazioni fondamentali:

1)  il federalismo resta una parola vuota e una proposta politico istituzionale e di riordino amministrativo vana se resta l’attuale frammentazione regionalistica dell’Italia;

2) ogni mutamento istituzionale, quale quello della formazione di cinque o sei macroregioni, necessita di una modifica della Costituzione del 1947 del tutto superata in molte delle sue parti, compreso lo stesso titolo V°, frutto di un compromesso al ribasso confuso e per molti versi contraddittorio, da compiersi con l’elezione di un’assemblea costituente.

Essa, in ogni caso, come sostiene il governatore lombardo, e’ il sintomo e  l’effetto di una situazione di profondo malessere di un Nord che non e’ più disposto a sostenere da solo il quasi totale onere di un Paese da ricostruire dalle fondamenta.

Non siamo disponibili a farci mettere sotto dall’arroganza merkeliana e di quanti hanno saputo imporre le “stupide” regole di Maastricht, acriticamente subite da politici malaccorti con precisi nomi e cognomi: Prodi e Ciampi, agli inizi degli anni ’90.

La nuova realta’ glocale, per dirla con Piero Bassetti, impone di pensare globalmente e di agire localmente sulla base di realta’ istituzionali dimensionalmente in grado di concorrere sul piano dell’autonomia e della responsabilita’ ai compiti e ai doveri nuovi che la realta’ economica, finanziaria, politica e sociale internazionale ci impone.

Quale Paese sogniamo?

Un’Italia  unita federale, sostenuta da un forte senso di solidarieta’ dei più forti verso le realta’ meno dotate, ma con queste ultime in grado di assumere autonome responsabilita’ sin qui mancate o occultate da politiche insensate non piu’ sostenibili.

La sussidiarieta’ come stella polare della politica, con al centro la persona e la famiglia e il ruolo determinante dei corpi intermedi, con le strutture istituzionali di medio e piu’ elevato livello soprattutto in funzione di regolamentazione e controllo, con potere di intervento solo nelle situazioni in cui l’ente minore non e’ in grado di realizzare autonomamente il soddisfacimento delle funzioni e dei bisogni emergenti.

L’economia sociale di mercato, meglio se nella sua più ampia declinazione tipicamente di scuola italiana, dell’economia civile, a fondamento delle politiche economiche regionali e  federale, in sintonia con quanto i colleghi di analoga ispirazione ideale, popolare e cristiano sociale intendono difendere e sviluppare a livello europeo e internazionale.

Ecco perche’ nello stesso dibattito apertosi tra i democratici cristiani che stanno per celebrare il XIX Congresso nazionale della DC, da alcuni di noi e’ stata avanzata la proposta di costruire il nuovo partito su basi federali di due o tre grandi organizzazioni (nord-centro-sud) collegate a livello nazionale, con ampia adesione  popolare nei centri di cultura e partecipazione politica nelle citta’ e comuni, dalla riconosciuta personalita’ giuridica e sostenute da risorse finanziarie esclusivamente private,  attraverso una fondazione ispirata ai padri del pensiero democratico cristiano.

Si apre un terreno di ampio confronto con quanti sono interessati a superare la crisi degli esangui partiti della seconda repubblica e a non ridurre la prossima consultazione elettorale al solito dilemma pro o contro il Cavaliere, o al mero perseguimento di malcelate ambizioni personali elevate a strategia di corto respiro e di nullo interesse per gli italiani e per l’Italia.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 10 agosto 2012



5 Agosto 2012

Trucchi d’estate di  partiti esangui

Acque agitate nel partito di Di Pietro, con il suo collega Donadi che l’accusa di filogrillismo e di una linea politica che porta l’Idv  all’isolamento, giunto ad un passo dallo sbocco possibile di governo con PD e SEL.

Salvato senza criterio da Veltroni nel 2008, l’ex PM milanese sta vivendo uno dei momenti piu’ difficili dell’ormai quasi ventennale carriera politica e, se arrivano gli sbarramenti previsti, il suo partito corre il rischio di estinzione.

Anche nel PD le cose si stanno complicando. Annuncio di un accordo con Vendola e apertura di entrambi a Casini, immediatamente smentiti dal governatore della Puglia, vista la reazione della base di sinistra dalla netta idiosincrasia per il leader bolognese.

Indecisione sulla scelta delle primarie, un tempo ipotizzate come scontro tutto interno al PD tra Bersani e il giovane Renzi, ora complicate  dall’annuncio della discesa in lizza dello stesso Vendola e con quella, sempre nel centro-sinistra, di Bruno Tabacci per il partito di Rutelli.

Confusione soprattutto sulla politica economica di cui nulla si dice, salvo generiche frasi ad effetto bersaniane del tipo: “battere i pugni sui tavoli di Bruxelles”. Un po’ poco per convincere Frau Merkel e soci del Nord.

E’ in atto un maldestro tentativo di occultare in pubblico cio’ che si e’ gia’ convenuto in privato tra Bersani e Casini. L’idea di un centro-sinistra con dentro l’UDC, in grado di acquisire una maggioranza parlamentare che dovrebbe governare l’Italia.

E se l’Unita’ di oggi scrive di un netto “No ai governissimi “ nel dopo elezioni, Casini e’ costretto a rinviare a dopo il voto la scelta delle alleanze, sperando nella silente disponibilita’ dei suoi elettori. Sostiene di lavorare per riorganizzare il fronte dei moderati, con apertura a esponenti della societa’ civile, e, intanto, dal CCD all’UDC, si e’ attorniato di fedelissimi oscuri signorsi’, preoccupati solo della riconferma nelle candidature al servizio di uno smisurato egocentrismo del “Fagiolino bolognese”.

Lateralizzato sino a ridurlo all’irrilevanza il “Sandrone delle due torri”, Gianfranco Fini, sempre assiso sulla sua poltrona presidenziale, ma scomparso dalla scena politica attiva e con tristissime prospettive elettorali per il suo FLI, ridotto a un inevitabile flop, Casini sta conducendo uno slalom speciale con vista a un possibile traguardo che sogna da sempre:  Palazzo del Quirinale o Palazzo Chigi, a piacer…..

Tutto cio’ facilitato dalla situazione del Pdl, incapace di voltare pagina dopo la lunga stagione berlusconiana, costretto alla finzione di reclamare il ritorno in campo del Cavaliere, temendo la rovinosa caduta in campagna elettorale.

Situazione politica paradossale all’interno di una crisi finanziaria, economica e sociale che rischia di far esplodere la rabbia popolare, con la seconda rata IMU d’autunno, e la Germania pronta al commissariamento del Bel Paese.

C’e’ chi, illudendosi, si rifugia nelle promesse del comico genovese che dovrebbe assicurare pace e prosperita’ all’Italia, mentre aumenta sempre piu’ l’area del disimpegno e dell’astensionismo politico ed elettorale.

Meglio sarebbe che Casini concorresse con gli amici impegnati nel rilancio della DC alla costruzione della sezione italiana del PPE, piuttosto che inseguire il progetto in comune con Bersani e quel governatore pugliese rinviato a giudizio, con pesanti accuse di gestione sconosciute agli smemorati pennivendoli dei giornali di lor signori.

Cosi’ come ci attendiamo qualche segnale di riscossa dagli amici impegnati nella preparazione di Todi 2, convinti come siamo che, senza un riscatto e un ritorno all’impegno politico organizzato dei cattolici, sara’ difficile uscire dalla crisi che stiamo vivendo.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 5 Agosto 2012



1 Agosto 2012

Tentativi patetici di stravolgere la storia

Brutta notizia il passaggio del testimone alla guida della Fondazione De Gasperi da Giulio Andreotti a Franco Frattini.

Cosi’, dopo lo scempio di quella statua di Aldo Moro a Maglie con in tasca l’Unita’, giornale che certamente il nostro leader politico leggeva ma non esibiva, dobbiamo assistere a questo ulteriore assurdo trapasso dal divo Giulio a un onesto e intelligente socialista, riciclatosi in Forza Italia e nel Pdl, alla presidenza della fondazione intitolata allo statista trentino, socio fondatore e guida indiscussa della Democrazia Cristiana.

Silenti i vecchi DC pentiti del PD sul caso di Maglie e sordomuti pure quelli accasati con il Cavaliere, o garruli vocianti come l’On Raffaello Vignali, con la sua sconcertante e vischiosa dichiarazione a commento della neo presidenza Frattini,  secondo cui: “Berlusconi e’ l’erede di De Gasperi”

A furia di strappi alla verita’ e alla coerenza della cultura politica finira’ che si puntera’ a cambiare la stessa storia dell’Italia. Il patto atlantico? Una scelta di Togliatti, Longo e Berlinguer. I socialisti e i liberal-radicali egemoni nel Pdl ? I naturali eredi del partito dei cattolici democratici.

No! Non accadra’, perche’ noi “DC non pentiti” non lo permetteremo e ci batteremo, sin dal prossimo XIX Congresso nazionale del partito, per riaffermare le ragioni dei democratici cristiani nella storia e nella politica italiana e non solo in quella del passato.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia. 1 Agosto 2012



1 Agosto 2012

Questi sinistri alla rincorsa dei gay

Povero Bersani  alle prese con i laicisti di casa sua sul tema delle coppie omosessuali e poveri quei nostri vecchi amici ex democristiani, ormai pentiti, ridotti al ruolo di accoliti di un partito nel quale e’ sempre “il cane che muove la coda”……

Da un partito che si dichiara erede di una grande tradizione, quella del PCI, con l’aggiunta di alcune parti residuali della vecchia sinistra DC, ci saremmo attesi una maggiore attenzione per i bisogni delle famiglie italiane costituite nel rispetto della norma costituzionale, piuttosto che inseguire le istanze libertarie delle Concia,  dei Vendola, Grillini e Cecchi Paone di turno.

Quoziente familiare alla base delle politiche fiscali, maggiori servizi a favore dei  bambini delle coppie lavoratrici, sostegno alla maternita’ e al diritto alla vita, in una fase di crisi economica, sociale  e finanziaria particolarmente pesante per molte famiglie italiane. Sono questi gli obiettivi di una politica economica e sociale che si aspettano gli italiani, anche gli elettori di sinistra.

Non basta scrivere, come abbiamo visto sullo sfondo del palco della conferenza stampa  di ieri di Bersani,  lo slogan: Italia bene comune. Il bene comune, caro segretario, si fonda sulla centralita’ della persona e della famiglia che, secondo il diritto naturale, prima ancora della norma costituzionale, e’ rappresentata dall’unione di un uomo e di una donna con la volonta’ di procreare una nuova generazione.

Noi “DC non pentiti” rimaniamo fedeli agli insegnamenti dei nostri padri e maestri e ci batteremo, coerentemente ai nostri principi, per evitare che la famiglia costituzionalmente intesa venga ridotta al ruolo di opzione subordinata rispetto a unioni garantite nei diritti e senza alcuna responsabilita’, come si rischia di parare quando si aprono i varchi amministrativi operati dalle giunte comunali di sinistra di Padova e di Milano con i registri delle unioni civili.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 1 Agosto 2012



27 Luglio 2012

Riprendiamoci la nostra identità

Nello sfascio della seconda repubblica caratterizzata da una crisi di valori che sta alla base della stessa crisi economica, finanziaria, sociale e politica dell’Italia e dell’Europa, c’é bisogno di ritornare ai fondamentali.

Per noi cattolici di rileggere con estrema attenzione gli insegnamenti della dottrina sociale cristiana aggiornati dalla “Caritas in veritate” di Benedetto XVI, autentica summa sociale del XXI secolo, valida per tutti gli uomini di buona volonta’.

Un supplemento in piu’ per noi “democratici cristiani non pentiti” che, dopo la lunga attraversata nel deserto della politica del recente ventennio, sentono il dovere di rialzare la testa, avendo conservato sempre la schiena diritta, anche quando questo comportava umiliazioni, rinunce, discriminazioni, per svolgere un nuovo compito storico: ridare una speranza al Paese che amiamo.

Consapevoli e pentiti degli errori commessi, specie nell’ultima fase della storia della Prima Repubblica, quando i “particulari” di questo o quel gruppo, di questo o quel personaggio fecero aggio sulla fedelta’ ai valori in base ai quali avevamo scelto di fare politica, sentiamo oggi forte la necessita’ di un nuovo impegno.

Non per nostre residue incomprensibili e velleitarie ambizioni personali, ma motivati solo dalla passione civile e dal sentimento di un dovere di testimonianza, specialmente nei confronti delle generazioni che non hanno conosciuto la storia autentica della Democrazia Cristiana, ci prepariamo a celebrare il XIX Congresso nazionale del partito.

Lo faremo per chiudere con onore una storia politica interrotta in malo modo agli inizi degli anni’90 e mai giuridicamente conclusa,  come hanno sentenziato in maniera inequivocabile le sezioni civili riunite della Cassazione con sentenza n.25999 del 23 dicembre 2010.

E lo faremo per riaprire una nuova stagione politica dei democratici cristiani, per rilanciare il partito del popolo italiano, con una diversa articolazione e struttura organizzativa con l’obiettivo politico primario di concorrere da democratici cristiani, non mediati, ne’ mediabili da terzi, alla costruzione della sezione italiana del Partito Popolare Europeo alla quale partecipiamo da sempre, come nell’Internazionale DC, da soci fondatori.

Ritornare a un partito popolare, democratico, federato su basi macroregionali, in grado di interpretare il glocalismo che caratterizza la nuova realta’ a livello internazionale.

“Pensare globalmente e agire localmente”, con una struttura fondata su centri di cultura e partecipazione politica aperti a tutti i cittadini di buona volonta’, che intendono contribuire alla definizione delle proposte politiche e programmatiche a livello locale e su per li rami regionali, nazionali ed europei.

Scelta di tutti i candidati alle cariche interne e nelle istituzioni con il metodo delle primarie, aperte alla partecipazione dei cittadini che sottoscrivono lo statuto e la carta dei valori del partito cui intendiamo garantire una riconosciuta personalita’ giuridica, con tutti gli effetti e le conseguenti responsabilità di tale riconoscimento.

Una fondazione intitolata a De Gasperi per la raccolta di fondi esclusivamente privati di quanti intendono sostenere il partito, collegata con le altre fondazioni democratico cristiane presenti in Europa e nel mondo, a partire dalla Fondazione Adenauer.

E’ con questi propositi che, personalmente e con molti amici che hanno condiviso l’attraversata nel deserto con i circoli veneti di Insieme, l’Associazione dei Liberi e Forti, i Popolari liberali, intendiamo contribuire alla migliore riuscita del prossimo XIX Congresso della DC.

E’ un appello forte che ci sentiamo di fare a quanti condividono il nostro sogno: riconquistare la nostra identita’ di democratici cristiani, di laici cattolici impegnati nella citta’ dell’uomo, disposti a collaborare con quanti, condividendo i nostri valori fondamentali, intendono costruire la sezione italiana del PPE.

Porre fine alla diaspora che ha fatto disperdere enormi energie, superare i personalismi e le equivoche ambizioni di qualcuno, per tornare a rappresentare con grande autorevolezza il partito del popolo italiano: questi i nostri propositi e la nostra ambizione cui intendiamo dedicare il tempo che ci e’ dato da vivere.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 27 Luglio 2012



16 Luglio 2012

Rottamati e rottamatori  con  furbastri saltimbanchi

Era stata la rottamatrice della DC veneta agli inizi degli anni’90. Ora  sembra sia giunto il suo turno e, ironia della sorte,  per mano di un corregionale toscano : senese lei, fiorentino lui.

Parliamo di Rosy Bindi, la “pasionaria di Sinalunga” e di Matteo Renzi, sindaco di Firenze .

E’ la legge del contrappasso sempre possibile in politica: chi la fa l’aspetti.

A furia di gridare all’uscita di scena degli altri ora sono gli altri, i più giovani, che le chiedono di lasciare spazio.

Qualche suo amico stava accarezzando l’idea di vederla candidata al Colle supremo, qualora diventasse concreta l’ipotesi di una donna presidente. Matteo Renzi, molto meno diplomaticamente, sembra invece mandarla…. a quel paese.

Insomma, dopo l’assemblea di sabato scorso, nel PD le acque sono molto agitate.

Scontentati i gay, al punto di minacciare lo straccio delle tessere e con Grillo pronto a raccoglierne insieme a Vendola e a Di Pietro le truppe, secondo le statistiche  nemmeno troppo scarse,  è sulle primarie incerte e confuse che si consuma il più lacerante strappo in quel partito.

Renzi l’ha giurata a Bersani: intende giocare la partita e batterlo alle primarie da” non ridurre a un Festivalbar” dalle regole truccate.

Non meno confusa la situazione nel Pdl, dove il Cavaliere, sondaggi alla mano più o meno eterodiretti, ha deciso che, senza la sua candidatura, per il partito sarebbe la catastrofe.

Quel che più impressiona non è l’adesione immediata, scontata  e acritica dei vari luogotenenti, pifferai magici, e modesti turiferai della truppa.

Passi per il solito Galan, creatura Publitalia, fascia tricolore della prima ora, allievo dei corsi di formazione dell’”operazione Botticelli”, il quale all’idea della ridiscesa in campo di Berlusconi, con la sua faccia rubiconda e sorridente si è lasciato andare con il  suo solito idioma da accademico della crusca di prato della Valle : “  questa notizia mi fa godere, meglio di un orgasmo” . Contento lui.

Più patetico l’On Osvaldo Napoli. Conoscevamo il fratello compianto On Vito, grande militante di lungo corso della Democrazia Cristiana che, di lassù, sicuramente scuoterà la testa alla notizia dell’entusiasmo del fratellino per il ritorno di Forza Italia, considerato che Osvaldo era stato allevato nelle file dello scudocrociato  riducendosi  oggi al ruolo di  un  DC pentito fedele al padrino di turno. Il più emblematico di tutti è, tuttavia, il furbetto  Gianfranco Rotondi. Era passato al Consiglio nazionale DC del 30 marzo scorso, nel quale si sono ricostituiti gli organi della Democrazia Cristiana, esprimendo il suo interesse a quel progetto e, ora, all’annuncio della rinascita di Forza Italia, rivendica il suo asse ereditario, in quanto “ parte del triumvirato dei soci fondatori del Pdl con Berlusconi e Fini”.

Mi auguro che gli amici democristiani che avevano aderito al progetto del Pdl, con il ritorno del Cavaliere al primo amore, si uniscano ai “ DC non pentiti”  nel progetto per il quale avevano combattuto in tutti questi anni: mantenere viva l’esperienza e la tradizione politica della DC.

Obiettivo comune: concorrere alla costruzione della sezione italiana del PPE nella quale, tuttavia, se ho ben capito, si intende  partecipare, da soci fondatori, come democratici cristiani, legittimi eredi della DC di De Gasperi, Fanfani, Moro, Rumor, Zaccagnini, Piccoli, De Mita e Forlani.  Tutti, indubbiamente, qualche spanna più in su dei deludenti attori dell’odierno teatrino della politica italiana.

Don Chisciotte
Venezia, 16 Luglio 2012



12 Luglio 2012

Perché diciamo si a un partito di cattolici

L’On Virginio Rognoni con un articolo sul Corsera in risposta a Ernesto Galli della Loggia circa l’irrilevanza dei cattolici nella politica italiana sostiene che non è vero che questi ultimi,  nell’ultimo ventennio della seconda Repubblica siano stati irrilevanti e a sostegno della sua tesi afferma che:

“mi sembra del tutto opinabile, ma per altre ragioni, la irrilevanza dei cattolici che Galli della Loggia vede sul piano più propriamente politico a partire dalla caduta della Dc in poi. Francamente mi pare difficile contestare che il progetto dell’ Ulivo prima, e del Partito democratico dopo, non abbiano avuto un’ impronta decisiva da parte cattolica. Più precisamente da parte di coloro (come non ricordare Nino Andreatta e Pietro Scoppola) che, nel quadro ormai pienamente acquisito del pluralismo politico dei cattolici, si riconoscevano nel cattolicesimo democratico. Questo progetto, sul filo della storia forte del Paese, di culture politiche diverse che si riconoscono ormai in una comune ragione democratica è stata una novità tutt’ altro che irrilevante. Non solo la leadership di Prodi, per due volte, ne è stata la conseguenza non casuale; gli stessi presupposti per un sistema bipolare o comunque della alternanza dello schieramento politico nascono da lì. Non è cosa da poco.”

Mi piacerebbe che l’On. Rognoni  meditasse più seriamente sulla condizione degli ex popolari rimasti nel PD, ultimo sbocco del suo Ulivo, ricordandogli un vecchio insegnamento del nostro comune amico e per me maestro, Carlo Donat Cattin: nel PCI come nei PDS,DS, PD è sempre “ il cane che muove la coda” e agli altri, al massimo, spetta il ruolo di mosche cocchiere, o, magari, come oggi accade,  di presidente di turno…….. dell’assemblea nazionale.

Infine Rognoni, rivolgendosi agli amici di Todi, impegnati nella preparazione del prossimo incontro, quasi come monito, fa presente che: “Queste ultime osservazioni portano a escludere che la rilevanza nella vita pubblica italiana dei cattolici, oggi, sia legata alla presenza di un partito cattolico sul tipo della Dc o comunque organizzato. Se c’ è, i cattolici sono rilevanti, se non c’ è i cattolici non lo sono; non è così. Ed è bene che gli amici di Todi, che si sentono incalzati o che lo sono già per conto loro, riflettano e riflettano bene”.

Interessati, come anche noi siamo a quanto accade tra i sette fiumi di cui si compone la vasta e articolata platea di Todi e ancor di più su ciò che sta accadendo nel Paese e in Europa,  vorremmo, invece, sommessamente esporre le ragioni per  le quali da più di due anni, dopo la sentenza n.25999 del 23 dicembre delle sezioni riunite della suprema corte di Cassazione che ha dichiarato non essere mai stata sciolta giuridicamente la DC, con altri amici “DC non pentiti”, stiamo faticosamente cercando di chiudere con molto orgoglio e dignitoso rispetto della verità storica, la prima parte della storia democristiana. Un percorso che intendiamo compiere   ridando voce ai soli legittimi eredi di quel partito, i soci del 1992. Quei soci ai quali fu impedito di esprimersi in un congresso, e con i quali vorremmo tentare di riaprire una nuova fase politica nella quale intendiamo consegnare alle nuove generazioni il testimone dei valori e della cultura democratico cristiana da aggiornare nella nuova situazione politica italiana e internazionale.

Perché intendiamo costruire insieme il nuovo partito di cattolici ispirato cristianamente  ai valori della dottrina sociale della Chiesa, declinati dalla Caritas in veritate, aperto al contributo dei laici che intendono costruire con noi la città dell’uomo, all’interno di un processo di globalizzazione che ha, di fatto, rovesciato il sistema su cui si era costruito sin qui lo stato di diritto almeno nelle società occidentali?

Viviamo una situazione in cui la finanza  ha finito con il prevalere sulle banche; le banche  sull’economia e  quest’ultima a prevalere sulla politica consegnata ai tecnocrati privi di qualsivoglia legittimazione democratica.

A tutti i livelli è tornata a dominare l’usura, la più terribile delle sciagure contro gli onesti produttori e la povera gente,  contro cui si batterono i grandi Padri  della Chiesa da Sant’Antonino da Firenze e Santa Caterina da Siena, e per contrastare la quale il beato Bernardino da Feltre ( al secolo, Francesco Tomitano “el trombeta de Dio”) istituirà i Monti di Pietà, nuclei originari ispiratori delle future Casse Rurali post Rerum Novarum.

Pur fedeli a quello spirito donchisciottesco che ci ha accompagnato  nella lunga stagione della diaspora e nel deserto della politica partecipata, disorientati tra partiti a conduzione cesarista e sempre più lontani dalla gente,  abbiamo cercato di ricercare le ragioni di valore storico, politico e culturale  che ci dovrebbero motivare nel nostro impegno.

A  Romolo Murri, in forte dissenso e contrapposizione con l’Opera dei Congressi toccò il compito di tentare di uscire dall’isolamento del “non expedit” con la sua abortita esperienza di Democrazia Cristiana; progetto ripreso e reso vincente da Don Luigi Sturzo con il Partito Popolare, partito di cattolici e non dei cattolici, laico e non clericale, con il quale seppe dare alla crisi dello stato liberale, insieme al PSI  e al PCI di  Gramsci sul fronte di sinistra, la risposta cattolica, forte dell’insegnamento della Rerum Novarum, , dando vita al secondo grande partito programma prima del fascismo. E tutto ciò dopo l’infelice ed equivoca esperienza gentiloniana con cui i cattolici avevano tentato di superare la fase del “ né eletti  né elettori” .

Sturzo e il suo PPI saranno concausa e  vittime della crisi del giolittismo prima, dell’avvento del fascismo e della scelta  fatta dal Vaticano, poi, di rapportarsi direttamente al nuovo potere del Duce con il quale, pagato il prezzo dell’esilio del prete di Caltagirone, poté concludere i Patti lateranensi e porre così fine, forzatamente,  alla questione romana.

Seguì la lunga parentesi nera del fascismo e il lavorio sotterraneo dell’azione cattolica e della FUCI, con il sostegno pressoché isolato, seppur autorevole di Mons Montini, che sfocerà nella formazione in  casa Falck a Milano della DC di De Gasperi.

Ancora una volta  un partito di cattolici aperto ai laici, cristianamente orientato, popolare, democratico e antifascista.

E fu l’avvio della grande stagione della Democrazia Cristiana finita per molte delle ragioni che ho tentato di descrivere in diversi saggi editati dalla fine degli anni ’90 in poi.

Peccato che, accanto agli errori e ai peccati che abbiamo compiuto, anche da parte di molti che, galleggiando, galleggiando, magari meglio se dalla parte dei DS e degli Ulivi, sono ancora presenti con ruoli di qualche responsabilità nella vita politica italiana ed europea, non si sia saputo o voluto combattere, non riuscendo nemmeno a dare degna e corretta sepoltura al de cuius.

Una provvidenziale sentenza perseguita e voluta proprio dagli epigoni della diaspora democratico cristiana, ci ha offerto un’occasione irripetibile per ripensare seriamente sul futuro di un partito di cattolici cristianamente orientato, aperto ai laici che intendono condividere con noi un percorso verso la formazione della sezione italiana del Partito Popolare da ricostruire sui valori dei padri fondatori: De Gasperi, Adenauer e Schuman.

La crisi della politica e dei partiti  della seconda repubblica è sotto gli occhi di tutti e il governo tecnico di risulta è portatore di  inquietanti risvolti propri di una situazione di democrazia sospesa e con un presidenzialismo de facto, ben al di sopra delle  funzioni che una situazione di straordinaria emergenza economica, finanziaria e istituzionale richiede.

A nostro parere, intendo  mio e di quanti siamo impegnati verso il XIX Congresso della DC, tutto ciò reclama una rinnovata presenza di un partito di cattolici come quello che abbiamo il dovere di chiudere e insieme  riaprire profondamente rinnovato. Sarebbe una terza fase dell’impegno politico di cattolici organizzati necessaria per concorrere alla soluzione della crisi politica e istituzionale  dell’Italia.

Tanto più che è finita  la lunga stagione woytiliana e ruiniana, clericale nel senso più nobile, ossia con una Chiesa italiana chiamata a tessere diretti rapporti con tutta la politica, dopo che avventurose e improvvide interpretazioni conciliari a senso unico avevano predicato, chi la scelta religiosa, chi il disimpegno e l’autonomia, chi altre scelte di campo socialiste, con la volontà di gettare i semi ovunque e con il bel risultato dell’irrilevanza subita e patita a destra come a sinistra.

I richiami di Papa Benedetto XVI a un rinnovato impegno di nuove generazioni di cattolici nella politica, con gli orientamenti pastorali della Caritas in veritate, il più aggiornato straordinario strumento di interpretazione della crisi che stiamo vivendo con tutti i rischi e le opportunità che la globalizzazione comporta, noi crediamo siano elementi necessari e sufficienti per una ripresa di impegno politico in un partito laico di cattolici cristianamente ispirati.

Ed è con questo spirito di grande umiltà, nella consapevolezza di essere degli indegni traghettatori, il cui ruolo ci è stato affidato da una strana  imprevista casualità , che ci stiamo rivolgendo, innanzi tutto agli iscritti della DC del 1992, non pentiti e che intendono rinnovare la loro adesione alla DC.

Intendiamo  aprirci ai mondi nuovi e alle nuove generazioni affidando loro il compito di portare avanti il nuovo soggetto politico, e desideriamo ardentemente  offrire una possibilità, un’onesta opportunità, anche agli amici del vasto arcipelago di Todi, ai grandi sette fiumi del cattolicesimo sociale.

Guai se per ingiustificati orgogli o malcelati disegni di primazia, da chiunque vissuti,  non lavorassimo tutti con generosa disponibilità  per una ricomposizione in grado di porre fine alla diaspora suicida vissuta sino ad ora.

In fondo, anche tutti quelli che predicano giustamente, la ripresa della partecipazione dal basso a partire dagli enti locali e il passaggio  dalla fertile testimonianza nel sociale prepolitico all’impegno amministrativo, alla fine non potranno che sfociare nel  politico e  in un partito. Un partito  che oggi, ne siamo ben consapevoli,  non potrà più conservare le caratteristiche organizzative della vecchia DC, con tutti i suoi riti e le sue intrinseche debolezze, ma essere costruito  all’altezza dei bisogni e dei valori dei “ Liberi e Forti”  del XXI secolo.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 12 Luglio 2012



7 Luglio 2012

Riflessioni d'estate

Lo andiamo sostenendo da tempo nella nostra condizione di “profeti disarmati” che gridano alla luna : e’ necessario indire l’assemblea costituente, tanto piu’ nella situazione di democrazia sospesa vissuta dall’Italia con la formazione del governo tecnico, espressione del fallimento politico dei partiti della seconda repubblica.

Bocciata dal referendum del 25-26 giugno 2006, vittima del perdurante scontro ideologico pro o contro il Cavaliere, la pur insufficiente riforma della costituzione votata dal parlamento della XIV Legislatura, non può piu’ reggere un sistema sbilanciato tra i dettami costituzionali del 1947 e una legge elettorale che esclude la partecipazione attiva degli elettori. Il tutto aggravato da uno squilibrio tra i poteri, determinato dal suicidio del Parlamento con la rinuncia all’immunita’ degli eletti e con una magistratura che, senza la separazione dei ruoli e delle carriere tra PM e giudici, ha assunto una posizione di assoluta prevalenza su esecutivo e legislativo, con la possibilita’ di mettere in crisi qualsivoglia equilibrio politico e ipotesi riformatrice che ne possa intaccare anche solo minimamente la condizione di assoluta autoreferenzialita’.

Anche il presidente Napolitano, di cui da piu’ parti si richiede un prolungamento di mandato, ha dimostrato interesse per una nuova Assemblea costituente in grado di ridisegnare l’assetto istituzionale dell’Italia adeguato alla nuova situazione interna, europea e  internazionale.

Con il rovesciamento della piramide su cui si era  retto sin qui il sistema democratico dell’Occidente, con la politica ridotta a subalternita’ rispetto alla finanza, alle banche e all’economia, diventa tragicomico pensare di tenere unito il Paese con l’assetto costruito dai padri costituenti oltre mezzo secolo fa con l’aggravante dello squilibrio dei tre poteri su indicato.

In piena crisi economica e finanziaria e con il rischio di uno sbocco della crisi sociale in un ribellismo foriero di tragiche avventure, con lo sfascio generale dei partiti espressione della seconda repubblica, si avverte la necessita’ e l’urgenza di ritornare a riscoprire alcuni fondamentali senza i quali il destino dell’Italia e’ segnato.

Sarebbe auspicabile che le forze piu’ responsabili presenti nel parlamento, nell’incapacita’ sin qui dimostrata di giungere a soluzioni di riforma costituzionale condivise, concordassero sull’idea di passare dall’attuale governo tecnico a un governo di ampie intese che alle prossime elezioni abbinasse l’elezione di un’assemblea costituente, con voto proporzionale e sbarramento al 5%,  per definire, tempo un anno, il nuovo assetto costituzionale dell’Italia.

Sei o al massimo sette macroregioni, eliminazione totale delle province e accorpamento dei comuni sotto la soglia dei 10.000 ab. sono le precondizioni per rendere concretamente attuabile quel federalismo fiscale, sin qui solo predicato, unico serio antidoto a tutte le contraddittorie e insufficienti politiche dei tagli lineari od obliqui di cui anche in questi giorni il governo tecnico sta dando triste spettacolo.

E, contemporaneamente, un profondo rinnovamento dei partiti e della politica con la formazione di schieramenti omogenei al quadro politico e parlamentare europeo.

E’ questo il compito che spetta alla nuova Democrazia Cristiana che uscira’ dal prossimo congresso, il XIX della storia del glorioso partito dello scudocrociato.

Non vogliamo essere la stampella ne’ del centro-destra, ne’ del centro-sinistra.  Abbiamo l’orgoglio e l’ambizione di poter offrire all’Italia una nuova speranza e la sicura garanzia di una governabilita’ fondata sul primato della persona, della famiglia e del bene comune, animati da un responsabile “interesse disinteressato” e dalla volonta’ di consegnare il testimone politico dei democratici cristiani alle nuove generazioni.

In queste  settimane  in cui incontriamo tanti amici nelle diverse regioni e province italiane, riscontriamo una grande volonta’ di riscatto e desiderio di  autentica partecipazione politica. Quella partecipazione che e’ mancata in questi vent’anni nei partiti a conduzione cesaristica e personalistica, capaci solo di nominare una classe dirigente di cortigiani privi di qualsivoglia rappresentativita’ di reali interessi e valori della societa’ civile, fondamentalmente impegnati a garantire se stessi nella fedelta’ obbligatoria  al padrino-padrone di turno.

Insieme alla nostra gente, ancora presente in tutte le contrade italiane, che ricordano con nostalgia e speranza il ruolo e l’azione dei democratici cristiani a livello locale, nazionale e in Europa, ai giovani e alle donne che chiedono piu’ ampia rappresentanza e partecipazione, definiremo un programma per l’Italia e l’Europa all’altezza delle difficolta’ e dei bisogni esistenti e organizzeremo un partito aperto, dei centri di cultura e partecipazione politica in ogni citta’ e paese con  a lato una fondazione in grado di raccogliere in via esclusiva i contributi che i privati intenderanno offrire per portare avanti le idee ricostruttive dell’Italia del XXI secolo ispirate ai valori dei “Liberi e Forti”, in continuita’ con una tradizione  e una cultura politica di cui il Paese ha ancora assoluta necessita’.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 7 Luglio 2012



23 Giugno 2012

Attenti si scherza col fuoco

E’ in atto una manovra a tenaglia, stretta da alcuni politici con la complicita’ di alcuni magistrati, tesa a delegittimare il presidente Napolitano, il gran tessitore e artefice della complicata soluzione di governo tecnico sostenuto dal trio Alfano-Bersani e Casini, con l’obiettivo neppure malcelato di far cadere Monti e andare a elezioni anticipate a Ottobre.

Terrorizzati dalle norme anticorruzione in corso di approvazione parlamentare che qualche argine alla condizione attuale  di totale irresponsabilita’ dei magistrati lo introdurrebbe, alcuni magistrati e correnti del CSM si trovano in un’oggettiva saldatura con le aspirazioni politiche e di potere dei Di Pietro e di quanti vorrebbero ripristinare a viva luce la foto di Vasto.

E’ in atto un pericoloso gioco di potere sostenuto da alcuni giornali manettari  che rischia di far saltare con le istituzioni e la seconda repubblica in coma profondo, la stessa democrazia italiana.

“ Nessuno e’ al di sopra della legge, nemmeno il Presidente” tuona l’ex PM di Montenero di Bisaccia, ma, gli risponde Casini “ nemmeno al di sotto”. Vorremmo sommessamente rilevare che alla base e prima di tutto c’e’ la sovranita’ popolare posta a fondamento del sistema e rispetto alla quale ciascuno dei tre poteri deve o dovrebbe sottostare.

Non ci era piaciuta la soluzione adottata lo scorso autunno del governo tecnico e avevamo chiesto allora elezioni anticipate per tornare alla fonte della legittimita’ democratica, convinti come eravamo e siamo che, con quella soluzione, si riconosceva di fatto la condizione di impotenza al limite del coma irreversibile dei partiti della seconda Repubblica.

Il baratro finanziario cui stavamo per precipitare e la ritrovata soluzione del tripartito esterno hanno consigliato una soluzione che, nonostante i suoi limiti, e’ la sola possibile in questa fase convulsa della vita politica, economica, finanziaria e sociale dell’Italia.

L’aveva capito il Cavaliere costretto ad un passo indietro anche nella consapevolezza di salvaguardare cosi’ il proprio “particulare” politico, personale e di famiglia.

Menestrelli e cortigiani di varia estrazione e diversa cultura politica ogni giorno lo strattonano da tutte le parti, costringendolo a continue capriole. Un giorno a sostegno del povero Alfano, un altro, come ieri al convegno dei giovani del Pdl, a riproporre addirittura la sua ridiscesa in campo alla guida di un fantomatico nuovo partito tra “Italia” e “Liberta’” con l’ambiziosa  e velleitaria richiesta del 51 % del consenso degli italiani.

Insomma un” vaste programe” degno di un film di fantascienza politica.

C’e’ da sperare che, tanto nel PD che nel Pdl, abbiano a prevalere le componenti piu’ serie e responsabili, consapevoli che, senza un vasto consenso di entrambi, questo Paese non si salvera’ e non saranno i Grillo, Di Pietro, Vendola con l’aiutino degli Ingroia e dei Travaglio di turno, quelli in grado di traghettarci fuori delle difficili condizioni interne e internazionali in cui versiamo.

E con PD e Pdl, ancor di piu’ nell’ipotesi vagheggiata da Berlusconi di un suo partito personale in campo per un finale da sfida all’OK Corral e da “giudizio di Dio”,  si pone l’esigenza della ricostruzione di una forte componente centrale di ispirazione democratico cristiana capace di riunire quanti si sono frammentati nella diaspora dell’infausto ventennio della seconda repubblica. Una diaspora che, oltre a far perdere all’Italia una delle culture politiche che l’hanno fatta grande, ha ridotto gli ultimi fragili epigoni di quella storia all’impotenza e all’irrilevanza politica.

Abbiamo poco tempo prima della scadenza naturale del 2013. Intanto contrastiamo la deriva antidemocratica che sta tendando di travolgere il sistema e insieme prepariamoci a ricostruire una rinnovata presenza dei democratici cristiani disponibili a concorrere alla costruzione della sezione italiana del Partito Popolare con quanti sono interessati a questo progetto e per fornire, finalmente, con una rinnovata classe dirigente, una speranza forte per l’Italia.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 23 Giugno 2012



16 Giugno 2012

Si e No al partito di cattolici

Continua il dibattito sull’opportunita’ o meno della nascita e/o, per quanto riguarda la DC mai morta, il rilancio di un partito di cattolici in Italia.

Dopo l’intervento del filosofo Antiseri sul Corsera a favore della ripresa di iniziativa di un partito di cattolici sono giunte puntuali le reazioni negative di Luigi Manconi su Il Foglio, del ministro Riccardi della comunita’ di Sant’Egidio, e, ultimo, ma non meno significativo, il NO del giovane Alfano sulla rivista ciellina “ Tempi” del 20 Giugno scorso.

Alla domanda di Ubaldo Casotto sul tema posto dal filosofo Dario Antiseri sull’urgenza di un partito dei cattolici,  il segretario del Pdl risponde cosi’: “ Io non credo che l’Italia ne abbia bisogno. Necessita invece di cattolici che difendano principi e valori. Come? Facendo come noi abbiamo fatto, non approvando leggi contro la famiglia, contro la vita e contrarie al principio di sussidiarieta’”.

Trattasi di una visione comprensibile sul piano della tattica politica e del ristretto interesse di partito, ma di scarso respiro strategico e di insufficiente analisi del grado di degenerazione morale, culturale e politica dell’assetto istituzionale e partitico dell’Italia.

All’interno di una crisi mondiale del capitalismo finanziario che ha finito col prevalere a livello glocale, nel deserto dei riferimenti valoriali e del pressoche’ inesistente retroterra storico e politico culturale dei partiti sorti in Italia nell’ultimo ventennio, ragionare con il vecchio schema degli ulivisti dei semi cattolici gettati qua e la’ e sparsi nelle diverse formazioni partitiche, porta a due conseguenze: la prima, quella dell’irrilevanza dei cattolici in tutte le varie e diverse formazioni in cui si sono collocati. L’altra, il rischio del clericalismo cui giunse la politica ruiniana della Chiesa italiana, quando, finita politicamente la vicenda storica della DC, decise di assumere direttamente nella propria responsabilita’ il compito della gestione e della mediazione politica con tutti gli attori in campo.

E non si illuda il segretario politico siciliano, frutto di una designazione  del dominus che continua a sovrastarlo e, di fatto, a teleguidarlo, nonostante i due passi indietro compiuti, nel governo e nella guida stessa del Pdl.

Analizzi con piu’ rigore quanto e’ successo nel Veneto bianco, dove la stragrande maggioranza di elettorato cattolico che rimase nell’area di Forza Italia prima e del Pdl poi, e’ stata dominata da una leadership  di ispirazione radicale liberale ( Galan) e socialista gia’ lombardiana (Sartori) che ha ridotto all’impotenza e alla residualita’ gli ultimi pallidi accoliti della storia democristiana veneta.

E proprio quel Galan, fuori dalla regione e fuori dal governo, non a caso si sta gia’ ponendo legittimamente quale espressione della componente liberale e laicista in alternativa ad Alfano nelle annunciate prossime primarie del Pdl.

Tutti questi modesti campioni di una stagione politica ormai morta, terrorizzati dal fenomeno del grillismo rampante, rappresentazione del malpancismo epidermico di una societa’ in grave sofferenza economica, sociale e, soprattutto, priva di riferimenti valoriali e morali, assolutamente inespressi da una classe dirigente avida, cortigiana, cooptata e lontana mille miglia dai problemi reali della gente, sembrano appagarsi di formule vuote e di riti annunciati, quali le primarie, i collegi piu’ ristretti alla spagnola, sostanzialmente solo preoccupati di perpetuarsi nella gestione di un potere gia’ consegnato per impotenza al governo dei tecnici.

Noi crediamo invece che, l’eccezionale circostanza  emersa con la sentenza della Cassazione che ha sancito in via definitiva l’esistenza in vita della DC, almeno giuridicamente, possa offrire l’occasione per un ripensamento globale di quanti, ispirati ai valori del popolarismo sturziano e degasperiano, intendono assumersi laicamente la responsabilita’ di inverarli  nella realta’ della citta’ dell’uomo, tramite uno strumento ancora vivo e che con grande determinazione e impegno intendiamo rilanciare e consegnare intatto alle nuove generazioni.

Agli amici che hanno predisposto il manifesto appello di Todi 2 ci rivolgiamo con grande attenzione e rispetto, convinti che proprio da li’, insieme si dovra’ riprendere un cammino lungo e faticoso per offrire una nuova speranza a una societa’ in grave sofferenza e che corre il rischio di affidarsi ai pifferai travagliati e ai comici imbonitori assurti al ruolo di protagonisti del teatrino della politica italiana.

Lo faremo confrontandoci con i bisogni della povera gente, con la realta’ delle piccole e medie imprese in grave sofferenza, con i problemi drammatici dell’occupazione giovanile e femminile, specie nel Sud, con una questione settentrionale che permane irrisolta senza una profonda trasformazione istituzionale dello stato nelle macroregioni a suo tempo teorizzate da Miglio.

In una parola, riproponendo aggiornate le grandi intuizioni democratico cristiane che i nostri padri seppero indicarci con il codice di Camaldoli, le idee ricostruttive della DC, il discorso sulle liberta’ di Gonella al primo congresso della Democrazia Cristiana, impegnando la nuova classe dirigente ad assumere comportamenti coerenti con gli ideali professati, profondamente convinti degli errori e delle omissioni compiute nel passato, ma consapevoli che quel nuovo che avanzava gioioso dopo la fine tragica della Prima Repubblica, non solo non ha saputo realizzare quanto aveva promesso e illuso di offrire, ma e’ fallito miseramente alla prova del governo e nella coscienza degli italiani.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 16 Giugno 2012



9 Giugno 2012

Cattivi pensieri

Cio’ che sta accadendo nel PD e nel Pdl in questi giorni e dopo le riunioni dei vertici dei due partiti fa sorgere dei cattivi pensieri.

Giocare allo sfascio per elezioni anticipate nel mese di Ottobre, fottuti dalla paura dell’inarrestabile corsa di Grillo, senza uno straccio di riforma istituzionale e in un clima di “tutti contro tutti”, vuol dire precipitare l’Italia in una condizione alla greca  e  anticipare sul piano politico cio’ che inevitabilmente accadrebbe all’indomani del voto, chiunque ne risultasse  vincitore.

Nel PD non si ha il coraggio di rispondere con coerenza a un’offerta politico istituzionale (semipresidenzialismo e doppio turno elettorale) che, in altri tempi, sarebbe stata accolta con immediato e forte consenso.

Ci si alambicca a dissertare su elezioni primarie aperte o semiaperte pensando di poter tenere insieme il diavolo e l’acqua santa ( si fa per dire): Vendola e Di Pietro con  il  Casini in immobile permanente surplace, aspettando Godot.

Di fatto, rilanciando il doppio turno e rifiutando il semipresidenzialismo, si punta dritti dritti a conservare il porcellum, senza alcun’altra riforma e a tentare l’avventura senza senso di una vittoria  che, in ogni caso, sarebbe una vittoria di Pirro.

Davvero Bersani e i suoi piu’ intelligenti supporter pensano di governare l’Italia dopo un voto in cui l’astensione la fara’ ancora una volta da padrone, con una destra allo sbando in un parlamento riempito di grillini, e un Paese spaccato a meta’ alla merce’ di una speculazione internazionale che, a quel punto, si mangera’ l’Italia in un solo boccone ?

E nel Pdl, davvero il Cavaliere pensa che l’astensionismo del suo vecchio e fedele elettorato immediatamente espressosi con il recente voto amministrativo sia solo il risultato della scelta a favore del governo Monti e di un’intervenuta sua  minore esposizione sul piano esterno?

Al di la’  dei risultati dei sondaggisti amici, quelli della profezia che si auto adempie o si autodistrugge, caro Cavaliere sarebbe meglio che Lei ripensasse agli errori di conduzione politica compiuti nei tre anni nei quali ha potuto disporre di una maggioranza fortissima in Parlamento.

Una maggioranza, ahinoi, utilizzata male e fatta finire miseramente nelle idi finiane,  tra le polemiche sulla squallida  vicenda della casa di Montecarlo e il “ che fai? Mi cacci ? ”  di quel politico, che sembra sempre imitare il “Sandrone”della commedia dell’arte bolognese, ancora ben saldo e indifferente sulla sua poltrona di Montecitorio.

Il Pdl e’ l’emblema di un partito squinternato dove al povero Alfano non gli restano che le sagge parole del suo conterraneo presidente Schifani, l’altalenante politica berlusconiana, schizofrenicamente divisa tra il  reiterato sostegno al giovane segretario e il sostanziale via libera alle mitragliate quotidiane dei giornali d’area contro Mario Monti e  le improvvise vampate dell’irrequieta Santanche’ alla ricerca di improbabili,  trasformistiche ed equivoche liste civiche.

Si rilancia con le primarie, scelta in se’ lodevole, ma forse a tempo scaduto.

Ah gran bonta’ dei cavalieri antiqui! Qui si dovrebbe veramente ripensare il passato per ridare un futuro all’Italia.

E invece dobbiamo assistere alle sconclusionate demagogiche esternazioni  di Di Pietro, i peana del più giovane Vendola, su cui  un avviso di garanzia scivola come l’acqua corrente sul marmo,  gli stucchevoli comizi dell’attor comico genovese, il disperato Fini sperduto nel suo isolamento tra PD e Casini, disponibile a rientrare nell’alleanza che aveva abbandonato con orgogliosa ostentazione e piena fiducia nel Futuro e nella Liberta’.

Mai come in questa situazione diventa indispensabile riportare in campo la politica saggia, equilibrata e centrale di ispirazione democratico cristiana e popolare.

C’e’ bisogno di ridare fiducia e speranza al Paese e di costruire un’alleanza forte di coloro che intendono impegnarsi per una profonda trasformazione politica, istituzionale, economica, finanziaria, amministrativa e burocratica dell’Italia e del suo modo di collocarsi nel concerto europeo e internazionale.

Ridare voce alla gente e finirla con i privilegi e le profonde ingiustificate disuguaglianze. Rimettere al centro la persona e la famiglia e una politica incentrata veramente sul bene comune.

Ecco perche’ ci auguriamo che nei due maggiori schieramenti politici, del PD e del Pdl, finiscano col prevalere le persone piu’ sagge, disponibili a supportare i consigli del Presidente della Repubblica, a portare a termine con equilibrio la legislatura, avendo il coraggio di affermare l’unica verita’ possibile: l’Italia anche dopo il voto del 2013, nell’attuale accertata impossibilità di realizzare riforme avra’ bisogno di un governo di ampia convergenza nazionale e di un’assemblea costituente votata dagli elettori che, tempo un anno, proceda alla revisione della Costituzione  quale fondamento della nuova Repubblica.

Giochi e giochetti, questi si’ da vecchio teatrino della politica, come le liste dei giovanotti under trenta, delle liste civiche in sommatoria algebrica, e la stessa deriva nelle inconsistenti e contraddittorie formule di governo alla Grillo, porterebbero solo  e con piu’ forte velocita’ allo sfascio.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 9 Giugno 2012



2 Giugno 2012

Non siamo sognatori ma idealisti senza illusionii

Dai rilevamenti ISTAT dell’ultimo trimestre in Italia la  disoccupazione e’ stimata  al 10,9%, un solo decimo inferiore a quella media europea, con il dato drammatico della disoccupazione giovanile al 35,9%.

Quasi quattro giovani su dieci risultano disoccupati. Una situazione mai sperimentata prima nel nostro Paese almeno dalla generazione, come la mia, nata con la Repubblica.

Avevamo sperato, illudendoci, che con la moneta unica dell’euro avremmo conosciuto con la libera circolazione delle persone, delle merci e l’ampliamento dei mercati, piu’ occupazione, meno inflazione e una condizione di vita generalmente migliore all’interno dell’Unione.

Le spietate analisi che hanno condotto in questi giorni gli amici Nino Galloni e Marcello Di Tondo, puntualmente da noi editate sul nostro blog (www.insiemeweb.net) ci hanno rivelato le ragioni e le responsabilita’ che stanno alla base di questa enorme crisi economica e finanziaria, che sta provocando conseguenze imprevedibili sul piano dei comportamenti sociali e politici di cui  l’astensionismo e i risultati delle ultime elezioni amministrative sono solo un assaggio di cio’ che potra’ accadere di qui al fatidico 2013.

La crisi politica, economica e finanziaria si accompagna a una crisi sociale, culturale e morale che non lascia indenne alcuno dei settori in cui si articola la vita nel nostro Paese: dal calcio, alle istituzioni e nel cuore degli organismi dirigenti (banchieri, imprenditori, dirigenti pubblici e privati) sino al sancta sanctorum della stessa istituzione ecclesiastica sottoposta a una serie di attacchi concentrici dall’interno e dall’esterno di proporzioni inaudite.

La drammatica vicenda del terremoto che ha colpito le zone di confine di quella bassa emiliano-veneto-lombarda, a me assai cara, si accompagna a una situazione di crisi, sicuramente tra le piu’ gravi vissute nel dopoguerra.

Mai la credibilita’ della politica era giunta cosi’ in basso e. d’altra parte, quando si assiste sbigottiti e increduli a cio’ che sta emergendo nell’affare Margherita-Lusi a proposito della gestione irresponsabile e truffaldina dei cosiddetti rimborsi elettorali e’ difficile che la gente non reagisca. Si comincia con l’astensione e il voto di pancia e di protesta a favore di Grillo e dei suoi giovani puliti, ma si corre il rischio di una delegittimazione totale con la politica delle stesse istituzioni repubblicane.

E’ in questo quadro che, grazie a una sentenza definitiva della Cassazione, con un gruppo di “democristiani non pentiti” si e’ deciso di ricostruire gli organi di un partito che non e’ mai stato giuridicamente sciolto.

Lo abbiamo fatto e continuiamo a lavorare verso il XIX Congresso nazionale della DC, non con la testa rivolta all’indietro e/o sostenuto da inutili sentimenti nostalgici, ma nella convinzione che si tratta di ripartire dai fondamentali della migliore tradizione  democratico cristiana per ridare all’Italia una speranza.

Nel fallimento totale delle ideologie che hanno caratterizzato tutta la seconda meta’ del secolo scorso e della fase postbellica in Italia e in Europa e con la fine delle illusioni della seconda repubblica, nello sfacelo totale dei partiti sopravvissuti e ricostituiti su basi cesariste e leaderistico- personali, con istituzioni occupate a tutti i livelli da nominati, ossia cooptati in molti casi senz’arte ne’ parte, crediamo sia necessario partire dal passato per costruire insieme alle vecchie e nuove generazioni una forma diversa di partecipazione politica.

Nostro obiettivo e’ quello di favorire il passaggio dal vecchio al nuovo con metodo democratico e costruire insieme un nuovo modo di fare politica, con strumenti  di ampia partecipazione democratica diretta e con un sistema di rappresentanza di eletti scelti dagli elettori con mandato a termine, fondato sulla passione civile e la volonta’ di servire il bene comune.

Concordiamo tutti noi sulla necessita’ di ricostruire attraverso il ritorno della funzionalita’ della DC una presenza rinnovata dei cattolici all’interno della citta’ dell’uomo.

Riconosciamo tutti noi che, nello sfascio generale della politica e dei partiti espressione della crisi della seconda repubblica, esiste una domanda forte di rappresentanza e una richiesta di speranza e di un’offerta politica ispirata dai valori della dottrina sociale della Chiesa.

Concordiamo tutti noi sulla necessita’ di concorrere, con quanti intendono riconoscersi nei valori sturziani e degasperiani e sugli orientamenti pastorali della Caritas in Veritate e con coloro che sono portatori  di diversa ispirazione ideale, alla costruzione della sezione italiana di un PPE, ricondotto alla coerenza dell’ispirazione dei padri fondatori: Adenauer, De Gasperi, Schuman.

Non  siamo sognatori, ma kennedyanamente degli “idealisti senza illusioni”.

Ce la faremo? Dipendera’ dalla nostra determinazione e se con lo spirito di uomini “Liberi e Forti” riusciremo a organizzare per  il prossimo XIX Congresso una proposta politica e programmatica all’altezza delle attese di una societa’ stanca e sfiduciata.

Non lo facciamo per noi, ma per le nuove generazioni alle quali intendiamo consegnare il testimone di una tradizione che ha fatto grande l’Italia e che e’ stata alla base della migliore stagione europea.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 2 Giugno 2012



27 Maggio 2012

Tra promesse e  illusioni due offerte credibili

Sistema semipresidenziale e doppio turno: questa la proposta avanzata da Berlusconi e Alfano quale antidoto alla crisi istituzionale dell’Italia.Immediata risposta negativa dell’incauto Buttiglione accompagnato dall’amletico dubbio del solito Bersani.

Intanto Vendola e Di Pietro chiedono gli stati generali della sinistra riproponendo la foto di Vasto e dando l’ultimatum al PD: o partecipate anche voi o andiamo da soli alle prossime politiche del 2013.

Inorgoglito dal finto successo delle amministrative, Bersani assapora il gusto della presidenza del consiglio e tenta di scaricare su Berlusconi l’accusa di proporre un’ipotesi di riforma impossibile a puro scopo propagandistico per mantenere in vita il porcellum.

Sembra un’ipotesi alquanto debole considerato che, nella fase attuale della politica italiana, con il porcellum chi avrebbe un vantaggio sicuro immediato potrebbe proprio essere una coalizione di centro-sinistra per la quale Casini non si e’ ancora tirato indietro.

Povera Italia se siamo ridotti a questi giochi tattici di partiti  espressione della fine ingloriosa della seconda repubblica.

Esaminiamo con attenzione la realta’ effettuale.

In un’Europa che, abbandonata la concezione di comunita’ europea espressione dell’originaria concezione cristiano sociale dei padri fondatori  retta su una solidarietà organica, da Maastricht all’euro, si e’ voluta denominare Unione europea, le cui basi non potevano che poggiare su una solidarietà meccanica, operativo funzionale sostanzialmente retta dall’euro, si trova nel momento piu’ acuto di una crisi che potrebbe sfociare nella su stessa dissoluzione, osservare il teatrino della politica italiana ridotto alle rappresentazioni di mediocri teatranti rende basiti.

E non e’ un caso se l’astensionismo elettorale ha superato in molte citta’ la soglia del 50-60 % e il grillismo la fa da padrone con il sempre meno credibile giustizialismo alla Di Pietro, rappresentato a Palermo da “quel vecchio che ritorna” di Leoluca Orlando.

Grillo, in realta’, pone tragicomicamente in luce uno scontro formidabile tra democrazia rappresentativa e democrazia diretta attraverso la rete web che, sebbene appaia anticipare i tempi della sua completa maturazione, potrebbe diventare quanto mai attrattiva per le prossime generazioni tutte al di fuori del presente ancora diffuso digital divide. L’agora’ mediatico della rete in alternativa ai partiti e alle mediazioni tra cittadini e istituzioni.

In fondo fu nella riunione della pallacorda agli stati generali pre rivoluzione francese che il terzo stato assunse piena consapevolezza del sua condizione di inferiorita’, ponendo con forza il principio basilare della democrazia rappresentativa: una testa un voto. Unico strumento per garantire a chi era di piu’ e aveva di meno il riequilibrio di potere rispetto a coloro che erano di meno e disponevano pressoche’ di tutto.

Questo basilare principio della democrazia rappresentativa cozza ora con la realta’ di un sistema globalizzato dove lo scontro si esercita tra poteri politici, a diverso titolo e forme organizzative costituiti, e poteri finanziari  del mercato mondiale in grado di determinare crescita e depressione, benessere o crisi sociale nelle parti piu’ vulnerabili dei diversi paesi.

Un’ unione europea fondata su una moneta unica senza governo federale e banca centrale prestatore di ultima istanza con 27 Paesi retti da sistemi fiscali e di welfare state fortemente differenziati, si presta magnificamente alle sortite della speculazione finanziaria con tutte le conseguenze che stiamo vivendo.

E in questa situazione il Pdl ci offre quanto il gen De Gaulle seppe offrire alla Francia, per chiudere la crisi della guerra d’Algeria e il passaggio alla V Repubblica, non disponendo, tuttavia, di un leader minimamente paragonabile al vecchio comandante dell’antifascismo d’Oltralpe e  ben sapendo che la rivoluzione istituzionale indicata richiederebbe tempi incompatibili con quelli realisticamente presenti nell’attuale parlamento italiano.

E, con visione ancor più miope, Bersani, incapace di una scelta definitiva a favore della foto di Vasto e coltivando il sogno di una sua candidatura a Palazzo Chigi con l’appoggio di Casini, con l’offerta a quest’ultimo della guida  dell’alto Colle, tenta di propinare l’ultima illusione ai suoi elettori e all’Italia.

Cari amici del PD, dell’UDC e  del Pdl abbiate il coraggio di essere conseguenti alla scelta compiuta con il SI al governo dei tecnici e offrite al Paese due garanzie di cui abbiamo assoluta necessita’: la formazione di un governo politico  di larghe intese anche dopo le prossime elezioni senza il quale, chiunque dovesse prevalere con o senza il porcellum, con una  maggioranza ancorche’ rafforzata dal premio, porterebbe l’Italia allo sfascio e impegnatevi a indire da subito un’assemblea costituente con sistema proporzionale e sbarramento al  5% con il compito di decidere se e come modificare la Costituzione rigida del 1947 oggi incapace di garantire la governabilita’ che il sistema europeo e della globalizzazione richiedono.

E se non lo fate voi in Parlamento lo faremo noi della DC attraverso una legge di iniziativa popolare  la cui bozza è già pronta e che intendo proporre alla prossima riunione del consiglio nazionale del partito.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 27 Maggio 2012



22 Maggio 2012

E adesso tutti alla stanga

Maggioranza bulgara di una minoranza di votanti per Leoluca Orlando (“ il vecchio che ritorna”) a Palermo; una maggioranza netta, anche se piu’ contenuta quella di Doria a Genova e fortissima affermazione del candidato delle cinque stelle, Pizzarotti,  a Parma, per il quale, come nella nostra Mira sulla Riviera del Brenta, hanno votato anche molti elettori del centro-destra.

Per il resto: netta affermazione dei candidati del centro-sinistra e crollo della Lega che, in solitaria e dopo gli scandali del tesoriere e  di casa Bossi, esce massacrata dai ballottaggi.

Con un’astensione che sfiora il 50% del corpo elettorale, il centro-destra, tranne in alcuni comuni capoluogo (Trapani, Frosinone), esce battuto su tutta la linea.

Se il governo tecnico Monti ha segnato la crisi istituzionale della seconda repubblica, il risultato del voto delle amministrative segna la fine politica e partitica della stessa e nulla sarà più come prima.

Angelino Alfano da tempo propone un nuovo inizio per il centro-destra. Pierferdinando Casini chiude l’UDC per organizzare il partito della nazione. Speriamo che non cada nell’errore di un altro bolognese di nobile famiglia, quel Luigi Federzoni fondatore del Partito nazionalista triste prologo dell’avventura fascista successiva.

Noi, in un clima di forte affermazione del nuovismo, come gia’ accadde nel 1993-94, restiamo con i piedi per terra, convinti come siamo che dal voto di ieri, se esce forte la richiesta del cambiamento, non viene meno, ma anzi si rafforza la certezza che senza o contro la politica, senza  o contro i partiti, non sopravvive la democrazia nel nostro Paese.

Ecco perche’ contestiamo le posizioni di coloro che, alla Crosetto, dopo questo voto, scimmiottando lo scatenato Orlando Cascio, reclamano l’immediata crisi di governo.

Guai se i moderati, palesemente e scientemente sconfitti dal voto di Maggio, finissero col pensare che i loro mali dipenderebbero dal governo dei tecnici.

E’ una lunga storia, durata molto e gestita peggio, che si e’ conclusa e adesso si dovra’ ripartire garantendo, innanzi tutto, continuita’ al governo in una fase delicatissima per gli equilibri politici, economici e finanziari dell’Occidente, dell’Europa e dell’Italia.

Abbiamo raccolto l’appello del card Bagnasco all’assemblea plenaria della CEI lanciato ieri secondo cui:” La crisi italiana e’ molto profonda e soltanto il cattolicesimo puo’ fornire al Paese una risposta adeguata”.

Cosi’ come condividiamo la sua analisi per la quale: “ In una situazione di difficolta’ come quella attuale, il Paese deve evitare “ricette minimali” o “precipitose”. Un ciclo economico e sociale si e’ “definitivamente interrotto” ed il nuovo sara’ “comunque diverso”.

E non a caso nella seconda parte della sua prolusione il card Bagnasco  ha esortato ad un “risveglio della speranza”.

Ed e’ proprio per offrire la speranza alle nuove generazioni di italiani, delusi e frustrati da una situazione occupazionale gravissima, che intendiamo ripartire dai valori fondanti dell’esperienza storica dei democratici cristiani per consegnare loro il testimone della migliore tradizione della DC.

Il nostro primo appello e’ all’unita’ di tutti i democratici cristiani per concorrere a costruire insieme con le altre componenti di ispirazione liberale e socialista riformista, un vasto rassemblement popolare capace di affrontare e risolvere i problemi dell’Italia.

E ci rivolgiamo a tutti i movimenti, le associazioni, i gruppi e circoli culturali che a diverso titolo si rifanno all’esperienza storico politica di Sturzo, De Gasperi, Fanfani, Moro, Marcora, Rumor, Bisaglia e Donat Cattin; ai grandi organismi associativi che stanno preparando Todi 2, per dire loro: cari amici superiamo la diaspora che ci ha divisi nella lunga improduttiva  stagione  della cosiddetta “seconda repubblica”;  uniamo le nostre forze nel partito mai chiuso della DC e non illudiamoci, ne’ induciamo altri nell’illusione di chissa’ quali nuovi organismi partitici tutti da inventare. Guai, d’altra parte, se ci richiudessimo nella rassegnazione impotente o nella nostalgia delle memorie.

Rinnoviamo insieme programma, organizzazione e classe dirigente della DC, nella convinzione che il partito, come seppe far uscire l’Italia dalla grave crisi post bellica, garantendo al Paese oltre quarant’anni di pace e prosperità, sapra’ ancora una volta essere una delle componenti essenziali per la rinascita del Paese.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 22 Maggio 2012



14 Maggio 2012

Il Papa chiama la DC risponde

“Oggi vi e’ particolare bisogno che il servizio della Chiesa al mondo si esprima con fedeli laici illuminati, capaci di operare dentro la citta’ dell’uomo, con la volonta’ di servire al di la’ dell’interesse privato, al di la’ delle visioni di parte”.

E’ questo  l’appello di Benedetto XVI, lanciato  ieri a Sansepolcro riprendendo  i concetti gia’ espressi in mattinata durante la messa ad Arezzo. Oltre a non scoraggiarsi, insomma, c’e’ anche bisogno di darsi da fare, perche’, secondo il papa, “il bene comune conta di più del bene del singolo, e tocca anche ai cristiani contribuire alla nascita di una nuova etica pubblica”.

Come “ricorda la splendida figura del neo-beato Giuseppe Toniolo”, perche’ “alla sfiducia verso l’impegno nel politico e nel sociale, i cristiani, specialmente i giovani, sono chiamati a contrapporre l’impegno e l’amore per la responsabilita’, animati dalla carita’ evangelica, che chiede di non rinchiudersi in se stessi, ma di farsi carico degli altri”.

“Ai giovani – dice Benedetto XVI - rivolgo l’invito a saper pensare in grande: abbiate il coraggio di osare! Siate pronti a dare nuovo sapore all’intera societa’ civile, con il sale dell’onesta’ e dell’altruismo disinteressato. E’ necessario ritrovare solide motivazioni per servire il bene dei cittadini”.

Non e’ casuale che questo richiamo sia stato fatto alla vigilia della prossima assemblea generale della CEI che non potra’ non riflettere sull’esito delle ultime elezioni amministrative italiane, dopo quelle in Grecia e nella Francia e la pesante sconfitta di ieri della Kanzlerin Merkel nel Lander del Nord Reno Wesfalia.

Il richiamo del Papa e’  stata una delle spinte essenziali  che ci hanno motivato a intraprendere l’iniziativa per la ricostituzione degli organi della Democrazia Cristiana, partito mai sciolto secondo la sentenza inappellabile della Cassazione, e che intendiamo riproporre quale luogo privilegiato per i cattolici italiani che intendono impegnarsi dentro la città dell’uomo.

In particolare ci rivolgiamo ai giovani che, in un momento di pesanti difficolta’ per il lavoro e per la formazione delle nuove famiglie, rischiano di lasciarsi andare allo scoramento e alla sfiducia per riacquistare la speranza e l’opportunità  di un impegno .

Con lo sfarinamento verificatosi nell’elettorato del Pdl frustrato e indeciso tra astensionismo e voto di protesta, l’annunciato scioglimento da parte  di Casini dell’abortito Terzo Polo, una riorganizzazione del centro si impone qualunque sia la legge elettorale che si finira’ con l’adottare per le prossime elezioni.

Dopo il primo incontro di Todi, conclusosi con la presa d’atto di un riavvicinamento tra le diverse anime dell’articolato universo del cattolicesimo politico e sociale italiano e la promozione di alcuni autorevoli esponenti a ministri del governo tecnico, si sta preparando una seconda riunione per la quale, si sussurra, si intende stendere un manifesto programmatico su cui potrebbero discutere gli stessi vescovi nell’assemblea generale di fine mese.

Al centro del manifesto Luigi Sturzo il cui impegno politico era la vita buona secondo il Vangelo e Alcide De Gasperi e la sua capacita’ di costruire un progetto politico sul quale poterono convergere tanti cattolici e laici riformisti.

A questi generosi amici che stanno preparando la seconda Todi, vorremmo sommessamente far presente che di quell’eredità sturziana e degasperiana la DC italiana ne e’ a pieno titolo legittima coerede e intende continuare ad esserlo ancora per lungo tempo.

Lo faremo riaprendo il tesseramento a quanti intendono con noi concorrere alla costruzione della sezione italiana del PPE per celebrare insieme il XIX Congresso che terremo a Trento nel prossimo autunno.

E’ tempo che anche gli amici dell’Istituto Luigi Sturzo riconoscano questo dato di fatto antico e nuovo della politica italiana: la DC e’ tornata e vive in mezzo a noi offrendo alle nuove generazioni un indispensabile strumento di riaggregazione  politica di cui l’Italia ha assoluta necessita’. L’esigenza di mettere insieme il passato e il futuro per superare il presente, espressione del fallimento del “nuovismo” su cui si sono costruite le fragilissime basi della cosiddetta Seconda Repubblica ormai morta.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 14 Maggio 2012



9 Maggio 2012

Prima costruiamo la sezione italiana del PPE

Primi effetti del voto alle elezioni amministrative del 6 e 7 Maggio: fortissima affermazione di Grillo, crollo del centro-destra, nessuna attrazione al centro per il Terzo polo, crollo della Lega specie in Lombardia con una debole tenuta nel Veneto, a parte il caso del “sindaco leghista DC” Tosi a Verona, tenuta del blocco di sinistra.  Il Sud con le sue due più importanti capitali, Napoli e Palermo nelle mani dell’Idv di Pietro.

Il Pdl è stato colpito duramente dai suoi elettori finendo col perdere quasi il 50% dei suoi consensi: dal 30 % del 2008 a poco più del 15% in questa tornata amministrativa. Astensione e voto di protesta su Grillo i principali flussi in uscita tra i suoi votanti, ma, quel che più interessa, nessuna intercettazione dei suoi elettori da parte del cosiddetto Terzo Polo di Casini-Fini e Rutelli, che su questo aveva fondato la sua scommessa politica.

Senza la presenza del fattore carismatico unificante del Cavaliere, fattore sempre meno attrattivo anche se dotato ancora di un suo particolare richiamo, nel Pdl  vengono a galla tutti i limiti di un partito senza dibattito politico interno e autentica partecipazione democratica, lasciato alla mercé di mediocri dirigenze regionali  e  provinciali, frutti di  improvvisate alchimie tra anime diverse e inquiete.

Con la slavina greca destinata a trasformarsi a breve in una disastrosa valanga antieuropea e in attesa delle prime mosse del governo Hollande nella Francia del dopo Sarkozy, ciò che accadrà in Italia concorrerà significativamente sull’intero equilibrio europeo e mediterraneo.

Sempre di più equilibri internazionali e geopolitica europea e mediterranea influenzeranno e saranno influenzati da ciò che accadrà nei Paesi leader della sponda nord del mare  nostrum: Spagna, Francia,Italia e Grecia, con l’appendice non meno importante della sponda orientale balcanica dell’Adriatico.

Le parole imprudenti del presidente Monti sulle responsabilità morali dei suicidi sempre più  frequenti, a suo dire imputabili a chi ha governato prima di lui, hanno rischiato nella giornata di ieri la crisi di governo.

Prospettiva che sembra far breccia negli animi più inquieti del Pdl spalleggiati dai due giornali d’area, “ Libero” e “ Il Giornale”,  da tempo con il fucile puntato contro Mario Monti e il suo governo dei tecnici.

Personalmente continuo a credere che non esista alternativa al governo dei tecnici che non sia una grande coalizione, che veda alla stanga i principali partiti impegnati a indire un’assemblea  costituente per l’aggiornamento della Costituzione e per perseguire politiche economiche di crescita e di rigore impossibile in una situazione di permanente scontro elettorale bipolare.

Premessa indispensabile, tuttavia, la ricostruzione di una forte area unitaria dei moderati che, per quanto ci riguarda, dovrà essere guidata dalla sezione italiana del Partito Popolare Europeo da costruire con quanti si riconoscono nella carta dei valori e nei programmi del PPE.

Alla costruzione della sezione italiana del PPE noi vogliamo partecipare da democratici cristiani, con gli organi ricostituiti a seguito della sentenza della Cassazione sulla non fine giuridica della DC, e attraverso il legittimo XIX Congresso da tenersi entro Ottobre di quest’anno.

Guai se ci attendessimo la risposta ai bisogni degli italiani, e, in particolare a quelli della povera gente, dalle improvvisazioni estemporanee del comico - politico genovese e/o dai masanielli al comando dei capoluoghi meridionali dell’Italia.

Guai, tuttavia, se mancasse da parte delle forze più responsabili di destra e di sinistra, la volontà di un profondo ricambio di uomini, di comportamenti della e nella politica ; soprattutto se mancasse la volontà di impegnarsi ad un programma di riforme strutturali come quelle che da tempo andiamo proponendo per il programma della DC.

E all’amico Casini con i suoi sostenitori ci permettiamo di suggerire di rinunciare a perseguire battaglie di puro tornaconto per le  pur comprensibili ambizioni personali,  per concorrere con tutti noi “DC non pentiti” a ricostruire la Democrazia Cristiana, a riconfermarne la validità dei suoi valori di riferimento nella dottrina sociale della Chiesa, a traghettare il testimone del partito di De Gasperi, Fanfani e Moro a una nuova generazione di politici interpreti dei bisogni della povera gente alla quale ridare finalmente una speranza.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 9 Maggio 2012



5 Maggio 2012

Dalla parte della povera gente

A urne non ancora aperte per le elezioni amministrative che interesseranno oltre 7 milioni di elettori, in una fase delicatissima della vita sociale, economica e finanziaria del Paese e alla vigilia di una direzione nazionale della DC e del consiglio nazionale programmato per il prossimo 1 Giugno, propongo alcuni motivi di riflessione che mi auguro possano suscitare un fecondo dibattito.

Impegnarci, come abbiamo deciso di fare,  al ruolo di traghettatori dei valori e della storia democratico cristiana al prossimo legittimo XIX congresso, per consegnare ad una nuova generazione il testimone politico della Democrazia Cristiana, ha un senso solo se sapremo ricollegare l’attuale nostra esperienza a quella che ispirò i nostri padri fondatori, aggiornandola alle condizioni attuali dello scenario politico interno e internazionale.

La situazione economica e sociale dell’Italia, pur non essendo oggi paragonabile a quella che ereditarono Alcide De Gasperi e gli uomini della prima e seconda generazione democratico cristiana, contiene l’aggravante di un deficit di credibilita’ politica e partitica evidenziata esemplarmente dal governo dei tecnici, sospensivo del normale funzionamento della democrazia rappresentativa.

Assistiamo alla realta’ di partiti allo sbando e gravati da scandali senza giustificazione alcuna; istituzioni al collasso appesantite da pletoriche dirigenze strapagate a fronte della maggioranza degli italiani sempre più riconducibile a quella “povera gente” di lapiriana memoria. Una maggioranza  che non può più tollerare l’enormita’ degli sprechi, delle sperequazioni distributive e dei disservizi che caratterizzano la quotidianita’ di ciascuno.

Difficile adeguarsi al versamento di un’imposta odiosa come l’IMU, in presenza di  un governo guidato da un presidente incaricato senza mandato popolare e da consulenti dell’ultima ora sempre più urticanti alla sensibilita’ della gente, memore dei loro curricula e degli straordinari privilegi di cui godono.

Insomma siamo ad una condizione di anomia politica e sociale, di totale distonia tra palazzo e societa’ civile al limite della sopportabilita’ e foriera di un ribellismo sociale senza controlli.

Non possiamo, allora, che ritornare agli esempi della moralita’ dei De Gasperi, Gonella, Dossetti, La Pira e Fanfani e progettare politiche dalla parte della povera gente.

Passare dalla disperazione alla speranza significa battersi per:

·      proporre l’elezione di un’assemblea costituente con metodo proporzionale per una profonda revisione della Costituzione, accompagnata da un governo di larghe intese senza il quale ogni possibilita’ di riforme incisive sarebbe preclusa dai reciproci veti, quelli che hanno caratterizzato l’improduttiva e fallimentare seconda repubblica;

·      annullare i  rimborsi pubblici  ai partiti  che dovranno essere sostenuti solo dai militanti ed elettori  (v.la proposta del prof Capaldo) e riformati secondo quanto prescritto dall’art.49 della Costituzione  sulla base di "uno statuto pubblico dei partiti" che regoli e garantisca la vita democratica delle forze politiche sulla scia dei progetti di legge presentati in illo tempore da Turati e da Sturzo;

·      ridurre  gli sprechi nella P.A.;

·      eliminare le  Provincie, accorpare i Comuni e riformare le Regioni da ridurre  a 5-6 macroregioni secondo l’antico disegno del prof Miglio;

·      ridurre le societa’ con partecipazione comunale;

·      ridurre drasticamente le auto blu per i servizi strettamente indispensabili;

·      ridurre sensibilmente i  privilegi delle  Presidenza della  Repubblica,  della  Camera e del Senato;

·      effettuare il dimezzamento dei parlamentari e il superamento del bicameralismo attuale con la creazione del Senato delle regioni;

·      sostenere le famiglie garantendo agevolazioni fiscali in base al numero dei figli  secondo politiche di bilancio incentrate sul “quoziente famigliare”;

·      sostenere  le p.m.i. per  partecipare a  consorzi per l’ innovazione (tecnologica, organizzativa);

·      incentivare la meritocrazia nei giovani che studiano ed entrano nel mondo del lavoro;

·      eliminare l’ IMU bis e tornare a un’imposta sui fabbricati di competenza esclusiva dei comuni;

·      avviare programmi di mobilita’ nella PA: spostare personale in eccesso in altre sedi dove c'e carenza;

·      applicare norme sulla corruzione dei burocrati  PA con licenziamento;

·      attuare riforma del lavoro e nuovo welfare;

·      eliminare enti inutili dopo 50 anni di improduttive e inefficaci  discussioni;

·      eliminare lacci e lacciuoli nella PA;

·      attuare metodo costi standard nella sanita’;

·      non elargire più somme a pioggia alle industrie senza obiettivi;

·      eliminare finanziamenti a editoria fasulla di politici e giornali;

·      privatizzare la RAI ormai mostro di tanti elefanti e privilegiati pagati e inutili;

·      favorire liberta’ di educazione;

·      difendere il principio della vita umana dalla nascita alla morte;

Se la DC riuscira’ a rendersi interprete di tali esigenze e sostenitrice convinta di questi programmi potra’ tornare a rappresentare il partito del popolo italiano capace di interpretare i bisogni della povera gente.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 5 Maggio 2012



28 Aprile 2012

Perche’ tornare all’impegno con e nella DC

Qualche travagliato giornalista, da sempre impegnato nel caravanserraglio dei puri e duri,  ha accolto con i prevedibili stanchi pregiudizi l’avvenuta ricostituzione degli organi della Democrazia  Cristiana .

Dopo il consiglio nazionale del 30 marzo scorso si e’ riunita il 27 aprile la Direzione nazionale della DC sulla base di un’ampia e condivisa relazione del segretario politico, Gianni Fontana, cui e’ seguita un’appassionata discussione che ha visto la partecipazione di tutti i componenti della direzione stessa.

Se quel travagliato censore avesse partecipato, avrebbe potuto accertare di persona quali fossero e sono le motivazioni che ci hanno portato alle scelte compiute dopo la sentenza inappellabile della Cassazione che ha sancito non essere mai stata chiusa giuridicamente la Democrazia Cristiana.

Tutti noi, “democristiani non pentiti” e tuttora consiglieri nazionali legittimamente in carica ed eletti nell’ultimo congresso del partito (1989) abbiamo ben chiare le ragioni che determinarono la fine politica della Democrazia Cristiana.

In alcuni saggi scritti negli scorsi anni ( “ L’Italia divisa e il centro che verra’”, “ Dalla fine della DC alla svolta bipolare”, “ ALEF: Un futuro da liberi e forti”) avevo sintetizzato cosi’ quelle ragioni:

la DC e’ finita per aver raggiunto il suo scopo sociale: la fine dei totalitarismi di destra e di sinistra contro cui si era battuto il movimento dei cattolici in un secolo di storia;

la DC e’ finita per il venir meno di molte delle ragioni ideali che ne avevano determinato l’origine, sopraffatta dai particolarismi egoistici di alcuni che, con i loro deteriori comportamenti, hanno coinvolto nel baratro un’intera esperienza politica;

la DC e’ finita per il combinato disposto mediatico giudiziario che l’ha travolta insieme agli altri partiti democratici e di governo della Prima Repubblica;

la DC e’ finita quando sciaguratamente scelse la strada del maggioritario, per l’iniziativa improvvida di Mariotto Segni, auspice De Mita in odio a Craxi e Forlani, abbandonando il tradizionale sistema proporzionale che le garantiva il ruolo centrale dello schieramento politico italiano.

E, soprattutto, ed e’ la cosa più grave e incomprensibile, la DC e’ finita senza combattere. Con una parte, quella anticomunista, messa alla gogna  giudiziaria, e quella di sinistra demitiana succube e imbelle alla merce’ dei ricatti della sinistra giustizialista.

E concludevo affermando che “la DC e’ finita e nessuno sara’ più in grado di rifondarla”, consapevole che la nostalgia, nobile sentimento romantico, ma regressivo sul piano politico, culturale ed esistenziale, puo’ rappresentare un fattore servente, forse necessario, ma, certo,  non sufficiente per ricostruire alcunche’.

Abbiamo scelto di riaprire un nuovo capitolo nella storia dei cattolici nella politica italiana, non per ambizione personale, poiche’, come diceva Voltaire, siamo ben consapevoli che alla nostra eta’ “ non possiamo che offrire dei buoni consigli, dato che non siamo nemmeno piu’ in grado di dare dei cattivi esempi”, quanto per consegnare alle nuove generazioni il testimone di una storia politica che ha segnato una fase importante della nostra amata Repubblica.

Vorrei anche assicurare qualche critico osservatore sempre pronto a tranciare giudizi su tutto e su tutti che, accanto alle ragioni suddette, sappiamo anche, come alla fine della DC concorsero e per gravi nostre colpe e inadempienze:

la mancanza di una vera trasmissione della fede e dei valori nel costruire la citta’ dell'uomo ( scarsa applicazione laica della Dottrina sociale della Chiesa);

la mancanza di sostegno forte alla famiglia specie a quelle con piu’ figli;

la mancanza di riconoscimento sociale alle casalinghe;

la mancanza di formazione dei giovani nella fede religiosa, nella passione e fede politica;

la quiescenza nei confronti della criminalità' organizzata;

la tiepida lotta alla corruzione dei politici e dei burocrati, nella quale concorsero, ahime’, anche molti amici del nostro partito;

la tiepida lotta all'evasione fiscale;

la scarsa cultura per la responsabilita’, per la meritocrazia e le difficolta’ nel ricambio del ceto politico;

l’ eccesso di sprechi per creazione di enti inutili;

l’esagerazione nel cumulo di incarichi  pubblichi ;

la poca attenzione a sostenere programmi per la ricerca e l'innovazione, ma solo finanziamenti a pioggia per progetti  talora fasulli e opere mai completate;

i pochi o nessun investimento su risorse della PA da mandare all'UE;

lo scarso utilizzo dei fondi europei senza follow up sui finanziamenti ottenuti dai progetti italiani;

gli enormi investimenti senza controllo nella Cassa del Mezzogiorno;

l’ eccesso di appiattimento nell’ accettare e condividere le richieste dei comunisti con gravi oneri per le finanze pubbliche.

Insomma abbiamo consapevolezza delle nostre colpe, dei nostri errori e  dei nostri limiti e, non a caso, dopo quell’esperienza e’  arrivata la diaspora e la frantumazione dei democratici cristiani nelle piccole formazioni a diverso titolo ispirate alla Democrazia Cristiana.

E dopo cosa e’ avvenuto al tempo del nuovismo trionfante e della seconda repubblica? E, soprattutto, che fine hanno fatto quelli che sulle ceneri della prima Repubblica hanno cercato di porsi come gli homini novis della scena politica italiana?

La realta’ e’ tutta davanti a noi con il governo dei tecnici, espressione della sospensione della democrazia nel nostro Paese e del fallimento dei partiti di maggioranza e di opposizione, tutti alla ricerca di nuovi assetti e di nuove formule, mentre impazza la popolarita’ dei guitti, dei comici e dei masanielli del mercato napoletano o genovese.

Una sentenza della Cassazione inappellabile ha sancito che la DC non e’ mai morta, almeno dal punto di vista giuridico. E’ nostro preciso dovere e impegno ridare agli iscritti, unici legittimi depositari della volonta’ del partito, il compito di decidere del loro destino.

In una fase nuova e diversa di quella che i nostri padri seppero affrontare concorrendo alla formazione del patto costituzionale del 1948, ad una societa’ che sta vivendo una delle crisi piu’ gravi  e globali mai conosciute prima, riteniamo opportuno riproporre i principi e i valori della dottrina sociale cristiana declinati dalla Caritas in veritate, e concorrere con tutti gli uomini di buona volonta’ alla costruzione di un nuovo patto all’altezza della situazione attuale italiana e internazionale che reclama una forte discontinuita’ politica e istituzionale.

Lo faremo insieme agli amici dell’Internazionale democristiana, di cui la DC fu ed e’ socio fondatore, e del PPE, ponendoci innanzi tutto l’obiettivo di ricostruire l’unita’ fra tutti i democratici cristiani italiani disponibili a compiere insieme a tutti noi questa difficile, ma entusiasmante avventura, al fine di consegnare il testimone ad una nuova generazione di politici,  non per l’anacronistica nostalgia di un passato, ma per ritrovare  insieme le ragioni di  una nuova speranza.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 28 Aprile 2012



20 Aprile 2012

Mettere insieme il passato e il futuro per superare il presente

Un  amico, Mario Giulianati di Vicenza, mi ha inviato la nota del prof. Alberto Leoni che riporto integralmente:

“Non sottovalutiamo le parole violente di quel populista ignobile di Grillo che promette addirittura una Norimberga per i politici attuali, senza alcuna distinzione ovviamente come e’ nel costume di un uomo pericoloso.Si’, questo e’ un uomo che non fa ridere .Fa orrore con la sua violenza verbale,con il suo populismo accattone. Guai a ridere di queste che non sono battute, ma sono il germe di una possibile guerra civile per un paese,l'Italia,in difficolta’,ma non alla deriva.

Alla deriva ci andremo se cederemo alle sirene di questo buffone violento; se getteremo il cervello all'ammasso spazzando via le conquiste democratiche costate la vita a tante persone; se penseremo che liberandoci della politica avremo risolto i nostri problemi.

E' quello che vogliono i soliti noti che stanno godendosi lo spettacolo di Grillo,ignaro (???) strumento delle lobbies che vogliono cosi’ diventare padrone assolute dello stato e dei suoi ultimi gioielli.

Guai a pensare che siamo di fronte ad un fenomeno passeggero e ad un uomo innocuo:questo e’ un uomo pericoloso. Ai partiti attuali dico solo una cosa: avete 6 mesi,non uno di piu’, per ripulirvi e rifondarvi ed essere più chiari; per trovare una nuova classe dirigente (quella attuale e’ bruciata); per vivere senza finanziamento pubblico ma con le donazioni liberali dei vostri simpatizzanti(e non venite a dirci che cosi’ si favoriscono i ricchi o le lobby perche’ in questa tetra seconda repubblica che cosa e’ successo?); per trovare ideali e visioni del mondo e della vita; per governare senza promettere nulla ad un paese disincantato ma che non ama i venditori di fumo ed e’ disposto a fare una lunga strada di sacrifici purche’ veda pagare tutti per uscire dai suoi guai.La politica con buona pace di Grillo e dei suoi accoliti resta una cosa seria,l'unica che puo’ difendere le persone più deboli.Chi crede il contrario ed e’ disposto al salto nel buio,ai processi di Norimberga,si accomodi. Sappia che non ci sara’ via di ritorno.”

Condivido quanto scritto dal Prof, Leoni, convinto come sono che un’Italia nelle mani di menestrelli, comici,  cantastorie, guitti e masanielli del mercato, finirebbe con l’essere ancor piu’ dominata dai soliti noti usi a pubblicizzare le perdite e a privatizzare i profitti.

Certo il panorama della politica e dei partiti italiani e’ un ammasso di macerie fumanti.

Si tratta di ripensare globalmente il sistema politico e le stesse regole fondamentali su cui ricostruire la Res pubblica.Come abbiamo scritto nel documento preparatorio della prossima direzione nazionale della DC dobbiamo: “Mettere insieme il passato e il futuro per superare il presente”.

Riproporre in forme e contenuti aggiornati le grandi culture politiche, che per noi democratici cristiani sono quelle che si rifanno alla migliore tradizione sturziana e degasperiana, ai momenti alti dell’esperienza politica democratico cristiana e ai principi ispiratori dei padri fondatori del popolarismo europeo, declinati secondo gli orientamenti della dottrina sociale della Chiesa nella “Caritas in veritate”.

Primo passaggio: ricostruire in tutto il Paese l’unita’ di quanti si sentono parte della storia del partito  della DC miracolosamente rinato, grazie alla sentenza della Suprema corte che ha sancito non essere mai stato sciolto giuridicamente quel partito, e alla testimonianza silenziosa, nella maggior parte dei casi dei “ DC non pentiti”, o, anche, fortemente contrastata tra i diversi eredi  o presunti tali della balena bianca.

L’ambizione, tuttavia, e’ assai più vasta: concorrere da democratici cristiani alla costruzione della sezione italiana del Partito popolare europeo, insieme a quanti sono disponibili a condividere con noi il progetto partendo dal basso, dalle gente che vive e lavora nella comunita’ locali.

Siamo orgogliosi di aver saputo raccogliere e riattivare gli ultimi polloni di una vigna devastata dallo tsunami del 1993 e dalla successiva diaspora fratricida.

Quegli oltre cinquanta consiglieri nazionali legittimamente in carica dall’ultimo congresso del partito (1989) che hanno sottoscritto l’autoconvocazione del consiglio nazionale con il quale il 30 marzo scorso abbiamo ricostituito gli organi del partito, hanno ridato nuova linfa alla vite mai morta della DC.

E si e’ riaperta cosi’ la porta della vecchia casa madre e per tutti.

E’ una fiammella che andra’ alimentata dalla partecipazione attiva di quanti, vecchi militanti, uomini e donne, giovani che hanno ancora la volonta’ di impegnarsi e dotati di passione civile, intendono raccogliere il testimone che, noi piu’ anziani traghettatori, vogliamo portare in loro dote.

Crediamo sia fondamentale operare una profonda discontinuita’ sul piano istituzionale e un forte ricambio di classe dirigente. Un’assemblea costituente eletta con il sistema proporzionale andra’ convocata, supportata da un governo di ampia solidarieta’ nazionale per ricostruire un nuovo patto costituzionale nell’eta’ della glocalizzazione.

Innanzi tutto, pero’: l’unita’ di tutti i democratici cristiani sotto il simbolo dello scudo crociato, aperti all’adesione di quanti intendono con noi concorrere alla costruzione della sezione italiana del Partito Popolare Europeo.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 20 Aprile 2012



13 Aprile 2012

Le ragioni di  una speranza

Sfiorita nel marciume la Margherita e in caduta libera la Lega anche il trio ALBERCAS ( Alfano-Bersani-Casini), con la ridicola proposta di riforma della legge sul rimborso elettorale dei partiti, precipita nella considerazione dei cittadini.

Anche il poetico governatore Vendola e’ entrato nell’occhio del ciclone dello scandalo sanitario pugliese e, dunque, anche a sinistra niente di nuovo.

Non se la passa meglio nemmeno il prof Monti e il suo governo dei tecnici, dato che il loro piano di riforme non sembra risolvere quei problemi drammatici in base ai quali si e’ giustificata la liquidazione del governo del Cavaliere, anche lui alle prese con le imminenti decisioni dei magistrati.

Alla vigilia di una consultazione amministrativa che, solo in parte, nascondera’ il travaglio drammatico in cui versa la Repubblica, il rischio vero e’ che finisca con il prevalere, insieme al disimpegno, l’antipolitica dei grillini e dei dipietristi.

Con un tasso di disoccupazione giovanile oltre il 30% e la stangata fiscale che a Giugno fara’ scorrere lacrime e sangue per molti italiani, una generazione di quarantenni sfiduciata e impaurita dalle prospettive incerte che gravano sulla loro vecchiaia, per chi, come noi,  crede ancora nella politica, e’ essenziale ritrovare le ragioni di una speranza.

Ereditata dalla terza generazione una DC ridotta alla frantumazione della sua diaspora, appesantiti dalla nostra incapacita’ di impedire quella pericolosa deriva e, in molti casi, resici complici e protagonisti di alcuni degli  errori che ne determinarono la fine, dopo la sentenza della Cassazione che ha sancito non essere mai stata chiusa giuridicamente  la DC, con un numero sufficiente di “consiglieri nazionali di buona volontà” eletti dall’ultimo congresso del partito (1989), ne abbiamo ripristinato  secondo le norme statutarie gli organi.

Le motivazioni di questa scelta generosa e dovuta le ritroviamo ben espresse nel documento presentato dal neo segretario nazionale, On Gianni Fontana, che si può leggere nel sito degli amici dei circoli veneti “ Insieme”: www.insiemeweb.net e che alleghiamo.

Nessuna velleità di rifare la DC com’era e dopo uno sciagurato tempo della seconda repubblica caratterizzato da un bipolarismo anomalo e distruttivo, con partiti a conduzione cesaristica  e populisti, senza piu’ alcun riferimento solido ideale e seria omogeneita’ politico culturale.

L’idea e’ quella di rinnovare e concorrere ad aggiornare l’esperienza del cattolicesimo politico, ispirato ai valori della dottrina sociale della Chiesa declinati secondo gli orientamenti pastorali della Caritas in veritate,  aperta alla confluenza di altre culture democratiche, liberali e riformiste che intendono costruire con noi la sezione italiana del Partito Popolare Europeo.

Nostra ambizione e’ quella di concorrere a questa costruzione da democratici cristiani, forti della migliore tradizione politica sturziana e degasperiana e di quanto di positivo la Democrazia Cristiana ha saputo rappresentare nel corso della sua lunga stagione di governo, per consegnare al prossimo congresso il testimone di questa esperienza a una nuova generazione di  democratici cristiani.

I quarantenni di oggi sfiduciati e senza speranza, forti delle loro competenze e capaci di ridare anima allo stesso Partito Popolare Europeo, per ricollegarlo ai valori  piu’ genuini del popolarismo di coloro che ne furono i padri fondatori.

Italia e Democrazia Cristiana: ancora Insieme, questo lo slogan che si dovrebbe lanciare unitamente a un manifesto politico programmatico che la prossima direzione sara’ chiamata a redigere e con il quale porsi in condizioni di ascolto delle comunita’ del Nord, del Centro e del Sud d’Italia per costruire insieme il nuovo partito.

Anche in ogni citta’ e paese declineremo questa formula secondo le diverse realta’ territoriali, nelle quali ricorderemo con i piu’ anziani e faremo conoscere ai piu’ giovani gli uomini migliori della Democrazia Cristiana. Quelli  che contribuirono con la loro personale testimonianza e passione civile, fatta di onesta’ e di dedizione al bene comune, la storia di quelle comunita’.

Insomma per ritrovare le ragioni di una speranza che, solo dalla partecipazione politica dal basso del popolo, permettera’ di superare questa logora stagione nella quale  si e’ consumata miseramente la seconda repubblica.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 13 Aprile 2012



5 Aprile 2012

Dalla parte dei cittadini

In attesa che si riunisca la Direzione della DC, eletta dal consiglio nazionale autoconvocatosi  il 30 Marzo scorso, per assumere le decisioni relative alle scelte che i democratici  cristiani intendono sostenere in Italia e in Europa, tento di indicare alcune idee su cui riflettere.

Abbiamo concorso con forte determinazione alla ricostituzione degli organi statutari della DC per compiere un elementare dovere che spettava e compete in via esclusiva ai sopravissuti consiglieri nazionali eletti dall’ultimo congresso della DC (1989), dopo che la suprema corte ha dichiarato che la DC non e’ mai  giuridicamente morta: decidere se e come adempiere a cio’ che non fu fatto nel 1993.

Da tempo sono convinto che tocca a noi " DC non pentiti" far rivivere la DC nel cuore e nelle menti delle nuove generazioni, affinche’ raccolgano cio’ che di positivo abbiamo saputo costruire e possano perdonarci cio’ che di cattivo qualcuno di noi ha compiuto tradendo gli ideali originari

E sento con forte convinzione che molti degli italiani saranno con noi in questa azione di testimonianza.

Unica stella polare: il primato della persona  e  il bene comune nella concezione della dottrina sociale della Chiesa, declinati secondo gli orientamenti pastorali della “Caritas in veritate” e il dovere assoluto di stare dalla parte dei cittadini e della gente piu’ bisognosa e meno protetta.

Insomma gli ideali che furono di don Luigi Sturzo e di De Gasperi e che per una lunga stagione furono alla base delle politiche della Democrazia Cristiana.

Nessun desiderio o velleita’ di costruire un altro partito a misura di quelli che sciaguratamente hanno caratterizzato la stagione politica in putrescente decadimento morale, prima ancora che politico e culturale.

Stare dalla parte della gente vuol dire:

a) reclamare politiche economiche in grado di affrontare e risolvere i problemi di una disoccupazione, specie quella giovanile, al limite della sopportabilita’ sociale;

b) non far pagare ai vecchi, obbligati al triste ritiro nelle case di riposo, l’IMU sulla propria abitazione come se fosse un lusso di seconda casa, da parte di un governo guidato da banchieri e consulenti di banchieri, che esentano dall’IMU le pur fornite Fondazioni bancarie;

c) abrogare le scandalose leggi sul rimborso elettorale dei partiti che stanno facendo apparire gli amministratori come tutti “latrones” e i loro capi, nella migliore delle ipotesi, come tanti “smemorati di Collegno” che non potevano sapere come venivano e vengono sperperati i fondi dei contribuenti, gente da ospedale psichiatrico più che leader di partito. Roba che a loro confronto il nostro povero Citaristi era un esempio preclaro di onesta’ e disinteressato amore al partito. I partiti dovranno pensare esclusivamente a elaborare proposte e partecipare al confronto elettorale sostenuti da fondazioni finanziate alla luce del sole esclusivamente dai privati sostenitori con rigide regole di controllo;

d) superare l’assurda attuale struttura istituzionale di venti regioni e centodieci province, per ricostruire l’unità nazionale secondo la formula federale delle macroregioni senza delle quali ogni discorso di federalismo fiscale rischia di rappresentare una semplice presa in giro dei cittadini;

e) far pagare le tasse a tutti i cittadini secondo le loro reali possibilita’ patrimoniali e finanziarie, introducendo un efficace conflitto di interesse atto a favorire in sede di dichiarazione dei redditi la prova delle spese effettuate;

f) ridurre drasticamente e per decreto legge la spesa dei conti pubblici, con una netta riduzione di enti, parlamentari, consiglieri regionali, strutture e apparati inutili, a partire dagli assurdi emolumenti delle alte cariche pubbliche e della tecnocrazia, dando ampio spazio all’economia civile fondata sul valore della sussidiarieta’ orizzontale e verticale e sulla solidarieta’ tra pubblico e privato;

g) Investire in Ricerca, Turismo,  Infrastrutture, Energie Alternative  e Agricoltura  ( In Italia abbiamo immensi tesori gratuiti non sfruttati :  il mare ed il sole ).

In una parola significa riscoprire il valore di una politica di ispirazione popolare, democratica e cristiana che intendiamo riportare al centro del dibattito in sede nazionale ed europea.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
5 Aprile 2012



31 Marzo 2012

La DC è tornata e vive in mezzo a noi

A dispetto dei tanti corvi, ominicchi con la coda di paglia e camerieri senza vergogna al servizio di aspiranti leader, si è tenuta l'annunciata auto convocazione del Consiglio nazionale della Democrazia Cristiana: partito mai giuridicamente defunto secondo quando ha sentenziato in maniera definitiva e indiscutibile la suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 25999 del 23 dicembre 2010.

Con pazienza certosina abbiamo raccolto, come i confratelli di Fra Galdino, ad una una le firme dei consiglieri nazionali DC eletti dall'ultimo congresso della DC tuttora viventi e in carica, i quali soli, dopo la sentenza citata, a norma di statuto, hanno il potere di procedere al compito di adempiere le azioni previste dallo statuto del partito e dal codice civile in materia di associazioni di fatto, quale era e rimane la Democrazia Cristiana.
I vari presunti eredi che avevano sperato di spartirsi le spoglie della balena bianca, sono stati sbugiardati, avendo stabilito la Cassazione che quel de cuius non era mai morto, almeno dal punto di vista giuridico.

Di qui la necessità di ricostituire innanzi tutto gli organi, premessa indispensabile per riaprire il tesseramento e indire il congresso per dare la voce a coloro, gli iscritti, che solo potevano e potranno finalmente decidere il destino della Democrazia Cristiana.

Venerdì 30 Marzo 2012, come pubblicato sulla GU n.31 del 13.03.012 –parte II si è svolto il Consiglio nazionale della DC il quale ha nominato l'On Giovanni Fontana segretario politico della DC, Silvio Lega, Presidente del consiglio nazionale del partito attribuendo a Clelio Darida, testimone sulla propria pelle delle violenze ingiuste patite da molti esponenti della prima Repubblica, l'incarico di presidente onorario.

Con queste nomine e con quella del prof Alessandro Duce a segretario amministrativo e della Direzione centrale si sono ricostituiti e resi funzionanti a pieno titolo gli organi previsti dallo statuto.

Nel pomeriggio si è avviato un ampio e proficuo dibattito sulla base di una splendida introduzione del segretario politico che presto pubblicheremo sul nostro blog.
Molti gli intervenuti, tutti impegnati a testimoniare come da ieri ci sia "qualcosa di nuovo nel sole, anzi d'antico". L'aquilone della DC è tornato a volare nel cielo della politica italiana, dopo la fine ingloriosa della seconda repubblica, con l'implosione totale dei partiti che l'hanno caratterizzata, finiti nella triste e dura necessità del governo tecnico, espressione palese della loro sostanziale impotenza.

La direzione della DC che si convocherà a breve procederà a esaminare il documento finale e ad aprire una nuova fase dedicata all'ascolto dei mondi vitali che fanno riferimento all'area del cattolicesimo politico e laico di ispirazione cristiana.

Primo obiettivo: partecipare attivamente alla rete delle realtà dei circoli, associazioni, movimenti, centri studi presenti in tutte le città e comuni dell'Italia per costruire insieme la nuova realtà dei democratici cristiani nella Terza Repubblica.
Incontrare in tutte le città e paesi d'Italia, nel ricordo dei migliori esponenti DC di quelle terre, donne e uomini, giovani e anziani che hanno potuto conoscere o che hanno sentito parlare di quei testimoni, rinnovando l'impegno alla partecipazione democratica sin dalla più piccola realtà locale.

E' un compito che ci siamo assunti noi, rappresentanti di quella quarta generazione democristiana che, più di tutte, ha dovuto soffrire la traumatica fine politica della DC.
Lo facciamo da "medici scalzi", senza potere e senza risorse materiali, che non sia la ferma volontà di testimoniare nei fatti e nei comportamenti la nostra fedeltà ai valori affidatici dai nostri padri fondatori: Sturzo, De Gasperi, Gonella, Fanfani, Moro, Marcora, Donat Cattin, Taviani, Bisaglia e di quanti con loro seppero trasformare l'Italia da Paese povero e di emigranti in un Paese tra i più industrializzati e avanzati nel mondo.

Nessuna volontà di rivincita, ma una grande apertura ecumenica di fraterna amicizia con quanti, "DC non pentiti", si erano rifugiati nell'abbandono o avevano tentato la fortuna in uno dei tanti rivoli della diaspora democristiana. Per tutti loro porte spalancate nella rinnovata casa madre DC, nella quale ci siamo ritrovati in un clima di fraterna solidarietà.
Obiettivo: concorrere alla costruzione della sezione italiana del Partito Popolare europeo coerente e sempre più interprete degli insegnamenti dei padri fondatori: Adenauer, De Gasperi e Schuman.

Ora lo scudo crociato ritorna e per sempre alla casa madre e lo custodiremo con filiale rispetto, con l'obiettivo di consegnare alle nuove generazioni il testimone di una cultura politica fondata sulla dottrina sociale della Chiesa di cui il Paese e l'Europa hanno assoluta necessità.
L'appello è a tutti i "Liberi e Forti" che nel 2012 sentono ancora il desiderio di partecipare alla costruzione di una società a misura della persona e retta sui principi della solidarietà e sussidiarietà tra istituzioni e corpi intermedi.

Ettore Bonalberti
Direzione nazionale DC
Venezia, 31 Marzo 2012



25 Marzo 2012

Una Costituzione da rifondare e una rinnovata offerta politica

Il coraggio di Monti e Fornero sulla riforma del lavoro si è dovuto arrestare di fronte al blocco della CGIL e del PD sull'art.18.

Inutile salmodiare in merito all'immodificabilità del testo governativo, nel momento in cui si è scelto lo strumento del disegno di legge destinato a infrangersi sugli scogli del dibattito parlamentare.

Un dibattito reso ancor più complicato dalle prossime scadenze elettorali e dopo l'annuncio del presidente Napolitano della rinuncia a ripresentare la propria candidatura nel 2013.
I tecnici graditi all'establishment europeo rischiano la stessa fine del governo Berlusconi con Cofferati nel 2002 : chi tocca l'art.18 muore.

Certo alcune cose positive sembrano essere contenute in un disegno di legge, peraltro non ancora del tutto noto nella sua definitiva formulazione scritta. Pensare, tuttavia, che un piccolo imprenditore nel caso di licenziamento per motivi economici possa aprire il portafoglio dell'azienda per riconoscere un'indennità di 15 e sino a 25 mensilità mi sembra pura fantasia.
Più facile che non assuma, specie in una condizione come quella attuale di crisi economica e finanziaria, o che cerchi in tutti i modi di ricorrere al lavoro in nero: l'esatto contrario di ciò che la riforma si propone. Chi vivrà vedrà.

Intanto appare sempre più netta la faglia determinatasi tra Costituzione formale e materiale dell'Italia e quella europea.

Lo spread determinatosi tra la Costituzione italiana "fondata sul lavoro" e la Costituzione europea " fondata sulla tutela delle regole del mercato" e della libera concorrenza, comporta una rotta di collisione dalle inevitabili conseguenze conflittuali permanenti.

E' il tema che andiamo svolgendo da molti mesi, quello della necessità di un nuovo patto costituente in grado di affrontare il superamento della Costituzione del 1948 per renderla adeguata alla nuova situazione che Europa e globalizzazione impongono.

I partiti della seconda repubblica sembrano non tener conto di questo fatto e continuano a muoversi secondo i rituali determinati dalle vecchie consunte regole, come zombies stralunati alla mercé di un governo tecnico teleguidato da un Presidente della Repubblica che annuncia il suo prossimo ritiro.

Occorre una forte ripresa di iniziativa politica e avviare una grande mobilitazione popolare per una nuova Assemblea Costituente, nella quale rappresentare le culture politiche presenti nella realtà italiana nella loro concreta espressione.

Ricostituendo gli organi della, mai sciolta giuridicamente, Democrazia Cristiana e aprendo il tesseramento per un Congresso nel quale riunire quanti credono ancora nei valori del popolarismo sturziano e degasperiano declinati secondo le indicazioni pastorali della Caritas in veritate e sono interessati a ricollegare l'esperienza dei democratici cristiani italiani a quelle degli altri partiti di ispirazione popolare europei, siamo convinti di contribuire positivamente al superamento della crisi morale, culturale e politica dell'Italia.

Lo faremo Venerdì 30 Marzo prossimo, con il Consiglio nazionale auto convocato della DC, senza alcuno spirito di rivincita, ma con la netta determinazione di riaprire una testimonianza e garantire una nuova offerta di impegno per le nuove generazioni che credono nella libertà e nella difesa irrinunciabile dei valori non negoziabili della vita, della centralità della famiglia, della libertà religiosa e educativa , supportati dai principi e dagli strumenti della sussidiarietà e solidarietà.

Ettore Bonalberti
Presidente ALEF (Associazione Liberi e Forti)
Consigliere Nazionale della Democrazia Cristiana
Venezia, 25 Marzo 2012



14 Marzo 2012

Ci siamo!

E' ufficiale: il Consiglio nazionale della DC è auto convocato il 30 marzo p.v. a Roma.
Nella seconda parte della G.U. n. 31 di ieri, 13 Marzo 2012, è inserito l'annuncio della convocazione a firma del consigliere primo firmatario, on Clelio Darida.

E' da più di un anno che, insieme ad alcuni altri amici, lavoravamo attorno a questo obiettivo e averlo finalmente raggiunto ci procura una grande soddisfazione.

Più volte ho scritto del dovere che avevamo di superare la "damnatio memoriae" con cui si era voluta affossare con la Prima Repubblica la lunga e complessa vicenda della Democrazia Cristiana.

Soprattutto lo dovevamo noi della quarta generazione DC, che abbiamo pagato più di ogni altra gli effetti di quell'ondata pseudo rivoluzionaria di un giacobinismo populistico, da cui sono emersi quegli "uomini nuovi" di cui oggi il Paese non ne può più.

E' tempo di ricomposizione e di superamento della dolorosa diaspora che ha disperso in mille rivoli uomini e gruppi che concorsero con impegno alla nascita e al consolidamento della democrazia italiana.

E' tempo di lavorare per eleggere un'assemblea costituente in grado di procedere a una profonda riforma della Carta Costituzionale del 1948.

E' tempo di concorrere alla costruzione in Italia della grande casa dei popolari europei, cominciando dal ricostruire le ragioni degli interessi e dei valori delle persone e dei gruppi sociali che fanno riferimento alla dottrina sociale cristiana.

Lo faremo senza nostalgie, ma con lo sguardo rivolto al futuro, impegnati a offrire ai giovani che credono negli ideali democratici cristiani e dei popolari europei una casa in cui partecipare da "liberi e forti" con strumenti innovativi e garanti di autentica democrazia interna.

Chiameremo a raccolta tutte le diverse realtà associative d' ispirazione cattolica che intendono partecipare attivamente alla vita politica, insieme a quanti, uomini e donne dell'Italia, raccoglieranno il nostro appello per un cambiamento profondo degli assetti politici nati nella seconda repubblica e naufragati nel loro attuale riconosciuto fallimento.

Ettore Bonalberti
Presidente ALEF (Associazione Liberi e Forti) CN DC
Venezia, 14 Marzo 2012



08 Marzo 2012

Primi scricchiolii

Non appena si toccano alcuni nervi scoperti, connessi agli interessi più che ai valori delle forze politiche di maggioranza, è inevitabile l'incrinatura del faticoso equilibrio su cui regge il governo dei tecnici.

E' emersa netta nei giorni scorsi, quando un inopinato incontro tra il ministro della giustizia Severino con Bersani e Casini, aveva fatto sorgere il dubbio di accordi privilegiati a possibile danno del Pdl.

Aver aggiunto il rischio di dover affrontare questioni collegate a frequenze e nomine RAI, ossia il cuore del conflitto di interessi irrisolti del Cavaliere, non poteva sfociare che nella rinuncia del giovane Alfano a partecipare all'incontro dei tre capi partito con il presidente del consiglio.

Sono i primi scricchiolii di una maggioranza tenuta insieme dall'emergenza economico finanziaria la cui durata, ahimè, è destinata a protrarsi ben oltre il termine di questa legislatura.
Un debito pubblico astronomico cresciuto di quasi 600 miliardi di euro dal 2000 che ha segnato un aumento del 46% in una decade.

Nel 2011, nonostante tre manovre correttive ( due del governo Berlusconi e una del governo Monti) , il debito ha continuato ad aumentare rispetto alla fine del 2010 di 55 miliardi di euro.
Uno studio della casa d'analisi Mazziero Research, " Italia 2011", ha calcolato il peso del fardello dei conti pubblici italiani: 31.190 euro per ciascun abitante, compresi " i 4 milioni e 895 mila stranieri che vengono comunque inclusi in questo calcolo".

Per essere precisi anche sul piano delle responsabilità, lo stesso studio evidenzia che il 43,5% del debito si è formato nel corso della Prima Repubblica, sino all'insediamento del primo governo Amato del 1992, mentre il restante 56,5% " è frutto della Seconda Repubblica".

E, d'altronde, gli impegni assunti con la firma del patto fiscale europeo nei giorni scorsi a BXL da parte del Presidente Monti, costringeranno l'Italia a continue manovre correttive per quasi 50 miliardi di € all'anno per almeno i prossimi 10-15 anni!

In queste condizioni e con i partiti totalmente allo sbando, tanto sul piano della rappresentanza degli interessi che su quello dei valori, non potevano che assumere la guida formale del governo i cosiddetti "tecnici", molti dei quali divenuti oggetto delle attenzioni interessate dei vecchi capi partito.

La crisi economica e finanziaria e la conseguente crisi sociale accompagnata da fenomeni diffusi di ribellismo, fortunatamente ancora non strutturati in maniera sistemica, sta alla base di un'anomia politica, culturale e morale, di rara gravità.

E' tempo di ricomposizione nella rappresentanza degli interessi e dei valori. Si tratta di superare le frammentazioni di potere e delle istituzioni che si sono create tra la prima e la seconda repubblica, attraverso una rifondazione costituzionale che richiederà inevitabilmente un governo politico di larghe intese.

E' tempo di ricostruire una presenza politica di ispirazione democratico cristiana al nord e al centro-sud in grado di ricomporre in una struttura federale la realtà delle quattro-cinque grandi macroregioni in cui dovrà essere rifondata la struttura istituzionale del Paese.

E' un compito da affidare alle nuove generazioni con l'aiuto dei più anziani che, dalle grandi culture riformiste di ispirazione cattolica, liberale, socialista e nazionale, hanno saputo conservato la passione civile e l'onestà di intenti che la situazione reclama.

Noi democratici cristiani lo faremo quanto prima, tentando di "chiamare alla stanga", al Nord come al centro e al Sud dell'Italia, uomini e donne, giovani e anziani disponibili per questa nuova e grande avventura.

Ettore Bonalberti
Presidente ALEF (Associazione Liberi e Forti)
Venezia, 8 Marzo 2012



29 Febbraio 2012

Alfano chiama Casini prende tempo

"Tra la Lega e l'Italia, il Pdl ha scelto l'Italia" ha affermato Angelino Alfano, nella sua intervista a Radio 2 da Barbara Palombelli il 28 febbraio scorso, aggiungendo un appello al Terzo Polo per "ricostruire un'area moderata nel Paese".

Alla sollecitazione di Alfano, Pierferdinando Casini, da furbo doroteo di lungo corso ha risposto così :" bisogna intendersi su cosa significhi moderati. L'unità è importante, ma senza populismo e demagogia".

Se Alfano, in preda al terrore di ciò che potrà accadere al Pdl alle prossime elezioni amministrative, stringe i tempi per una ricomposizione dell'unità dei moderati, spingendosi a riallacciare il dialogo persino con l'inaffidabile Fini, Casini, grazie alla sua riconquistata posizione di ago della bilancia tra Bersani e Berlusconi, prende tempo, continuando a giocare al rialzo, forte del triangolo stretto con il Presidente Napolitano e Mario Monti.

La lunga corsa a ostacoli iniziata con le elezioni del 2008 e conclusasi con il pieno appoggio alla soluzione emergenziale del governo dei tecnici, offre a Casini una rendita di posizione particolarmente favorevole, specie se potrà contare su una nuova legge elettorale passabilmente non penalizzante.

Non a caso Casini è oggi al centro dell'interesse di D'Alema e di non pochi ex popolari del PD, da un lato, e di Alfano e molti altri nello stesso Pdl.

D'Alema dovrà fare i conti con il richiamo a sinistra di Bersani, Fassina e non pochi degli ex PDS-DS, così come Casini, sin qui leader incontrastato dell'UDC, farà fatica a subordinare al solo suo malcelato sogno dell'alto colle l'intera strategia del partito, nel momento in cui, finita oggettivamente la leadership popolar-carismatica del Cavaliere, il Pdl si appresta unitariamente a perseguire la via della costituzione della sezione italiana del PPE.

Dalla formazione delle liste e dai risultati delle prossime amministrative si ricaveranno utili indicazioni sui ruolini di marcia dei tre partiti che oggi sostengono il governo dei tecnici. A seconda di quegli esiti e dalle spinte che ne deriveranno, si capirà finalmente quale sistema elettorale e quali riforme istituzionali essi intendono realizzare.

Alla fine, credo che l'elettorato degli amici ex democristiani dell'UDC non potrà rimanere insensibile alla prospettiva di concorrere da protagonista alla costruzione della grande area dei moderati, al di là e al di sopra delle pur legittime aspirazioni del loro leader.

E anche noi, che democristiani lo siamo da sempre, coltiviamo questa speranza e siamo impegnati a far sì che possa tradursi al più presto nella realtà politica italiana.

Ettore Bonalberti
Presidente ALEF (Associazione dei Liberi e Forti)
Venezia, 29 Febbraio 2012



23 Febbraio 2012

Alla ricerca dell'OPA

Mentre i giudici di Milano stanno per riunirsi per pronunciare l'ennesima annunciata sentenza contro il Cavaliere, ultimo atto di una guerra per procure avviata sin dal 1994, nel momento stesso della "discesa in campo" di Berlusconi, sono agitate le acque nei campi dei due schieramenti che hanno caratterizzato la lunga improduttiva stagione della seconda Repubblica.

Alle corde come pugili suonati, Bersani da un lato e Angelino Alfano dall'altro, assistono impotenti alle manovre del governo tecnico, altalenante tra il rispetto delle rigide direttive franco tedesche e le sterzate anglo-americane degli ultimi giorni.

In mezzo il trio Casini-Fini e Rutelli impegnati a organizzare il prossimo congresso per il partito della Nazione, con la malcelata aspirazione a esercitare un'OPA su quello che, secondo loro, resterà del Pdl dopo il voto delle prossime amministrative.

Certo non è messo bene il povero Bersani, stretto nella tenaglia della CGIL e dei filomontiani di casa sua, convinto, tuttavia, di potersela giocare dopo il preannunciato buon esito del voto di primavera.

Non sta meglio Angelino Alfano, terrorizzato da quanto potrà accadere a Palermo e in Sicilia, dopo la fine di ogni possibile accordo con l'ondivago Miccichè.

E il trio Lescano del Terzo Polo, diviso tra il pasticciaccio brutto del sen Lusi e della Margherita, l'ardua e forzata convivenza del duo bolognese Casini-Fini, si illude di poter incamerare il grosso dell'elettorato piedillino non immemore delle responsabilità del fedifrago Follini prima e quelle poi dell'ingrato Fini, quest'ultimo ancora e senza ritegno assiso sulla terza poltrona più alta delle istituzioni repubblicane.

Così come si sbagliano coloro che dall'interno del Pdl credono di poter acquisire con un fischio la disponibilità degli ex scissionisti del Terzo Polo.

Si inseguono ,intanto, gli incontri con il capo del governo, prof Mario Monti.

Prima Berlusconi, con i fidati Letta e Alfano, per oltre tre ore, a recriminare l'alto prezzo da pagare a sostegno di un esecutivo che non è bastato a rallentare la morsa degli inquirenti milanesi e poi Bersani, per dimostrare che il PD non è una semplice ruota di scorta del carro governativo, alla mercé delle politiche rigoriste sostanzialmente di destra imposte dal due Mercozy.

Sospensione della normale dialettica democratica, crisi senza speranza delle attuali formazioni politiche, e progressiva sfiducia dei cittadini elettori nella politica e negli attori di un teatrino venuto a noia, se non al disgusto, della stragrande maggioranza degli italiani.

Comunque vadano le amministrative, con i compiti di casa svolti a metà, l'Italia non potrà permettersi altro al di fuori della continuità del governo tecnico, salvo che, ma non mi pare ci siano le condizioni, di un'accelerata sostituzione con un governo di un'unità nazionale, assai probabile dopo la normale scadenza della legislatura.

Meglio sarebbe se i partiti dell'area centrale, qualunque fosse l'esito finale del compromesso sulla legge elettorale, senza pretese di improbabili OPA o ambigui richiami della foresta, si impegnassero da subito alla costruzione della sezione italiana del Partito Popolare europeo, con cui presentarsi alle prossime elezioni del 2013.

Prospettiva per la costruzione della quale anche noi "DC non pentiti" siamo interessati, con la volontà di apportare l'insieme degli interessi e dei valori di cui ci sentiamo interpreti e per concorrere a realizzare un profondo rinnovamento di persone e di metodi nella stessa organizzazione del nuovo partito.

In difetto, credo che la vita di questo governo del prof Monti o di una sua qualche variante in corso d'opera sia destinata a durare molto a lungo e senza che gli italiani possano o vogliano effettivamente finire con il lamentarsene, chè, tanto, peggio di tutti quanti quelli di prima, certo, anche questi, alla fin fine, non sono. Anzi, forse un po' più ricchi e competenti, e meno disponibili ai trucchi contabili dei Lusi di turno…..

Ettore Bonalberti
Presidente ALEF (Associazione Liberi e Forti)
Venezia, 23 Febbraio 2012



13 Febbraio 2012

Le ragioni dei democristiani

Lo sfascio della politica della seconda repubblica con l'impietosa resa dei partiti al governo dei tecnici, espressione diretta del fallimento di ciò che rimane della lunga stagione della contrapposizione al Cavaliere, lascia sul terreno macerie fumanti in tutti gli schieramenti tenuti insieme, sin qui, dagli artificiosi sistemi elettorali del mattarellum prima e del porcellum tuttora vigente.

Siamo in presenza di un Parlamento che non rappresenta più alcuno e un governo tecnico espressione di un delicato compromesso tra spericolate alchimie presidenziali, pressanti ultimatum franco-tedeschi e sostanziale resa da impotenza dei partiti senza più elettori.

Gli stessi organismi di rappresentanza sociale sindacali, confindustriali e delle diverse categorie produttive, vivono una crisi di identità con la riduzione ad una sostanziale autoreferenzialità, isolate da una realtà sociale liquida e in preda ad una pericolosa anomia .

Lo stesso schema corporativo ereditato dal fascismo che aveva retto le sorti di gran parte della Prima Repubblica mostra segni evidenti di frattura e non si intravvedono all'orizzonte forti fattori identitari in grado di garantire l'indispensabile coesione sociale ad un sistema in forte decomposizione.

Tra locale e globale lo Stato, trasferiti una serie di poteri ad una sovrastruttura comunitaria caotica e incompiuta, ogni giorno di più si dimostra incapace di offrire servizi indispensabili, mentre incrementa continuamente la sua voracità fiscale con progressiva determinazione.
L'equilibrio sociale e tra generazioni ancora regge grazie al risparmio accumulato nel tempo dalle formiche familiari dell'Italia, ma sino a quando e ancora per quanti e per chi?

I giovani, vittime di una disoccupazione oltre la soglia del 30% e condannati alla precarietà elevata a condizione strutturale, sono costretti a navigare a vista e senza speranza. Mancano punti di riferimento e di coesione culturale, morale e sociale, mentre la fiducia dei cittadini verso la politica è ridotta al lumicino.

E' in questo desolante quadro che da "democristiani non pentiti" ci accingiamo a compiere alcuni passaggi politici e culturali necessitati dopo la sentenza della Corte di Cassazione 25999 del 23 dicembre 2010, con la quale si è riconosciuto che la DC non è mai giuridicamente defunta.
La lunga dolorosa stagione della damnatio memoriae sta, dunque, finalmente per finire.

E' tempo di una rigorosa ricostruzione storico politica e di rilancio di una cultura a livello nazionale ed europeo da offrire ai giovani, quale strumento di speranza e di azione nella nuova fase delle vicenda interna e internazionale.

Lo faremo in un'apposita sezione del Consiglio nazionale della DC, indetto dagli unici aventi diritto di rappresentanza, ossia i consiglieri nazionali di quel partito eletti dall'ultimo congresso della Democrazia Cristiana, per riaprire il tesseramento e convocare un congresso di rilancio della cultura e dell'identità democratico cristiana in Italia e in Europa.

Lo faremo insieme alle nuove generazioni, che intendono ancora impegnarsi a declinare sul piano politico gli orientamenti pastorali della dottrina sociale cristiana e a raccogliere il testimone di una tradizione che fece grande l'Italia e che rappresenta, tuttora, una delle speranze per l'intera Europa.

Siamo sicuri che, nello sfascio della politica attuale, gli interessi e i valori raccolti attorno allo scudo crociato sapranno ancora una volta rappresentare il punto di equilibrio di quel bene comune per la salvaguardia del quale varrà ancora la pena di un impegno politico generoso e solidale.

Ettore Bonalberti
Presidente ALEF (Associazione Liberi e Forti) Consigliere nazionale della DC
Venezia, 13 Febbraio 2012



05 Febbraio 2012

Prove di ricomposizione al centro

Silvio Berlusconi ha rivelato la sua intenzione di voler uscire dalla politica in prima linea, non ricandidandosi alla presidenza del Consiglio, restando dietro le quinte. Lo ha affermato nella sua prima intervista dalle sue dimissioni, rilasciata al Financial Times.

Alfano è indicato come il suo successore, con la precisazione che, in ogni caso, il futuro leader del Pdl sarà scelto attraverso elezioni primarie.

Liberi tutti allora? Umberto Bossi ha già concluso che, stando così le cose, il problema è risolto e la Lega si accingerebbe a diventare il primo partito del Nord.

In realtà la faccenda appare assai più complessa e, non a caso, il fedele Calderoli, consapevole della funzione taumaturgica del "porcellum", si è immediatamente dichiarato a favore di quel sistema elettorale, grazie al quale la Lega ritiene di poter garantirsi una sicura rendita di posizione.

Meno di quindici mesi alla naturale scadenza elettorale della legislatura e con i partiti in progressiva decomposizione, se da un lato, fa balenare al prof Monti la speranza che la sua funzione possa continuare anche oltre il limite concordato, dall'altro impone a chi, come noi, auspica di uscire quanto prima da questa delicatissima fase di sospensione delle normali regole democratiche, di lavorare per una seria ricomposizione del quadro politico.

Riconfermando l'ipotesi di passare quanto prima dall'attuale precario equilibrio tecnico a un governo di ampia solidarietà nazionale, credo si debba prendere seriamente atto di quanto ha sostenuto Berlusconi nella sua intervista al quotidiano economico finanziario inglese.

Con la sua uscita dalla leadership nel Pdl, infatti, sono venute meno le sin qui dichiarate impossibilità a concorrere alla ricomposizione di quel grande centro della politica italiana di cui si sente una sempre più forte necessità.

Un governo di unità nazionale è indispensabile per affrontare l'emergenza e per concordare la scelta di un sistema elettorale funzionale a eleggere la prossima assemblea costituente, per realizzare quella discontinuità costituzionale di cui l'Italia ha assoluta necessità.

E non potrà che essere un sistema di tipo proporzionale alla tedesca o alla spagnola, con una significativa quota di sbarramento, e con elezioni primarie per la scelta dei candidati dei diversi partiti.

E, contemporaneamente, bisognerà lavorare per la ricostruzione di un ampio schieramento collegato e collegabile agli interessi e ai valori dei popolari europei, con l'obiettivo di realizzare finalmente e in maniera unitaria la sezione italiana del PPE, con dirigenti scelti sulla base di elezioni primarie in cui sia adottata e garantita l'aurea regola democratica: " una testa un voto". A queste condizioni anche noi "DC non pentiti" non ci tireremo indietro.

Ettore Bonalberti
Presidente ALEF (Associazione Liberi e Forti)
Venezia, 5 Febbraio 2012



01 Febbraio 2012

Non solo le province: è tempo di macroregioni

Il dibattito, dai toni talora sopra le righe, sui costi della politica e sulla frammentazione delle istituzioni create nel primo mezzo secolo della Repubblica, dopo il recente intervento del Presidente Napolitano sull'abolizione delle province, impone una riflessione a tutto campo.

E' dall'entrata in vigore della legge di riforma degli enti locali 142/90 che, da consigliere provinciale della DC a Venezia, mi sono battuto con altri colleghi, tra cui l'allora segretario provinciale della DC, Giorgio Zabeo, per il superamento della provincia di Venezia e la formazione della città metropolitana che poteva nascere automaticamente facendola coincidere esattamente con i confini della provincia stessa, assumendo le nuove competenze e funzioni che quella legge prevedeva e prevede.

Si oppose con forte determinazione l'On Luciano Falcier, aspirante alla formazione della provincia del Veneto orientale, un'area territoriale che mal subiva la concorrenza distorta del vicino Friuli V.Giulia, aiutato dalla cedevolezza dell'On Malvestio che con il suo voto e quello dei suoi amici ci mise sotto in una non dimenticata e combattuta riunione del comitato provinciale della DC.

Sono trascorsi quasi vent'anni da quelle battaglie e siamo ancora alle questioni di allora.
In realtà, come andiamo scrivendo da tempo, oltre alla riforma della legge elettorale, l'Italia necessita di una profonda revisione costituzionale, tanto da assegnare al prossimo Parlamento, da eleggere con voto proporzionale alla tedesca, la funzione di assemblea costituente per procedere a quella revisione senza la quale il permanente conflitto tra norma costituzionale vigente e prassi politico istituzionale rinnovata determinerà il blocco e/o l'implosione del sistema.

Un sistema già sottoposto alle dure prove di un conflitto sociale, economico, finanziario e da gravi episodi di ribellismo popolare sempre più diffusi e dai connotati propri dell'antipolitica.
Non si tratta di eliminare soltanto le province, per le quali basterebbe finalmente far partire le città metropolitane che, dalla Legge 142/90 in poi, sono state individuate e integrate dalle successive normative, ma di procedere a una profonda revisione della stessa struttura regionale se si vuole veramente perseguire quel federalismo fiscale che, dopo la Lega, è diventato l'obiettivo della stragrande maggioranza delle forze politiche italiane.

Pensare che si possa realizzarlo con le attuali venti regioni è semplicemente un sogno e un'illusione senza speranza.

Il compianto Prof. Miglio nel suo celebre ultimo saggio: "L'asino di Buridano", sintetizzando una sua lunga meditazione sui problemi istituzionali dell'Italia, riconfermò la scelta delle macroregioni, strumento indispensabile per costruire a un'effettiva Italia federale.
Obiettivo tanto più realistico nella nuova situazione d'impasse politico istituzionale esistente a livello europeo e nei rapporti tra istituzioni politiche nazionali e comunitarie e grande finanza internazionale.

Cinque o sei macroregioni con piene competenze e forte rappresentanza territoriale e popolare, con sufficienti risorse da integrare sul piano della solidarietà nazionale, lasciando al potere centrale solo le ormai residue competenze della spada e della giustizia, posto che il potere di emettere moneta, è già stato perduto sull'altare di un equivoca realtà monetaria europea tutta da ridisegnare: questo il nuovo assetto tra Stato e regioni da perseguire.

Riunificazione dei comuni sulla soglia di almeno 15.000 abitanti, città metropolitane e macroregioni: questo un possibile nuovo disegno istituzionale dell'Italia in grado di garantire, con la netta riduzione dei costi e dei centri decisionali della politica, con il federalismo istituzionale e fiscale, migliori servizi e una più efficace ed efficiente capacità di partecipazione e controllo da parte dei cittadini elettori.

Ettore Bonalberti
Presidente ALEF (Associazione dei Liberi e Forti)
Venezia, 1 Febbraio 2012



29 Gennaio 2012

Un ricordo senza false ipocrisie

Mi è stato chiesto di redigere il tradizionale "coccodrillo" in ricordo dell'On Oscar Luigi Scalfaro.
Egli è stato proprio uno di quelli " amici" ex democristiani per il quale, fermo restando il rispetto per i morti, non mi sento di partecipare alla liturgia delle ipocrisie.

Esponente della destra più conservatrice della DC, dopo la non effimera parentesi degasperiana, dal 1964, anno del congresso della DC in cui, con il sistema di voto interno proporzionale, si consolidò la struttura correntizia del partito, Scalfaro fu tra i fondatori del corrente di "centrismo popolare", che si collocò tra le più strenue oppositrici dell'apertura ai socialisti e alla formazione dei governi di centro-sinistra.

Era un oratore formidabile capace di intervenire sui diversi argomenti, con la sua inconfondibile erre arrotata, orgogliosamente legato a quel distintivo dell'Azione cattolica che esibiva in bella vista sui sui gessati o completi blu d'ordinanza.

Famoso per aver ripreso in pubblico agli inizi degli anni '50 una signora in provocante decolté era probabilmente molto più incline all'osservanza del sesto comandamento che di altri più inerenti all'utilizzo disinvolto dei valori, diciamo così, in filigrana...monetari.

Solo a metà degli anni '70 si avvicinò alla corrente fanfaniana e grazie al vecchio e potente Amintore potè scalare ai vertici ministeriali e sù sù sino alla presidenza della Camera dei deputati con vista sul Quirinale.

Fu abilissimo nell'opporsi in un non dimenticato consiglio nazionale della DC alle dimissioni di Forlani dalla segreteria politica del partito, gesto da molti di noi in quel consiglio fortemente auspicato, poiché  considerato indispensabile per la salita al supremo Colle da parte dell'amico pesarese.

Con la consueta melliflua ipocrisia che, come diceva Aldo Moro del compianto Flaminio Piccoli ( " un misto di cinismo e di abnegazione"),  ben si accompagnava  al  carattere del più anziano deputato novarese, seppe perseguire con geometrica precisione l'obiettivo della presidenza della Repubblica, favorito dall'assurda lotta fratricida a Forlani condotta da Pomicino e dagli andreottiani e dalla fulminante proposta di Pannella sostenuta con estrema abilità tattica da un giovane senatur padano di nome Bossi.

Con quella scelta si diede un contributo decisivo alla svolta terribile che, con "mani pulite", determinò la fine del pentapartito e con esso dei partiti che fecero la storia della Prima Repubblica.

Salvatore di De Mita e dei suoi più fidati amici al tempo in cui presiedette la commissione bicamerale sugli strani affari connessi agli interventi post terremoto dell'Irpinia (chiedere a Settimo Gottardo che di quella commissione fu componente attento e vigile), seppe guadagnarsi il sostegno di una parte rilevante della sinistra demitiana da sempre ferocemente avversa a Forlani e agli uomini del preambolo e ben lieta di sbarrare la strada del Quirinale ad uno degli epigoni dell'alleanza preferenziale tra DC e PSI ( il famoso CAF).

Dei suoi comportamenti da presidente della Repubblica e degli scempi comportamentali suoi e dei suoi accoliti quirinalizi è storia troppo recente e da approfondire. Certo resta un mistero la metamorfosi di un uomo, esponente storico della destra DC, finito tra i più strenui sostenitori dell'alleanza con gli ex PCI e determinato con furore a sbarrare la strada all'odiato Cavaliere, contro il quale non ebbe alcuno scrupolo di assecondare ogni iniziativa, la più estrema dei magistrati inquirenti milanesi, contro il quale, d'altra parte, seppe gridare a schermo pieno il suo incomprensibile: " Io non ci sto!", nel momento in cui certe indagini finirono per arrestarsi sulle soglie delle proprie funzioni ex ministeriali e dentro l'uscio della sua stessa famiglia....

Insomma un senatore a vita che continuò la sua luciferina battaglia contro Berlusconi anche dopo il ritorno alla normale vita parlamentare che lo vide protagonista ininterrotto dalla costituente sino alla sua morte.

Come politico non abbiamo di lui un gradevole ricordo, come uomo e come cristiano rivolgiamo al Signore una preghiera di suffragio della sua anima a misericordia di lui e di noi stessi.

Ettore Bonalberti
Venezia, 29 Febbraio 2012



28 Gennaio 2012

Una babele corporativa

Doveva arrivare il governo dei tecnici e l'urgenza della crisi economico- finanziaria per sperimentare i vantaggi e l'efficienza di un esecutivo che governa a colpi di decreti.

D'incanto, quello che sino a qualche mese fa sembrava un ignobile attacco al regolare funzionamento della democrazia parlamentare sta diventando la prassi settimanale del governo Monti.

Decreto "salva Italia", decreto" cresci Italia" e decreto "semplifica Italia": sono i tre provvedimenti con cui il professore della Bocconi sta dimostrando agli italiani l'inefficacia dei tradizionali riti parlamentari, finendo con acquisire consensi generalizzati, persino dalla stragrande maggioranza dei lettori de " La Padania" leghista.

E' sufficiente qualche incontro semi clandestino con alcuni esponenti del tripartito che sostiene il governo e, soprattutto, l'entente cordiale con il supervisore presidente Napolitano, unico vero dominus di una Repubblica in transizione e dalle regole mutanti, e nel giro di qualche giorno di scontate dichiarazioni in Parlamento, i decreti si trasformano magicamente in leggi dello Stato con votazioni a colpi di maggioranze bulgare.

Ci fosse in giro, non dico un gen.De Gaulle, ma qualcuno che assomigliasse al miglior Fanfani d'antan, l'Italia sarebbe già sulla strada di una matura repubblica presidenziale.
Quello che sta accadendo, nella sostanziale accettazione dei più, con la sola eccezione dell'ormai bicefala Lega e dello sparuto e sempre più mutevole gruppo dipietrista, esprime sino in fondo il profondo degrado istituzionale che si accompagna alla crisi economica, finanziaria e sociale dell'Italia.

Realizzata un'inedita prassi nel rapporto governo –parlamento, i fenomeni diffusi di ribellismo sociale provocati dai provvedimenti dei decreti del governo senza mediazioni, fanno emergere in maniera evidentissima la realtà di un'Italia corporativa, sfilacciata e senza più coesione sociale.

Sciolto il collante che, nella prima repubblica, era stato garantito dai partiti e dai sindacati, dopo la lunga stagione della permanente contrapposizione del bipolarismo malato, con la messa in mora dei partiti e del parlamento ridotto a semplice ratificatore accelerato delle decisioni dei tecnici etero guidati dal capitale finanziario, vigilante in via permanente a colpi di rating, si dà libero sfogo alle proteste dei taxisti, autotrasportatori, medici, farmacisti, notai, avvocati, pescatori e all' interminabile sequela della vasta e disaggregata realtà della società italiana. Un ribellismo corporativo ampio e diffuso al quale sarà difficile por freno con le sole annunciate e poco credibili risposte di tipo repressivo.

I partiti scendono all'ultimo posto del gradimento degli elettori e gli stessi sindacati, chiusi nella rigida difesa dei loro iscritti, sempre meno rappresentativi di interessi generali, vivono una condizione di crisi tra le più rilevanti nella lunga storia della repubblica.
Mancano riferimenti di alto profilo in grado di ricostruire sintesi e proposte di strategie all'altezza della situazione interna e internazionale e a soli pochi mesi dalla scadenza naturale della legislatura, tutto ciò che accade sembra anomalo e provvisorio, senza certezze di prospettiva.

Una ricetta ci sarebbe: passare dal tripartito ombra a un governo esplicito di unità nazionale che dovrebbe preparare, con legge proporzionale e sbarramento alla tedesca, la prossima assemblea parlamentare con il compito di riformulare la nuova Costituzione a misura della nuova realtà interna e internazionale dell'Italia.

Un'inevitabile discontinuità costituzionale da costruire sulla base delle possibili convergenze politico culturali maggioritarie del Paese. Un compito per il quale il contributo dei cattolici sarà ancora una volta essenziale, insieme a quanti di diversa ispirazione ideale si impegneranno nella costruzione dei nuovi equilibri istituzionali e politico-amministrativi italiani.

Ettore Bonalberti
Presidente ALEF (Associazione Liberi e Forti)
Venezia, 28 Gennaio 2012



18 Gennaio 2012

Politica in fibrillazione: ritrovare la speranza

Dopo il voto di maggioranza sul decreto salva Italia è passato ieri alla Camera quello sulla riforma della giustizia, mentre si sta preparando il prossimo sull'Europa.

Continuare a parlare di "governo tecnico" più che un eufemismo rischia di diventare un insulto alla realtà dei fatti.

L'impotenza dei partiti che sta alla base della formazione del governo Monti sta causando una situazione foriera di sviluppi imprevedibili negli assetti politici del Paese.

Non a caso, da tempo, scriviamo della necessità di una forte discontinuità costituzionale per ricostruite un nuovo patto all'altezza della situazione attuale creatasi in Italia e in Europa nell'età della globalizzazione e all'interno di una crisi sistemica economica finanziaria tra le più gravi con quella del 1929.

Sono in atto fibrillazioni fortissime in tutti i partiti, al Nord come al centro e al Sud dell'Italia. Se il Pdl piange, il PD non ride e la Lega sta attraversando uno dei periodi più turbolenti della sua ormai lunga storia, alla ricerca di una nuova leadership, più dolorosa di un parto distocico.

E, intanto, la credibilità dei partiti è in caduta libera, con un'incertezza negli orientamenti di voto che sfiora il 50 % e mentre stanno scoppiando qua e là focolai di ribellismo sociale di estrema pericolosità, in un'Italia che appare sempre più sfiduciata e senza speranza.

Gli assetti risultanti dal mattarellum e dal porcellum della seconda repubblica sono saltati e la gravità della situazione finanziaria dell'Italia e dell'Europa impone, responsabilmente, di pensare al rafforzamento di una vasta coalizione riformatrice, senza la quale l'Italia non avrà futuro.

In questo senso" il governo tecnico" del prof. Monti costituisce il necessario veicolo traghettatore verso nuove soluzioni politico partitiche che la scelta della legge elettorale finirà inevitabilmente con il favorire.

A questo processo, non privo del doloroso travaglio, noi intendiamo concorrere, forti dei nostri valori di riferimento democratico cristiani, per la costruzione di un grande movimento di centro di ispirazione popolare, aperto alla collaborazione con altri movimenti riformatori collegati alle tradizioni più nobili della storia nazionale.

E' aperto, almeno a livello giuridico, un capitolo della storia democratico cristiana italiana, che nei prossimi giorni e settimane intendiamo completare, dopo aver svolto un certosino lavoro di ricerca del consenso tra gli unici eredi aventi titolo per por fine giuridica alla storia democratico cristiana, già sancita sul piano politico parlamentare.

Alla luce della sentenza della Cassazione 25999 del 23 dicembre 2010, infatti, saranno i consiglieri nazionali tuttora in carica della DC a dover compiere gli atti che statuto e codice civile richiedono per rimediare ai troppi errori commessi dalla fretta, leggerezza, negligenza e , in taluni casi, anche da pesanti illegittimità, dai presunti eredi della diaspora democristiana.

Nessuna velleità di nostalgiche resurrezioni, anche se il de cuius su cui si sono accaniti molti , troppi illegittimi eredi della DC, con accanto smaliziati corvi e corvacci senza scrupoli, non era e non è ancora giuridicamente defunto.

Toccherà a noi legittimi consiglieri nazionali superstiti della DC compiere uno degli atti indispensabili per rimettere al giusto posto le questioni rimaste insolute.

E lo faremo senza spirito di rivalsa o peggio di vendetta contro alcuno, ma solo con la volontà di dire finalmente una parola di verità dopo la damnatio memoriae che ha caratterizzato la vulgata prevalente massmediatica e politica della seconda repubblica contro la DC.

Ridare dignità storica e politica alla vicenda dei democratici cristiani italiani, riconfermare la validità dei motivi ispiratori e degli ideali su cui è nata e si è sviluppata la testimonianza politica di diverse generazioni di popolari e democratici cristiani italiani, per consegnare alle nuove generazioni dei "millennians" il testimone della dottrina sociale cristiana cui ispirare l'impegno politica nella terza repubblica che si annuncia. Sono questi gli obiettivi che ci proponiamo con la nostra azione.

Noi con questi giovani intendiamo rialzare con orgoglio il simbolo dello scudo crociato per partecipare, con altri portatori di valori riformisti democratici, popolari e liberali, alla costruzione di una maggioranza politica e di governo in grado di affrontare le grandi sfide che la nuova difficile situazione interna e internazionale impone all'Italia.

E' nata per questo obiettivo ALEF, la nostra Associazione dei Liberi e Forti e con essa abbiamo deciso di partecipare al grande movimento che dal prossimo legittimo Consiglio nazionale della DC si avvierà, con la più fraterna disponibilità e apertura verso tutti gli amici che vorranno vivere insieme a noi la nuova fase della storia politica dei cattolici italiani.

Un congresso convocato dal Consiglio nazionale e gestito dai vecchi e nuovi iscritti disponibili dovrà confermare la volontà dei democratici cristiani di concorrere alla nuova fase costituente, assolutamente necessaria per rimettere in aggiornata carreggiata istituzionale l'Italia in un'Europa che non è più quella dei padri fondatori.

Ettore Bonalberti
Presidente ALEF (Associazione dei Liberi e Forti)
Venezia, 18 Gennaio 2012



01 Gennaio 2012

"Pela la gaza senza farla zigar" ( spenna la gazza senza farla piangere)

Recita così un proverbio della mia cara vecchia Ferrara. Un detto contadino che ricalca il più celebre motto del grande Jean Baptiste Colbert, ministro delle finanze di Re Luigi XIV, secondo cui: "L'arte della tassazione consiste nello spennare l'oca in modo da ottenere il massimo delle penne con il minimo di proteste".

Altra conoscenza sapienziale e altro gigante rispetto agli illustri accademici bocconiani del governo Monti, più vicini al modello dello sceriffo di Sherwood che a quello dell'eroico Robin Hood.

Si toglie ai poveri e non si toccano veramente i ricchi e con i rincari che scattano da oggi, cambia e di molto la qualità di vita della maggioranza degli italiani, spennati, salvo i soliti evasori, sino al limite del pianto.

Rituale il discorso di fine anno del presidente Napolitano, con l'adesione pressoché unanime di tutti gli impotenti partiti che ne hanno permessa l'innovativa discutibile soluzione di governo, mentre appare sempre più confusa e contraddittoria la situazione creatasi nell' Ottobre scorso dopo un non smentito colloquio con la BundesKanzlerin Angela Merkel.

Se fosse vero ciò che il Wall Stret Journal ha scritto, prontamente smentito dal Quirinale, ciò che è accaduto e accade in Europa sarebbe non solo al di fuori di ciò che gli Stati europei si sono reciprocamente impegnati a rispettare tra di loro, dal Trattato di Roma in poi, ma aprirebbe uno scenario inquietante sotto il profilo costituzionale e negli stessi rapporti internazionali dell'Italia.

Mario Monti, autore del trilemma: rigore, crescita, equità, dopo il decreto "salva Italia" di lacrime e sangue, ha solo annunciato i capitoli del prossimo decreto"cresci Italia".

Dopo un consiglio dei ministri durato oltre tre ore, rinviata la comunicazione nella lunga conferenza stampa di fine anno nella quale, oltre ai professorali riferimenti in inglese e all'esposizione di un grafico per dimostrare che lo spread oltre la soglia dei 500 punti, mostro nel periodo del governo del Cavaliere, non è poi così cattivo come sin qui è stato rappresentato, il presidente Monti nulla ha saputo o voluto dire nel merito di quegli annunciati provvedimenti.

Nonostante tutto l'impegno che il duo Napolitano-Monti ci sta mettendo, stavolta, davvero, la situazione, comunque la si voglia giudicare, è grave e molto seria e , scontati gli auguri per l'anno nuovo, pochi italiani sono propensi a pensieri positivi per il prossimo futuro. Più di tutti i giovani, con sempre meno speranze per il lavoro incerto e precario, e con prospettive di una vecchiaia quanto mai insicura.

Eppure è tempo di esercitare al massimo, gramscianamente, con il pessimismo della ragione, l'ottimismo della volontà.

E lo dovranno esercitare soprattutto le due più importanti forze politiche, Pdl e PD, con il terzo Polo ancora alla ricerca di una propria identità, e una Lega portata all'esasperazione polemica e minacciosa, per imboccare l'unica strada capace di portarci a una discontinuità costituzionale di cui andiamo scrivendo da molti mesi: l'accordo per indire con metodo proporzionale un'assemblea costituente attraverso la quale definire un nuovo patto costituzionale, assumendosi al più presto l'onore e l'onere di guidare il Paese non con un sostituto d'imposta, come il governo Monti, ma con piena responsabilità nell'interesse nazionale, ciascuno portatore dei propri interessi e dei rispettivi valori.

Ettore Bonalberti
Presidente ALEF (Associazione Liberi e Forti)
coordinatore per il Nord Italia di FEDELEF verso il PPE
Venezia, 1 Gennaio 2012